domenica 26 luglio 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 24




È
 davanti allo specchio: indossa un abito lungo di seta rossa, con una sola spallina, la quale scende a formare un drappeggio sul seno sinistro, con ricami floreali in filo dorato sul corpetto, che scende diagonalmente verso la gonna morbida e a pannelli, da cui, dietro, proprio sotto i gancetti, si allunga in un piccolo strascico.
I capelli, come già al suo compleanno, sono stati raccolti come quelli dei ritratti nei cammei, trattenuti da una miriade di forcine.
Ai piedi indossa dei sandali dorati, come la stola d’impalbabile organza e la pochette rigida.
“Sei stupenda. Quel vestito ti sta d’incanto, per quanto io continui a preferire il verde”, esordisce Draco, entrato nella sua stanza, con in mano un cofanetto di legno, del tutto simile a quello che stringeva tra le mani suo padre al suo debutto. Le paiono passati secoli da allora, non tre mesi.
“Grazie”, gli risponde con la voce tremante.
“Senti… sei sicura di quello che stai facendo? Nostro padre-”, ricomincia Draco. Non riesce a capire perché sua sorella si intestardisce a non voler essere accompagnata da Lucius, anzi, a essere sinceri non lo vuole proprio vedere a quella festa.
“Se anche tu ti vergogni di me, non ha che da dirlo. Sono grande abbastanza per arrivare da sola al Salone delle Feste, non ti preoccupare”, gli impedisce di finire la frase.
“Hermione, io non mi vergogno affatto di averti come sorella, all’opposto, dovresti essere tu a vergognarti di avermi come fratello, visto che io ho il Marchio Nero e tu sei un’eroina, ma nostro padre sta soffrendo per questa tua scelta. Hai dato a tutti una seconda possibilità. Perfino a me che ti ho sempre disprezzato fin da quando ti ho visto la prima volta sull’Hogwarts Express, perfino Weasley l’hai perdonato, nonostante ti abbia trattato peggio di una pantafola da buttare: perché non riesci a perdonare nostro padre?” Cerca ancora di farla tornare sui suoi passi.
Quando poco prima Lucius l’aveva fatto chiamare per porgergli quell’astuccio, l’aveva visto sofferente, come non gli era mai capitato di vederlo.
Sconfitto. Ecco cosa gli aveva letto nello sguardo. Nemmeno quando erano  tenuti prigionieri a casa loro dal Signore Oscuro l’aveva visto così abbattuto. E tutto per colpa di quella testona di sua sorella.
“Mi aiuti ad allacciare questa collana, per favore?” Hermione ignora volutamente il discorso di Draco.
Sbuffando, il ragazzo le si avvicina e le chiude la plendida catenina con un pendente in rubino e diamante, accompagnata da un paio di orecchini anch’essi in oro giallo con rubini e diamanti.
“Sei la sua unica figlia femmina, non credi sia suo diritto accomparti dal tuo fidanzato?” Continua imperterrito. Conosce bene Hermione: sa che, nonostante finga di non ascoltarlo, le sue parole penetrano nel bel cervellino della ragazza. Spera solo che quando lei rivedrà le proprie posizioni, non sia troppo tardi.
“Una figlia femmina che lui non desiderava. Merlino, Draco, lui era d’accordo con Bellatrix riguardo il mio rapimento!” Sbotta lei, infine.
Per Draco è già una piccola vittoria averle fatto scoprire il fianco.
“Te l’ha forse detto lui?”, tenta ancora una volta di farla riflettere.
“Oh, avanti Draco, a volte mi sembri veramente ingenuo: credi sul serio che nostro padre ammetterebbe la sua complicità nel rapimento della propria figlia? L’ho capito perché si è contraddetto troppe volte, e anche nostra madre lo crede”, si affretta ad aggiungere.
“A proposito di nostra madre… sai per caso chi è stato a spifferarle quella cosa sulla cornificazione?” Le soffia troppo vicino.
Ahia, guai in vista.
Hermione si morde il labbro inferiore.
“E smettila di morderti le labbra, o finirai per mangiarti il rossetto!” La  riprende.
“Stavamo parlando di rapporti tra marito e moglie e forse mi è sfuggito qualcosa al riguardo, ma non ho usato quella parola”, si preoccupa di specificare.
“E va bene. Dai, andiamo, gli ospiti sono già tutti arrivati. Manchiamo solo noi”, sospira. Deve ricordarsi, la prossima volta, di non confidarsi con lei. Per Salazar, più che una Grifona, le pare un pappagallo!
“Draco…?” Si ferma appena prima che suo fratello apra la porta della sua camera.
“Sì?” Terrore. È quello che le legge negli occhi. Terrore allo stato puro. “Andrà tutto bene, tranquilla. Hai già affrontato tutta quella gente una volta, e non è successo niente. Poi, questa volta, ci sarà Blaise al tuo fianco”, si sente in dovere di rassicurarla.
“E se… se ci fosse anche lui?” Chiede ancora, tremando.
Non è affatto necessario essere geni per capire a chi si sta riferendo. La prigionia è durata solo poche ore, ma la malattia, anche se esternamente pare debellata, le ha lasciato strascichi indelebili dentro.
“Ci sono gli Auror. E le protezioni del Manor. Non ti accadrà nulla”.

§ § § § § § § § § §

“Draco, cosa…?” In fondo al lungo corridoio, poco prima del grande scalone in pietra, Lucius sta attendo, perfetto nel suo smoking nero, con i lunghi capelli biondi legati dietro la nuca con un nastro di seta, nero anch’esso.
“È suo il diritto di condurti da Blaise, Hermione. Dagli questa possibilità: non devi rivolgergli la parola, se non te la senti, solo porgergli il braccio. Non devi farlo per nessuno, solo per te stessa”, le sussurra all’orecchio il fratello.
L’idea è stata di Narcissa. Non è convinta delle spiegazioni ricevute dal marito, ma non tollera che le tradizioni non vengano rispettate.
“Dovrò anche ballarci assieme, allora?” L’ha proferita come una domanda, ma non si attende una risposta: sa perfettamente cosa le impone il galateo.
“Solo un valzer”, la rassicura Draco.
“Di chi è stata l’idea?” Si informa ancora.
“È importante?”
“Non voglio entrare nella camera sbagliata e commettere un omicidio inutile”, minaccia lei.
“Ecco, allora preferirei non risponderti”, sogghigna lui.
Intanto, sono arrivati davanti all’uomo che porge silenzioso il braccio alla ragazza.
Questa, sospira chiudendo gli occhi e, silenziosa anch’essa (ma stringendo così forte i denti che quasi scricchiolano), vi appoggia la sua mano.
Insieme, scendono lo scalone, seguiti da Draco e Narcissa.
In fondo, ad attenderla con un piede sull’ultimo gradino c’è Blaise, fasciato in uno smoking bianco.
“È il mio giglio. Te l’affido affinché tu ne abbia cura come ne ho avuto fin’ora io”. Lucius porge il braccio di Hermione a Blaise.
Hermione deve fare appello a tutto il suo autocontrollo per non mostrare a tutte quelle Serpi una palese smorfia di disgusto alle parole pronunciate da suo padre.
Blaise si esibisce in un elegante baciamano prima di sfilare dalla tasca una scatolina in velluto azzurro con lo stemma degli Zabini.
Aprendola, recita alcuni versi di Pablo Neruda, un poeta babbano. Sa che Hermione apprezzerà questa sua scelta:


Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.[1]


Hermione resta senza parole, più per la dichiarazione che per l’anello, una rosa in opale rosa sormontata da una rosa più piccola in diamanti e zaffiri rosa e blu.
Anche gli astanti sono rimasti muti a quelle parole, sicuramente una dichiarazione inusuale e una delle più lunghe che abbiano mai sentito, ma toccante.
Appena Blaise infila l’anello all’anulare destro di Hermione, com’è in uso nel Mondo Magico, l’orchestra attacca le prime note del Valzer. Tocca ai due fidanzati aprire le danze, cui seguono, dopo i primi tre giri di rappresentanza, Lucius e Narcissa, in qualità di padroni di casa, Avalon con suo fratello Aonas, in quanto parenti più stretti di Blaise, e Draco con Astoria.
Infine, è la volta di tutti gli altri.

§ § § § § § § § § §

“Adoro Pablo Neruda”, gli sussurra, mentre stanno ancora ballando.
“Ero sicuro che avresti apprezzato la mia scelta”, le confida Blaise, “Sai, la mia famiglia è sempre stata definita stravagante dall’élite dei Purosangue, per via delle affinità che abbiamo avuto in passato – e che continuiamo ad avere – con i Babbani. Neruda, Tagore, Gibran, ma anche Dickinson, Wilde, Shakespeare, sono tra i miei autori babbani preferiti”.
“Non lo sapevo”, gli confessa Hermione.
E come avrebbe potuto, dopotutto? Vero che la famiglia di suo padre sono secoli che intrattiene rapporti commerciali con i Babbani, ma quella sua passione per l’arte babbana gli è nata solo dopo aver conosciuto una certa Hermione Granger, che a quell’epoca tutti credevano una semplice Natababbana.
“La Distanza - non è il Reame della Volpe Né da Staffetta di Uccelli Annullata”, comincia a decantare in versi, fermato dalla fidanzata: “La Distanza è
Fino a te, Amore mio”.[2]
“Mi hai chiamato amore mio”, la prende in giro lui.
“Cretino…”
“Donna crudele”, con fare melodrammatico, “così tu m’uccidi: ma puoi sempre riportarmi in vita”, le suggerisce, pieno di speranza.
“Alzati e cammina, Lazzaro”, lo irride lei.
“Come, scusa?” Chi è Lazzaro? E lui è già in piedi, e poi stanno ballando… “Chi è questo Lazzaro? Devo essere geloso?” Le domanda, tra lo scherzso e l’offeso.
Hermione è tentata di ridergli in faccia, ma riesce a trattenersi: “E meno male che la tua famiglia dovrebbe essere Filobabbana: si tratta di una leggenda babbana, appunto”[3], gli spiega.
“Ehm… capisco, ma io mi riferivo a qualcosa di più romantico”, in tono un po’ risentito.
“Per esempio?” Decide di stare al suo gioco, dopotutto sapeva che sarebbe successo; d’altronde ha già baciato altri ragazzi, e allora perché si sente così in imbarazzo?
Blaise non riesce a credere alle proprie orecchie: gli ha appena dato il permesso di baciarla?
Le accarezza le labbra con le sue, mordicchiandole il labbro inferiore, per chiederle l’accesso.
Lentamente, Hermione socchiude le sue labbra, permettendo alla lingua del ragazzo di esplorare la sua boccca. Le accarezza il palato, le lambisce i denti, gioca con la sua lingua…
Esistono solo loro, mentre attorno a loro il tempo pare essersi fermato.
“Ehm, ehm…”, un tossicchiare forzato li riporta bruscamente alla realtà, “credo che adesso tocchi a me danzare con mia figlia”.

§ § § § § § § § § §

“Il rosso ti dona”, è la frase più intelligente che Lucius trova da dire a Hermione.
“Grazie”, è la risposta, glaciale, di Hermione.
“Non hai proprio intenzione di ascoltarmi, vero?”
“Ho ascoltato fin troppo. Non credo di avere la forza di sentire altre bugie”
“Hermione-”, ma la sua protesta viene interrotta da un tremore che sconvolge il Manor, mentre le luci delle candele e delle fiaccole si spengono improvvisamente, per accendersi subito dopo.
Qualcuno ha cercato di forzare le protezioni del Manor.



[1] “Il tuo sorriso” di Pablo Neruda.
[3] L’episodio della resurrezione di Lazzaro è narrato nei Vangeli; qui ho parlato di leggenda anziché di religione, perché, come ebbe a dire Joanne Harris in un’intervista, la religione di uno è la superstizione di un altro. Spero, comunque, di non aver urtato la sensibilità di alcuno.





domenica 12 luglio 2015

#booksnotbullets


«Voglio che i leader del mondo scelgano i libri, non le pallottole». Così Malala Yousafzai, la ragazza pakistana sopravvissuta a un agguato dei taleban e diventata poi attivista per i diritti delle donne e dei minori, che lancia una nuova campagna: quella di sensibilizzare i potenti a investire nell'istruzione, invitando le persone comuni a condividere una propria foto col loro libro preferito. Io ho scelto "Lo Zoo" di Marilù Oliva​, perché se gabbia materiale è quella che costruiamo per rinchiudere le persone affinché possiamo controllarle, è, a nostra insaputa, quella che contemporaneamente avvolge la nostra anima, stringendola sempre più, come le spire di un boa constrictor affamato.

mercoledì 8 luglio 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 23





“Lucius, amico mio”. Lord Annwyn non ha perso tempo: appena saputo che i Malfoy sono stati dimessi, ha chiesto un incontro col capofamiglia.
“Aonas, che piacere rivederti”. Lucius è rimasto sorpreso quando ha letto la missiva dell'amico, ma non ha certo potuto rifiutargli quell'incontro, anche se in cuor suo teme abbia a che fare col fidanzamento dei ragazzi.
“Sono felice di sapere che tu e tua moglie state bene, e che anche Draco non sia ammalato”, continua con i convenevoli.
“Già, i Medimaghi ne sono rimasti piuttosto meravigliati, ma proprio per questo particolare, gli Auror pensano che uno dei complici di Lestrange sia un Guaritore, probabilmente caduto in disgrazia”, gli rivela, come se il suo amico, consigliere anziano del Wizengamot, non ne fosse già a conoscenza.
“Già, purtroppo, però, non sono ancora riusciti a trovarlo: pare che il nome con cui lo conosceva Alfred Pucey fosse fittizio. A proposito, Blaise mi ha detto che Hermione sta rispondendo bene alle cure e che presto verrà dimessa”, lancia il sasso: in fondo è per questo che si trova a Malfoy Manor.
“Sì, non per niente mia figlia è la strega più intelligente della sua generazione: appena ha capito che non aveva scampo, ha provato a chiamare la sua elfa e questa l'ha prontamente portata in salvo, qui da noi. Peccato, che con lei ci fosse anche quel Weasley...”
“Lucius, attento: con me non hai problemi, ma se ti sentisse qualcun altro del Ministero, potresti venire equivocato”, lo avverte. “Comunque, sono venuto qui per parlarti dei nostri ragazzi, Hermione e Blaise. Purtroppo, a causa del rapimento, il fidanzamento non ha avuto luogo alla data stabilita. Tuttavia, sia io che mia sorella auspichiamo che il matrimonio avverrà alla data prevista, quindi...”. Lui è un membro del Wizengamot e non può certo dire apertamente ciò che prima ha detto Lucius, ma è innegabile che la fuga della Malfoy assieme a Weasley l'ha preoccupato: il matrimonio di suo nipote con l'eroina del Mondo Magico porterebbe nuovo lustro alla loro famiglia e per lui è quanto di più importante ci sia.
La sua frase, però, viene interrotta da Narcissa: “Scusami Aonas, ma non pensi che sia controproducente?” Appena ritrovata sua figlia, suo marito le sbatte davanti un matrimonio combinato, poi viene rapita e rischia addirittura di morire, e ora che finalmente è salva, vogliono di nuovo allontanarla da lei?
“Controproducente in che senso, Narcissa? Questo matrimonio unirà due famiglie tra le più importanti” No, non può permettersi di perdere altro tempo, col rischio di un colpo di testa della ragazza.
“Sai perfettamente com'è il nostro Mondo: cosa pensi diranno di un matrimonio celebrato in fretta e furia?” Narcissa continua a perorare la sua causa, trincerandosi dietro le chiacchiere da salotto.
“Aonas ha ragione, Narcissa. Sabato 28 celebreremo il fidanzamento e il 20 dicembre ci sarà il matrimonio”, interviene duramente Lucius.
“Ma tre settimane... cosa dirà la gente?” Narcissa non ne vuole sapere di affrettare le cose.
“Di questo non dovete preoccuparvi: Blaise ha ricevuto una perfetta educazione purosangue, sa perfettamente come fare per non mettere incinta una donna, per lo meno non subito”, cerca di tranquillizzarla Lord Annwyn.
“Non lo mettiamo in dubbio Aonas, anche se non vedo che male ci sarebbe se Hermione avesse subito dei figli”, conviene, invece, Lucius.
“C'è solo un piccolo problema, di cui nessuno di voi due ha tenuto conto: non è detto che i Medimaghi del San Mungo dimettano in tempo Hermione per la festa di fidanzamento. Non si potrebbe quindi festeggiare il fidanzamento il 20 dicembre e il matrimonio dopo i MAGO?” È ancora troppo presto, ma sa che di più non può ottenere.
“Non dovete temere neanche per questo: penserò io a parlare coi Medimaghi”, li rincuora Aonas.
“Bene, allora siamo d'accordo” e Lucius stringe la mano al suo vecchio amico.

§ § § § § § § § § §

È il 25 novembre quando Hermione può finalmente lasciare il San Mungo, mentre la degenza per Ron si prevede ancora lunga. La dialisi ha sortito il suo effetto, tuttavia, è stato trasferito al reparto Virus, a causa della comparsa del Vaiolo di Drago, malattia che, a quanto pare, non ha infettato Hermione.
Tecnicamente, potrebbe rientrare immediatamente a Hogwarts, visto il nullaosta dei Medimaghi, ma una volta tornata a casa, suo padre la mette di fronte a un bivio: o accetta di fidanzarsi ufficialmente quello stesso sabato oppure verrà ritirata da scuola, visto che per lei non è più un posto sicuro.
“Oh, ma certo. Hogwarts non è sicuro, mentre il Manor, sì, vero? Come quando Bellatrix si è divertita a marchiarmi!” Urla.
“Non ti permetto, signorina, di usare quel tono con me. Sono tuo padre ed esigo rispetto. Inoltre, il patto che ho siglato con Lord Annwyn è vincolato con la magia. E tu sai cosa significa, vero? La riprende Lucius, usando dapprima un tono inflessibile, per terminare la frase mellifluamente. “E comunque”, prosegue, “quella volta non potevamo proteggerti. Non Narcissa e Draco, che non sapevano chi tu fossi in realtà; non io di certo, se non volevo vederti morire sotto i nostri occhi”, prova a convincerla.
“Tesoro, ascolta...” Anche per Narcissa quel dialogo ha dell'assurdo, ma come può una donna del suo rango, educata secondo certi crismi, andare contro il proprio marito? Tenta quindi di far ragionare la figlia, ma quest'ultima la interrompe, ignorandola e rivolgendosi al padre: “Avrei una domanda: perché hai permesso a mia zia di rapirmi?”
Lucius sospira stancamente. Avrebbe dovuto aspettarsi che sua figlia, la strega  più intelligente della sua generazione, prima o poi avrebbe sollevato quella questione, tuttavia, sperava che si facesse bastare la spiegazione data a suo tempo al Wizengamot. Sbagliava.
“Nessuno di noi sapeva che eri viva: tutti noi credevamo che Narcissa aveva partorito un neonato morto”, cerca di convincerla, augurandosi di venire creduto.
“Al Wizengamot hai raccontato un'altra storiella. Dimmi: a quale delle due versioni dovrei credere?”
“Lucius... dimmi che ho capito male”. Narcissa non riesce a credere a quello che le è parso di leggere fra le righe: suo marito era d'accordo col rapimento.
“Ora basta! Non intendo tollerare altro! Il fidanzamento verrà celebrato sabato, e prima di Natale, tu sarai la giovane Lady Zabini, chiaro?” Col tono di chi non accetta ulteriori repliche.
“Perfetto. Almeno non sarò più obbligata a respirare la vostra stessa aria!” Esala, uscendo dallo studio del padre.

§ § § § § § § § § §

Cara Ginny,
finalmente i Medimaghi mi hanno dimesso dal San Mungo e si sono espressi favorevolmente riguardo il mio ritorno a Hogwarts.
Purtroppo, però, mio padre ha deciso che questo sabato

Un leggero bussare precede l'entrata in camera di Narcissa: “Tesoro, posso?”
“Sei già entrata, se è per questo”, con tono mesto, senza alzare gli occhi dalla pergamena.
“Hermione! Ti pare il modo di rivolgerti a tua madre?! È questa l'educazione che hai ricevuto tra i Babbani?” Si indigna Narcissa. Ha raggiunto la figlia con l'intenzione di dimostrarle tutto il suo affetto, ma, per Salazar!, quella ragazza a volte è davvero indisponente.
Hermione si gira lentamente verso la madre: “Quello che i Babbani, come li chiami tu, mi hanno insegnato è che il rispetto va guadagnato, così come l'affetto. E ora, se vuoi scusarmi, sono occupata”.
“Tesoro...” Narcissa riprova a ristabilire un dialogo con quella figlia che non ha mai potuto abbracciare e che ora gliela portano nuovamente via.
“Dimmi, mamma”, calcando in modo sarcastico l'ultima parola, “che cos'è per te un tesoro?” Sa di ferirla, come sa che quella donna è capace di grandi gesti per amore dei figli, ma adesso è lei quella ferita.
Narcissa apre la bocca, per richiuderla senza riuscire a proferire parola.
“Già”, è l'amara constatazione della ragazza, la quale ritorna a volgere la propria attenzione alla lettera che stava scrivendo all'amica.

si celebrerà il mio fidanzamento con Blaise.
So che tu avresti preferito vedermi sposata con tuo fratello, ma come ben sai, è stato lui a lasciarmi, nel peg

Un singhiozzo e poi la porta che si chiude la bloccano, mentre una lacrima scende dai suoi occhi. Sa di essere stata forse troppo dura con sua madre. L'unica persona, assieme a Draco, che ha cercato di dimostrarle un po' d'affetto.
Altre lacrime seguono la prima, mentre in un impeto di disperazione, con un gesto del braccio getta a terra tutto ciò che si trova sulla scrivania: “AHHH!”

§ § § § § § § § § §

“Dimmi, mamma, che cos'è per te un tesoro?”
Questa domanda le è arrivata dritta al cuore, ma, anziché rispondere ha preferito fuggire. Del resto lei non è una Grifondoro, ma una Serpeverde, e come una serpe lei agisce, o meglio, scappa.
Perché non ha risposto? Bastava che dicesse: “Un tesoro è quanto di più importante una persona abbia. Io sono fortunata perché ne ho ben due: te e Draco”.
Perché non glielo ha detto?
Perché è fuggita?
Oh, a questa domanda sa rispondere più che bene: si è sentita ferita dalla freddezza di sua figlia. Cosa si aspettava del resto? Che corresse ad abbracciarla solo perché l’aveva scoperta sua vera madre?
Oh, sì che l’aveva sperato.
Aveva veramente sperato che alla rivelazione di Lucius davanti al Wizengamot li accogliesse come un figlio accoglie i propri genitori dopo anni di separazione forzata.
Aveva veramente sperato che fosse bastato il suo gesto davanti al Signore Oscuro quando gli aveva mentito salvando così Potter, affinché provasse per lei lo stesso affetto che provava Draco.
Ma Hermione non è Draco.
È tentata di scrivere ad Avalon Zabini per posticipare un’ennesima volta il fidanzamento, e già che c’è scriverà anche a Minerva McGranitt di poter dare un permesso speciale a Draco, in modo che li raggiunga quella sera stessa. Sembra strano. Fino a pochi mesi prima si odiavano, eppure,una volta scoperta la verità quei due avevano legato veramente.
Narcissa non sa spiegarsi questa contradditorietà in Hermione, ma, soprattutto, non riesce ad accettarla. Tuttavia, decide di soprassedere e di volgerla a suo favore: visto che con Draco ha instaurato un ottimo rapporto, farà sì che lui diventerà la sua spia.
Spia. Che brutta parola, eppure, a mali estremi, estremi rimedi.
Chiederà anche un permesso speciale per Blaise Zabini. Non sa se è in suo potere rivendicare questo diritto, nondimeno, decide di provare: magari lui riuscirà a convincerla.
Questo, naturalmente, non significa che intende perdonare Lucius per il suo comportamento. Non c’era alcuna fretta di velocizzare in questo modo le cose. Ma no, lui deve dimostrare che un Malfoy è sempre di parola!
Maledetto Aonas Annwyn. Gli è grata, vero, per aver loro permesso di riabbracciare quella figlia che LEI credeva persa per sempre, ma a volte si lascia sopraffare dal pensiero che forse sarebbe stato meglio non imporle quella ridicola sentenza obbligandola a vivere con loro al Manor: sono delle Serpi, sarebbero stati certamente in grado di farsi largo nel cuore della ragazza a poco a poco, come è riuscito a fare Draco.
Lui non si è imposto e lei gli ha aperto il suo cuore. Loro, invece, hanno subito preteso, ricevendo, in cambio, porte sbattute in faccia.
Entra nella camera da letto padronale, un tripudio di verde e nero, i colori dei Malfoy, ma, anziché avvicinarsi all’elegante scrittoio in radica di noce dalle gambe magistralmente scolpite con la magia raffiguranti otto serpi (due per gamba) che si attorcigliano tra loro in un movimento perpetuo, si avvicina alla piccola miniatura raffigurante sua madre Druella: “Bambina, è da tanto che non ti avvicini a me”.
“Madre, come state?” Chiede.
“Come una persona che ora non è altro che tela e colori. Tu, piuttosto, ti vedo triste”, la scruta con i suoi occhi castani.
“Ho solo avuto uno scontro con Lucius, come ne avevate voi con Cygnus”, le mente, anche se si tratta di una mezza bugia: lo scontro non è ancora avvenuto, ma accadrà presto. C’è una questione in sospeso tra loro e lei è tutta intenzionata a risolverla, ma prima… prima deve mostrare il suo ‘tesoro’ a Hermione.
“Sarai anche una Serpe, ma sei sempre stata una pessima bugiarda”, la scopre sua madre.
“E chi l’ha detto che le Serpi sono bugiarde?”
“Hai ragione, bambina mia, le Serpi sono ammaliatrici, mai bugiarde. Di cosa hai bisogno?”
“Del mio tesoro”, rivela la parola d’ordine affinché il ritratto di sua madre le consenta l’accesso alla piccola cassaforte.
Prende un piccolo astuccio in legno di mogano, finemente intarsiato con l’emblema dei Black unito a quello dei Malfoy e con questo torna nella camera di sua figlia...

§ § § § § § § § § §

“Hermione! Cosa…?”
Narcissa non si è lasciata intimidire dalla piega che aveva preso il discorso con la figlia e risoluta rientra in quella stanza, ma non è preparata allo spettacolo che si trova davanti: i libri, i suoi adorati libri, buttati per terra, a fare compagnia alle pergamene e alle boccette d’inchiostro, rovesciate sul pregiato marmo, gli specchi tutti rotti, la ragazza rannicchiata in un angolo, la testa nascosta fra le ginocchia, circondate dalle braccia.
“Vattene”, singhiozza Hermione.
“Prima voglio mostrarti il mio tesoro. Ricordi? Mi hai chiesto tu, poco, fa, che cos’è per me un tesoro. Bene, eccoli qui: sono due, vedi?” Narcissa non demorde. Ha tenuto testa all’Oscuro, non sarà certo una ragazzina di diciannove anni a vincerla.
Hermione non vuole assolutamente alzare la testa, ma la curiosità è più grande: vede sua madre, l’algida e sempre impeccabile Narcissa Black in Malfoy, seduta per terra accanto a lei. Tra le mani un cofanetto in legno di mogano, rettangolare.
“Qui dentro ci sono due bacchette. Sono due bacchette speciali che vengono donate a una donna in una particolare occasione”, comincia a spiegare.
“Non è possibile regalare una bacchetta: è la bacchetta a scegliere il mago, non viceversa”, tira su col naso, passandosi la manica del maglioncino sugli occhi ancora umidi, irritandoli un po’. Non le importa cosa pensano i suoi genitori biologici di quell’abbigliamento – babbano – ma lei lo trova comodo e continuerà sempre a vestirsi in quel modo.
“Sì, normalmente è così, ma, vedi, queste sono speciali. Ne avrai una anche tu, un giorno. Ma non è di questo che voglio parlarti: ora voglio mostrartele”. Apre quasi con religioso timore quel cofanetto, custodito gelosamente per tanti anni, anche se all’inizio era tentata di usare il suo contenuto.
“Sono identiche”, esala Hermione, una volta che Narcissa gliele mostra.
“Sì, sono identiche, ma questa è la tua”. Narcissa prende in mano una bacchetta e l’agita davanti a un’attonita Hermione: davanti alle due si staglia l’immagine tridimensionale di un feto: “Questa eri tu a otto settimane… e questa”, agita nuovamente il legno, “è stata l’ultima visita che ho fatto prima del parto”.
Il feto di poche settimane viene sostituito da un bambino – una femmina – che si sta succhiando il pollice.
Stranamente, quando viveva con i Granger e li credeva ancora i suoi veri genitori, non aveva mai avuto la curiosità di cercare le ecografie, ma ora… quello davanti a lei è un bambino vero, vivo, è, o meglio: era, lei.
“Io…” Non sa cosa dire, se non un semplice: “Scusa per prima”.
“Scuse accettate… per questa volta, ma che non si ripeta mai più. E adesso che cosa ne dici di rimettere a posto questo disordine? Sono sicura che non vorrai sfruttare Petra”, la riprende sua madre, “Intanto io vado a scrivere ad Avalon di posticipare il fidanzamento”. Si alza, con un’eleganza che Hermione le invidia: se ci avesse provato lei con un vestito di quella fattura, sicuramente l’avrebbe pestato chissà quante volte.
“No”, soffia la ragazza, rialzandosi a sua volta e fronteggiando la madre.
“Come?” Narcissa è interddetta: era sicura che sua figlia stesse male per via del fidanzamento forzato, ma evidentemente è per qualcosa di più profondo, qualcosa che fa stare male anche lei.
“No… non è necessario. Io… non ho nulla contro la festa, sabato, anzi, sono contenta di potermi fidanzare con Blaise. Lui è sempre stato gentile con me, anche quando mi credeva una semplice Natababbana”, sceglie con cura l’ultima parola, “Oddio, non lo amo e lo considero semplicemente un amico, e forse lui meriterebbe una donna che lo ami sinceramente, ma ecco…”, si morde il labbro inferiore: non sa come affrontare quell’argomento. La donna davanti a lei sarà anche sua madre, ma per lei è ancora una completa sconosciuta.
Si vergogna quasi subito di quel pensiero, anche se è la verità: Narcissa le ha appena aperto uno spiraglio del suo cuore, ora tocca a lei fare il prossimo passo.
Con un sospiro, riprende a parlare: “Sì, ecco… insomma, hai capito, no?”
“No, tesoro, se non componi una frase di senso compiuto non posso capirti”.
Si siede sul bordo del letto, facendo cenno alla figlia di imitarla. In realtà, ha capito perfettamente dove vuole andare a parare, ma vuole che sia lei ad affrontare il discorso. In fondo è una Grifondoro, e i Grifoni i problemi li attaccano di petto, non li aggirano come le Serpi.
“Ecco… lui mi ha fatto capire che io gli piaccio, anche se non me lo ha detto apertamente, e io, beh, io gli ho detto che per ora non posso promettergli quel tipo di amore. Ma non perché mi senta ancora legata a Ron, sia chiaro”, si affretta ad aggiungere, per paura di essere fraintesa, “cioè, lo considero ancora un mio amico, ma come potrei essere ancora innamorata di lui? Lui mi ha lasciato proprio quando io avevo più bisogno di lui, e nel peggiore dei modi, tra l’altro, ma voglio lo stesso provare a dargli una seconda opportunità, sempre che non si vergogni a essere amico di una Malfoy”. Ha parlato tutto d’un fiato, dubbiosa che sua madre sia riuscita a seguire il filo dei suoi pensieri.
“Che cosa ha risposto Blaise?” Le domanda, invece, sua madre.
“Lui ha detto che è disposto ad aspettarmi, anche se il matrimonio di Casata prevede la consumazione la prima notte delle nozze, e che io gli piaccio anche perché non sono vendicativa e sono disposta a dare sempre una seconda opportunità”, le confida.
“E allora, qual è il problema?” Si informa, col tono più dolce del suo repertorio.
L’unica risposta che riceve sono gli occhi bassi di Hermione e le sue guance imporporate.
“Oh!” Esclama.
“No… sì… cioè, sì, ma non solo”.
“Andiamo con ordine: qual è la prima cosa che ti turba?” Anche se ha già un’idea in proposito, o meglio, come madre è quello che spera.
“Io sono stata solo con due ragazzi, ma lui a Hogwarts è conosciuto come il signore da una botta e via, secondo solo a Draco”
“Draco… No, non sono sicura di voler conoscere questa parte del discorso”, interviene Narcissa. “Vediamo se ho capito il tuo problema: hai paura che lui possa deriderti per la tua scarsa esperienza in merito? Tesoro, per gli uomini della nostra società è un pregio che la donna abbia scarsa o addirittura nessuna esperienza a riguardo. E poi, se ho capito bene quanto hai detto tu prima, a Blaise piaci così come sei. Non preocuparti. Aprigli il tuo cuore, permettigli di entrarci, poco alla volta, e vederai che ti sorprend - Non è questo l’unico problema, vero?” Chiede tutto d’un tratto.
Hermione scuote timorosa la testa.
“Hai paura che possa stancarsi di te e rivolgere le sue attenzioni a una donna più esperta e disinibita?” Domanda.
“Sì… Draco ha detto che è prassi per i Purosangue tradire allegramente le proprie mogli… Non che non succeda tra i Babbani, sia chiaro, ma è così… così degradante… Ho già avvertito Blaise al riguardo, però: anche se sono una Malfoy, sono comunque cresciuta secondo altri valori e non intendo tollerare un possibile tradimento”.
Mentre Hermione si è lanciata nel tema ‘cornificazione’, Narcissa ha assottigliato pericolosamente gli occhi: appena ne avrà l’occasione, dovrà fare un discorsetto anche con Draco, ma ora la priorità è Hermione.
“Tesoro, nessuno ti chiede di essere clemente in caso di tradimento”, la rassicura la madre.
“Ma Draco…”, si intestardisce lei, senza rendersi conto di aver appena messo nei guai suo fratello.
“A Draco ci penso io, non preoccuparti. Adesso stavamo parlando di te”.
“Beh, io non ho più nulla da dire”, si schernisce la ragazza.
“Sicura?” Lo sguardo penetrante di Narcissa sembra scrutarle l’anima.
Hermione annuisce semplicemente con la testa.
“D’accordo, allora. Se vuoi parlarne ancora, o hai bisogno di altri chiarimenti sai dove trovarmi. Adesso devo andare a parlare con tuo padre, intanto tu rimetti a posto tutta questa confusione. Tra poco si cena”, l’averte un’ultima volta sua madre. Il messaggio è chiaro: la sua assenza al desco non sarà tollerata.
Sbuffando, con un Reparo rimette in ordine la stanza, mentre con un Gratta e Netta toglie le macchie d’inchiostro dal pavimento.
Si accinge, quindi a riprendere la pergamena.

giore dei modi.
Nonostante questo, la nostra amicizia è rimasta salda. Mi piacerebbe, quindi, che tu fossi presente, assieme a Harry, naturalmente.
Credi che la McGranitt ti potrebbe dare un permesso speciale per questo sabato?
Sarei veramente la persona più felice del nostro mondo se almeno voi due foste presenti.
P.s.: potresti chiedere anche a Neville e Luna se se la sentono di chiedere lo stesso permesso per partecipare anche loro?
Tua Hermione.

Avvolge la pergamena attorno alla zampa del suo Puzzle e gli indica a chi consegnarla.
Guarda l’ora: il suo Swatch è un altro oggetto che Lucius avrebbe bruciato volentieri, ma a cui lei è legata. È ancora presto per scendere, quindi decide di studiare ancora un po’ Trasfigurazione. È incredibile quante lezioni ha perso dall’inizio dell’anno. Deve assolutamente rimediare e rimettersi in pari col programma: quell’anno, poi, ci sono anche i MAGO!