sabato 27 giugno 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 22





Dopo due settimane, è chiaro che né i Malfoy né Zabini hanno contratto la malattia, mentre pare che Hermione stia rispondendo bene alla cura a base di antibiotici; tuttavia, i Medimaghi sono restii a dimetterla.
Chi desta preoccupazione è Ron: quando è arrivato in reparto era già in condizioni critiche e ora, ai sintomi della peste bubbonica si sono aggiunti quelli del Vaiolo di Drago. Ai Medimaghi del reparto, non resta altra strada che provare la dialisi, per pulirgli il sangue dall'infezione. Purtroppo, alcuni organi risultano essere già compromessi e questo può pregiudicare la riuscita della cura. In più, non ha ancora ripreso conoscenza: questo significa che non è ancora possibile valutare se il suo cervello ha riportato dei danni e in quale misura.
Nemmeno Harry è ancora rientrato a scuola, assegnato a fare il piantone alla camera della ragazza.
“Che cazzo ci fai qui, Potter?” Salta subito su Draco, non appena viene dimesso  e vede il ragazzo di fronte alla camera di sua sorella.
“Il mio lavoro”, è la serafica risposta del moro.
“Il tuo... cosa?” Al Dipartimento Auror sono ammattiti tutti, per caso?
“Il mio lavoro. Sono un cadetto auror e sono stato assegnato alla sorveglianza della stanza della signorina Malfoy”, spiega con aria professionale.
“Tu cosa?” Gli salta al collo, prendendolo per il bavero. “Tu non dovresti nemmeno entrarci più all'Accademia, visto che mia sorella è stata rapita sotto i tuoi occhi, e solo perché tu guardavi nella scollatura della Piatt...”. Non finisce la frase perché un pugno ben assestato di Harry lo colpisce allo zigomo.
È un attimo.
In men che non si dica, dove prima c'erano due ragazzi che stavano litigando, ora c'è solo più un groviglio di gambe e braccia. È l'Auror di sorveglianza a Weasley che interviene a separarli.
“È questa la professionalità tanto decantata da voi Auror?” Una voce fredda sopraggiunge alle spalle dei tre. Lucius e Narcissa hanno firmato le carte di dimissione e sono passati a salutare Hermione.
“Signore, è stato vostro figlio ad attaccare un cadetto auror. Deve ritenersi fortunato se non parte una denuncia per aggressione”, cerca di difendere il collega, anche se ha visto perfettamente che il primo a colpire è stato Potter. Ma se quel moccioso non l'avesse provocato...
“Io mi sono solo difeso. È stato Potter quello che ha cominciato”, si difende Draco.
“Tu mi hai provocato”, lo redarguisce l'altro.
“È tutta colpa tua se mia sorella è stata rapita e io non ho il diritto di farti notare le tue – numerose – mancanze?” Draco è deciso a non mollare l'osso: non lo vuole a quello vicino a sua sorella.
“Potter, mi sembra più che evidente che mio figlio ha tutte le ragioni di questo mondo. Ora torna a fare il cagnolino da guardia al tuo amico”, lo riprende Lucius.
“Mi dispiace deluderla, signore, ma io sono stato posto a sorvegliare vostra figlia”, con un sorriso sarcastico, che sa tanto di vittoria.
“No”, è l'unica parola che riesce a pronunciare Malfoy senior.
“Mi spiace, ma sono ordini del Dipartimento Auror”, interviene il collega anziano.
“Bene, vorrà dire che andrò a lamentarmi direttamente dal Ministro e dal vostro Capo. Potter, preparati a fare le valigie”, lo minaccia, per poi rivolgersi al figlio: “Draco, non ti dispiace rimanere qui, finché non manderanno qualcuno di più 'professionale' ed esperto? Tu conosci tutti i medimaghi del reparto”.
“Certo, padre”, conviene Draco. Questa volta è lui a ghignare.
“Non sono d'accordo”, brontola, invece, Harry.
“E quando mai tu sei d'accordo con qualcuno?” Draco lo irride.
“Nemmeno io sono d'accordo: non è… professionale”, interviene l'altro Auror.
“Lei non è forse il cane da guardia di Weasley? E allora vada a fare il suo lavoro”, lo riprende Lucius.
“In quanto a te, Potter, è di mia figlia che stiamo parlando, e su cosa tu sia o non sia d'accordo non mi può interessare di meno. Quindi, ora te ne stai bravo a cuccia. Draco, conto su di te per la sicurezza di tua sorella”.
“Certo padre, state tranquillo”.
“Narcissa, vieni, andiamo al Ministero”.
Prima di essere smaterializzata col marito, però, Narcissa fa in tempo a redarguire il figlio: “E tu saresti un mago? Fare a botte alla maniera babbana”, senza nascondere una punta di disprezzo.
“Credetemi madre, con certa gente la magia è solo energia sprecata”.
Lucius si concede un ghigno.

§ § § § § § § § § §

“Ehi, principessa...” Mentre Harry e Draco se le stanno dando di santa ragione, Blasie si è avvicinato al vetro della camera di Hermione.
Nessuno che non sia personale autorizzato può entrare in quella stanza. È possibile, però, una comunicazione tra paziente e visitatori tramite degli aggeggi babbani: i microfoni.
“Che cosa sta sucedendo in corridoio, Blaise?” La ragazza si è avvicinata al vetro e nota immediatamente Draco spalmato su Harry.
“Anch'io ti voglio bene...”, la redarguisce.
“Smettila di fare il cretino, Blaise”, si impunta lei.
“Donna crudele, mi hai appena pugnalato il cuore...”, scherza lui.
“Blaise... non c'è bisogno che io ti dica che ti sono infinitamente grata per avermi portato subito qui, e che mi sento anche tremendamente in colpa, ma si può sapere che diavolo stanno combinando quei due?”
“Hermione, non vedo perché tu ti debba sentire in colpa. Non ho fatto nulla che non volessi fare, tranquilla. E poi mi sono guadagnato due settimane di vacanze extra, anche se quando rientreremo a scuola sarà dura guadagnare i centocinquanta punti che la preside ha tolto a Serpeverde la sera del tuo rapimento, benché credo che la parte più difficile sarà dirlo a tuo fratello...”, chiacchera tranquillamente Blaise, consapevole del fatto che Draco è troppo occupato a menare Potter per sentire quello che lui ha appena detto.
“Cosa avete combinato per farvi togliere tutti quei punti? Non che la cosa mi dispiaccia, ovvio”.
“Sempre gentile, ma chérie. Io non c'entro niente, mi sono solo trovato in mezzo. La colpa è di Daphne e Theo”, scarica subito la responsabilità sui due compagni.
“E cosa avrebbero combinato per far perdere a Serpeverde centocinquanta punti in due?”, gli chiede, curiosa.
Blaise getta un'occhiata preoccupata ai due ragazzi, ma vedendoli ancora occupati, torna a chiacchierare con quella che avrebbe dovuto essere la sua fidanzata a tutti gli effetti già da una settimana: “Ecco, vedi... io ero preoccupato per te e volevo venire a cercarti..”
“Blaise! Come puoi anche solo aver pensato di abbandonare Hogwarts! Io... io... non me lo sarei mai perdonato se ti fosse successo qualcosa a causa mia...”. Il tono di voce, inizialmente tanto stridulo da aver quasi assordato il ragazzo, si è affievlito, diventando quasi dolce, materno.
Sfortunatamente, l'urlo della ragazza è stato sentito anche dall'altro Auror, il quale, vedendo i due ragazzi fare a botte alla babbana, decide di intervenire e dividerli...
“È quello che hanno cercato di dirmi anche Theo e Daphne. Theo, addirittura, mi ha impastoiato per impedirmi di andare a chiedere il permesso di lasciare la scuola alla McGranitt perché, vedi, io volevo fare le cose per bene”, ma vedendo il cipiglio assunto dalla ragazza, continua in fretta: “Purtroppo, Gaza è entrato nella nostra camerata proprio in quel momento e siccome c'era anche Daphne, ci ha condotto tutti e tre dalla preside, dove c'era mia madre, venuta a prendermi perché secondo lei la scuola non era più un luogo tanto sicuro, visto che a lanciarmi l'Imperio è stato un mio compagno di Casa. Comunque”, si affretta a terminare, visto che sono sopraggiunti anche Lucius e Narcissa, e Draco può captare ogni sua singola parola, “dal momento che nel dormitorio maschile, e nella camera che io divido con Theo, si trovava una ragazza, beh, è presto detto: cinquanta punti in meno a tutti e tre. E ora chi glielo dice a tuo fratello?” Esala, disperato.
“Hai diviso la quarantena con lui per due settimane, vuoi farmi credere che non hai avuto tempo?” Lo prende in giro Hermione. Serpeverde sotto di centocinquanta punti: fantastico! Soprattutto visto che Harry è tornato nella loro squadra di quidditch.
“Oh, di tempo ne ho avuto anche troppo. È l'occasione che è mancata. Avresti dovuto vederlo in quei giorni, Hermione: se io gli avessi detto questa cosa dei punti, mi avrebbe mangiato vivo!” Le confessa.
Hermione, per tutta risposta, scoppia a ridere.
“Oh, grazie, fa sempre tanto piacere notare quanto la propria futura moglie condivida la tragedia che ha colpito l'uomo”, ironizza; felice, in realtà, di averle strappato una risata di quelle vere, sincere.
“Beh, sai come si dice, no? Mors tua, vita me...” Si zittisce prima di finire la parola.
Se tu muori, io vivo.
È quello che sta succedendo a Ronald?
“Ehi, principessa”. Blaise si è accorto dell'improvviso cambio d'umore della ragazza e non è certo necessario essere geni per capirne il motivo.
“Scusami, Blaise. Tu sei sempre gentile con me, hai perfino rischiato di ammalarti gravemente pur di portarmi il prima possibile qui al San Mungo e io, invece, ti ripago in questo modo”, col sorriso mesto.
“Sei preoccupata per Weasley, vero? Tranquilla, è normale, non mi sono offeso. Se vuoi posso informarmi”. Blaise cerca di tranquillizzare Hermione. Non sa molto di come il rosso se la stia passando, ma sicuramente non bene, a giudicare dagli occhi rossi che aveva poco prima la signora Weasley.
“Io, lui e Harry siamo praticamente cresciuti insieme, per me loro due sono come i fratelli che non ho mai avuto, se escludi Draco, ma a quell'epoca io credevo di essere l'unica figlia dei Granger, e quando quella sera l'ho visto in quelle condizioni, io...”, si sente in dovere di rassicurare il ragazzo.
“Principessa, guardami e ascoltami bene: io non sono affatto geloso. So che per te Weasley piccolo ha significato molto in passato, come so che ora lo consideri solo un amico, nonostante il modo in cui ti ha trattata, ma è anche per questo che mi piaci: non porti mai rancore e sei sempre pronta a dare una seconda opportunità...”, ma la ragazza lo blocca: “Se stai cercando di placarmi per una tua eventuale futura cornificazione, sappi che non intendo dare una seconda opportunità ai tuoi gioielli di famiglia”, lo minaccia, con una luce birichina negli occhi.
“Ehi, guarda che io non sono Draco!” Finge di essersi offeso.
“Cosa c'entrerei io?” Il ragazzo in questione si avvicina al vetro della camera della sorella.
I due, per tutta risposta, scoppiano a ridere.
“Sono così divertente?” Bercia Draco.
“Dovresti vedere la tua faccia e poi tu c'entri sempre”, lo sfottono i due.
“Ah ah, davvero divertenti. E comunque la colpa è di Potter: è lui che ha cominciato”, si difende Draco.
Sentendosi chiamato in causa, Harry si avvicina anche lui al vetro.
Vedendolo col viso pieno di lividi, Hermione si preoccupa: “Harry, cosa... stai bene?”
“Com'è che quando hai visto me sei scoppiata a ridere e quando hai visto lui ti sei preoccupata?” Draco si impermalosisce del comportamento della sorella, la quale, come risposta, gli riserva uno sbuffo, per poi spostare la sua attenzione nuovamente su Harry, in attesa di una sua risposta.
“Certo, tranquilla, non sono mai stato meglio”, vedendo il viso del suo antagonista pieno di lividi e graffi.
“Smettila, Sfregiato, di guardarmi come se fossi un osso: non sono il tuo tipo”.
“Rassicurati, Furetto, il mio tipo ha i capelli rossi e due...”
“Harry! Stai parlando della mia migliore amica!” Lo riprende, urlando, Hermione.
“Sbagliato, sorellina: sta parlando della sua ragazza”. Adora vedere sua sorella imbarazzata quando si parla di certi argomenti e marciarci su.
“Draco Lucius Malfoy, da quando difendi Harry Potter?” Gli occhi di Hermione pericolosamente assottigliati.
Non le hanno ridato la bacchetta, vero? E in ogni caso, quel vetro è a prova di magia?
“Siamo tutti uomini”, si difende il biondo, per correggersi quando vede la sorella alzare un sopracciglio, “qui nel corridoio”.
“E con questo cosa vorresti dire? Che tra di voi parlate solo di quello?”
“Perché, voi ragazze quando siete da sole non parlate di quanto ce l'abbiamo lungo?”
“Io... io... insomma, si può sapere perché avete smesso di picchiarvi?” Lei ha sempre odiato quel tipo di discorsi. Non che con le amiche non facesse certe confidenze, ma ora si trova davanti a tre ragazzi: uno è suo fratello di sangue, scoperto tale dopo anni di dispetti, un altro è il suo fratello virtuale, mentre il terzo è il suo futuro marito!
“Se vuoi che continui a picchiare tuo fratello, ti accontento subito”, si offre Harry.
“A me sembrava che fossi io a picchiare te”, lo corregge, invece, Draco.
“Eccoli che ricominciano: Hermione comanda e noi maschietti ubbidiamo”, scherza Blaise.
“Blaise, tu non... vero?” Gli chiede, sottintendendo una minaccia.
“Io cosa, amore?” Troppo tardi si accorge di come l'ha chiamata.
“Io... tu... cosa...” Hermione è rimasta spiazzata.

§ § § § § § § § § §

“Voglio sapere perché a proteggere mia figlia non c'è un Auror professionista, ma quel... quel Potter!”
Se con Caramel Lucius era tutto salamelecchi, con Kingsley gli riesce difficile non prenderlo di petto. Sa perfettamente che la sua posizione è alquanto delicata, ma è quell'uomo che gli tira fuori il peggio di sé.
“Buongiorno anche a te Lucius. Lady Malfoy”. Si rivolge a Narcissa con un elegante baciamano.
“Buongiorno Ministro”, lo saluta lei, educatamente, “Io e mio marito siamo preoccupati per Hermione. Cerchi di capirci: a scuola è stata rapita proprio sotto gli occhi di Potter”. Come al solito, tocca a lei mettere le pezze al comportamento del marito.
“Vi capisco perfettamente, ma, vedete, di Lestrange non c'è l'ombra in tutto il Regno Unito e il Capo Auror ha pensato che, semmai avesse intenzione di fare ancora una visitina a vostra figlia, se davanti alla porta della sua stanza ci fosse un Auror con decenni di addestramento alle spalle, potrebbe desistere, invece, vedendo solo un cadetto, potrebbe cadere nella trappola. Non dimenticate che è affiancato da Simpson, un veterano. Inoltre, abbiamo infiltrato altri Auror tra il personale di servizio. Come vedete, Hermione è ben protetta”.
“Cosa significa che non trovate Rodolphus? Vi vantate a destra e a manca di avere sconfitto il Signore Oscuro, e poi non sapete superare le barriere dei castelli?” Si inalbera Lucius.
“Le barriere di tutte le proprietà di Lestrange e Black – non solo dei castelli di Rodolphus – sono state abbattute senza difficoltà e le residenze perquisite e rivoltate come calzini. Tuttavia, di lui e del fantomatico quadro non sono state trovate le più piccole impronte. Abbiamo ragione di credere che oltre a Pucey avesse un altro complice. Purtroppo, non abbiamo ancora scoperto di chi si tratta. E se te lo stessi chiedendo, sì, anche le proprietà di Pucey e di sua moglie sono state perquisite da cima a fondo, ma nulla”.
“E cosa state aspettando a scoprire l'identità del terzo mago? Che vi mandi l'invito per un the?”, ironizza Malfoy senior.
“Trovo la tua ironia del tutto fuori luogo, Lucius, oltre che offensiva della professionalità dei miei Auror”, sbotta Shaklebolt.
“Il Mondo magico ha notato la professionalità dei tuoi Auror. Mia figlia ha rischiato di morire e ancora non è fuori pericolo, grazie alla professionalità dei tuoi Auror”, si indigna Lucius.

Come dargli torto? È da giugno che quel pazzo uccide inisturbato e loro sono solo riusciti a mettere le mani su un suo complice, che non sa molto, tra l'altro. Durante l'interrogatorio, Pucey padre ha detto loro ciò che già sapevano e neanche col veritaserum e la Legilimanzia sono riusciti a carpire informazioni importanti. Solo un nome, evidentemente fittizio.

lunedì 22 giugno 2015

Di inviti e coscienze

Per ogni donna un qualsivoglia commento sul proprio peso è vissuto come un insulto da lavare via col sangue, perché, diciamocelo pure, anche la più magra, una volta che si è messa a nudo davanti allo specchio, vede rotolini invisibili da tutte le parti.
Invisibili per chiunque, ma non per lei.
LA donna.
E allora ecco che un semplice commento, o un invito posto forse con ingenuità su faccia-libro viene vissuto appunto come un affronto personale.
Ma quale può essere il guanto bianco da schiaffare in faccia al malcapitato in quest’epoca moderna,
in cui le pistole cesellate in argento e avorio sono dei cimeli da museo, che nessuno sano di mente oserebbe caricare con una palla di piombo e polvere da sparo? Pena ritrovarsi con una mano amputata.
Il silenzio, viene da rispondere, perché è l’unica risposta all'ignoranza. Ma non è una persona ignorante, verrebbe da controbattere: solo ingenua. No, replica a sua volta il diavoletto della coscienza, è ignorante perché ignora le regole del bon ton. Beh, ribatte l’angioletto della coscienza, non è colpa sua se non è una persona colta.
Non è necessario essere colti per essere educati, dice il diavoletto.
Ma non è stato maleducato, risponde l’altro.
Ah no? Chiede ancora il diavoletto.
No, l’angioletto rimane convinto delle proprie idee.
E tu come lo chiami l’invito che ha appena inviato? Anche il diavoletto è convinto dl fatto suo.
Ingenuità? Lo prende un po’ in giro l’angioletto.
Ma che ingenuità e ingenuità! Ribatte stizzito il diavoletto.
Beh, mica è obbligata ad accettare l’invito, afferma l’angioletto.
E ci mancherebbe altro! Conviene il diavoletto.
Finalmente vi siete messi d’accordo, sbotta la donna, mentre scioglie in un bicchiere d’acqua una bustina di antidolorifico, sperando che le calmi l’emicrania.
Ma l’antidolorifico non farà ingrassare? Non può fare a meno di chiedersi e subito si fionda a leggere sul bugiardino gli eccipienti.
Ma se è un bugiardino, la verità mica la dice…
Oh, non ricominciamo!

N.d.A: Le immagini sono prese dal web. Se qualcuno le riconosce come proprie, me lo scriva nei commenti e io provvederò a inserire i dovuti credits, oppure a rimuoverle, se richiesto.

domenica 21 giugno 2015

CREDO SOLO IN ME, E GIÀ MI FIDO POCO



Oggi pomeriggio, e precisamente alle 16.38, cade il Solstizio d'Estate. Astronomicamente parlando, è il giorno più lungo dell'anno. Esotericamente, è il momento in cui la luce è più forte, ma tanto più è forte la luce, tanto più potente è anche la tenebra: infatti, da questo momento e fino al prossimo 22 dicembre, le giornate si accorceranno inesorabilmente. Nessun modo migliore per festeggiarlo, quindi, che mangiando un buon gelato. Certo, i gusti scelti da me non si possono definire prettamente estivi (stracciatella e tiramisù), però, sempre di gelato si parla. Durante la passeggiata, mi imbatto in una ragazzina con una maglietta dalla scritta volutamente provocatoria: "Credo solo in me, e già mi fido poco". Ora, io non conosco la ragazzina in questione, per cui non posso giudicare se la sua scelta è caduta perché si riconosceva in quel motto o perché era "figa". Di sicuro, posso affermare, con assoluta cognizione di causa, che quel motto definisce me in ogni minimo dettaglio. Io non credo in nessuna divinità, per cui ritengo che l'uomo sia l'artefice della propria vita, eppure, quante volte il mio istinto si è sbagliato e quante volte ho mollato perché non mi ritenevo all'altezza.. Per cui sì, io credo solo in me, e anche così, mi fido poco.

mercoledì 17 giugno 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 21


Non fuggire
i malati di malattie ripugnatnti,
perché anche tu sei fatto di carne”.
(Isacco di Ninive)

“Draco”.
“Blaise?! Che diavolo ci fai tu qui?”
Una volta salutata la madre e ritiratosi nella propria camera, aveva preso della Polvere Volante e si era materializzato a Malfoy Manor, direttamente nella camera dell'amico.
“Anch'io ti voglio tanto bene. Notizie di Hermione?” Il moro non si lascia certo sconvolgere dal “benvenuto” ricevuto, anche se avrebbe qualcosina da rivelargli.
“Se non le sai tu che hai uno zio con le mani in pasta...”, borbotta Draco.
“Mia madre mi ha solo detto che gli Auror stanno torchiando per benino Adrian... Cavolo, ancora non so darmi pace per essermi fatto sorprendere in quella maniera”. Blaise si lascia cadere sul bordo del letto, prendendosi la testa fra le mani.
“Blaise... non mi hai ancora detto cosa diavolo ci fai qui...”, gli occhi di Draco ridotti a due fessure.
“Te l'ho detto, volevo avere notizie di Hermione, e accodarmi a un'eventuale squadra di ricerca”, esala.
“No. Intendevo fuori da Hogwarts”, specifica Draco.
“Oh, quello. Mia madre è venuta a prendermi poche ore fa. Dopo la maledizione che mi ha lanciato un nostro compagno di Casa, ritiene che la scuola non sia più un posto tanto tranquillo. Certo, perché quando c'erano i Carrows era un luogo sicuro, come no?!”
A quelle parole, Draco abbassa lo sguardo, colpevole. È questioni di secondi, però: un Malfoy non ha mai torto, dopotutto. E ha anche notato una lieve nota di incertezza nella voce dell'amico: “Blaise... c'è qualcos'altro che io dovrei sapere?”
“Beh, sai com'è, no?” Prova a tergiversare: confessare all'amico, suo Caposcuola, per giunta, che la preside ha appena tolto centocinquanta punti a Serpeverde gli azzera la saliva.
“No, Blaise, se non me lo dici non posso saperlo”; Draco sta perdendo la pazienza.
“LaMcGranittcihatoltocentocinquantapuntistasera”, spara tutto d'un fiato.
“Eh?” Decisamente, ha perso ogni briciola di pazienza.
“Uff, Draco, tua sorella è appena stata rapita, che cosa ti importa del resto? Andiamo in biblioteca, su”, prova a distrarlo.
“Che cosa c'entra la biblioteca col rapimento di mia sorella? Pensi forse che Adrian l'abbia portata qui?” Che l'Imperio scagliatogli da Adrian gli abbia fuso tutti i neuroni?
“Draco, a volte mi chiedo se ci sei o ci fai. È esattamente quello che avrebbe fatto tua sorella: cercare le risposte nei libri”, gli spiega.
“Certo, perché secondo te nei libri di Malfoy Manor c'è scritto dove Adrian tiene segregata Hermione”, con un tono di voce un po' acido.
“Perché no? O forse credi che l'abbia portata a casa sua, dove sarebbe il primo posto dove gli Auror la cercherebbero?”
“E se così fosse? Non è che Adrian brilli per intelligenza”, espone Draco.
“A quest'ora, sarebbe già a casa, non credi? No, secondo me dietro c'è qualcun altro, forse addirittuara suo padre. Potrebbero averla portata da qualche altra parte, e siccome la tua biblioteca è molto più fornita della mia...”
“D'accordo, scendiamo... È proprio vero: Merlino prima li fa e poi li accoppia”, borbotta il biondo.
“Come, scusa?” Blaise lo guarda con un sopracciglio alzato.
“Niente, niente... andiamo. Tanto, più di così io non posso fare”.

§ § § § § § § § § §

“Padroni! Presto! Padroni! Padroncina è nel salone con amico di padroncina che sta male. Padroncina ha chiamato prima Petra e Petra è andata a prendere padroncina e amico di padroncina”.
Al richiamo di Hermione, Petra si è smaterializzata nelle segrete dove lei e Ron erano tenuti prigionieri da Lestrange e Pucey. Per fortuna, la piccola elfa è poi riuscita a smaterializzare entrambi i ragazzi al Manor. Ora è nella camera padronale, a svegliare i Malfoy.
“Si può sapere cosa stai blaterando, stupido elfo?” Lucius è seccato per essere stato svegliato nel cuore della notte da quello stupido elfo che ha anche le allucinazioni: sua figlia è stata rapita da chissà chi e portata chissà dove e quell'essere li ha svegliati dicendo che si trova nel salone con un amico?
“Lucius... Forse Hermione l'ha chiamata ed è riuscita a farsi portare qui. Forse faremmo meglio ad andare a controllare...”, Narcissa decide di aggrapparsi a quell'esile speranza.
“Narcissa, non crederai a quell'essere, vero?” Lucius è quanto mai diffidente.
“Scendere a controllare non ci costa nulla, tanto non stavamo dormendo...” Tenta di convincere il marito.
“Parla per te, donna”, borbotta, mentre si allaccia la giacca da camera.
“Come, scusa?” La loro bambina è stata rapita e lui stava dormendo?
“Niente, niente. E tu prega, stupida elfa, di non esserti inventata le cose, o quant'è vero Salazar appenderò la tua testa all'ingresso del Manor”, la minaccia.
Intanto, seguito dalla moglie, scende l'ampio scalone. Una volta arrivato nel salone di pietra rimane a bocca aperta: davanti a loro, rannicchiata sul pavimento, vestita di un'improbabile abito babbano e con in braccio il più giovane dei Weasley, c'è proprio la loro Hermione.
“Hermione!” Narcissa non riesce a contenere la sua gioia, ma viene bloccata dalla figlia stessa: “Non vi avvicinate!”, intima loro.
“Cosa? Tesoro, qui sei al Manor, sei al sicuro, non devi preoccuparti”, sua madre non si dà per vinta e cerca di avvicinarsi.
“No!” Urla ancora la ragazza, per poi proseguire: “Vi prego, non avvicinatevi. Già così, respirando la nostra stessa aria, rischiate di ammalarvi anche voi”, mentre le lacrime scendono dai suoi occhi.
Tutto quel trambisto ha fatto accorrere anche Draco e Blaise: “Madre, Padre, cosa...”, ma si blocca a metà frase vedendo la sorella rannicchiata assieme a un febbricitante Ron.
“Hermione! Tu... lui...”. Sua sorella è davvero la strega più intelligente dell'ultimo secolo se è riuscita a fuggire da chissà chi e a portarsi dietro anche la Donnola. Beh, forse a questo punto non è poi così intelligente...
“Hermione, si può sapere di cosa stai parlando?” Lucius prende finalmente la parola.
“Quando Adrian mi ha rapito, mi ha portato a casa sua”, comincia a raccontare, “ma lì è arrivato suo padre che mi ha praticamente smaterializzato in una prigione, come quelle dei castelli medievali. Lì, c'era Rodolphus Lestrange che mi ha fatto mordere da un topo, ma non so quanto tempo fa è successo a Ron, so solo che ha già la febbre... Per favore, non avvcinatevi. Si tratta di una malattia babbana, la peste, ma non so come si evolve quando entra in contatto col sangue magico”, singhiozza la ragazza, mentre a quel racconto, Narcissa si è portata una mano davanti alla bocca, come a impedirsi di urlare.
I sospetti di suo marito, dunque, erano più che fondati: quel pazzo di Rodolphus ha dato avvio al progetto di riportare in vita Bellatrix...
“Lucius...”, riesce solo a mormorare.
Draco, di tutto quel fiume di parole, non ha capito molto, se non che il rosso ha quasi un piede nella fossa e sua sorella rischia di seguirlo.
“D'accordo. Hermione, non serve a niente farsi prendere dal panico. Adesso vi portiamo al San Mungo, d'accordo? Lì, sapranno sicuramente come curarvi”, Lucius prende in mano le redini della situazioni.
“È una malattia babbana...”, singhiozza ancora Hermione.
“Non devi preoccuparti, in quell'ospedale c'è anche un reparto per ferite e malattie non magiche, quindi, stai tranquilla, va bene? Ora, io mi avvicino, e prendo il tuo amico, mentre Draco e Blaise accompagnano te, d'accordo?” Cerca di tranquillizzarla il padre, mentre il fratello, a quelle parole scatta per avvicinarsi a lei.
“Ma...”, tenta ancora lei.
“Nessun ma, Hermione. Hai sentito tuo padre? Adesso noi vi accompagnamo al San Mungo. Non devi più preoccuparti di nulla”, interviene Narcissa, intenzionata a non staccarsi più dalla figlia.
“Cissy, forse è meglio che tu avvisi gli Auror della fuga di Hermione e di Weasley”, Lucius cerca di convincere la moglie a restare a casa, per evitare il contagio.
“Li avviseremo dall'ospedale”, taglia corto lei, trasfigurando con un colpo di bacchetta il loro abbigliamento notturno in abiti più consoni.

§ § § § § § § § § §

“Maledizione! Non possono essere scappati! Sono senza bacchette! Homen Revelio!”
Appena entrato nella cella dove teneva prigionieri Hermione e Ron, Rodolphus Lestrange ha un'amara sorpresa: “Niente... Com'è possibile? A quanto pare quel deficiente di Pucey si è dimenticato di disarmare la mia cara nipotina, non c'è altra spiegazione. È mai possibile che io debba essere circondato da simili idioti? Crucio!” Urla contro il povero medimago, la cui unica colpa è quella di trovarsi al suo cospetto in quel momento.
“Mi... mio signore, io... ero con voi”, balbetta il medimago.
“Smaterializzami in un luogo sicuro”, gli intima, “In fretta, non ho tempo da perdere. Se la mia cara nipotina parla, presto qui ci sarà la festa degli Auror”.
“Che onore che mi fate signore, nella mia casa, ma... il bambino?” Chiede. Non sa fin dove la pazzia ha condotto quell'uomo.
“Ne troveremo un altro. Non voglio correre il rischio d'infettarmi con quello. Tanto, anche se lo troveranno gli Auror, dubito che parlerà”, si sbottona Rodolphus.
“Ma... e il rituale?” Azzarda ancora l'uomo.
“Sei forse esperto di Magia Oscura? Crucio! Ho detto che non tempo da perdere! Muoviti!” Continua a urlargli contro, ignorando le condizioni dell'uomo, appena cruciato.

§ § § § § § § § § §

“Nome e causa del ricovero, prego”. L'infermiera addetta alla reception del San Mungo non si scompone nel vedere Lucius Malfoy agitato: ne ha viste talmente tante!
“Hermione Narcissa Malfoy e Ronald Bilius Weasley, probabile contagio di una malattia babbana”, spiega Lucius.
“Quinto piano, padiglione A. Potete servirvi dell'ascensore numero 3”, e torna a compilare le cartelle.
“Siete sicuri che si tratti d una malattia babbana? Di quella malattia?”
A riceverli è il dottor Richardson, il primo Magonò a essere assunto in quell'ospedale dopo l'elezione di Shacklebolt: fa parte della nuova politica di distensione dei rapporti tra Mondo Magico e Mondo Babbano, anche in funzione della scoperta che molti Purosangue contraevano malattie considerate fino ad allora esclusivo appannaggio dei Babbani. E quali guaritori migliori di coloro che operavano già tra i Babbani?
“Nostra figlia ha detto di essere stata morsa da un topo, e che probabilmente lo stesso roditore ha morso anche il ragazzo, ma non sa quanto tempo fa. L'unica cosa evidente è che ha la febbre e delle piaghe nere”, enuclea Lucius.
“Capisco. Dovremo fare delle analisi per vedere come si è evoluta la malattia una volta entrata a contatto col sangue magico, e se il batterio era già stato modificato magicamente prima. Inoltre, voi quattro siete stati a stretto contatto con i malati, quindi, la quarantena vale anche per voi”.
“Ma...”, prova a controbattere Lucius. Lui, in una stanza d'ospedale in un reparto quasi babbano? Mai.
“Non si preoccupi, signor Malfoy, penseremo noi ad avvertire il Ministero e i genitori del ragazzo”.
“Blaise...”, sussurra Hermione, “Tu... mi dispiace... io...”, tenta ancora di parlare, non sa nemmeno lei cosa dire, però.
“Shhht, tranquilla, va tutto bene. Adrian mi ha solo maledetto con l'Imperio, ma la McGranitt ha sciolto l'incantesimo. Ora sto bene”, La tranquillizza lui.
Hermione risponde solo con un cenno affermativo della testa.
Intanto vengono condotti in una sala illuminata da una strana luce viola.
“Per il momento, è meglio che la signorina Malfoy e il signor Wesley siano in isolamento, mentre voi quattro starete sotto osservazione in questa stanza”, enuncia il medimago.
“Hermione non può stare con noi?” Narcissa è interdetta: lei non ha alcuna intenzione di allontanarsi da sua figlia.
“No, mi spiace. Vostra figlia sta già veicolando nel suo sangue la malattia, perciò ha bisogno di cure più mirate rispetto a voi, i quali, tra l'altro, non sappiamo neanche se siete già stati contagiati. In caso affermativo, continuerete l'isolamento, altrimenti sarete dimessi. In ogni caso, la quarantena è d'obbligo, come è d'obbligo tenervi separati dai malati conclamati”.
Dopo aver fatto accomodare i tre Malfoy e Zabini in quella stanza e aver accompagnato Hermione e Ron in altre due stanze, si dirige verso il suo studio, mentre delle infermiere si accingono a prelevare il sangue dai nuovi pazienti.

§ § § § § § § § § §

“È un onore, per me, Lord Lestrange, avervi ospite nella mia umile dimora”. Il medimago si inchina in modo forse troppo ostentato davanti al Mangiamorte, una volta smaterializzati nel piccolo appartamento a Nocturn Alley.
“Sapevo già che eri un pezzente”. Lestrange si guarda attorno con aria schifata, poi, con un movimento di bacchetta e un incantesimo Estensivo Irriconoscibile, rende quel bilocale molto simile a Lestrange Castle. Successivamente, cerca un luogo dove appendere il ritratto della moglie.
La loro prima mossa, ora, è trovare un'altra vittima, un altro bambino di dieci anni proveniente da una famiglia di Purosangue babbanofili e un'altra coppia di diciottenni, il tutto senza dare nell'occhio.
Come se fosse facile, adesso che Pucey è scomparso dalla circolazione e che quella vipera di sua nipote avrà già spifferato chi c'era dietro il suo rapimento.

mercoledì 10 giugno 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 20



Il mistero dell'esisstenza umana
non consiste nel rimanere vivi,
ma nel trovare una ragione per vivere”
(Fyodor Dostoyevsky)

Deve riuscire a trovare una soluzione.
La prima cosa che le viene in mente è segnare i giorni: quanto tempo ha prima che si presentino i primi sintomi? Cinque? Dieci? Sa per certo che la malattia si presenta con febbre, cefalea, dolori, nausea e vomito e, per finire, compaiono i tristemente famosi bubboni. Nei casi più gravi, possono insorgere anche complicazioni renali, emorragie interne o insufficienza cardiocircolatoria, che possono portare rapidamente alla morte. Nei casi meno gravi, invece, la febbre scende dopo circa due settimane, e i bubboni espellono pus cicatrizzandosi.
Lei e Ron sono maghi purosangue: durante l'intervista con la Skeeter ha fatto la spaccona, ma sa che il sangue magico è comunque diverso da quello dei Babbani. Come reagirà la malattia una volta entrata in contatto con esso? Si evolverà rapidamente, e nella sua forma peggiore, oppure il loro sangue combatterà il batterio?
Se solo sapesse da quanto tempo Ron è prigioniero, perché quasi sicuramente l'hanno fatto mordere da quel ratto appena rapito, proprio come hanno fatto con lei.
Il ratto... Come mai non ha morso Lestrange? Che abbia messo sotto Imperio anche quell'animale?
“Ron... Ron, mi senti?” Prova a sussurrargli, ma riceve in risposta solo un fievole lamento.
Deve cercare qualcosa di appuntito per poter graffiare le pareti, ma non se la sente di lasciare Ron da solo.
Se solo avesse ancora con sé la Giratempo, potrebbe tornare indietro nel tempo e cercare di avvisare suo fratello... Sì, se solo non l'avesse restituita e se solo sapesse dove si trova ora.

§ § § § § § § § § §

“Padre, Madre”. Draco ha avuto il permesso di tornare al Manor per stare accanto ai suoi genitori finché la sorella non verrà ritrovata, viva o... morta.
“Draco...”
Lucius e Narcissa sono appena tornati dal Ministero con un nulla di fatto.
“Allora, cosa dicono al Ministero?” Li incalza.
“Nulla. Assolutamente nulla. Stanno ancora interrogando Adrian Pucey, ma pare che il ragazzo non voglia affatto collaborare. E il Ministro mi ha categoricamente proibito di prendere parte alle ricerche. Sono troppo coinvolto, dice. E vorrei ben dire: è mia figlia quella che è stata rapita”.
“Perché non usano la Legilimanzia o il Veritaserum?” Chiede ancora Draco “E comunque, l'hanno impedito a voi, non a me”, afferma alla fine.
“Cosa stai dicendo, Draco?” No, sicuramente Narcissa ha sentito male.
“A mio padre è stato vietato di partecipare alla ricerca di Hermione, ma io sono libero di muovermi”, conferma lui.
“Scordatelo, ragazzino. Il tuo posto è qui, accanto a tua madre, o tutt'al più a Hogwarts”, interviene, duro, suo padre.
“Bene, allora tornerò a scuola”, si intestardisce Draco.
“Per poterti muovere più liberamente e aggirare il mio divieto? O no, Draco, non è così che funziona. Anzi, ti dirò: ho cambiato idea. Tu resti qui al Manor finché Hermione non tornerà da noi”. Lucius ha capito al volo il piano di suo figlio.
Lo guarda in volto: stenta a riconoscere in quel giovane uomo, il ragazzino viziato e petulante che ogni volta che qualcosa non andava come voleva lui ripeteva allo sfinimento “Mio padre lo verrà a sapere”. La guerra ha decisamente cambiato tutti. Chi in meglio e chi in peggio. Per fortuna, pare che suo figlio sia cambiato in meglio.
“Padre...” comincia Draco.
“Draco, per favore, voglio che tu rimani qui al Manor. Ho bisogno di sentirti al sicuro, almeno tu”. Dell'algida Narcissa Black in Malfoy, solo l'ombra.
“Madre...”, le si rivolge il figlio.
“No, Draco, tua madre ha ragione. Per il momento, per Hermione non possiamo fare nulla, vorremmo almeno essere sicuri che tu sia al sicuro”.
A questo punto, a Draco non resta altro che chinare il capo.

§ § § § § § § § § §

“Potter, ti rendi conto di quello che hai combinato?”
Anche Harry, come Draco ha avuto il permesso di lasciare momentaneamente Hogwarts. Adesso si trova nell'ufficio del Capo Auror a subirsi una sonora lavata di capo.
“Signore, io...”, prova a difendersi il ragazzo.
“Forse non mi sono spiegato bene: non voglio sentire un fiato! Ti rendi conto di quello che hai combinato? Immagino di no. Tu avresti dovuto essere l'ombra di quella ragazza, e invece, mentre lei veniva rapita, tu ballavi!” Gli urla contro Harvey.
“Veramente, non sono mai arrivato in Sala Grande, perché ho incontrato Draco Malfoy, poco lontano dai dormitori di Grifondoro, e poi, mentre lui e la sua fidanzata sono andati a cercarla in Sala Grande, io sono andato a cercarla alla Torre di Astronomia”, spiega lui.
“E di grazia, perché proprio alla Torre di Astronomia? Quando ero studente io, il suo accesso era proibito agli studenti fuori dall'orario di lezione”. Harvey non si lascia abbindolare da quella spiegazione.
“Hermione è Caposcuola, lei ha libero accesso alla Torre e ogni volta che vuole restare sola, è lì che si rifugia”, chiarisce il giovane.
“Mi stai dicendo che non è la prima volta che la perdi di vista?” Harvey assottiglia pericolosamente i suoi occhi marroni.
Harry si accorge troppo tardi di aver commesso una gaffe: e adesso come se la cava?

§ § § § § § § § § §

“Ve l'ho già detto: io non so dove si nasconde la signorina Malfoy. Avete provato a guradare sotto il tavolo?” Adrian Pucey continua a prendersi gioco degli Auror che lo stanno interrogando.
“Davvero mlto spiritoso, il ragazzo, vediamo se con questa ha ancora il coraggio di divertirsi alle nostre spalle” e Johnson tira fuori dal mantello un'ampollina: “Sai cos' è questa, vero?”
“Un'ampolla?” Continua a fare lo sbruffone il ragazzo.
“Precisamente. E sai anche cosa contiene?”
Adrian deglutisce a vuoto: è ovvio che stanno per fargli bere il Veritaserum.
“Sì. Vedo che lo sai. Da bravo, adesso apri la bocca e ingoia il liquido”.
Appena il liquido viene versato nella sua bocca, Adrian lo sputa in faccia all'Auror.
“Maledetto figlio di...”, gli sibila contro Johnson, sollevando il pugno pronto a colpirlo.
L'altro Auror gli blocca il braccio a mezz'aria: “Fermo. Sai che se lo colpisci, poi non potremo usare la sua confessione in nessun modo”.
Adrian ghigna: ce li ha in pugno.
“Va bene ragazzino, fino adesso abbiamo giocato. Ma non ti preoccupare: ne abbiamo da vendere di scorte di Veritaserum. Anche a costo di dover usare mille ampolle, alla fine riusciremo a farti bere il contenuto necessario.
“Intanto è troppo tardi”, ghigna il Serpeverde, ma Johnson, approfittando di quell'attimo di distrazione, gli punta contro la bacchetta: “Legilimens!” Esclama.
Adrian è del tutto impreparato a quell'attacco e nulla può contro la potenza dell'incantesimo scagliatogli contro.
Davanti all'Auror Johnson si formano le immagini di quella sera: Adrian che segue Blaise fino al secondo piano e gli lancia l'Imperius, poi lo fa entrare in un'aula dove lo spoglia e ne prende le sembianze. Sotto le false sembianze di Blaise Zabini, lo vede arrivare davanti ai dormitori di Grifondoro ad aspettare Hermione Malfoy, poi lo vede condurla attraverso uno stretto passaggio fino ad un negozio di dolci, da dove si smaterializza in una villa. Qui, ancora, assiste a un diverbio tra i due ragazzi, poi vede comparire Alfred Pucey che prende in consegna la ragazza, mentre il ragazzo ritorna da dove è venuto. Solo.
Il resto della storia lo conoscono già.
“Il padre del ragazzo, Alfred Pucey, è coinvolto nel rapimento”, afferma alla fine.

§ § § § § § § § § §

“Blaise, ti sei mangiato il cervello?” Theo cerca di far ragionare l'amico.
“È della mia fidanzata che stiamo parlando!” Sputa invece ui.
“No che non è la tua fidanzata che è sparita. E poi ci sono già gli Auror che la stanno cercando”, cerca di farlo rinsavire.
“È solo che...”, il ragazzo si lascia cadere sul letto, privo di forze, le mani a coprirsi il volto. “Theo, tu sai da quanto tempo le sbavo praticamente dietro, anche se lei non se ne è mai accorta, e adesso che finalmente ho una possibilità, una, di dimostrarle quello che provo, puff... lei a un tratto non c'è più”, la voce rotta.
Daphne si siede accanto a lui, carezzandogli la schiena: “Non dire così, sono sicura che sta bene e gli Auror la riporteranno dalla sua famiglia, da te... Adrian le aveva messo gli occhi addosso, non credo che sia così stupido da farle del male”, gli occhi a cercare quelli del fidanzato, come a chiedere una muta conferma.
“Daphne ha ragione, Blaise, sono sicuro che Adrian non le torcerà un capello”, conferma, infatti, Theodore.
“Ragazzi, lasciatevelo dire: i vostri tentativi di consolarmi sono patetici. Non ci credete nemmeno voi in quello che state dicendo, e comunque, io non riesco a stare qui, con le mani in mano”. Blaise è più che convinto a partecipare alle ricerche di quella che lui considera già a tutti gli effetti la propria fidanzata.
“Che cazzo stai dicendo, eh, Blaise? Vuoi forse farti espellere dalla scuola? Perché se è così, non contare su di me per proteggerti da quella furia che è la tua futura fidanzata, perché ti assicuro che quando lo verrà a sapere, e lo scoprirà puoi starne certo, ti farà rimpiangere amaramente di aver preso questa decisione”, cerca di usare un tono duro, in modo da risultare più convincente.
“Ragazzi, sinceramente, io vi ringrazio per i vostri tentativi, ma oramai ho deciso: vado dalla McGranitt e mi faccio avere un permesso. Così, faccio le cose per bene, va bene?”
“No, non va bene un cazzo! Ma finora io ho parlato all'aria?!” Sbotta Theo.
“Come reagiresti se a essere rapita sarebbe stata Daphne?” Blaise cerca di portare l'amico dalla sua parte.
“Ma non è di me e Daphne che stiamo parlando”, conviene Theo.
“Non tergiversare, Theo”, lo richiama il moro.
“Ha ragione lui, Theo, perché non rispondi?” Interviene Daphne. Lei è innamorata di quel ragazzo e quando suo padre l'aveva informata del contratto prematrimoniale, aveva fatto i salti di gioia, ma ora, quel suo non risposndere a quella domanda...
“Daphne, non rispondo perché altrimenti lui si sentirebbe giustificato ad andarsene”.
“Quindi, anche tu faresti di tutto per andarla a cercare, giusto?” Blaise è quasi riuscito ad aggirare l'ostacolo Nott.
“È quello che vorrei fare, te ne dò atto, ma tra il volere e il potere ce n'è di strada...”, afferma alla fine, sconfitto dall'evidenza.
“No, Theo, volere è potere”. Ciò detto, si alza dal letto e cerca di uscire dalla stanza, ma l'amico è più veloce: “Impedimenta!”
“Che cazzo stai facendo, Theo?!” Sibila Zabini.
“Ti sto impedendo di fare una cazzata”, spiega con noncuranza l'altro.
“Liberami subito”.
“Scordatelo”.
“Theo...”, gli occhi pericolosamente assottigliati.
“Blaise...”, il tono di chi sta conversando del tempo.
A scongelare la situazione, un bussare alla porta.
È Gazza, venuto a informare Blaise Zabini che sua madre lo sta attendendo nell'uffico della preside.

§ § § § § § § § § §

Pensa Hermione, pensa.
Qual è la prima regola per vincere una guerra?
Ma certo! Destabilizzare l'avversario.
Già, ma come lo destabilizzo a quello?
Pensa, pensa...
Le prime vittime erano ragazze di diciotto anni a cui ha cucito le palpebre col fil di ferro, poi ha ucciso i miei genitori adottivi, un uomo e una donna più anziani.
Questo significa che prima di uccidere me e Ron deve uccidere un altro bambino? Ma perché bambini di dieci anni? E cosa c'entra la peste bubbonica?
Pensa, pensa... Se il Cappello Parlante era indeciso se mandarmi a Corvonero, un motivo doveva averlo, no?
Dunque, dunque, dunque...
All'inizio pensavo che gli occhi fossero legati all'invidia, anche a causa degli incubi che mi tormentavano. E sempre a causa degli incubi, avevo pensato che semmai ci sarebbero state delle altre vittime, queste avrebbero avuto le mani amputate... E invece si tratta di bambini con la peste bubbonica!
La peste bubbonica si chiama così perché sulla pelle compa...
Pelle! Ecco il collegamento con gli occhi!
Ma la peste non è una malattia della pelle.
Bingo!
Ecco come destabilizzare il caro zietto: il rituale è stato interrotto, sempre che le mie ipotesi siano giuste.
Già, ma a cosa servirebbe?
Oramai, il batterio sta scorrendo nelle mie vene assieme al sangue...
Non uscirò mai viva di qua, e nemmeno Ron... No, un momento. Al Manor, quando chiamavo Petra, lei compariva subito, e anche quando eravamo prigionieri in quella casa, Harry ha parlato con Aberforth credendo fosse il preside Silente e gli ha detto dove ci trovavamo, e lui ha mandato Dobby a salvarci, quindi posso provare a chiamare Petra. Tentare non costa nulla...

§ § § § § § § § § §

“Signora Preside, ho trovato il signor Zabini impastoiato nella sua camera, assieme al signor Nott e alla signorina Greengrass”.
Gaza entra nell'ufficio della preside sospingendo i tre ragazzi.
“Come, impastoiato?” Avalon Zabini è rimasta interdetta: e quelli sarebbero amici di suo figlio?
“Ci stavamo esercitando con degli incantesimi”, si difende Daphne, “non potevamo esercitarci nella Sala Comune: avremmo rischiato di coinvolgere dei ragazzini”.
“Per questo genere di esercitazioni, esiste il Club dei Duellanti. Una ragazza così per bene come lei, signorina Greengrass... nel dormitorio maschile... mi ha molto deluso. Cinquanta punti in meno a ciascuno di voi tre”.
“Ma...”, prova a dire qualcosa Theo.
“Sì, signor Nott? Forse Cinquanta punti non sono sufficienti?” Taglia corto l'anziana.
“Ci scusi, signora preside, non accadrà più”, si affretta a scusarsi per tutti e tre Daphne.
“In quanto a lei, signor Zabini, sua madre è venuta a chiedermi un permesso per lei. Ho cercato di rassicurarla sulla sicurezza della scuola, ma ho ragione di credere che la sua testa in questo momento sia altrove, quindi, per non intaccare il suo rendimento scolastico, ho accettato di darle una settimana di permesso. Mi aspetto, però, che al suo rientro, si rimetta in pari col programma. Signora Zabini”, si rivolge poi alla donna, “per tornare a Villa Zabini potete usare il mio camino”.
“La ringrazio, signora Preside, e le assicuro che al suo rientro a scuola mio figlio si rimetterà subito in pari. Buonasera. Anche a voi ragazzi”, e scompare tra le fiamme verdi del camino, assieme a suo figlio, il quale non si trattiene nel fare un 'ciao ciao' ironico con la mano a Theo: è andato tutto secondo i suoi piani. Il gufo che aveva preventivamente mandato a sua madre ha sortito il suo effetto. Ah, essere previdenti!
“Si sa qualcosa, madre?” Chiede alla donna, una volta arrivati a casa.
“Tuo zio mi ha detto che stanno torchiando Adrian Pucey, ma pare che il ragazzo non collabori... Senti, adesso è tardi, ma domattina vorrei andare a Malfoy Manor per salutare Narcissa e dirle che le sono vicina in questo momento. Gradirei che tu, in quanto promesso a Hermione, mi accompagnassi”, lo informa, sia delle novità al Ministero che delle sue intenzioni.
“Certo, madre, non avete neanche da chiederlo”, risponde lui, prima di inforcare le scale che portano al piano superiore, dove ci sono le camere da letto.


§ § § § § § § § § §

“Allora, medimago, cosa ne dite?” Chiede Lestrange al suo ospite.
“La cena era veramente superba”, conviene l'ometto, poggiando il tovagliolo di candido lino sul tavolo, alla fine del pasto luculliano.
“Non mi riferivo alla cena”, col tono duro.
“Oh”, è la parola più intelligente che riesce a dire il grasso medimago.
L'altro resta in attesa e vedendo che l'uomo non spiccica più una sola lettera dell'alfabeto, gli fa segno di parlare.
“Oh, certo. Avete giocato d'azzardo a rapire ora la ragazza, senza dimenticare che il ragazzo sta già molto male. Temo che non riusciremo ad arrivare a gennaio, con quei due, ma neanche il bambino resisterà fino a dicembre...” Afferma infine.
“Medimago, vi avverto: avete già sbagliato una volta, non tollero altri errori, ne va della vostra vita. E ora andiamo a controllare la situazione...”
Lestrange si alza dal tavolo, ma il guaritore tentenna: “Ma è troppo presto! Il topo l'ha morsa solo poche ore fa. Ci vogliono dai due ai dodici giorni perché compaiano i primi sintomi”, ma al gesto del Mangiamorte di puntargli contro la bacchetta, si affretta ad aggiungere: “Ma certamente una volta che le malattie babbane entrano in contatto col sangue magico non si sa mai come si evolvano”, e si accinge a seguire per le scale verso le segrete il padrone di casa.
Intanto, in una di queste segrete, una ragazza chiama la propria elfa: “Petra!”