mercoledì 9 settembre 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 25




“Lucius, cosa…?” Narcissa gli si è avvicinata assieme a Draco, presto raggiunti anche da Blaise e da sua madre.
“Qualcuno ha cercato di forzare le protezioni del Manor”, spiega, a denti stretti.
“Ma chi?” chiede, un po’ ingenuamente Lady Zabini, mentre Blaise si è portato affianco alla fidanzata, abbracciandola.
Inaspettatamente, o forse prevedibilmente, Hermione si irrigidisce a quel contatto: come può essere sicura, questa volta, che si tratta veramente di lui e non di Lestrange in persona sotto l’influsso della Polisucco?
“Mettimi alla prova”, le suggerisce soffiandole nell’orecchio, capendo immediatamente i pensieri della ragazza. Merlino! È lì, abbandonata, seppur rigida tra le sue braccia, potrebbe baciarla, assaggiare la sua pelle millimetro dopo millimetro, e invece… le sta suggerendo di sfidarlo con una poesia? Se la Cooman fosse presente, probabilmente, col suo solito tono spiritato gli predirebbe una doccia gelata nel suo immediato futuro.

“Il peccato fu mio; non compresi.
Così ora è musica imprigionata nella sua grotta,
tranne dove qualche rifluente onda irregolare
Agita con i suoi inquieti mulinelli questa magra spiaggia.
E nel disseccato cavo di questa terra
Estate si è scavata una tomba così fonda,
Che a stento il plumbeo salice può bramare
Un argenteo fiore dalla mano dell’aguzzo Inverno”

Hermione recita il primo verso de “Il nuovo rimorso” di Oscar Wilde, a cui Blaise prontamente risponde, incredulo della scelta della sua fidanzata (gli sta forse chiedendo un altro bacio? Decisamente, quella sera una sola doccia gelata non gli basterà):

“Ma chi è questi  che viene presso la sponda?
(Sì, amore, guarda e stupisci!) Chi è questo
Che viene in vesti tinte dal Meridione?
È il tuo appena trovato Signore, e bacerà
Le ancora inviolate rose della tua bocca,
E io piangerò e adorerò, come prima”.

Con leggerezza, quasi fosse una pregiata piuma di pavone, la gira verso di sé, appropriandosi delle sue labbra, della sua bocca, della sua lingua…
Di nuovo, il mondo attorno ai due giovani cessa di esistere, almeno finché due mani non si posano sulle spalle del moro: “Blaise, forse è meglio che tu e Draco scortiate le donne a Annwyn Castle”, gli suggerisce suo zio.
“No”, si intromette Hermione, mentre cinque paia d’occhi si posano su di lei e suo padre la riprende con durezza: “Non mi sembra il momento di mettersi a fare i capricci”.
“Ha ragione lei, invece”, interviene Blaise, la sua mano intrecciata in quella della ragazza. Ora che sono fidanzati ufficialmente, ha voce in capitolo: “Chiunque sia stato, questo è stato solo un diversivo: molto probabilmente ci sta aspettato in una nostra residenza”, le dà man forte.
“Le protezioni di Annwyn Castle sono molto più antiche e potenti di Malfoy Manor. Lì, nessuno dei nostri ospiti correrà alcun pericolo”, prende la parola Avalon Zabini, ma suo fratello sembra soppesare le parole del nipote: “Forse Blaise non ha tutti i torti. Credo sarebbe meglio mandare un po’ di Auror a fare il giro delle nostre proprietà: chissà che non trovino qualche sorpresa? Intanto, qui non hanno trovato nessuno e tutti gli ospiti si sono già materializzati nelle loro dimore”.

§ § § § § § § § § §

“Non hai nulla da raccontarmi?”
È finalmente tornata a scuola, ma il trimestre è agli sgoccioli e lei ha già perso fin troppe lezioni, a cui si aggiungeranno le assenze dovute al suo imminente matrimonio: come farà a recuperare tutte quelle lezioni?
Immersa in questi pensieri, gioca con la sua zuppa, lo sguardo basso sul piatto, senza realmente vederne contenuto, e non sente la domanda postale da Ginny, a bruciapelo.
“Hermione!” La richiama alzando la voce e prendendole un polso: “Voglio as-so-lu-ta-men-te sapere come bacia Blaise!” La riporta prepotentemente alla realtà.
“Ginny!” Si scandalizza l’altra, assumendo un bellissimo color pomodoro maturo, “Ma ti paiono domande da fare?”
“Beh, visto che avevi lo sguardo perso nel nulla, mi è parso ovvio in quale direzione stessero veleggiando i tuoi pensieri”, sospira, mentre sul viso di Harry, tornato nuovamente a Hogwarts, sempre con l’incarico di sorvegliare (questa volta senza perderla minimamente di vista) Hermione, compare un’eloquente smorfia.
Vorrebbe risponderle che lei stava pensando alla scuola e a tutte le lezioni che ha perso finora e che perderà di nuovo a breve, ma viene anticipata da una sempre più acida Lavanda: “E certo, pensiamo a sollazzarci tra le lenzuola, tanto chi sta male è il mio Ron-Ron!”
“Lavanda, ti ricordo che Ron è mio fratello e quando ho ricevuto la comunicazione da parte di mia madre, mi sono sentita morire, ma mentre io ero in ospedale, tu, dov’eri? E comunque, se proprio ci tieni tanto a mettere i puntini sulle i, ti ricordo che se è ancora vivo è proprio grazie a Hermione!” L’ammonisce Ginny.
“E non ti sei chiesta perché fossero insieme? Beh, io sì!” Lavanda continua nella sua assurda scenata di gelosia.
“Per Godric, Lavanda! A volte mi chiedo se sei una persona o  una Lumaca Gelatinosa! Hermione è stata rapita! Proprio come Ron!” Cerca di chiarirle la sua futura cognata.
“Lavanda, mi spiace molto per Ron, credimi, è un mio amico, ma io sono fidanzata per Blaise, e prima che tu riprenda la tua solita tiritera sul fatto che mentre io mi fidanzavo, il tuo caro Ron-Ron era in un letto d’ospedale, ti faccio presente che mio padre mi ha messo di fronte al fatto compiuto: o mi fidanzavo sabato, o mi fidanzavo sabato. Non mi ha lasciato molta scelta, come vedi. In quanto a te, Ginny, se davvero ci tieni ad avere delle confidenze, ti aspetto in camera mia, anche se preferirei studiare ancora un po’ Pozioni, visto che domani abbiamo ben tre ore al mattino!” Sbuffa la riccia.
“Sei incorreggibile: sei appena guarita per una malattia potenzialmente mortale, e pensi a studiare!?” Si meraviglia ancora Harry.
“Dovresti pensarci anche tu, Harry, viste le tue assenze”, lo rimprovera l’amica.
“Sì sì, vabbè, dai andiamo”, decide di non controbattere: tanto sa che su quell’argomento Hermione non sente ragioni.
“Potter”. Una voce alle sue spalle lo fa fermare, mentre sta uscendo dalla Sala Grande.
“Zabini, Malfoy”, li saluta, nel modo più educato che conosce, mentre la bacchetta gli prude.
“Dove state andando?” Blaise ignora il saluto del Grifondoro e si rivolge direttamente alla sua fidanzata. I litigi li lascia volentieri al suo amico.
“Stavo andando in camera mia a studiare”, gli mente: mica può dirgli che Ginny vuole la radiocronaca secondo per secondo di quanto avvenuto tra loro due la sera prima!
“Non hai cenato, però”, l’ammonisce, accarezzandole dolcemente una guancia, e mandando in visibilio Ginny.
Fortunatamente, Harry è troppo impegnato a guardare in cagnesco Draco per accorgersene.
“Potter, ti ho già detto di non guardarmi in quel modo”, lo sfotte il Serpeverde, “casomai non te ne fossi accorto i miei capelli sono biondi e le mie appendici-”, ma viene interrotto da sua sorella, che a quanto pare per certi discorsi, anche se la imbarazzano, ha le antenne: “Draco!”, strilla, infatti, assordando Blaise.
“Forse è meglio rimandare il nostro discorso in un altro momento, Sfregiato, non vorrei che si bloccasse la crescita a mia sorella e alla tua fidanzata”, non si trattiene dal prenderla in giro.
“Tu non dici niente?” si rivolge, con un diavolo per capello, al suo fidanzato.
“Scusa, cosa dovrei dire? Stavi parlando con me, e all’improvviso ti sei rivolta a tuo fratello”, si risente lui. “E tu, Draco, dovresti smetterla di provocarla continuamente”, si rivolge all’amico.
“Mica stavo parlando con lei”, si difende.
“Non immagini quanto mi dispiaccia dare ragione a delle Serpi, ma hanno ragione loro, Hermione”, la sgrida Ginny, “Sono perfettamente in grado di difendermi da sola dalla lingua biforcuta di quella sottospecie di furetto albino che hai per fratello”, lo insulta, tanto per vendicarsi di quello che stava per dire prima a Harry.
“Ehi, Piattola, dacci un taglio”, si offende il biondo.
“Vedi di darcelo tu, Malferret”, lo avverte Harry.
“La volete piantare di litigare, voi due, o vi devo togliere cinquanta punti ciascuno?” Sbotta Hermione.
“Ehi, io sono Grifondoro, non puoi togliere punti alla tua stessa Casa!” In realtà, Harry conosce bene l’amica e sa perfettamente che è capace di fare questo e altro, in nome delle regole.
“E io sono Caposcuola, oltre che tuo fratello”, cerca di ammansirla Draco, come se fosse possibile. Quella questione, però, gliene sovviene un’altra: “A proposito di punti tolti…”, guardando minacciosamente Blaise, mentre i tre Grifondoro sogghignano.
“Ehm… Hermione, se non sbaglio domani mattina avete Pozioni con noi. Se vuoi, ti accompagno in camera, così ti aiuto a ripassare…”. Blaise prova a levarsi d’impiccio.
“Oh, ti ringrazio moltissimo Blaise, ma non credo ce ne sia bisogno: basta che mi dici qual è stato l’ultimo argomento trattato e poi posso studiare in compagnia di Harry, in fondo anche lui ha bisogno di un cospicuo ripasso”, lo prende in giro lei, non mancando di sottolineare la parola ‘cospicuo’, fissando l’amico, che deglutisce a vuoto.
“Non ti devi preoccupare, Blaise: mia sorella è perfettamente in grado di ripassare da sola, e poi non vorrai mica renderti complice di Grifondoro, casomai Lumacorno decida di regalare loro dei punti extra”. Draco è deciso a non farsi sfuggire l’occasione di torchiare i tre colpevoli.
“Ehi, noi Grifoni non abbiamo bisogno di nessun punto regalato. Tutti nostri punti sono stati ampiamente guadagnati!” Si offende Harry.
“Andiamo Harry?” Lo riprende Ginny.

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“Hermione Narcissa Malfoy: mi stai dicendo che vi siete baciati un’altra volta, in sprezzo al pericolo, e di fronte a tuo padre?” Ginny non crede alle sue orecchie. Era convinta che Hermione facesse penare Blaise da quel punto di vista, e invece…
“Beh, sì, immagino che lui fosse lì vicino, ma… ecco… vedi…” Si imbarazza Hermione. Lo sapeva! Avrebbe dovuto studiare, non raccontare tutto per filo e per segno all’amica!
“Cosa dovrei vedere?” La prende questa in giro.
“Uff…” è l’unica risposta che la rossa ottiene.
“Sai, Hermione? A volte mi sembri Harry, da quanto ti imbarazzino certi argomenti”, la scuote l’amica, contenta che il suddetto è fuori dalla camera della Caposcuola, rigorosamente sigillata e insonorizzata.
“Io non ne sarei così certa”, si lascia scappare la riccia.
“Cosa vorresti dire?” Ginny assottiglia pericolosamente gli occhi.
“Cosa?” Le chiede l’altra, facendo finta di niente.
“Hermione… non puoi lanciare la mano e nascondere il sasso, lo sai vero?” Ginny si confonde su un modo di dire babbano, senza neanche accorgersene, assumendo, anzi, un’espressione più che mai convinta.
“Certo Ginny, lo so che non posso lanciare la mano”, tergiversa la Caposcuola.
“Hermione! Smettila subito di prendermi in giro e dimmi cosa diavolo volevi dire prima”, la obbliga.
“Prima quando?” Fa ancora finta di niente, ma vedendo il cipiglio deluso dell’amica, si arrende, tanto ormai la gaffe è fatta. “Quando ero ancora in ospedale, il giorno in cui i miei familiari e Blaise sono stati dimessi, Draco ha avuto uno scontro fisico con Harry, perché non condivideva il fatto che fosse lui la mia guardia del corpo”, comincia a raccontare la ragazza.
“E fin qui tutto normale, ma non si tratta solo di questo, vero?”
“No, quando sono stati separati dall’altro Auror hanno cominciato a parlarsi quasi civilmente, certo senza risparsi frecciatine, e… ecco… vedi… a un certo punto Harry se ne è uscito che il suo tipo ha due… coppe, accompagnando le parole con i gesti. Io, però, l’ho fermato subito”, si affretta ad aggiungere. Inspiegabilmente, però, anziché arrabbiarsi, Ginny scoppia a ridere.
Hermione la guarda come se avesse visto veramente un gruppo di Nargilli ballare la Polka sulla sua testa.
“Merlino, Hermione, davvero ha detto quelle cose accompagnandosi con le mani?” Domanda Ginny, tra una risata e l’altra. “Pensa se avevo tre seni!” Ma si fa subito seria: “Ok. Ti dispiace se ti lascio ripassare in santa pace? Io devo fare qualche chiacchiera con un certo ragazzo sopravvissuto due volte, ma che non sarà tanto fortunato la terza”.
“Ginny, solo… cerca di non andarci troppo pesante: deve rivalutarsi agli occhi dei suoi superiori, non perdendomi mai di vista: non vorrei saltare altre lezioni, dovendo stare attaccata al suo letto mentre lui è in infermeria”, acconsente Hermione.
“Tranquilla”, mentre un ghigno sadico le increspa le labbra.

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“Tu! Lurida Serpe!”
Appena entrato nella propria Sala Comune, Draco viene aggredito da una furia bionda.
“Ti ricordo, Daphne, che sono il tuo Caposcuola, e che anche tu sei una Serpe!” Le risponde, con calma.
“CAPOSCUOLA UN CORNO!” Il tono usato da Draco nel risponderle non ha fatto altro che innervosirla ancora di più.
“Si può sapere che hai tanto da urlare?” Draco si siede scomposto su una poltron, mentre Blaise si appresta a gustarsi lo spettacolo: lo sanno anche i sassi che con Daphne non si scherza, e il suo amico ha proprio deciso di scavarsi la fossa da solo.
“Tu… razza di microcefalo sottosviluppato: come hai osato anche solo pensarla una carognata del genere!” Continua a insultarlo.
“Adesso basta: o mi dici di cosa stai parlando o mi lasci in pace, anzi no, vai a chiamare Theo, ho qualche cosina da dire a voi tre”, indicando anche Blaise.
“Tu hai qualcosa da dire a noi? Oh, di questo puoi esserne certo, ma non a noi tre, bensì a mia sorella: cosa diavolo ti è saltato in testa di dire che tu, uomo, puoi cornificare liberamente, e lei, donna, deve stare a casa a fare la calzetta?” Sbotta infine.
“Io non ho mai det- ma io la uccido!” Si alza come se fosse stato fulminato.
“Draco… Draco, fermati” Blaise cerca di placare il suo amico, diretto come una furia alla Torre di Grifondoro.
“Vuoi un consiglio, Blaise? Comincia a pensare all’epigrafe che vuoi sulla lapide della tua fidanzata”, lo fulmina l’altro.
“Andiamo Draco, non hai nessuna prova che sia stata lei a spifferare tutto”, cerca di farlo ragionare.
“Solo tre persone sapevano di quello: io, te e mia sorella. Devo forse dedurre che sei stato tu a spifferare tutto?”
“Stai scherzando, vero? Sai perfettamente che io non ti farei mai una bastardata del genere”, si difende Blaise.
“Quindi, come vedi, resta solo Hermione. Del resto l’ha sbandierato a nostra madre, potrebbe benissimo averlo strombazzato anche ad Astoria e Daphne”, continua a impuntarsi Draco.
“Ma se Hermione ha parlato con Narcissa, non potrebbe essere stata quest’ultima ad informare le sorelle Greengrass?” Conviene Blaise.
“Mia madre non farebbe mai e poi mai la spia. Certo mi ha fatto una lavata di capo coi controfiocchi, però di qui a scrivere ad Astoria…”
Intanto, sono arrivati di fronte al quadro della Signora Grassa.
“Draco, aspetta… Non vorrai mica entrare lì dentro sul serio?” Blaise tenta ancora una volta di far desistere dall’intento omicida il suo amico.
“Blaise, levanti da lì, o ti schianto”. Draco, però, è più che convinto di rendere vedevo il suo amico prima ancora che questo riesca finalmente a sposarsi.
“Draco, ascolta, tu sai da quanto tempo io sbavi dietro tua sorella, non puoi ucciderla a pochi giorni dal matrimonio, ti prego”, lo implora.
“Blaise, ti avverto: conto fino a tre, poi sono fatti tuoi… Uno… Due…”
“E va bene, ma sappi che non starò a raccogliere i tuoi pezzi, quando ti renderai conto che tua sorella è innocente”, sbuffa, levandosi.
“Cielo”. Draco quasi urla la parola d’ordina, obbligando, di fatto, un’insolita Signora Grassa silenziosa a spostarsi per far entrare le due Serpi.
“Blaise, Draco. Che ci fate qui a quest’ora?” Hermione è rimasta sorpresa di trovarsi di fronte suo fratello e il suo fidanzato, quando si erano lasciati da poco.
“Dove diavolo è Potter?” Sbotta, invece, suo fratello, dopo aver fatto scorrere lo sguardo in quel luogo.
“In infermeria”, lo informa, facendo spallucce, lei.
“Cos’è successo? Tu stai bene, vero? Non è che McLaggen ti ha fatto qualcosa e lui c’è andato di mezzo?” Blaise si precipita al suo fianco, prendendole le mani.
“Blaise, tranquillo, io sto bene, come puoi vedere”. Vorrebbe rassicurarlo, ma il tono che le esce di bocca è un po’ acido. “Le Fatture Orcovolanti di Ginny non perdonano”. Questa volta, quasi sorride, mentre parla.
“E cosa avrebbe fatto per meritarsele? Non che mi dispiaccia, ovvio. Sono quasi tentato di fare una statua alla Piattola”. Se c’è una cosa che accomuna i due fratelli Malfoy, questa è la curiosità.
“Sempre gentile, Malferret, a quanto sento”. Ginny è appena rientrata dall’infermeria, da sola. Harry, invece, vi passerà la notte, ma secondo Madama Chips, l’indomani tornerà in perfetta forma e sarà in grado di seguire tutte le lezioni, a cominciare dalle tre ore di Pozioni.
“Se ne vuoi, ce n’è anche per te, non preoccuparti”, lo minaccia, “comunque, se proprio vuoi saperlo, non ho gradito il suo commento sul mio fisico”.
Draco alza un sopracciglio non capendo di cosa stia parlando, certo non è una bellezza, ma neanche lo Sfregiato lo è.
“Ginny si riferisce a quando in ospedale Harry ha parlato di lei, mimando i suoi seni con le mani”, spiega, come se fosse una cosa ovvia, Hermione.
Draco riduce pericolosamente i suoi occhi a due fessure, mentre le domanda con tono mellifluo: “Potter le avrebbe davvero confessato quella nostra nostra… conversazione?”
“Ehm… veramente, ecco… credo che sia scappato a me”, esala la riccia.
“Ah, ti è scappato, eh?” Ironizza, trattenendosi a stento dallo schiantarla seduta stante. Tuttavia, si rivolge al suo amico: “E tu, hai ancora bisogno di prove per capire che razza di Serpe travestita da Grifona è la tua fidanzata?”
“Ascoltami bene, sorellina, adesso tu vai da Astoria e le dici che ti sei inventata tutto!” Urla, senza più alcun riguardo
“E cosa c’entra Astoria, adesso?” Forse lo spavento della sera prima è stato fatale ai pochi neuroni di suo fratello, perché Hermione proprio non riesce a capire cosa c’entrino Harry e Ginny con Astoria.
“Blaise, levamela di torno, o giuro che le tiro il collo”, sbotta Draco, senza degnare la sorella di una risposta.
“Tu cosa vorresti farmi?” Tuona Hermione.
“Hermione, per favore, sii sincera: sei stata tu a raccontare ad Astoria la trovata di tuo fratello sulla cornificazione tra Purosangue?” Le chiede con calma Blaise.
“No, dico, vi siete bevuti tutti e due il cervello? Da lui me lo sarei anche aspettato, ma tu mi hai profondamente deluso Blaise”. Si sfila l’anello dall’anulare destro e glielo getta addosso: “Questo regalalo a una di cui ti fidi ciecamente”.
Lo sguardo ferito, colmo di lacrime, gira le spalle al suo ormai ex-fidanzato e si ritira nella propria camera, seguita da un’indignata Ginny.