lunedì 12 ottobre 2015

BLOGGER LOVE PROJECT: day 2 ~ Reading is believing


Ed eccoci alla seconda tappa del BLP, dedicata alle nostre letture preferite, ma anche a quelle che non ci sono piaciute. Del resto, a chi non è mai capitato di odiare quel libro consigliatoci praticamente da tutti? questo post è dunque dedicato a tutte le volte che la mia opinione non è coincisa con la maggioranza.

#1. UN LIBRO O UNA SERIE POPOLARE CHE NON TI È PIACIUTA. PER NIENTE.
Mi dispiace, ma questo libro, nonostante la premessa iniziale, man mano che proseguivo nella lettura, mi ha lasciato in bocca lo stesso sapere di una minestra insipida, tanto che – dispiace dirlo – non sono riuscita a terminarlo. Da un progetto ambizioso come quello di riscrivere l'Inferno dantesco, io mi sarei aspettata qualcosa di più apocalittico, invece, mi sono ritrovata a leggere una lista della spesa.

#2. UN LIBRO O UNA SERIE CHE TUTTI ODIANO, MA CHE TU AMI
Sinceramente, non saprei cosa rispondere, quindi passo al prossimo tag.

#3. UN TRIANGOLO AMOROSO IN CUI LA "TUA" COPPIA NON HA AVUTO LA MEGLIO
Non essendo un'amante del genere rosa, salto anche questo tag.

#4. UN GENERE LETTERARIO CHE NON AMI MOLTO
Come ho detto nel punto precedente, non mi piace il genere rosa.

#5. UN PERSONAGGIO MOLTO AMATO CHE NON TI PIACE
So di essere grandicella, ma io ho amato molto la saga di Harry Potter e quando ho letto questo tag ho subito pensato a Ron Weasley. Non me ne vogliano le sue fans, ma io l'ho sempre reputato un falso amico e una persona invidiosa e approfittatrice, tanto che nelle mie fanfiction gli riservo sempre il ruolo dello stronzetto di turno. Chiedo scusa per il francesismo.

#6. UN AUTORE MOLTO POPOLARE CHE NONH RIESCE AD APPASSIONARTI
E qui dico senza ombra di dubbio David Nicholls. Ho letto il suo libro "Noi" per una challenge che non sono riuscita a seguire per intero, ma ho trovato il suo stile piouttosto noioso, tanto che perfino per questo libro mi sono avvalsa del terzo diritto del lettore di Pennac.

#7. UN TREND POPOLARE CHE TI HA STUFATO
Sono una lettrice onnivora complulsiva, quindi, per ora, non mi sono ancora stufata di nessun trend.

#8. UNA SERIE POPOLARE CHE NON HAI NESSUNA INTENZIONE DI INIZARE.

Qui ce ne sono almeno due: Twilight e 50 Sfumature. Il primo perché per me il vampiro è uno solo: Dracula e il secondo, perché per me il romanzo erotico ho amato troppo libri del calibro di Lolita, Le età di Lulù e L'amante di Lady Chatterley per rovinarmi il ricordo con una fanfiction piena zeppa di errori ed orrori.

#9. UN FILM CHE TI È PIACIUTO PIÙ DEL LIBRO

Il Signore de4gli anelli, senza dubbio. Ho amato moltissimo la trilogia di Tolkien, ma alcuni passaggi li ho trovati davvero pesanti e inutili alla trama. Una cosa che invece mi è+ piaciuta del libro e che avrei voluto vedere nel film è l'epilogo.

L'annusalibri ~ LO ZOO (Marilù Oliva)



In questa rubrica, sono solita abbinare la lettura a una ricetta. Questo libro, però, mi ha mandato in crisi: che cosa abbinare? Un dolce salentino? Oppure qualcosa di internazionale? Perché ricette internazionali? Perché nello zoo vivono personaggi provenienti da tutto ilo mondo: c'è l'Uomo Scimmia, proveniente dalla Cina, la Donna Anfora, italiana, l'Angelo, un ermafrodiata proveniente dai Paesi dell'Est, El Pequeño, sudamericano, il Ciclope, romeno e la Strega, un'altra italiana. Queste persone vivono in gabbie allestite solo per loro, in uno zoo voluto da una vanitosa contessa per accontentare il suo amante, un chirurgo estetico senza successo. La realtà, però, è molto diversa da come appare. 
Per molti, il personaggio più dolce è la Sirena, una ragaza appena sedicenne che ha le gambe unite all'altezza del ginochio. Affinché possa avere una vita normale, basterebbe un semplice intervento chirurgico, invece, un bel giorno si sveglia in una gabbia, con le gambe cucite fino alle caviglie e un tatuaggio verde, che ricorda la coda di una sirena, appunto.
Io, invece, preferisco il personaggio di Matina, una ragazza nata disabile, con dei moncherini al posto delle braccia. Si era sempre sentita inadeguata alla vita, così aveva deciso di rintanarsi in camera e approfittarsi di un computer regalatole dalla nonna per creare un suo blog. Nel tempo, era diventata un'affermata blogger di moda, ma il web a volte è una trappola micidiale e anche lei, come la Sirena, si ritrova un bel giorno nella tenuta salentina Le Pescoluse, con una quarta di seno, delle labbra gonfiate all'inverosimile e al posto dei suoi bellissimi capelli, un mazzo di fiori finti. Una donna Anfora. Tra tutti, dicevo, questo personaggio mi ha colpito per la sua determinazione, nonostante la rassegnazione di fronte alla vita. È grazie a lei che scopriamo in anteprima un lato del carattere di Rafael, che verrà poi svelato tutto alla fine, assieme al segreto della contessa. Quel segreto su cui lo zoo basa la sua esistenza. Lei non è come l'Angelo, il preferito del guardiano, un buzzurro di nome Quinn Palmer con la faccia di Micky Rourke stampata sulla maglietta e una passione per le belle donne, o come El Pequeño, il preferito della Contessa: lei sa di non poter contare su nessuno, nonostante Rafael dimostri una certa umanità nei suoi confronti, ma per lei «Essere complici ma non artefici non salva dall'assoluzione. [...] La complicità rende chi la pratica ancora più spregevole dell'ideatore del misfatto». (pagg. 58-59).
I personaggi rinchiusi nelle gabbie sono dunque sette persone, ognuna con una disabilità, una diversità che nel mondo normale li ha resi quasi degli isolati. Isolamento, poi, reso effettivo da questa carcerazione.
Ed ecco allora che lo zoo non è più una segregazioone nata dalla fantasia di una fantastica scrittrice – Marilù Oliva, bolognese, già autrice della trilogia della Guerrera e de "Le Sultane" – ma è anche una costrizioone mentale propria di ognuno di noi, perché, se è vero che ogni personaggio può rappresentare una nostra caratteristica, allora, la gabbia in cui la contessa l'ha rinchiuso è la gabbia in cui noi abbiamo rinchiuso una parte di noi stessi.
Quante gabbie esistono nella nostra testa? Forse tante quante sono i pifferai magici che abbiamo incontrato nella nostra vita. Ecco, questo personaggio manca, ma io, non so perché, mi sento di accostarlo a quest'ultimo lavoro di Marilù. O forse, solo tante quanti sono i nostri pregiudizi.
E no, nessuna ricetta questa volta, ma solo in questa giornata di autunno, il rifcordo dell'afa di luglio, proprio come quella che ha gravato sulla Pescoluse nei giorni in cui è ambientata la storia. 

domenica 11 ottobre 2015

Blogger Love Project ~ Let's get started



Quest'anno ho deciso di partecipare a un evento promosso da Sweety readersShe was in wonderland e Reading is believing. In pratica, si tratta di un'iniziativa che si prefigge di dedicare più tempo sia al proprio blog che a quelli preferiti, oppure, ancora, andare a scovare qualche blog sconosciuto. Si comincia oggi e termina il 21 ottobre. Quindi, io, in ritardo come al solito, ho solo un'ora e mezza di tempo per scrivere il primo post.
Qui c'è il programma completo.
Pronti? Via!



DAY ONE
DOM 11/10 · Sweety readers ·

Chi mi conosce sa bene quanto io sia una divoratrice di libri, ma, ahimè, sono sono anche terribilmente procrastinatrice quando si tratta di recensire i libri. Quindi ecco i miei buoni propositi:
  1. L'ultimo libro a cui ho dedicato attenzione su questo blog è stato "Lo zoo" di Marilù Oliva, anche se non si è trattato di una vera e propria recensione. quindi, mi pongo l'obiettivo di recensirlo come si deve.
  2. Entro la fine della settimana mi impegno a postare il nuovo capitolo della mia fanfiction "I Cinque Sensi". 
  3. Non sono molti, è vero, ma ormai ho raggiunto quell'età in cui uno si rende conto che è inutile promettere se poi non si è in grado di mantenerle tutte, le promesse. Beh, visto che la fanfiction è terminata, il secondo punto non è molto impegnativo, quindi potrei aggiungerne benissimo un terzo: postare almeno altre due recensioni di libri letti recentemente, nella fattispecie "Era di maggio" di Antonio Manzini e "La bambina con la neve tra i capelli" di Ninni Schulman. Tra l'altro, anche se l'estate è ormai un pallido ricordo, devo ancora postare la foto delle vacanze del vicequestore Rocco.


I CINQUE SENSI ~ Capitolo 27




Alla fine, non l’ha accompagnata in infermeria - «Tanto ci sarà la Weasley e sono sicuro che tu non vorrai mai metterti in mezzo a loro due, vero?» - pilotandola, invece, direttamente in Sala Grande.
Qui, appena giunti sulla soglia, la ferma e le strappa un altro bacio, che di casto ha ben poco.
«Per favore, mi state bloccando la crescita», vengono interrotti da un Draco piuttosto acido.
«Draco»: Blaise gli si rivolge con voce dura, mentre Hermione si dirige al suo tavolo senza degnarlo di uno sguardo, non prima, però, di aver sussurrato all’orecchio del fidanzato: «Ci vediamo più tardi a lezione».
«Vediamo di capirci, grandissima testa di cazzo: il fatto che tu abbia litigato con Astoria, non ti dà il diritto di far litigare anche gli altri», lo riprende il moro.
«Io non ho litigato con Astoria: per litigare con qualcuno bisogna parlarci ed è da quando sono rientrato a scuola, dopo la breve vacanza in ospedale, che lei non mi rivolge più la parola. Il bacio con mia sorella ti ha rincoglionito più del dovuto vedo: è con Daphne che ho litigato ieri sera. Eri presente anche tu, ricordi?» Gli fa presente, mentre si siedono al loro tavolo.
«Se è da tutto quel tempo che Astoria ti tiene il broncio, come fai a dare la colpa a Hermione? Lei è rientrata a scuola solo ieri pomeriggio e in ospedale non aveva la possibilità di comunicare con l’esterno, a meno di non utilizzare quelle diavolerie babbane. Per la faccia di tutti i Fondatori, Babbanerie al San Mungo: dove andremo a finire?» Ragiona il ragazzo.
«È quello che mi chiedo anch’io, ma se non vuoi che mia sorella ti ritiri indietro l’anello, aggiungendoci anche qualche maledizione, è meglio non farti sentire da lei. Quanto a parlare con Astoria, può benissimo aver fatto la spia prima del rapimento», tiene il punto il biondo.
«Tu non demordi mai, eh? Mi chiedo come faccio a sopportarti ancora…», considera Blaise, mentre si porta alla bocca un boccone di bacon.
«A quanto pare tu e mia sorella avete fatto pace», è, invece, il commento di Draco.
«Hermione è una ragazza speciale. Non nega mai a nessuno una seconda opportunità. Cornificazione a parte, ovviamente», chiosa Blaise.
«Tranne a me e a nostro padre, evidentemente», commenta amaramente Draco.
«Non so cos’abbia combinato Lucius, fidanzamento forzato a parte (cosa di cui io lo ringrazio), ma tu te la sei cercata: l’hai accusata senza neanche darle tempo di parlare», gli fa notare l’amico.
«Mi sono comportato esattamente come si comporta lei con noi, né più né meno. Che adesso lo beva lei questo calice amaro». In quel mentre, un frullo d’ali rompe il silenzio della Sala Grande.

§ § § § § § § § § §

Cara Hermione,
so che probabilmente appena leggerai queste righe, avrai voglia di strappare la lettera.
Ti prego,però, di continuare a leggere fino alla fine e solo allora potrai decidere cosa fare di queste poche righe.
Ti sto scrivendo da Azkaban e quasi certamente starai pensando che questo è l’unico posto adatto a un essere come me. Eppure, oso giudicare che vent’anni sono pochi per finire in carcere.
Lo so, la colpa di cui mi sono macchiato con te non merita altra punizione,pur tuttavia ardisco a chiederti il perdono.
So che sei una persona buona e che non neghi a nessuno una seconda possibilità.
Ti prego di credermi quando ti dico che io non sapevo nulla del piano di mio padre e della sua complicità con Rodolphus Lestrange.
È vero, ti ho rapita e condotto a Pucey Manor, dove è sopraggiunto mio padre ed è successo quello che è successo, ma ti giuro che non avevo idea di quello che lui aveva intenzionedi farti.
Se io quella sera ti ho rapito e condotto a casa mia è stato solo perché mi sono sentito rifiutato da te e volevo mostrarti il mo mondo, quello che avrebbe potuto essere tuo…
Ti prego, credimi, non era mia intenzione farti alcun male…

Accortoccia la lettera senza terminare di leggerla: Adrian le sta chiedendo di credergli sulla parola. Lui l’avrebbe rapita ma non voleva arrecarle alcun danno. Cos’è, un nuovo sport quello di offendere la sua intelligenza? Non è già recarle un danno, rapire una persona? Ecco che cosa si ottiene a voler sempre dare una seconda possibilità a tutti.
È stanca, stanca.
Eppure… Quella riga - So che sei una persona buona e che non neghi a nessuno una seconda possibilità. – le rimbomba nel cervello.
Spiega nuovamente la lettera e la rilegge, con calma.
Non è che lei sia completamente innocente. Aveva notato un certo interessamento del ragazzo nei suoi confronti, ma si era lasciata condizionare dal fatto che fosse lo scopamico di Pansy.
In fondo, prima del fidanzamento, anche Blaise aveva avuto molte ragazze, ma lei non si è fermata a giudicare il suo passato. Perché l’ha fatto con Pucey?
Il problema che la tormenta, però, non è solo quello: con il ragazzo, lei non è stata completamente sincera. Mentre flirtava, anche se inconsciamente, con Blaise, a Adrian non ha mai detto che non gli interessava.
E poi, forse è sincero: probabilmente lui era veramente all’oscuro delle mire del padre…
Certo, questo non toglie che l’ha rapita, ma non le costa nulla provare ad ascoltare la confessione del ragazzo.
Ripiega la lettera e la nasconde nel libro di Pozioni.
Ci penserà più tardi, adesso è ora di raggiungere l’aula.
Harry non è ancora arrivato, ma poco importa, visto che quel giorno Grifondoro e Serpeverde hanno tutte le lezioni in comune: alla sua sicurezza ci penseranno Blaise e Draco.
Draco…
Prima non l’ha neanche degnato di uno sguardo, ancora offesa per il comportamento del ragazzo verso di lei la sera precedente, ma le lettere di Adrian continuano a rimbombarle nel cervello.
Anche Blaise glielo ha fatto notare più di una volta: lei è sempre pronta a dare una seconda possibilità a tutti e sta seriamente pensando di darla anche a Adrian. Perché non riesce a perdonare Draco? È vero, l’ha attaccata senza prove certe e senza darle agio di difendersi, ma non è forse così che lei si sta comportando con Lucius?
Se sta pensando di ascoltare Adrian che si è reso colpevole di rapimento, perché non dare la stessa opportunità a suo padre, visto che lui il rapimento non l’ha compiuto? Non è neanche certa che fosse d’accordo, le sue sono solo supposizioni…

§ § § § § § § § § §

«Hermione!» Sovrappensiero, non è neanche accorta della direzione intrapresa.
Si ferma e aspetta che i due ragazzi la raggiungano.
«Sei uscita da sola dalla Sala Grande», la redarguisce il fidanzato, «dove stai andando?»
«Scusami Blaise, stavo riflettendo su un problema della massima importanza, e comunque sono grande abbastanza per camminare da sola, soprattutto ora che Adrian è stato arrestato. Comunque, dove vuoi che stavo andando: a Pozioni, no?» Si adira leggermente.
«Non è detto che Adrian sia l’unico problema. Non possiamo sapere come si muoverà ora Rodolphus», la riprende suo fratello, tornando a rivolgerle la parola, «e ti faccio notare che i Sotterranei, dove si trova l’Aula di Pozioni, sono nella direzione opposta: di qua si va alla Guferia».
«Oh», è il commento più intelligente di Hermione.
«Un altro messaggio anonimo?» Draco non si trattiene dal pungerla.
Lo schiaffo che lo colpisce arriva senza preavviso: «Sei un emerito idiota», gli sibila sua sorella, prima di fare dietro-front a passo di marcia seguita da Blaise, il quale, a sua volta, non resiste dal cantargliela: «Certo che te le vai proprio a cercare, Draco».

§ § § § § § § § § §

«Hermione!» Se non fosse stato per il pronto intervento di Blaise che l’ha allontanata subito dal calderone, probabilemente a quest’ora sarebbe dovuta correre da Madama Chips a farsi curare le ustioni dal volto.
«Signorina Malfoy», al professor Lumacorno non è sfuggita la mossa del suo studente, «da lei mi aspettavo più attenzione. Non è ammessa nessuna distrazione mentre si preparano le pozioni, men che mai l’Antidoto contro i Veleni Rari. Cosa sarebbe successo se il signor Zabini non l’avesse tirata indietro per tempo? O, peggio ancora, se avesse sbagliato qualche ingrediente? Vi ricordo, cari ragazzi, che lo scopo di ogni antidoto è quello di salvare la vita a quelle persone che, accidentalmente o volutamente, hanno ingerito (o sono state costrette a ingerire) qualche veleno, non avvelenarli ulteriromente. Dieci punti in meno a Grifondoro e venti in più a Serpeverde. E ora rimettetevi al lavoro, su!»
Hermione, vergognandosi immensamente, si rimette al lavoro, pestando in un piatto di osso gli otto pungiglioni di Billywig, aiutata da Blasie che li incide con un coltello in acciaio.
«Tutto bene?» Le chiede quest’ultimo.
La ragazza si limita ad annuire in silenzio, più che mai decisa non solo a riguadagnare i dieci punti persi, ma anche a conquistare i venti fatti ottenere suo malgrado alla Casa di suo fratello.
«Tesoro, tranquilla: non è successo niente», Blaise cerca di rassicurarla, equivocando il silenzio della Grifona.
«Se non te ne fossi accorto, Blaise, sono appena stata ripresa per disattenzione. Ora lavora», lo riprende, invece, lei.
Le restanti due ore e mezzo trascorrono con Hermione che lavora alacremente senza più distrarsi, mentre tre ragazzi la controllano di sottecchi.
«Ottimo lavoro, signor Malfoy. La pozione che ha preparato con la signorina Brown è eccellente. Dieci punti ciascuno». Al termine delle tre ore, il professor Lumacorno passa a controllare il lavoro dei suoi studenti e non stupendosi affatto del perfetto colore azzurro.
«Come se quell’oca avesse fatto qualcosa, oltre che starnazzare», sibila, invece, Draco, stando ben attento a non farsi udire da alcuno.
Sfortunatamente per lui, la sua compagna di banco l’ha sentito benissimo: «Ma come ti permetti, lurido Mangiamorte!» Gli urla infatti contro, attirando su di sé l’attenzione del professore che sta esaminando la pozione della coppia Potter-Parkinson, rimanendone deluso: «Signorina Brown, che cosa sta succedendo?»
«Malfoy vuole prendersi tutto il merito, come se lui avesse fatto qualcosa».
L’accusa, infondata, della ragazza indispettisce il docente: «Signor Malfoy, è vero quello che sta insinuando la sua compagna?» Gli chiede, infatti.
«Certo che no», si difende il biondo, «se non era per me, a quest’ora sarebbe saltata in aria tutta l’aula».
«Cosa vorresti dire, eh? Che io non so preparare una pozione? Mica sono tua sorella, io, che chissà come ottiene tutti quei punti. Per poco non saltavamo tutti in aria, hai ragione, ma per colpa di tua sorella!» Si infuria la ragazza.
«Attenta a come starnazzi, oca che non sei altro. Tu non vali un mezzo capello di mia sorella!» Urla di rimando il Serpeverde.
Suo malgrado, il professor Lumacorno è costretto a sedare la lite: «Suvvia, ragazzi, non mi pare proprio il caso di litigare, tanto più che lo scopo ultimo di lavorare in coppia è quello della cooperazione tra di voi. Visto che non siete in grado di comportarvi come due persone adulte, mi vedo costretto a togliere a entrambi i punti appena assegativi», conclude, per rivolgersi a controllare le ultime pozioni.
«Anche la vostra pozione è perfetta», si meraviglia, visto come era cominciata, verificando quella di Blaise ed Hermione. «Immagino, però, che almeno voi due abbiate collaborato», chiede, quasi implorando: se anche loro due che sono fidanzati e che quel mattino si erano scambiati un bacio tutt’altro che casto poco prima di entrare in Sala Grande, si mettono a litigare per un pugno di punti, beh, allora sarebbe quasi tentato di rinunciare all’insegnamento.
«Certamente», è la pronta risposta della ragazza, «Blaise è sempre un aiuto prezioso».
«Oh, magnifico», esclama l’ insegnante, «Dieci punti a entrambi, per la riuscita del preparato e venti alle vostre Case per la vostra cooperazione. Guardate e imparate anche voi, ragazzi. Se solo non ci fosse bisogno di essere fidanzati per andare d’accordo… Quindi, visto che alcuni di voi proprio non riescono a lavorare in coppia, per la prossima lezione vorrei che ciascuno di voi mi scrivesse due pergamene di un metro ciascuna sui Veleni, comuni e rari, e sui loro Antidoti. Inoltre, il vostro lavoro dovrà essere controllato dal vostro compagno che poi mi consegnerà la pergamena», termina amaramente.
«Ehm… scusa Hermione. Avrei un favore da chiederti, ma per favore, non mi spennare», comincia Blaise.
«Tranquillo, Blaise: tu sei una Serpe, e anche volendo non riuscirei mai a spennare una serpe», lo prende in giro la fidanzata.
«Aha, davvero divertente. A volte mi chiedo se voi Malfoy vi fanno con lo stampo. Comunque, volevo chiederti se potevi prestarmi il tuo libro di Pozioni. Ho visto che hai segnato alcuni appunti e… ecco… sì, insomma…»
«E tu, di grazia, perché non li hai segnati, anziché guardare me?» Lo punge Hermione.
Cavolo! Era sicuro di controllarla senza dare nell’occhio, ma a quanto pare non c’è riuscito.
Come a leggergli quello sguardo meravigliato, Hermione riprende: «Hai appena detto di avermi visto prendere appunti», gli spiega.
«Sì, appunto. Allora?» La implora.
«Veramente mi servirebbe per la ricerca che ci ha affidato il professore». Hermione si mordicchia il labbro inferiore, indecisa. Non è da lei rifiutare un aiuto a chi ne ha bisogno: molte volte ha passato notti insonni ad aiutare quei due testoni di Harry e Ron.
«Possiamo farla insieme, così risparmiamo tempo», suggerisce il moro: in questo modo avrebbe anche più tempo libero.
«Non è così che funziona Blaise», lo riprende la ragazza. «E va bene. Ma solo fino a domattina. Me lo riconsegnerai a colazione, in Sala Grande», conviene, alla fine, specificando il luogo dove vuole trovare il fidanzato: è già andata bene una volta che nessuno li abbia sorpresi uscire insieme dai dormitori di Grifondoro e non ha nessuna intenzione di sfidare la sorte un’altra volta.
«In Sala Grande», ripete, un po’ deluso.
«In Sala Grande», conferma lei.
«In nessun altro luogo», conclude lui.
«In nessun altro luogo», replica lei.
«Allora mi aspetta un premio di consolazione, qui», stringe Blaise, e senza dare il tempo alla ragazza di ribattere, o anche solo di connettere, le ruba un bacio.

§ § § § § § § § § §

Theodore non perde occasione di irridere l’amico: «Complimenti, Draco. Davvero un comportamento degno di un Caposcuola. No, dico, ti rendi conto che io devo farmi correggere la relazione dalla Patil?» Rincara la dose, spalleggiato da Daphne: « E io, che dovrei addirittura consegnarla nelle mani di quell’incapace di Paciock? Mi domando come abbia fatto a frequentare ancora queste lezioni dopo i GUFO».
«Beh, provate a guardare la faccenda dall’altro lato della medaglia: voi dovrete fare altrettanto con loro», suggerisce Blaise.
Irritata, Pansy lo aggredisce: «Già, parli bene tu, che sei in coppia con la secchiona di Hogwarts. A noi, invece, tocca il lavoro doppio, e tutto per colpa di quell’idiota del tuo amico».
«Dacci un taglio, Pansy, ti ricordo che sono il tuo Caposcuola e posso toglierti tutti i punti che voglio», l’ammonisce Draco.
«E correre il rischio di vederci sorpassare dalle altre Case?» Lo sfotte la mora. «E poi, con quale coraggio osi fare la morale a noi, quando è evidente che sei stato tu la causa di tutto?»
«Mia? Colpa mia?» Salta su il biondo. «È quell’oca della Brown che si è messa a strillare».
«E tu cosa le hai detto per farla urlare in quel modo?» Investiga Theodore.
«Niente», borbotta lui, «solo che non era giusto assegnarle i punti perché il lavoro l’avevo svolto tutto io», confessa alla fine, certo di avere tutte le ragioni di questo mondo.
«E, di grazia, perché non hai aspettato di essere fuori dall’Aula?» Gli chiede ancora Daphne.
«Il processo è finito? Bene, grazie». Drao ignora volutamente l’ultima domanda della sua compagna di Casa e si appresta a raggiungere le serre per la lezione di Erbologia, anche questa in comune con Grifondoro.
Intanto, qualcun altro sta attraversando il cortile della scuola sovrappensiero.

§ § § § § § § § § §

«Un taxi fatto di giornali appare sulla spiaggia. Aspetta per portarti via. Tu ci sali con la testa fra le nuvole. E parti.(1) Hermione, sto parlando con te», la richiama Harry.
«Scusa Harry, ero sovrappensiero. Che cosa mi stavi dicendo?» Si scusa la ragazza.
«Ti stavo chiedendo se potevi aiutarmi con la relazione, e anche a correggere quella della Parkinson. Sai, oggi e domani ho gli allenamenti di Quidditch», le ripete la domanda.
«Due giorni di seguito?» Hermione è quanto mai scettica, senza contare che lei ha sempre considerato quello sport come tempo tolto allo studio.
«Beh, sì. La partita contro Tassorosso si avvicina e gli allenamenti si sono intensificati. Senza dimenticarti che sono il capitano della squadra. Non posso mancare a nessuno dei due allenamenti», cerca di convincerla.
«No, Harry. Mi sono stancata di fare i compiti degli altri per dei futili motivi. Senza dimenticare che lo spirito della ricerca è quello della cooperazione tra Case diverse», gli ricorda lei.
«Sì, ma la cooperazione tra Case diverse non può far passare in secondo piano quella tra studenti della stessa Casa». Harry non coglie il cipiglio minaccioso dell’amica e continua a perorare la propria causa. «Inoltre, è tutta colpa di tuo fratello».
«Ti ricordo che è stata Lavanda a urlare in aula a pochi passi da Lumacorno. E comunque, mi spiace, ma io, oltre a quella relazione, devo rimettermi in pari con tutte le altre materie. Mi rincresce, ma per questa volta, la squadra di Grifondoro farà a meno del suo capitano».
Le è costato molto dire di no a Harry, però deve anche pensare a se stessa: è sempre lei quella che si preoccupa per gli altri, ma per lei chi si preoccupa?
«Harry, scusami, ma dopo Erbologia devo andare a spedire una lettera», gli sussurra, appena entrati nella serra.
«No», è la risposta secca del ragazzo.
«Come?» Hermione è decisamente basita dalla risposta appena ricevuta.
«Ti ho detto di no, Hermione. Cosa non capisci di queste due semplici letterine? Dopo questa lezione c’è il pranzo, che io non ho nessuna intenzione di saltare, dopo abbiamo due dopodiché, ci aspettano i compiti. Come vedi non ho tempo di andare alla Guferia. Di conseguenza, neanche tu», si vendica dell’aiuto negato.
«È una cosa importante, Harry! E non ci metteremo molto», osserva Hermione.
«Mi spiace, ma chiunque fosse il destinatario farà a meno della tua lettera», rimarca lui.
«Non ci posso credere: lo stai facendo per vendetta!» Fiata Hermione.
«Dieci punti per la sua brillante intuizione, signorina Malfoy», la deride lui.
In quel mentre, le Serpi fanno il loro ingresso.
«Non ci provare, Hermione. Sono io la tua guardia del corpo, e si fa come dico io», la mianccia Harry.
«Tu non puoi impedirmi di parlare con mio fratello e col mio fidanzato», gli sibila lei contro.
«Ma certo, fraternizza pure col nemico, mentre la tua Casa perde punti», sputa un inacidito Harry.
«Ehi, Principessa, tutto bene?» Le chiede Blaise, una volta sedutosi nel banco accanto a lei.
«Blaise, non ti devi preoccupare ogni volta che mi vedi con lo sguardo scuro. Almeno finché non sarai certo che la colpa sia esclusivamente tua. Comunque, ho solo litigato con Harry, nulla di grave, te l’assicuro», lo rassicura lei.
«Che cosa ha combinato? Credevo che oramai andaste di nuovo d’accordo», si informa ancora il moro, parlando sottovoce, visto che la Sprite sta spiegando.
«Si è arrabbiato perché mi sono rifiutata di scrivergli la relazione per Lumacorno e correggere quella della Parkinson al posto suo»,si confida.
«Certo che ne ha di faccia tosta, il ragazzo. Perché ti avrebbe chiesto una cosa del genere?» Più che per il comportamento di Potter, però, il ragazzo è sorpreso dal comportamento della fidanzata: e da quando Hermione nega il suo aiuto a qualcuno?
«Ha additato come scusa il fatto che ha allenamenti intensivi con la squadra di Grifondoro. Per irpicca, mi ha negato di accompagnarmi in Guferia», finisce di raccontargli come stanno le cose.
«E a chi dovresti scrivere?» Si ingelosisce il moro.
«Sei geloso, per caso?»
«Oh, sì, tanto», l’avvisa.
«Ti assicuro che in questo caso non ne avresti motivo. Ora scusami, ma vorrei seguire la lezione, prima che la Sprite mi tolga i punti come ha fatto Lumacorno poco fa», lo zittisce lei.


(1)”Lucy in the sky with diamonds” dei Beatles. Vero che Harry è nato nel 1980, ma ho immaginato che, vivendo con gli zii, ogni tanto sentisse qualche vecchia canzone ascoltata da Petunia.

domenica 4 ottobre 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 26



“Cissy, non sai quanto io ti sia grato per avermi permesso di accompagnare alla festa nostra figlia”.
Hermione e Draco sono finalmente ritornati a Hogwarts e nonostante il piccolo incidente al fidanzamento della ragazza, gli Auror non hanno trovato nnessun colpevole.
Sono soli, adesso, Lucius e Narcissa.
“Non l’ho fatto per te, sia ben chiaro”, lo fredda quest’ultima, “Sono una Black, e per me le tradizioni sono molto importanti. È compito del padre consegnare la propria figlia al fidanzato, non di suo fratello”.
“Hai proprio deciso di non darmi nessuna chance, vedo”. Lucius è amareggiato dal comportamento della moglie, che trova assurdo.
“Sono stanca, Lucius, di ricevere pugnalate alle spalle. Buonanotte”. Non intende più ascoltare i discorsi di suo marito: li reputa parole vuote, così come non intende più condividere la camera padronale. La camera che si è scelta si trova nell’ala opposta a quella dove si trova il loro talamo.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, dice un vecchio adagio, ma, allora, perché in quella camera, nel silenzio della notte, si sente dilaniata?
“Colloportus!” Lucius, però, non si dà per vinto.
“Come osi?” Narcissa si indigna per il trattamento che il marito le sta riservando.
“Perfino i criminali portati davanti al Wizengamot hanno il diritto alla difesa, e tu osi negarlo a me, tuo marito?” Anche Lucius èindignato.
“Mio marito non avrebbe mai permesso il rapimento della propria figlia”, gli sputa lei con rabbia.
“Non avevo scelta, se volevo proteggerla!” Le confessa.
“C’è sempre una scelta”, esala narcissa, gli occhi bassi di chi è stanco di lottare.
“Non quando hai il fiato del Signore oscuro sul collo”, le rivela.
“quando ti ho detto che ero incinta tu eri contento, hai detto che aavresti cambiato vita, e invece…” Narcissa non è più disposta ad ascoltare le bugie di suo marito.
“E invece i Malfoy non hanno mai figlie femmine”, finisce lui la frase.
“Cosa vorresti insinuare, eh? Ti sei forse dimenticato l’incantesimo di paternità? E quello, se non sbaglio non si può falsificare”. Narcissa scende improvvisamente sul sentiero di guerra.
“Non ti sto accusando di niente, solo sono secoli che noi Malfoy generiamo sempre un solo figlio maschio, ma la nascita di una femmina costituiva un boccone troppo ghiotto per Tom Riddle. Lui… non so come, ma era venuto a saperlo e… ecco, aveva deciso di pretenderla in sposa”. Narcissa si copre la bocca con una mano, nel tentativo di mascherare un conato di vomito, mentre Lucius continua: “Se io avessi rifiutato, ti avrebbe violentato davanti ai mei occhi, e poi ti avrebbe ucciso. Per questo motivo, ho chiesto aiuto a Bellatrix. A quell’epoca, non era ancora completamente succube di quell’essere. Questa è la verità”.
“Perché non l’hai detto al Wizengamot?” Gli chiede a bruciapelo Narcissa.
“Secondo te avrebbero creduto alla buona fede di tua sorella?” Lucius usa un tono sarcastico. “E comunque, al Wizengamot ho detto la verità: ho veramente creduto che lontano dal nostro mondo, lei fosse al sicuro. Solo che a Hogwarts ha conosciuto Potter e tutto il resto è storia… Se non mi credi, puoi usare la Legilimanzia e il Veritaserum”, conclude, amaro.
“Accio Veritaserum”. Narcissa non se lo fa ripetere due volte , dopo avergli somministrato la pozione, incomincia l’interrogatorio.

§ § § § § § § § § §

“Stammi lontano, Draco”.
Hermione si è appena rifugiata in camera sua, seguita da Ginny. Nella Sala comune di Grifondoro, sono rimaste solo le due Serpi.
Draco cerca di consolare l’amico appoggiandogli una mano sulla spalla, ma Blaise se lo scrolla malamente di dosso.
“Andiamo, Blaise, la conosci anche tu, Hermione. Sai che prima si infuria, e poi fa la pace”, cerca di calmarlo.
“Non osare emettere più un fiato in mia presenza: tu sai quanto era importante per me, ma no, tu devi sempre rovinare tutto. Mi ha buttato in faccia l’anello, Draco! Sai cosa significa?”
Draco trasecola nel constatare lo sforzo che sta facendo l’amico per non piangere. Cazzo! Ha combinato un casino, del resto, però, mica è stato lui a chiedere l’intervento di Blaise: è stato quest’ultimo che come al solito si è intromesso tra lui e sua sorella!
“Nessuno ti ha chiesto di intrometterti: era una questione tra me e lei”, sbotta, infatti, il biondo. Il pugno che gli arriva dritto in faccia non fa nemmeno in tempo a vederlo.

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“Hermione, ti rendi conto che hai esagerato?” Ginny non si lascia impietosire dalle lacrime dell’amica e arriva subito al dunque.
“Io, io ho esagerato? Ginny, l’hai sentito anche tu!” Le urla contro Hermione, tra un singhiozzo e l’altro.
“Io ho solo sentito un ragazzo porti una domanda in modo civile”, controbatte la rossa, ignorando il nocciolo del problema.
“Oh, certo, l’ha domanda me l’ha posta in modo civile, come no. Il problema, cara Ginny, è il tipo di domanda, che mi ha posto. Mi ha chiesto prima di essere sincera, e poi se ero stata io a fare la spia ad Astoria. Questo tipo di domande me le sarei aspettato da mio fratello, non da Blaise”, chiarisce la riccia. “Se non te ne fossi accorta, mi ha dato della bugiarda e della spia”, singhiozza.
“D’accordo, forse ha sbagliato a usare certi termini, ma non ti viene da pensare che magari abbia solo preceduto Draco? Insomma, voglio dire, tutti noi conosciamo il tatto da drago obeso che ha tuo fratello, magari Blaise ha solo cercato di essere il più civile possibile”, prova a calmarla.
“Dandomi della bugiarda e della spia?” Hermione è determinata a mantenere il suo punto di vista.
“Ricordi le parole che ha detto Draco a Blaise quando tu hai ammesso di avermi confidato ciò che Harry aveva detto sul mio conto in ospedale?” Resta un attimo zitta, per dare tempo all’amica di richiamare alla mente quel ricordo.
“Ha detto che… gli ha chiesto se aveva ancora bisogno di prove sulla mia… oh Ginny! Ho fatto un casino! E adesso? Lui non vorrà più vedermi. Come faccio?”
Pigola, nascondendo la faccia nel cuscino.
“Beh, tanto tu non volevi fidanzarti…”, la prende in giro l’altra.
“Stupida, stupida, stupida che sono”, continua a lamentarsi Hermione, prendendo a pugni lo stesso cuscino nel quale è sprofondata.
“Beh, diciamo che sei stata piuttosto impulsiva”. Ginny continua a rigirare il coltello nella piaga.
“Così non mi sei affatto d’aiuto, Ginny”, alza il volto per dedicare uno sguardo truce all’amica. “Come faccio, adesso?”
“A fare cosa?” Le chiede questa.
“A riavere l’anello, cosa se no?” Le replica la Caposcuola.
”Ah, quello. Perché? Lo rivuoi?” Le domanda con noncuranza la piccola Weasley.
“Ginny! Ma che domanda è? Certo che lo rivoglio. È il mio anello di fidanzamento!” Sbotta, come se fosse una cosa ovvia.
“Quindi l’hai perdonato per i termini infelici che ha usato?” Si informa Ginny, speranzosa.
“Beh, no. Non del tutto, almeno”, le confessa, arricciando il naso.
“Mi sembra giusto. Uhm… vediamo un po’… Ah, ecco: domattina, appena entrata in Sala Grande, se Blaise è già a fare colazione, ti dirigi a passo di marcia verso il tavolo di Serpeverde e gli dici: tu hai qualcosa di mio! Cosa te ne pare?” Le illustra il suo piano.
“Così tutta Hogwarts scopre che abbiamo litigato. Grazie, no. Sono già stata fin troppo sulla bocca di tutti”, sbuffa l’altra.
“Ok. Adesso basta lamentarti, Hermione. Alzati di lì e andiamo alla Guferia: le parole che ti ho appena suggerito gliele mandi tramite gufo, così nessuno, oltre a Draco e me, saprà mai della litigata. Wow, io che suggerisco alla studentessa migliore di Hogwarts: questa sì che è da scrivere negli Annali”, si complimenta da sola Ginny.
“Aha, molto spiritosa. Però, sì. È un bel piano: così sarà lui quello che mi dovrà delle scuse”, conviene Hermione.
“A dire il vero, anche tu gliele devi”, la fa ragionare la rossa.
“Io sono una Malfoy. I Malfoy non chiedono mai scusa”, ironizza Hermione, citando una delle massime di suo fratello, scopiando a ridere.
“Parola mia, ma essere sorella del Furetto ti fa veramente male”, scherza Ginny, mentre si dirigono alla Guferia.

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“Resta il fatto che avevi la possibilità di denunciarlo e non l’hai fatto. Hai preferito sacrificare tua figlia all’altare del potere”. Narcissa non si lascia abbindolare dalla sincerità del marito.
“Sai quanti membri del Wizengamot erano corrotti?” Si difende Lucius.
“Non offendere oltre la mia intelligenza, Lucius. Come ti spieghi tutti i Mangiamorte finiti ad Azkaban dopo la morte dei Potter?” No, decisamente Narcissa è stanca di passare per la moglie sempre pronta a pendere dalle labbra del proprio marito.
“Se io l’avessi denunciato, ma Harry Potter non fosse sopravvissuto?” Si ostina Lucius.
“A volte mi chiedo quale caratteristica ha visto in te il Cappello Parlante quando ti ha smistato a Serpeverde: certo non l’intelligenza o la furbizia”, ironizza Narcissa. “Se tu avessi denunciato Tom Riddle a quell’epoca, lui non avrebbe mai ucciso i Potter perché sarebbe stato ad Azkaban! E mia sorella sarebbe ancora viva, e forse felice”, conviene amaramente la donna.
Lucius sa che sua moglie ha ragione, e che ribattere, a questo punto, sarebbe del tutto inutile.
“È finita, Lucius. Il nostro è un matrimonio di Casata, quindi non posso chiedere l’annullamento, ma d’ora in poi, non aspettarmi nella camera padronale, e nemmeno in sala da pranzo, a meno che non abbiamo ospiti, o i nostri figli non siano al Manor. E ora, se non ti dispiace…”, gli fa il gesto di aprire le porte del salotto.
Un rumore di vetri infranti è la risposta all’uscita di Narcissa.
Aveva ragione suo padre: le donne portano solo guai. Per colpa di quella strega, il matrimonio con sua moglie è completamente perduto. Maledizione!

§ § § § § § § § § §

“Alohomora”.
Quando aveva ricevuto il gufo, non gli era parso vero leggere quelle parole.
Tu hai qualcosa di mio. Nessuna firma.
Solo una persona, però, avrebbe potuto scrivere quella riga.
Un sorriso gli aveva increspato le labbra e ora, eccolo lì, sulla scopa, a sfidare la temperatura notturna del novembre scozzese, davanti alla Torre di Grifondoro. Anzi: davanti alla finestra della Caposcuola di Grifondoro. Nella tasca, un anello in opale rosa e diamanti.
Di nuovo, un sorriso si dipinge sul suo volto nel vedere la ragazza addormentata, vestita.
Le accarezza la guancia, stando attento a non svegliarla, ma la ragazza mugola e si gira dall’altro lato.
“Tu mi farai diventare matto”, sospira il moro, tra sé e sé.
Su una poltroncina nota un plaid: lo prende e lo appoggia sulla ragazza.
Poi, si siede su quella stessa poltroncina e si appresta a vegliare il sonno della fidanzata. Stare sveglio tutta la notte non gli pesa: i festini di Serpeverde sono famosi in tutta Hogwarts per durare fino all’alba, e tuttavia, la sua media non ne è mai stata intaccata.
A dire il vero, appena l’aveva vista addormentata, aveva pensato di lasciarle l’anello sul comodino, assieme a una piuma di pavone e un biglietto, solo che trova impossibile allontanarsi da lì. Inoltre, con Potter in infermeria, qualcuno dovrà pur proteggerla, no?
Per poco, non cade dalla sedia: che diamine è quel rumore assordante? Si guarda attorno, ma non nota nulla, se non una mano sbucare fuori da quella coperta rossa e toccare un aggeggio che la sera prima non aveva notato, riportando il silenzio nella camera.
“Mmh” è la prima parola che Hermione emette quel lunedì mattina.
“Bongiorno, amore”, la saluta un sorridente, ma ancora spaventato Blaise.
“AHH”. A differenza del moro, lei non fa mistero di essere davvero spaventata di trovarsi qualcuno, che non dovrebbe esserci, tra l’altro, nella sua camera, rischiando di cadere lei dal letto, questa volta.
“So di non essere un adone, ma almeno speravo di essere apprezzato dalla mia fidanzata”, ironizza.
“Blaise! Che diavolo ci fai qui? E a quest’ora, poi?”
“Secondo te?” Le ammicca, malizioso.
”Blaise!” Lo riprende, invece, lei.
“Ok, ok, va bene: ieri sera sono venuto a riportarti l’anello. A essere sinceri, volevo lasciartelo sul tavolino, ma per una strana ragione, non sono riuscito ad andarmene. E sì, Hermione Narcissa Malfoy, tu sei veramente una strega che ha rubato il mio cuore. Inoltre, con lo Sfregiato in infermeria, qualcuno doveva pur vegliare su di te”, le confida, avvicinandosi, nella speranza di ricevere un bacio.
“Sei impossibile, lo sai, vero?” Sbuffa lei, cercando di allontanarlo, senza troppa convinzione, però.
“Sì, bello e impossibile. Me lo merito un premio, no?” Scherza lui, ma non più di tanto.
“Uhm… vediamo un po’: ieri sera mi hai dato della bugiarda e della spia… No, direi proprio che non ti meriti nessun premio”, lo riprende lei.
“Ma ti ho già chiesto scusa”, borbotta lui.
“A me non sembra di aver sentito nulla del tipo: scusa, Hermione, ieri sera sono stato proprio un caz-”, lo redarguisce lei.
“Hermione, il linguaggio!” La rimbrotta, fintamente scandalizzato, il moro. “Allora, questo bacio?” Le strizza l’occhio.
“Mettiamola così, Blaise: finché non sentirò quella parolina magica, quell’anello puoi anche mettertelo dove non batte il sole!” sbotta alla fine Hermione. È rimasta piacevolmente sorpresa dal gesto del ragazzo, però, diamine, anche le parole hanno il loro peso e lei vuole subito mettere in chiaro che non saranno mai due moine a farla cedere.
Quella non è la dolce Hermione che ha conosciuto: quella è sua madre con qualche anno di meno. Per fortuna si sono incontrate solo una volta, altrimenti chissà come sarebbe diventata la sua Hermione. Ma in fondo lui non la vorrebbe diversa.
Anziché chiederle scusa, però, decide di divertirsi ancora un po’: “E chi ti dice che io abbia posti dove non batte il sole?”
“Tu… tu sei un porco!” Gli urla contro, rifugiandosi in bagno.
Fortunatamente, Blaise è più veloce di lei e riesce a trattenerla per un braccio: “Dai, Hermione, stavo scherzando, però, anche tu: non è che puoi scandalizzarti per ogni piccola cosa”.
“E chi ti dice che io mi sia scandalizzata?” Mette su il broncio.
“Sei arrossita e stavi scappando”, le fa notare.
"Non stavo scappando: è tardi e vorrei farmi la doccia prima di scendere in Sala Grande. In quanto all’essere arrossita, beh, mi capita sempre quando sono furiosa: anziché chiedermi scusa, non fai altro che prendermi in giro”, lo ammonisce.
“Se mi permetti di insaponarti la schiena, te le chiederò in tutte le lingue che vorrai, anche quelle morte, o quelle non umane”, le promette.
“Mi basta che me le chiedi in inglese, vestito e qui, lontano dal bagno”.
“Sicura sicura?” Ci prova ancora.
“Blaise…”, lo richiama.
Il ragazzo le si inginocchia davanti: “Hermione Narcissa Malfoy, mi dispiace se ieri sera sono stato inopportuno, ma ti giuro che mai e poi mai ho pensato di te come a una bugiarda e a una spia. Non posso prometterti che non succederà più perché tu sei impulsiva e orgogliosa come poche altre donne, ma posso prometterti che il mio rispetto per te non verrà mai meno”, allungandole l’anello.
“E queste sarebbero delle scuse? Hai detto che praticamente è colpa mia”, gli fa notare Hermione.
“Effettivamente, sei tu quella che ha equivocato”, osserva Blaise.
“Ok, stop, di questo passo non faremo mai pace e rischiamo pure di arrivare tardi a lezione”, conclude la riccia.
“Beh, a questo si può ovviare facendo la doccia insieme”, propone ancora una volta Blaise.
“Ma tu non ti dai mai per vinto?” Esala la Caposcuola.
“Mai”, le conferma.
“Solo che con me ti ha detto male, perché io non solo sono impulsiva e orgogliosa, come mi hai appena dipinto, ma anche testarda, quindi: sciò, devo farmi la doccia e sono capacissima di lavarmi da sola anche la schiena. Grazie, ciao, a dopo”, lo saluta.
“Questo non lo rivuoi?”, le mostra l’anello che prima lei non aveva degnato neppure di uno sguardo.
“Certo che lo rivoglio: è mio!” Esclama.
Di nuovo, Blaise le si inginocchia davanti: “Hermione Narcissa Malfoy, mi vuoi sposare?”
“Solo se mi prometti che non andrai oltre il semplice insaponarmi la schiena”, si morde il labbro inferiore.
Che diavolo le sta succedendo? Non fa altro che dire al ragazzo che non lo ama e che al momento non è ancora pronta ad andare oltre l’amicizia e poi lo provoca in quel modo? Evidentemente, quel topo le ha trasmesso una qualche strana malattia magicamente modificata che i Medimaghi non sono riusciti a diagnosticare. Sì, senz’altro è così. Più tardi deve ricordarsi di passare da Madama Chips a farsi controllare.
“Da-davvero hai appena detto che posso?” Anche Blaise è rimasto a dir poco sorpreso dall’uscita della fidanzata. Vero che fra tre settimane si sposeranno, ma addirittura invitarlo nella doccia quando solo poche ore prima le aveva tirato contro l’anello di fidanzamento… No, decisamente quella non è la sua Hermione.
“Ma no, stupido”, gli tira addosso un piccolo asciugamano che durante il battibecco aveva raccolto e si rifugia in bagno, ridendo.
Salvata dalla gaffe in extremis. Cosa sarebbe successo, però, se il ragazzo piuttosto di chiederle conferma, avesse accettato la sua proposta?
Ancora imbarazzata per il suo comportamento a dir poco strano, entra sotto la doccia.
Quella ragazza prima o poi lo farà impazzire… Per un attimo, un solo attimo ha veramente sperato che dicesse sul serio, ma è ovvio che lo vuole mandare al San Mungo, a far compagnia ad Allock…
Sente impellente il bisogno di una doccia fredda, no: gelata. Tuttavia, decide di aspettarla in camera, curiosando tra i suoi oggetti.
Sul tavolino da notte, fa la sua bella figura quello strano aggeggio che l’aveva svegliato togliendogli vent’anni di vita: decide di lasciarlo lì dov’è, per evitare altri infarti. Sposta, quindi, la sua attenzione sul baule in fondo al letto, ma teme che se la ragazza esce dal bagno sorprendole con le mani in pasta, teme che un bello schiantesimo fuori dalla finestra non glielo levi nessuno. E lui ora si trova in una torre! La libreria! Non c’è niente di meglio per conoscere una ragazza che scoprire i suoi gusti letterari. Sempre che la ragazza in questione si chiami Hermione.
La maggior parte dei libri sono testi scolastici, alcuni presi in prestito dalla biblioteca della scuola e – guarda guarda – addirittura due o tre provengono dal Reparto Proibito. E brava la nostra Caposcuola!
Blaise sorride mentre si immagina la fidanzata – Merlino!, che bel suono che ha quella parola – intrufolarsi di notte nella biblioteca e portare via di nascosto quei tomi. Chissà quante volte ha infranto le regole la prefetta perfetta!
Altri libri, però, sono romanzi babbani: Orgoglio e Pregiudizio, Il ritratto di Dorian Gray, Ulisse, La Divina Commedia, Odissea, e, ovviamnete Il grande Gatsby, che tanti guai ha procurato sia a lui che a Hermione… a quanto pare, alla sua fidanzata, piacciono i Classici, constata, tranne per un piccolo libretto che subito non aveva scorto: The Virgin Blue, di una certa Tracy Chevalier.
Comincia a leggere poche righe, così che quando la ragazza rientra nella stanza, lo trova immerso nella lettura: “Stai ripassando Pozioni con i miei appunti?”
“No, veramente, mi ha incuriosito questo romanzo: sembra stonare col resto”, ammette candidamente il ragazzo.
“Il fatto che io ami i classici, non significa che non legga opere contemporanee. Quel libro, poi, è molto importante per me: me l’hanno regalato i mei genit… i Granger”, si corregge subito, “poco prima che io li obliviassi”, gli racconta. “Sai, dopo la morte di Silente eravamo tutti molto spaventati e io temevo che, in quanto migliore amica di Harry, Voldemort avrebbe potuto rapirli – o addirittura ucciderli – pur di arrivare a me, e quindi a Harry. Così, prima di partire per la ricerca degli Horcrux, ho cancellato dalla loro memoria il mio ricordo. Quando è finita la guerra, li ho raggiunti in Australia, dove si erano trasferiti dopo l’Oblivion, e ho eseguito il Controincantesimo. Il resto della storia lo conosci”, conclude, spiccia.
“Mi dispiace, deve essere stata dura per te, effettuare quell’incantesimo proprio sulle persone che ti erano più care”. Blaise si alza dalla sedia e la stringe a sé, cercando di trasmetterle tutto l’affetto che prova per lei.
“Grazie, ma adesso si sta facendo veramente tardi. Devo ancora passare in infermeria…”, si districa dall’abbraccio del fidanzato.
“In infermeria? Non stai bene?” Si preoccupa Blaise.
“Certo che sto bene, non preoccuparti. Devo recuperare Harry. Hai presente quel ragazzo con gli occhiali, attuale Capitano della squadra di Quidditch di Grifondoro e Cercatore, grazie al quale Serpeverde non ha mia vinto una partita contro di noi?” Lo provoca.
“È quella che io chiamo la fortuna dei principianti. Comunque, dovrei sentirmi mortalmente offeso: eri abbracciata a me, e hai pensato a un altro ragazzo”, le fa notare.
“Blaise, ti ricordo che lui è il mio migliore amico, nonché guardia del corpo affibbiatami dal Ministero. Non vorrei mai che ricevesse un altro richiamo a cuasa mia, anche se non so chi possa aver presentato la prima lamentela”.
A quelle parole, Blaise abbassa il capo, trovando la punta delle proprie scarpe improvvisamente interessante.
“Blaise… Non dirmi che sei stato tu”, lo minaccia la Caposcuola.
“Ero arrabbiato con lui. Tu eri sparita non ricordo perché e lui si stava solo preoccupando di appiccicarsi a Ginevra”, le racconta. “Io volevo solo che non ti capitasse nulla di brutto. Ero preoccupato, ma ho capito di aver sbagliato. E ti giuro che non succederà più”, la tranquillizza.
“Di questo puoi starne certo, perché se dovesse ripresentarsi l’occasione, non sono sicura che mi riprenderò indietro l’anello”, lo avverte, assottigliando pericolosamente gli occhi e facendo deglutire a vuoto il fidanzato.
“Adesso scusa, ma si è fatto veramente tardi… Scusa ma come sei entrato ieri sera?” Si accorge solo ora di questo piccolo particolare.
“Che domande: dalla finestra”, indicandole la sua scopa.
“Dal… Blaise! Siamo alla fine di novembre: come puoi anche solo aver pensato di poter fare una cosa del genere! E farla, addirittura?” Si preoccupa la ragazza.
“Effettivamente, non mi sento molto bene… Forse è meglio che venga con te in infermeria”, propone, fingendo uno starnuto.
“Sarai anche una Serpe, ma sei un pessimo bugiardo”, scoppia a ridere Hermione.
“Hermione, amore, ricordami di tenerti lontana da mia madre, una volta che saremmo sposati”, le replica.
“E adesso che cosa c’entra tua madre?” Hermione non nasconde la sua perplessità al riguardo.
“Sei tale e quale lei”, la paragona.
“Seriamente, Blaise, non credi sia meglio che torni al tuo dormitorio con lo stesso mezzo con cui hai raggiunto la mia camera? Non vorrai mica renderti colpevole di ulteriori punti tolti alla tua Casa, vero? Senza dimenticare la questione molto più importante dei punti che verranno tolti a me, se Gazza o qualche professore ci sorprendono uscire assieme dal ritratto della Signora Grassa”, lo apostrofa lei.
“Siamo a dicembre. Tu non oserai mai renderti colplice della mia prematura dipartita per polmonite!” La implora.
“Blaise, siamo ancora a novembre”, gli fa notare, col suo solito tono saccente.
“Mera questione di ore”, conviene lui.
Hermione sbuffa, alzando gli occhi al cielo e pregando che il ragazzo ceda alle sue richieste, altrimenti sente che sarà lei a cedere.
“E intanto si è fatto veramente troppo tardi: non c’è più tempo perché io passi da Serpeverde”. Ecco. Appunto.
“E va bene”. Capitola alla fine.