venerdì 29 maggio 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 19





Sì, vendetta, tremenda vendetta,
di quest'anima è solo desio...
Di punirti già l'ora s'affretta,
che fatale per te tuonerà.
Come fulmin scagliato da Dio,
il buffone colpirti saprà.
(“Rigoletto”)

“RON!”
Quella cella è stranamente illuminata, e la prima cosa che Hermione vede, appena Pucey l'ha materializzata lì, è il corpo dell'amico, sdraiato malamente sul lercio pavimento, scosso dai tremori della febbre e ricoperto da strane piaghe. Nere.
“Cosa gli hai fatto?!” Gli urla contro, scagliandosi contro quell'uomo, anche se sa che senza bacchetta non può fare nulla.
“Oh, io niente”.
“È stato lui”. Un altro uomo si mostra alla ragazza: Rodolphus Lestrange. In mano, un topo.
A quella vista, la ragazza indietreggia spaventata. Non ha paura dei topi. Per anni, Ron è stato in compagnia di Codaliscia, quello che la spaventa è ciò che quel topo rappresenta.
Per la sua mente non è difficile fare 2+2: gli Auror hanno dato false informazioni ai Magigiornalisti per non creare il panico. La malattia che ha ucciso quei due bambini non è per niente simile al Vaiolo di Drago, ma è... peste bubbonica!
“Dove credi di andare, eh, piccola?” Veloce, Alfred Pucey si è portato alle sue spalle, bloccandola.
“Lasciami! Mi fai male!” Gli urla contro lei, cercando di divincolarsi, mentre lentamente, molto lentamente, pregustandosi l'attimo, Lestrange le si avvicina col topo in mano.
“Se mi accade qualcosa, avrete gli Auror alle calcagna, e a scuola certamente si saranno accorti della mia assenza, e di quella di Adrian”, prova a minacciarli, disperata. Gli occhi, sempre incollati al piccolo roditore. Come mai non ha ancora morso quell'essere abominevole di suo zio?
Zio! In genere è un epiteto affettuoso, adesso le fa schifo anche solo pensarlo.
“Oh, ma vedi mia piccola saccente, Adrian è già ritornato a Hogwarts, per il Ballo di Halloween e dubito che qualcuno, presi come sono tutti dalla festa, si sia accorto della vostra assenza. Inoltre, tu non ti trovi più a casa mia”, le confida Alfred, con un ghigno di derisione stampato sul volto.
“Mio fratello... Mio padre... Harry...”, moromora, sempre più in preda alla disperazione Hermione, facendo ridere Lestrange.
“NOOOOOO!” Urla, quando il topo le morde il braccio.

§ § § § § § § § § §

“Blaise! Oh Merlino, Blaise! Ragazzi, venite, l'ho trovato!” Li chiama Ginny.
“Blaise! Ma che diavolo...”
Lo spettacolo che si trovano davanti i ragazzi, una volta entrati in quella stanza, è a dir poco assurdo: il moro ha indosso solo i boxer e il suo sguardo è annacquato, come se fosse...
“Non toccarlo, Ginny. È sotto Imperio”, la allontana Harry.
“Ma... che significa?” Chiede Astoria.
“Significa che qualcuno si è finto Blaise per avvicinare mia sorella e portarla chissà dove”, soffia Draco, cupo. “Theo, hai detto che tu e Daphne l'avete visto entrare qui dentro con Pucey?”
“Sì”, esala l'altro.
Draco si fionda fuori dall'aula, ma viene placcato da Harry: “Cosa credi di fare?”
“Andare a cercare quel figlio di puttana e farmi dire dove ha portato mia sorella, e magari chiedere alla McGranitt di liberare il mio amico da quella porcheria”, gli soffia contro il biondo.
“Non abbiamo prove che le cose siano andate come dici tu, magari è solo una coincidenza. Si potrebbe cercare di leggergli la mente”, prova a suggerire Harry.
“Sei un Legilimens, per caso? Perché è vero che io ho preso delle lezioni da Bellatrix, ma non ho mai avuto occasione di provarlo e temo di non essere in grado di fare quell'incantesimo senza friggere il cervello”, sputa con rabbia Draco.
Possibile che Potter non si renda conto che ogni secondo che perdono a discutere, le speranze di ritrovare Hermione diminuiscono?
“D'accordo, ma io vengo con te”. Sarà anche fratello di Hermione, e in quei mesi ha dimostrato di tenere a lei come lui non avrebbe mai detto, però rimane sempre lo spocchioso Malferret, Serpeverde. E dei Serpeverde non ci si può fidare.
“No, tu rimani qui con Blaise e le ragazze. Con me viene Theo. Theo!” Lo chiama, “Muoviti! Proviamo in Sala Grande!”
E i due ragazzi corrono verso il luogo dove si sta svolgendo la festa di Halloween.

§ § § § § § § § § §

“Adrian!”
Il ragazzo è appena giunto in Sala Grande, mascherato da Jay Gatsby. Ha sorpreso Pansy di spalle e le ha coperto gli occhi con le sue mani.
Nonostante il costume insolito, che Pansy ovviamente non conosce, la ragazza non ha alcuna difficoltà a riconoscere il suo scopamico.
“Da cosa diavolo ti sei mascherato?!” Gli chiede, perplessa.
“Oh, ecco...”, balbetta. Dannazione! Nella fretta si è dimenticato di cambiarsi e nascondere quel costume a dir poco ridicolo. Si ricorda, però, che Hermione l'ha chiamato Jay: che sia il nome del costume?
Purtroppo, non fa in tempo ad articolare una risposta di senso compiuto che due mani lo afferranno alle spalle: “Dove diavolo hai portato mia sorella?” Gli ruggesce contro Draco.
“Non so di cosa diavolo stai parlando”, si difende Adrian. Un pugno lo colpisce in pieno viso. Pansy strilla, portando su loro tre l'attenzione della preside.
“Malfoy! Pucey! Cosa diavolo vi prende? Cinquanta punti in meno e fuori di qui, subito!”
“Professoressa, abbiamo ragione di credere che Adrian abbia rapito Hermione”, interviene Theo.
“Cosa?!” Che diavolo sta succedendo nella sua scuola?
“Professoressa, glielo giuro. Non so cosa stiano farneticando Malfoy e Nott”, continua a difendersi Adrian.
“Preside, possiamo dimostrare quello che stiamo dicendo”, interviene ancora Theo, per impedire che Draco si scagli un'altra volta contro il compagno di Casa. “Ma deve venire con noi”, la prega.
L'anziana tira un sospiro: riuscirà mai a trascorrere un anno a Hogwarts in santa pace?
“E va bene. Ma sia chiaro: non mi piace essere presa in giro. Nott, mi faccia strada. Malfoy, Pucey, precedemi anche voi”.
Mentre Adrian, strattonato malamente da Draco, si gira per incamminarsi, un'asta di legno, gli cade dalla giacca.
“E questa... Ma questa è la bacchetta di Hermione. Brutto figlio di putt...”
“Signor Malfoy! Moderi il linguaggio nella mia scuola! E lei, signor Pucey, che spiegazione ha da darmi al riguardo?” si indigna Minerva.
“Io... non so...”. Negare. Negare sempre. Anche l'evidenza.
“Te lo dico io! Tu hai messo sotto Imperio Blaise, hai indossato il suo costume, e poi hai rapito mia sorella!” Gli urla contro Draco, alzando il braccio, pronto a colpirlo alla babbana.
“Signor Malfoy!” Urla esasperata la preside. “Adesso l'importante è ritrovare i due ragazzi. Al signor Pucey ci penseranno eventualmente gli Auror più tardi. Adesso andiamo!” E si presta a seguire i tre, mentre l'intera Sala Grande ha assistito attonita all'inconsueto spettacolo: perfino i fantasmi si sono ammutoliti.
L'indomani un nuovo pettegolezzo circolerà tra quelle mura.
“Ma che cosa...” Anche lei, che di cose in tutta la sua vita ne ha viste, resta interdetta nel vedersi Zabini praticamente nudo con lo sguardo perso nel nulla.
“Signor Pucey, mi dica che lei non c'entra nulla con tutto questo!”
“Io non c'entro nulla con tutto questo”, la sfida lui.
Dopo aver liberato il ragazzo dalla Maledizione e aver appellato alcuni abiti, la preside gli si rivolge benevola: “Ricorda qualcosa, signor Zabini del perché si trova in quest'aula, nudo?”
“No, ricordo solo che stavo andando alla Torre di Grifondoro dove mi stava aspettando Hermione, poi ho avuto come la sensazione di essere strattonato da dei fili e mi sono ritrovato qui, con lei e con lo... Tu! Che cosa ci fai col mio costume!” Poi, un'illuminazione: “Hermione! Cosa le hai fatto!” E anche lui cerca di assestargli un pugno, visto che è ancora privo della bacchetta.
“Zab, calmati, così non otterremo nulla”, cerca di farlo ragionare Theo.
“Tanto, oramai è tardi per qualsiasi cosa”, li beffeggia Adrian.
Questa volta nulla può impedire a tre ragazzi di fiondarsi contro di lui e riempirlo di botte.
“Adesso basta!” Urla un'esasperatissima Minerva McGranitt. “Petrificus totalis”, scaglia l'incantesimo contro i quattro ragazzi. “Adesso va meglio”.
“Se promettette di darvi una calmata, vi libero”, sogghigna, consapevole di non poter ricevere risposta. “Oh, che sbadata. Non potete rispondermi, ma fa lo stesso: chi tace, acconsente. Finite Incantatem”.
“Signor Potter, signor Malfoy, signor Zabini”, si rivolge ai tre ragazzi, prima che possano approfittarsi della ritrovata libertà, “Purtroppo non sono autorizzata a entrare nella mente dei miei studenti, né a far bere loro il Veritaserum, ma posso fare questo: Levicorpus!” E il corpo momentaneamente pietrificato di Adrian Pucey comincia a lievitare a mezz'aria.

§ § § § § § § § § §

Tecnicamente, avrebbe solo tra i due e i dodici giorni di tempo per pensare a una soluzione (anche se non lo sa), prima che subentrino i primi sintomi della malattia, ma anche se la trovasse, come potrebbe uscire di lì? È senza bacchetta, non può neanche mandare un patronus a Harry o a Draco; non sa nemmeno dove si trova, l'unica cosa che sa è che non è più a Pucey Manor...
No, non deve assolutamente arrendersi: lei è la strega più intelligente della sua generazione, lei è Hermione Granger, quella che ha affrontato anche Bellatrix Lestrange.
Granger. Lei non è una Granger. Lei è una Malfoy.
Prima, senza rendersene conto, ha chiamato Lucius 'padre', ora perché le riesce così difficile ad accettare il suo cognome?
E come potrebbe essere diversamente? Per diciannove anni si è sentita chiamare Granger, non è che ora, se la chiamano Malfoy possono aspettarsi che lei si giri tranquillamente!
Un lamento la riporta tristemente alla realtà: per un battito di ciglia si era scordata dove si trovava.
“Ron. Cosa ti hanno fatto?” Gli sussurra, accarezzando la sua zazzera rossa, madida di sudore. I vestiti le impediscono di vedere se ha dei bubboni in altre parti del corpo. Ma anche se li vedesse, non è un medico e non sarebbe minimamente in grado di stabilire da quanto tempo il ragazzo è lì. Certo, sono settimane che Lavanda non riceve sue notizie, e nemmeno la sua famiglia, e lei l'ha visto a Hogsmead tre settimane fa, ma era davvero lui o era qualcun altro sotto l'effetto della Polisucco?
Inoltre, non sa se per maghi e Babbani l'incubazione della malattia è la stessa. L'ultimo ragazzino morto è stato ritrovato a poca distanza dall'altro, ma, anche qui, chissà da quanto tempo erano prigionieri?
Pensa Hermione, pensa...

§ § § § § § § § § §

“Cosa significa che mia figlia è stata rapita?”
“Calmati, Lucius”.
“Calmarmi?! Calmarmi?! E certo, è mica di tua figlia che stiamo parlando!”
Lucius e Narcissa Malfoy sono stati convocati d'urgenza al Ministero da Shaklebolt in persona, dopo la denuncia fatta da Minerva McGranitt, preside della scuola di Hogwarts.
Adrian Pucey è già stato preso in consegna dagli Auror con l'accusa di aver utilizzato una Maledizione Senza Perdono e rapimento. È maggiorenne, difficilmente il Wizengamot gli risparmierà Azkaban, soprattutto se si ostinerà a non collaborare.
“Riportamela a casa, Lucius... riportamela a casa...” La voce di Narcissa è solo un soffio, mentre, sprofondata nella poltroncina nell'ufficio del Ministro, fissa il vuoto.
“Cissy...” In un impeto di tenerezza che mai si riconoscerebbe, Lucius si inginocchia davanti alla moglie, prendendole le mani.
“Perché?” Continua a chiedere al vuoto Narcissa. “Perché lei? Perché proprio adesso che finalmente potevo abbracciarla?”
“Cissy”. Questa volta il tono è più duro.
“Voglio sapere perché i tuoi uomini hanno rapito mio figlio!” Un indignato Alfred Pucey entra come una furia nell'ufficio.
È un attimo.
Lucius si gira di scatto, con la bacchetta sguainata, pronto a lanciargli una Cruciatus.
“Expelliarmus!” I riflessi di Auror del Ministro gli impediscono di commettere un'azione che avrebbe pagato cara, facendo volare nelle proprie mani la bacchetta di Malfoy.
“Kingsley...” Ringhia pericolosamente Lucius.
“Non potevo permetterti di commettere un reato. Non ora e non qui”, si difende il nero. “E adesso vediamo di ragionare come persone adulte, quali siamo”.
“Persone adulte?!” Si indigna Lucius. “Il figlio di quel Mangiamorte ha rapito mia figlia e tu mi chiedi di ragionare con lui?!”
“Ti ricordo, caro amico, che anche tu sei un Mangiamorte”, lo beffeggia Pucey.
“Ho spiegato al Wizengamot il perché e il percome delle mie azioni”, ringhia il biondo.
“Raccontala al tuo amico Lord Annwyn questa favoletta”, continua a irriderlo.
“Basta!” Tuona Shaklebolt. “Signor Pucey, le ricordo che questo è l'ufficio del Ministro della Magia, non lo sgabuzzino dei suoi elfi. Quindi, ora, esca di qui e se sente l'impellenza di avere un colloquio con me, Ministro eletto, prenda un appuntamento con la mia segretaria. E adesso: fuori!”
“Non ti permetto...” Ha ancora il coraggio di minacciare l'altro.
“Cosa?” Chiede, curioso, Kingsley.
Rosso di rabbia, Pucey sr si rende conto che di quel passo non otterrà nulla: decide, quindi, di cambiare tattica. “Mio figlio... è innocente”, esala, sperando di essere creduto. In fondo, con Caramel funzionava sempre.
“Immagino che tu hai le prove per dire ciò, perché vedi, lui continua a dire che oramai è troppo tardi per ritrovare la signorina Hermione Narcissa Malfoy”, lo informa il Ministro, “Comunque, per adesso non lo puoi vedere: è sotto interrogatorio”.
“Non puoi permettere che un ragazzino venga torturato”.
“Cosa sta insinuando, signor Pucey? Le ricordo che il mio Ministero non utilizza i metodi tanto cari al vostro... com'è lo chiamavate? Ah, sì, Signore Oscuro, meglio noto come Tom Riddle jr. Gli Auror non torturano nessuno. Al massimo, possono usare la Legilimanzia e il Veritaserum”, lo mette al corrente il Ministro.
“Legilimanzia e Veritaserum! Tanto vale torturarli”, sbotta Alfred. Suo figlio è una schiappa in Occlumanzia e, comunque sia, col Veritaserum scoprirebbero lo stesso la verità: deve fare in modo di tirare fuori quell'idiota di Adrian da quella situazione prima che le cose sfuggano loro di mano. “I Babbani non estorcono la verità con questi metodi inumani”.
“Com'è che tutto a un tratto i Babbani non vi schifano più?” Chiede, incuriosito, Kingsley Shaklebolt.
“Per favore!” Urla Narcissa, come risvegliatasi da una trance.
I tre uomini si girano a guardarla.
“Per favore”, ripete, questa volta con la voce strozzata, “Rivoglio la mia bambina”.
“Mi dispiace, Narcissa”. Alfred Pucey le si afficina, affettuoso: se riesce a convincere lei, è fatta, pensa.
“Alfred, ti prego, in nome dell'amicizia che regna tra le nostre famiglie: se tu sai dove Adrian ha portato la mia bambina, ti prego, diccelo”, soffia lei.
“Narcissa, credimi, mi dispiace deluderti”, si finge dispiaciuto, “Ma sono più che convinto che mio figlio non c'entri nulla e che sia solo un'idea di quel Potter per nascondere la sua più totale incompetenza. Adrian, infatti, più volte mi ha detto che vostra figlia spariva dalla circolazione saltando le lezioni, mentre Potter faceva di tutto, tranne quello per cui era stato fatto rientrare al Castello”. Dopotutto è una quasi verità.
“Kingsley. Dimmi che Alfred sta mentendo”, ringhia Lucius. Non ha mai potuto sopportare quel ragazzino occhialuto e pieno di sé e, soprattutto, è sempre stato contrario che fosse lui la guardia personale di Hermione.
Il Ministro emette un profondo sospiro, coprendosi il volto con le mani e lasciandosi cadere sulla sua poltrona. Solo poche settimane prima sia lui che il Capo Auror Harvey avevano ricevuto un paio di lamentele riguardo il comportamento del ragazzo. Lamentele che si erano ben guardati da girare a Malfoy sr. E ora che gli dice?
“Kingsley... sto aspettando”. Il tono freddo di Lucius sarebbe in grado di gelare l'intero inferno.
“In effetti, qualche settimana fa, sia io che il Capo Harvey abbiamo ricevuto alcune lamentele al riguardo”, confessa Shaklebolt. In quel momento mentire potrebbe essere pericoloso, non per la sua carriera, ma per la vita della ragazza, sempre che sia ancora viva.
“E perché io non ne sono stato informato? Avrei preteso dei provvedimenti... Oh, ma certo! Potter è il tuo pupillo e guai a mettere in dubbio il suo operato, e infatti adesso si vedono i risultati!” Sbotta Lucius. La sua maschera ormai in frantumi.
“Non ti permetto!” Lo minaccia il Ministro.
“Cosa non mi permetti? Io voglio, anzi, pretendo la testa di quel ragazzino!”
“Lucius, per favore”, lo richiama la moglie, “Adesso l'importanteè ritrovare Hermione. Il resto lo discuteremo quando lei sarà finalmente tornata a casa”.
La voce, fievole, di Narcissa, sembra avere il potere di calmalrlo.
Lucius si lascia, infatti, cadere, sulla poltrona accanto a quella della moglie: “E sia. Ma voglio partecipare personalmente alle ricerche”.
“Non credo sia opportuno”, lo contraddice Shaklebolt, entrato in modalità Auror.
“È di mia figlia che stiamo parlando”, gli fa notare il biondo.
“Appunto per questo”. Il discorso per Shaklebolt è chiuso.
Ma non per Malfoy: “Voglio esserci. Quando la trovate. Voglio essere io a riportarla a casa”.
Di fronte a Kingsley Shaklebolt non c'è più l'algido Lucius Abraxas Malfoy, ma un padre distrutto dal dolore. Chissà quanto sinceramente? Non fa a meno di pensare, visto la velocità con cui sono stati annunciati il fidanzamento e il matrimonio della ragazza col rampollo degli Zabini.
“Sei troppo coinvolto, Lucius, mi dispiace. Questa è la mia ultima parola. E poi mi sei più utile al Manor”, cerca di farlo ragionare il nero.
“Non vedo come”, borbotta il biondo.
Questa discussione sta cominciando a farsi interessante per Pucey, ma per quanto sia sempre stato un ottimo Legilimens, non è bravo quanto Malfoy a mascherare le proprie emozioni, e infatti il suo improvviso interessamento non passa inosservato al Ministro.
“Fidati”, dice solo.
“Fidarmi... È quello che ho fatto finora, e guarda come sono stato ripagato”.
“Lucius, non costringermi a farti arrestare. Perché è esattamente quello che farò se insisti nel tuo insano progetto. Adesso andate tutti a casa vostra. Se ci saranno novità vi informerò”, tenta di convicerlo ancora una volta Kingsley.
“Lucius, ti prego”.
Basta uno sguardo che l'uomo, alla fine, capitola.
Pucey tira un impercettibile sospiro di sollievo: se il Ministro avesse accettato la sua collaborazione diretta, sarebbe stato difficile portare avanti quel progetto, ma adesso ha una possibilità in più.

sabato 23 maggio 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 18




Lo vuoi un palloncino?”
(Tim Curry, “IT - Il pagliaccio assassino”)

“Imperio!”
Si è lasciato convincere da Hermione a vestirsi come un Babbano degli anni Venti e ora si sta dirigendo alla Torre di Grifondoro, quando una voce alle sue spalle lo sorprende.
Nulla può contro questa Maledizione.
“Entra in quest'aula. E non emettere parola”, gli intima la voce. “Bravo. E adesso spogliati”.
In silenzio, Blaise esegue l'ordine, rimanendo solo in boxer.
A questo punto, l'altro ragazzo gli punta contro un'altra volta la bacchetta: “Expelliarmus! Silencio! Incarceramus!” Sono gli incantesimi che gli lancia uno dietro l'altro, senza che il moro, ancora sotto l'influsso dell'Imperio, possa difendersi.
Con tutta tranquillità, il ragazzo misterioso beve una pozione da una fiaschetta e, prese le sembianze della Serpe, indossa i suoi vestiti, per poi, una volta uscito dall'aula e sinceratosi di non essere visto da nessuno, bloccare la porta e dirigersi a sua volta verso i dormitori dei Grifoni.
Qui, un'ignara Hermione, vestita da Daisy Fay, sta aspettando il suo cavaliere.
È la notte di Halloween.
Manca ancora una settimana, e poi verrà celebrato il suo fidanzamento con Blaise Zabini.
“Hermione... come ti sei vestita?!” Lavanda Brown e Calì Patil la osservano dubbiose: che razza di costume di Halloween è quello?
Indossa una maschera davanti al viso, ma ai suoi compagni di Casa è chiaro che è lei...
“Vi piace?” Decide di ignorare volutamente il tono di quella domanda.
“Beh... è particolare”, le rispondono.
“L'ho comprato quest'estate in un negozio della Londra babbana”, spiega.
“Quest'estate ti sei divertita a fare la snob, dimenticandoti dei tuoi amici, quelli veri, ma adesso hai deciso di rifarti del tempo perduto, rubando il fidanzato alle altre”, la accusa ancora una volta Lavanda.
Nella Sala comune scende il gelo.
“Per l'ennesima volta, Lavanda, io non so che fine abbia fatto Ronald. Che vuoi che ti dica? Mandagli una strillettera!” Sbotta la riccia. Non ne può più di essere accusata. E ingiustamente, per di più.
“Credi che non l'abbia fatto? Ma il gufo ritorna sempre indietro, con la mia missiva intatta. Come se non lo avesse trovato!”. È quasi sull'orlo delle lacrime.
“Ma che vuoi da me? Ron mi ha lasciato quest'estate, ricordi? E anche se ha cercato di parlarmi qualche settimana fa a Hogsmead, io non gli ho dato retta. Credimi Lavanda, io non ho la più pallida idea di quello che sta combinando”, le confessa, con tono dolce, cercando di calmarla.
“Oh, certo. Adesso che hai scoperto di essere una Malfoy, degli altri non te ne frega più niente. Mi fai pena, Hermione Malfoy!” Le urla contro, uscendo come una furia dal buco del ritratto.
“Però, è vero. Ron sembra veramente sparito nel nulla”, interviene una preoccupatissima Ginny. “Mamma e papà hanno denunciato la sua scomparsa al dipartimento Auror, ma pare abbiano trovato un suo biglietto in cui dice di voler andare in Romania, solo che Charlie afferma di non averlo ancora visto, né di aver mai ricevuto una sua lettera al riguardo. Io non so più cosa pensare”.
Ginny si lascia cadere sulla poltrona davnti al camino.
“Pensate sia stato rapito da quel folle?” Chiede a lei e a Harry una preoccupatissima Hermione.
“No, è assolutamente impossibile”. Harry cerca di tranquillizzare le due ragazze. “Quell'assassino sta uccidendo bambini di dieci anni e Ron ne ha decisamente qualcuno in più”.
“Si, però, l'omicidio dei Granger ha messo in luce che non guarda l'età”. Ginny è sconvolta; Hermione le prende una mano tra le sue, per consolarla.
“Sono due cose diverse, Ginny. E poi sono sicuro che sta progettando una sorpresa per Lavanda”. Harry cerca di mostrare una sicurezza che comunque non prova. Vero che è stato trovato quel biglietto, ma è anche vero che al dipartimento nessuno crede a quelle parole, solo che non hanno fatto trapelare nulla per evitare di far preoccupare i genitori o di mettere in allarme l'eventuale rapitore.
“Spero solo che questa sua sorpresa non includa me”, conviene, tra l'amaro e il divertito Hermione, riuscendo, tuttavia, a strappare un sorriso all'amica.
“Dai ragazze, si sta facendo tardi, che ne dite di incamminarci verso la Sala Grande? Questo è il nostro ultimo ballo di Halloween qui ad Hogwarts. Godiamocelo!” Le sprona Harry.
Quando Hermione gli passa di fianco le sussurra: “Sicura di quello che stai facendo? Lo sai che poi non puoi tornare indietro? Basta solo una tua parola e ti assicuro che farò di tutto per impedire questa follia di Lucius”.
“Sì, Harry. Sono sicurissima. Adesso esco di qua e raggiungo il mio promesso. Questa sera balleremo insieme e sabato prossimo ci fidanzeremo. A Natale sarò la nuova Lady Zabini. Ringrazia il tuo amico di questo, perché non passa giorno che io non lo faccio: Blaise si sta davvero dimostrando un ragazzo d'oro, e certamente non ha la sensibilità di un cucchiaino”, gli risponde, sempre sussurrando Hermione.
Escono dal ritratto tutti e tre insieme tenedosi a bracetto, con Harry al centro.
“Ti ringrazio, Potter, per aver scortato la mia ragazza, ma ora ci penso io”, si avvicina il falso Blaise porgendole il braccio, alla base della scalinata.
“Blaise, credevo che venivi accompagnato da mio fratello e Astoria”, Hermione si mostra sorpresa di vedere il moro ad attenderla da solo.
“Draco ha preferito andare avanti”, gli risponde lui.
Merda! Avrebbe dovuto interrogare per bene Zabini, invece di limitarsi a spogliarlo.
“Va bene, Jay, andiamo”, lo sprona lei, chiamandolo col nome della maschera.
“Jay?” E chi diavolo è?
“Hermione si blocca in mezzo al corridoio. I sensi improvvisamente all'erta.
Nei giorni scorsi ha interrogato ripetutamente Blaise riguardo a quel romanzo, per sincerarsi che il ragazzo entrasse nella parte. Ora perché sembra non sapere chi sta impersonando?
“Hermione, perché ti sei fermata?” Chiede lui, tutto a un tratto preoccupato che la ragazza subodori l'inganno.
“Jay, chi è Hermione? Il mio nome è un altro”, cerca di recitare la parte della fidanzata oltraggiata, cercando di farlo cadere nella trappola.
Deve fare in fretta. L'ora sta trascorrendo in fretta. Deve riuscire a portarla fuori di lì prima che l'effetto della Polisucco vanisca.
“Perché continui a chiamarmi Jay, Hermione? C'è forse qualcosa che dovrei sapere?” Le sibila contro, avvicinandosi pericolosamente, fino a schiacciarla contro il muro, impendendole qualsiasi tipo di movimento, compreso quello di prendere la bacchetta. Lui, la sua, la sta tenendo stretta nella mano, nascosta dalla giacca: “Silencio!” Le urla, puntandogliela contro.
“Ora fa la brava. Cammina a fianco a me senza fare scherzi, tanto anche se urli, nessuno può sentirti”, le intima, sospingendola verso le scale che conducono al piano dove si trova la statua della Strega Orba.

§ § § § § § § § § §

Che diavolo sta succedendo? Perché Blaise si sta comportando in quel modo con lei? Questo non è il Blaise che ha conosciuto lei. Possibile che le abbia mentito fino adesso e così bene? Si è sempre vantata di saper distinguere le persone false da quelle sincere, e Blaise le era parso sin da subito appartenere a questa seconda categoria: d'accordo che è stata catapultata in una situazione del tutto inverosimile dall'oggi al domani, ma sbagliarsi così di una persona non  riteneva fosse una cosa da lei...
Intanto, non riesce a capire dove la stia conducendo. Cerca di opporre resistenza, ma il ragazzo è più forte di lei e praticamente la sta conducendo in un'ala deserta del castello.
Non riesce neanche a urlare, visto che è stata silenziata, ed è stata anche privata dalla sua bacchetta, in modo che non potesse difendersi con un incantesimo non verbale.
Ma dove sono Harry e suo fratello quando servono?
Improvvisamente, si trova davanti alla statua della Strega Orba: fino alla guerra custodiva il passaggio segreto per Mielandia...
Una lampadina le si accende nel cervello: non vorrà mica portarla a Hogsmead e da lì smaterializzarsi a... a... a Villa Zabini, per caso? E poi, perché?
Le ha promesso che se lei gli avesse dato una possibilità lui avrebbe fatto di tutto per farla innamorare (o almeno è quello che ha compreso lei: possibile che si sia sbagliata anche su questo?) e tra poco più di un mese si sarebbero sposati, quindi lei sarebbe stata comunque sua. Quindi, perché tutta questa fretta?
“Adesso Basta! Mi hai proprio stufato!” Sbotta il ragazzo, stanco per i suoi continui tentativi di liberarsi. “Levicorpus!”, è l'incantesimo che le pronuncia contro, facendola lievitare davanti a lui e affrettando così notevolmente il passo nello stretto cunicolo: deve arrivare a casa sua prima che l'effetto della Pozione Polisucco termini.

§ § § § § § § § § §

“Sfregiato. Piattola. Dov'è mia sorella? Perché non è con voi?” Draco incrocia Harry e Ginny poco lontano dalle scale che conducono alla Torre di Grifondoro.
“È venuto Blaise a prenderla e ha detto che tu la aspettavi davanti alla Sala Grande”. Per una volta, Harry decide di soprassedere al tono di Malferret.
“Stai scherzando, spero. I patti con Blaise era che loro due scendevano assieme a voi e noi li aspettavamo qua”. Draco comincia a innervosirsi: che diavolo è saltato in testa al suo amico?
“Oh, com'è romantico!” Chiosa Astoria, temendo che tra quelle due teste calde comincino a volare schiantesimi.
“Che stai dicendo?” Bercia contro di lei il suo fidanzato.
“Beh, forse Blaise ha voluto farle una sorpresa e l'ha portata sulla Torre di Astronomia”.
“E che sorpresa avrebbe dovuto farle, sulla Torre di Astronomia?” Se in quel momento potesse avere tra le mani il fidanzato di sua sorella, sicuramente lo strozzerebbe alla babbana.
“E che ne so io, mica sono nella sua testa!” Sbotta Astoria, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
“Ma se hai appena detto...” Draco sta cominciando a uscire veramente dalle grazie di tutti e quattro i Fondatori.
“Sentite, litigare fra noi non serve a niente”. Ginny si intromette. “Forse ha ragione Astoria, oppure ci hanno preceduto e stanno già ballando in Sala Grande. Allora, Draco, voi due andate là e guardate se li vedete, mentre io e Harry facciamo un salto alla Torre per vedere se invece è giusta la supposizione di Astoria”.
I due ragazzi, guardandosi in cagnesco, annuiscono e i quattro si dividono per cercare la coppia di amici.
“Spiegami, Ginevra...”
“Non. Chiamarmi. Ginevra. Mia madre mi chiama Ginevra, e quando è arrabbiata. Tu sei mia madre? No. Sei arrabbiato?” Gli chiede, mandando lampi con gli occhi.
“Ehm... no”, le risponde il ragazzo, “Comunque, volevo solo chiederti: mi spieghi come diavolo faccio a proteggere quella gran zuccona della nostra amica se lei ogni 2*3 sparisce e se ne va alla Torre di Astronomia?”
“Impedendole di sparire, magari?” Ironica.
“Ehm, forse tu non te ne rendi conto, ma quando Hermione vuole restare sola, e si accorge di essere seguita, beh, davvero, preferirei affrontare più di mille Voldemort che la sua bacchetta”, boccheggia Harry.
“E tu saresti l'Eroe del Mondo Magico, quello che ci ha salvato da un regno di terrore e oscurità?” Lo prende in giro lei.
“Ahah, davvero molto divertente. Tu non l'hai mai vista con la bacchetta in mano”.
“Mio caro Harry, se tu ti fossi impegnato un po' di più nello studio, magari quanto lei, ora non temeresti i suoi incantesimi”, lo sgrida Ginny.
“Ehi! E il quiddicht, dove lo metti?”
“Guarda che anch'io gioco nella squadra come titolare, esattamente come te, eppure la mia pagella non ha mai fatto pena!”. Sbotta lei, un po' risentita da quelle parole, quasi come fossero un'accusa che lei non si impegna abbastanza nella squadra.
“La mia pagella non fa pena! È accettabile!” Si difende Harry.
“Va beh, dai, sbrighiamoci a trovare Hermione e Blaise, anche se spero che non si offendino quando li troviamo”.
“Perché dovrebbero offendersi?” Chiede candidamente Harry.
Ginevra alza gli occhi al cielo. A volte il suo Harry le fa tenerezza, altre volte, invece... “Harry? Tesoro... tu quanti figli vuoi?”
“E cosa centra adesso quanti figli voglio?” Harry è sempre più confuso: sembra quasi che la sua confusione aumenta man mano che aumentano i gradini che stanno salendo.
“Oh, Santo Godric, aiutami tu!” Esala un'esasperata Ginevra Molly Weasley.
Intanto, in Sala Grande, Draco e Astoria si sono divisi per cercare meglio la coppietta. Vedono in un angolo Mc Laggen che sta parlando con Calì e Lavanda, ma di Hermione e Blaise non c'è traccia, come non c'è traccia neanche di Adrian.
L'ultima volta che ha trovato sua sorella sconvolta è stata alla Guferia, ma adesso cosa potrebbe essere successo da poterla spingere là? Non avranno mica deciso di lasciarsi, quei due testoni? No, Blaise non avrebbe mai mollato l'osso ora che l'aveva a portata di mano. E a questo pensiero, una punta di gelosia lo coglie.
Dopo un'oretta, vengono raggiunti da Potter e Weasley femmina, ma anche loro non hanno buone notizie: “Abbiamo cercato sia alla Torre di Astronomia che in Guferia che in Biblioteca”, ammette uno sconfitto Harry.
“Possiamo provare a cercarli nel parco e vicino al Lago Nero”, prova a suggerire Astoria, “Stanotte c'è luna piena e per un ragazzo che vuole conquistare una ragazza, la luna che si specchia nelle acque del lago è molto romantico”.
“Con questo freddo?” Chiede non convinto Harry.
“Harry, amore, hai idea di quanto calore può emanare il petto di un uomo?” Ginevra si sta veramente esasperando dell'ottusità del suo ragazzo, mentre Draco, a quest'ultima uscita, ghigna divertito.
“Veramente, non ci tengo assolutamente a scoprirlo”, mette subito le mani avanti Harry.
“D'accordo, allora, Potter, tu e la tua fidanzata li cercate nel parco e io e Astoria al Lago Nero”, decide il biondo, ma in quel mentre vengono raggiunti da Theo e Daphne.
“Ehi, ragazzi, vi state divertendo?” Chiede il moro. “Non ho ancora visto tua sorella, però”.
“Già, a quanto pare si è imboscata da qualche parte con Blaise”. Draco ha lo sguardo cupo: Blaise sarà anche il suo migliore amico e promesso fidanzato di sua sorella, ma è pur sempre di sua sorella che si sta parlando.
Anche lo sguardo di Harry si è incupito: lui ha sempre considerato Hermione la sua sorellina, e l'immagine di lei che si rotola con una Serpe gli fa salire un conato di vomito in gola, che lui maschera con un colpo di tosse. E vabbè che Ron l'ha lasciata nel peggiore dei modi e ora è anche scomparso dalla circolazione, a parte quella sua bravata a Hogsmead qualche settimana prima, però lui l'ha sempre immaginata come la futura signora Gr... Malfoy in Weasley, non come lady Malfoy in Zabini!
Si riprende presto, però, dalle sue elucubrazioni mentali vedendo Draco assottigliare pericolosamente  gli occhi: “Scusate, stavate dicendo?”
“E tu saresti il cadetto Auror scelto come guardia del corpo di mia sorella? Si vedono i risultai, infatti”, sbotta Draco.
“Stavo dicendo, Potter”, interviene Theo, “Che prima ci è parso di vedere Adrian entrare in un’aula con Blaise. E da quell'aula abbiamo visto uscire solo lui. L'ho chiamato, ma non mi ha risposto. Era già tardi e non abbiamo fatto caso se anche Adrian era poi uscito da quella stanza”.
“In effetti, alla Torre di Grifondoro si è presentato da solo”, mormora Ginny.
“Theo, hai visto in quale aula sono entrati?” Chiede Draco. I sensi improvvisamente all'erta, anche se non sa bene perché.
“So solo che era al secondo piano”.
“Va bene. Siamo in sei: andiamo là e poi ci dividiamo le aule da controllare”. È sempre Draco a prendere le decisioni.
“Non sono d'accordo”, interviene Harry.
“Chissà perché me l'aspettavo?” Un Draco a dir poco sarcastico.
“Le ragazze forse è meglio che ci aspettino qui”, spiega meglio Harry.
“Io sono d'accordo con lui”, afferma Theo.
“Ma noi no”, intervengono in coro le tre ragazze.
“Basta che ci diamo una mossa. In fondo siamo a Hogwarts, Sfregiato”.
E così dicendo, i sei escono dalla Sala Grande.

§ § § § § § § § § §

“Ma tu... tu non sei Blaise!” Una sconvolta Hermione, a cui è stata ridata la voce, si ritrova ad ammirare lo spettacolo di Blaise che torna a essere Adrian.
“Cento punti a Grifondoro”, ironizza il ragazzo in questione.
“Dove mi hai portato?” Non vuole mostrare paura. Lei è una Grifona, lei ha affrontato – suo malgrado – Bellatrix, e poi è una Malfoy, i Malfoy non mostrano mai al mondo le prporie emozioni.
“Non indovini, mia piccola Grifoncina?” La prende in giro il moro. “Ti trovi a Pucey Manor: guarda! Tutto questo potrebbe essere tuo. Basta solo una tua parola, e io, nella mia magnanimità, potrei decidere di renderti la signora del maniero”, il viso pericolosamente vicino a quello della ragazza, che sta per ribattere, quando una voce nell'oscurità si fa sentire.
“Adrian, figliolo, non è così che ci si comporta con gli ospiti. Così la spaventi, piccola, insulsa Traditrice del proprio Sangue”.
Così dicendo, Alfred Pucey esce dal cono d'ombra che fino ad alloro lo aveva per così dire protetto, mostrandosi ai due ragazzi nella sua divisa di Mangiamorte. “Adrian, credo sia meglio tu rientri a scuola, per non destare sospetti. Per te, invece, mia cara ho in serbo una bella sorpresa”.
E mentre il ragazzo si smaterializza nuovamente a Mielandia per rientrare a Hogwarts tramite il passaggio celato dalla Strega Orba. Suo padre afferra Hermione per un braccio e smaterializza entrambi in una fetida cella.
“RON!”

sabato 16 maggio 2015

I CINQUE SENSI ~ Capitolo 17



"Gli animali non uccidono mai per piacere,
l'uomo è l'unico per il quale la tortura
e l'uccisione dei suoi simili
sono fonte di divertimento".
(James Anthony Froude)

È passata una settimana da quando quello scarafaggio della Skeeter ha pubblicato quella schifezza sul Profeta, e, per chi vive a Grifondoro, quelli non sono stati certamente dei giorni felici, ma neanche per Draco Malfoy e Blaise Zabini lo sono stati, essendo loro il bersaglio preferito che la Caposcuola grifona ha usato per sfogare tutta la sua frustrazione. Così, quel sabato mattina, sono in tre in Sala Grande a torturare le uova fritte nel loro piatto.
Il frullo d'ali, obbliga i ragazzi intenti a consumare la colazione ad alzare lo sguardo verso i volatili che consegnano loro la posta.


TROVATO NUOVO CADAVERE SULLA SPIAGGIA DI BLYTH.
Un altro bambino è stato ritrovato morto ieri mattina sulla ormai nota spiagia di Blyth. Anche lui presentava sul corpo le stesse piaghe dell'altro bambino e anche lui aveva dieci anni e proveniva da una nota famiglia purosangue babbanofila. Questa volta, però, il cadavere non è stato ritrovato tre giorni prima del plenilunio, bensì tre giorni dopo il novilunio, quando, secondo il calendario astronomico dei Babbani, ci sarebbe il culmine del cosiddetto “Sciame meteoritico delle Orionidi”. I Babbani credono che siano i resti di una cometa che passa vicino alla Terra ogni 75/76 anni. In realtà, come spiega l'eminente Astronomago francese Taurin de la Pleïade si tratta di...

“Heeeeeey!”, sbraita la voce di Rita Skeeter, mentre un'indisposta Hermione accartoccia il giornale.
Dovrebbe esserci abituata, ma... Non. È. Possibile. È morto un altro bambino in modo orribile e quella che fa? Discute di Astronomia!
“Un altro articolo non di tuo gradimento?” La irride un'acida Lavanda.
“Allora, ricapitoliamo un po'”, le risponde Hermione con sarcasmo, “Un altro bambino è morto in modo orribile, ma invece di parlare di cosa diavolo sta succedendo, quella sottospecie di giornalista si mette a disquisire di Astronomia: tu che dici? Senza dimenticare che è proprio in questo modo che Voldemort è salito al potere!”
“Non. Dire. Quel. Nome”, le intima l'ormai ex rivale.
“Oh, per favore Lavanda! Chiamiamo le cose col loro nome! Non siamo più bambini che diciamo ciccia al posto di carne e 'mbua al posto di acqua!” E indispettita raccoglie i suoi libri per andare a studiare in santa pace in biblioteca. Quel sabato c'è la solita gita a Hogsmead e lei spera che i pochi studenti rimasti al castello non facciano troppo casino.
“Ehi, Draco, tua sorella sta andando a studiare in biblioteca. Che dici: la seguiamo e corriamo il rischio di venire schiantati o ce ne andiamo al campo da Quidditch a spiare l'allenamento dei Corvi?” Chiede il ragazzo moro.
“Ovvio che la seguiamo: ho bisogno di alcuni suoi appunti, però mandiamo Potter in avanscoperta”.
“Non c'è che dire: davvero due cuor di leone: e voi due dovreste proteggerla?” Interviene, sarcastica, Daphne Greengrass.
“È Potter l'aspirante Auror. Noi siamo solo due studenti del settimo anno, mica aspiranti suicidi”, si giustifica Draco.

§ § § § § § § § § §

“Hermione!” La chiama Harry, col fiatone.
Vedendola uscire con un diavolo per capello, non gli è rimasto altro che ingoiare l'ultimo pezzo di bacon che aveva infilzato con la forchetta e seguire l'amica per i corridoi della scuola.
In un primo momento, è tentata di fare finta di niente, poi ci ripensa e si ferma di botto, rischiando di essere investita dal ragazzo che le sta sopraggiungendo dietro.
“Che c'è?!” Sbotta. Harry in quel momento è sicuro di vederle uscire del fumo dalle narici.
“Ehm... niente... ecco...” E ora che scusa si inventa? È ovvio che è lì per essere la sua ombra, come è ovvio che in quei giorni Hermione è un drago mestruato che cova le uova e non sopporta di essere seguita nemmeno dalla propria ombra, figuriamoci un bodyguard!
A salvarlo in estremis, loro malgrado, sono proprio Draco e Blaise: “Che c'è Sfregiato, Grattastinchi ti ha mangiato la lingua?” Lo prende in giro il biondo, spostando su di sé l'ira della sorella: “Tu! Come osi parlare male del mio gatto. Lui non farebbe del male a una mosca!”
“Però trova le Orecchie Oblunghe molto ghiotte”, la sfotte Harry, cercando di portare la discussione su un terreno meno scivoloso.
“Che. Diavolo. Volete. Voi. Tre. Da. Me?” Scandisce bene le parole. Ormai si trova ben al di sotto del livello 0 della propria pazienza.
“Ecco... ci servirebbero i tuoi appunti sull'ultima lezione di Astronomia”, le risponde il fratello, deglutendo a vuoto: sa bene quanto la sorella odi passare a terze persone i suoi appunti e quando è in quello stato, poi... Meglio non pensarci.
“I miei appunti dell'ultima lezione di Astronomia”, ripete lei, con fare fintamente pensoso, “E di grazia, perché non eravate a lezione?”
“C'erano gli allenamenti di Quidditch!” La informa il fratello, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
Gli altri due ragazzi annuiscono con la testa: nulla per loro viene prima di quello sport.
“E tu quali appunti vorresti?” Si rivolge a Harry.
“Ehm... mi servirebbero quelli di Erbologia. Quelli che avevo preso io se li ha mangiati la piantina”, si giustifica lui.
“Fatteli dare da Neville: sono migliori dei miei”, sbotta, lasciandoli nel corridoio.
“Ehm... sbaglio o quella era una punta d'invidia?” Sussurra più a se stesso Harry, visto che la ragazza è ancora a portata d'orecchio. Come diavolo fa a perorare la causa dell'amico se quella banshee non lo fa avvicinare? Vero che è già stato dato l'annuncio del fidanzamento, ma al dito Hermione non porta alcun anello e lui è ancora convinto di poter far rimettere assieme quelli che sono stati i primi due suoi amici.
Come leggendolo nella mente, a metà corridoio, Hermione si ferma nuovamente e voltandosi, si rivolge ancora una volta all'amico d'infanzia: “E dì a quel deficiente del tuo migliore amico di pensare alla sua Lav-Lav e di lasciarmi in pace!”
“E questo cosa vorrebbe dire?” Curiosità condivisa anche da Draco.
È Blaise a rispondere: “Sì. Ora che mi ricordo, l'altro sabato a Hogsmead, prima di raggiungere la Skeeter per l'intervista, siamo stati bloccati da Weasel che ha aggredito in modo prepotente Hermione. Credevo ne avesse parlato almeno a te, Potter, ma evidentemente se ne è dimenticata, come me ne sono scordato io. È probabile, però, che si sia confidata con la tua fidanzata. In fondo sono fratello e sorella, no? So che quel pomeriggio aveva appuntamento con lei al negozio di Madama McClan”, lo informa nei minimi dettagli.
“Uhm... ok, ne parlerò con Ginny”, e si avvia verso il portone d'ingresso dove lo sta aspettando la fidanzata.
“Bene, e Potter è fuori dai piedi. Draco, non hai appuntamento con Astoria, tu?” Gli chiede Blaise: un'intera giornata con Hermione senza dividerla con nessuno, non chiede di meglio.
Solo che Draco non coglie l'antifona: “No, te l'ho detto mi servono quei dannati appunti”
“No problem, amico! Se fai il bravo bambino e porti Astoria a Hogsmead, papà Blaise stasera ti aiuta con i compiti”, cerca di convincere l'amico a levare le tende.
“Stasera c'è la festa dai Tassi”, continua imperterrito Draco.
“E va bene, andiamo, prima che tua sorella decida di dare fuoco agli appunti solo per farti un dispetto”, esala, precedendolo.
Draco ghigna alle spalle dell'amico: “Non ti credevo così arrendevole, caro Blaise, ma Hermione è mia sorella ed è compito mio proteggerla, anche da se stessa”.
Essendo davanti al biondo, anche Blaise si concede un ghigno: “Mai fare i conti senza l'oste, caro il mio Draco”.

§ § § § § § § § § §

“Guarda che non è fissando i miei capelli che imparerai prima le nozioni”. Lo irride Hermione.
“Mi stavo chiedendo come stavi. Pima, in Sala Grande, sembravi una furia sul punto di esplodere”, indaga Draco.
“Hai letto quello schifo di articolo? Secondo te dovrei fare i salti di gioia? Certo, conoscendo che tipo è la Skeeter uno non si può certo aspettare articoli da premio Pulitzer...”, sbotta Hermione.
“Puli... che?” Chiede uno stranito Draco.
“Niente, lascia stare, cose babbane”, esala stancamente Hermione: in quel momento non ha proprio voglia di spiegare cosa sia il premio Pulitzer.
“Allora, Draco, stasera alla festa dei Tassi ci vai con Astoria? Sicuro che Daphne te lo permetta?” Interviene Blaise, che muore dalla volgia di vendicarsi.
Draco gli riserva un'occhiata tutt'altro che amichevole.
“Quale festa?” Gli occhi di Hermione ridotti pericolosamente a due fessure.
“Stamattina ho sentito dei primini in Sala comune che parlavano di una certa festa che dovrebbe tenersi stasera dai Tassi, ma come dicevo prima a Blaise, stasera avrei da fare certe ricerche”, cerca di dargliela a bere.
“E tu ti aspetti che io ci creda: il libertino Draco Malfoy ha messo la testa a posto e a una insulsa festa preferisce delle eccitanti ricerche?”
Ecco. Appunto.
“Perché, tu non sei curiosa di scoprire qual è la misteriosa malattia che uccide questi bambini e perché per quest'ultima vittima l'omicida non ha rispettato i soliti canoni?”
“Io sì, ma la mia curiosità è leggenda tra queste mura, così come la scarsa attrazione che provo per feste e festini vari, mentre è leggenda la tua propensione a feste e festini vari, Draco caro”.
Merda. Ora è nei guai. Guai seri. Con quelle premesse, sua sorella non gli passerà mai gli appunti. Un'occhiataccia rivolta alla Serpe mora gli fa capire il piano congegnato da Blaise.
“E va bene, lo ammetto, mi sarebbe piaciuto andare a quella festa con Astoria senza quella palla al piede di sua sorella”, ammette alla fine, sconfitto.
“Draco Malfoy che fa un'ammissione di colpa? Wow, questa sì che è una notizia da prima pagina!” Lo prende in giro sua sorella, scoppiando a ridere e trascindosi dietro anche Blaise. Reazione, questa, non condivisa da Draco: “Ma bene, ma bravi, divertitevi pure alle mie spalle!” Sbotta infatti, mettendo su il broncio.
“Hai ragione, non è bello divertirsi alle spalle di qualcuno, ma noi non siamo alle tue spalle”, continua a prenderlo in giro sua sorella, continuando a ridere, finché una contrariata Madama Pince fa segno ai tre studenti di tacere.
A quel gesto, Hermione arrossisce di vergogna.
“Bene, bene, bene... La mia cara e irreprensibile sorellina a quanto pare è stata appena ripresa. Eh, sì, direi proprio che adesso tocca a me divertirmi”, ghigna Draco, “Ma siccome sono una persona educata, IO, non lo farò”.
“Oh, ma quanta benevolenza, milord”, lo prende in giro lei, parlando sottovoce, “così mi lusingate”. Poi, tornando seria: “Allora, li vuoi o no questi appunti?”
“Certo che li voglio! Ho rinunciato sia ad andare a Hogsmead con Astoria che andare a spiare l'allenamento dei Corvi”, dice con tono ovvio Draco.
“Bene, allora facciamo così: adesso voi due mi aiutate a capire qualcosa su questi omicidi e stasera studieremo insieme Astronomia”, propone Hermione.
“Ma non sarebbe meglio se Astronomia la studiassimo adesso, così stasera tu potrai dare ripetizioni di Erbologia a Potty Potty?” Rilancia Draco, mentre Blaise si sta gustando divertito la diatriba tra i due fratelli.
“E tu saresti libero di andare alla festa con Astoria, giusto? Scordatelo. Queste feste sono illegali, e tu lo sai: o forse la fame di secondo Caposcuola più palloso di Hogwarts dopo di me è solo tutta una montatura? Comunque la mia proposta resta quella: prendere o lasciare, ma quando avrai i risultati della verifica, non venire poi a piangere da me”.
“Io non sono mai venuto a piangere da te!” le ricorda, indignato, per poi arrendersi davanti alla cocciutaggine di sua sorella: “Uff, va bene, hai vinto, ma quando Astoria pretenderà la mia testa su un vassoio d'argento, non osare piangere al mio funerale!” Sbotta.
“Tranquillo, non succederà. Che io pianga al tuo funerale, s'intende”, non riesce proprio a non prenderlo in giro quando fa così il melodrammatico.
“Allora, ci mettiamo all'opera?”
“Tanto per cominciare, abbiamo un piccolo problema: non sappiamo di quale malattia si tratta: sappiamo solo che è simile al vaiolo di drago, ma senza foto possiamo solo tirare a indovinare”. Blaise, pratico come sempre.
“Senza dimenticare che sarebbe compito del caro Potterino, il quale, invece di lavorare, è andato a divertirsi a Hogsmead con la Piattola”, interviene acido Draco. Avrà anche accettato la proposta di sua sorella, ma digerirla è tutt'altra faccenda.
“Primo”, si indigna lei, rivolta al biondo, “Smettila di usare nomi dispregiativi quando ti riferisci ai miei amici: hanno dei nomi di battesimo, usa quelli. Secondo: noi non stiamo facendo il lavoro di nessuno, semplicemente cerchiamo di...”
A salvarla dall'impasse interviene, suo malgrado, una furente Lavanda Brown che entra in biblioteca urlando contro la riccia e indisponendo ulteriormente Madama Pince, la quale non ci pensa un attimo a sbattere fuori dal locale i quattro ragazzi.
“Si può sapere che avevi da starnazzare in quel modo, Brown?” La riprende il biondo, anche se con quel cambio di programma forse avrà salva la serata.
“TU”, continua a urlare contro Hermione, “È tutta colpa tua!”
“Si può sapere di cosa stai parlando?” Chiede Hermione, curiosa, confusa e furente allo stesso tempo.
“Come se non lo sapessi”, continua l'altra.
“Vediamo di parlarci chiaro, Lavanda: o me lo dici qui, ora, o sparisci e mi lasci in pace, perché ti assicuro che non so di cosa stai parlando”.
“Bene, visto che ti piace fare tanto la finta tonta, ti accontento. Chissà se il tuo fidanzato gradirà?”
“Dacci un taglio, Brown. Se vuoi parlare, parla, altrimenti, ti consiglio di accettare l'invito della mia fidanzata e alzare i tacchi”, interviene spazientito Blaise. Come se non immaginasse di cosa vuole parlare la mora: la settimana scorsa probabilmente ha visto la piazzata del rosso e sono giorni che non riceve posta, l'ha notato perfino lui dal tavolo serpeverde.
“Bene. Eccovi accontentati, tutti quanti. Dovete sapere, miei cari”, si rivolge soprattutto a Draco e a Blaise, “Che la qui presente santa Hermione martire se la fa con il MIO fidanzato!”
Hermione trae un profondo respiro, alzando gli occhi al cielo: “E quando di grazia me lo sarei fatto?”
“Ma chi credi di prendere in giro, eh?! Ti hanno visto tutti l'altro sabato a Hogsmead, mentre lui ti teneva la mano! E a me, a me, che sono la sua fidanzata, neanche una lettera!”, Scoppia quasi a piangere.
Blaise interviene nuovamente: “E questi tutti che hanno visto Weasley tenere la mano di Hermione, hanno anche visto in che modo gliel'ha presa? No, perché, ti assicuro Brown, che io ero presente a quell'incontro e se c'è qualcuno che ci ha provato, beh, mi dispiace dirtelo, ma quello è stato proprio il tuo Ron”, sbotta.
“Visto? Visto che ho ragione? Lei è una spudorata. Ci prova perfino sotto i tuoi occhi”.
“Brown, seriamente: hai sentito quello che ti ho detto? È stato Ron a provarci, ma Hermione l'ha mandato via”. Certo che quella ragazza è proprio un'oca, la fidanzata perfetta per la Donnola.
Intanto, Draco sta assimilando quante più informazioni possibili: Weasel sabato scorso era a Hogsmead, si è fatto vedere da un po' di persone, mentre ci provava con la sorella, ma evidentemente non da Potter e da Oca Brown (e nemmeno dalla Piattola, a quanto pare), inoltre la ragazza non riceve sue notizie da quanto tempo? Avrebbe dovuto prestare più attenzione alla posta ricevuta dai Grifoni...
“Voi, sempre pronti a difenderla. Ma che ha di tanto speciale?” Lavanda proprio non si rassegna all'evidenza.
“Qui nessuno sta difendendo nessuno. Ti pare che io, ultimo erede della nobile famiglia degli Zabini, possa difendere una fedifraga?” Taglia corto Blaise, ma Lavanda proprio non vuole sentire ragioni: “Tecnicamente non è ancora tua fidanzata, quindi...”
“C'è un contratto magico vincolante che li lega già, però”, interviene duro Draco. Non la sopporta più: quell'oca gli sta facendo venire un'emicrania indicibile.
“Come se quei contratti impedissero la cornificazione”. E se ne va, soddisfatta.
“Corn... Cornific... ma da quando Lavanda è diventata così volgare?” Si chiede un'esterrefatta Hermione.
“Cornificazione, sorellina. Ha detto proprio così: cor-ni-fi-ca-zio-ne”. Draco sillaba bene l'ultima parola: si diverte sempre un mondo quando sua sorella si imbarazza per certe parole.
“So perfettamente cosa ha detto e cosa vuol dire quella parola!” Sbotta lei. Non sarà una Caterina di Russia, ma non è proprio un'ignorante in materia! Quindi, continua, rivolta alla Serpe mora: “E tu sappi una cosa: matrimonio inscindibile o no, prova a cornificarmi anche solo col pensiero, anche solo una misera frazione di millesimo di secondo, e ti assicuro, dovrai dire addio ai tuoi goielli di famiglia. Tutti!” Puntandogli la bacchetta sotto la cintura, per fargli recepire meglio il messaggio.
Draco non ce la fa: quella situazione è troppo divertente. “Devi sapere, sorellina, che nel nostro mondo, è prassi comune per i mariti cornificare allegramente le propie mogli, dopotutto si tratta solo di matrimoni combinati”.
“Oh, certo, come immagino lo sia anche per le mogli. Vorrà dire che mi informerò meglio su questa pratica. Se volete scusarmi, vado in Guferia a scrivere a nostra madre. Chissà se saprà darmi qualche consiglio in merito?”
A quell'uscita, Blaise sbianca: sa che la Grifoncina quando si mette in testa qualcosa la porta a termine, e in più è una Malfoy, quindi, molto probabilmente anche vendicativa, anche se fino ad ora non lo ha mai dato a vedere.
Anche Draco sbianca: “Non... vorrai...mica... no... forse...”
“Cosa c'è, Draco? Forse un furetto ti ha mangiato la lingua?” Lo prende in giro lei.
Ci manca solo che scriva alla madre di quest'ultima sua uscita!
“No... è che... vedi, i nostri genitori si sono sposati per amore e non si sono mai traditi l'un l'altro”, cerca di arginare il pericolo, Draco.
“E poi non puoi dare peso alle parole di Lav-Lav: è solo infastidita che Ron la stia ignorando. Il fatto che lui la tradisca con chissà chi non significa che io debba tradirti per forza. È vero, almeno all'inizio il nostro non sarà un matrimonio d'amore, ma come ti ho già detto, se vorrai darmi una possibilità, non te ne pentirai, te lo assicuro. Ti prometto che rispetto, fiducia, ma, soprattutto, sincerità saranno la base del nostro matrimonio. In fondo, che cos'è un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe lo stesso profumo”. Intanto le si inginocchia davanti, prendendole una mano: “Hermione Narcissa Malfoy, sto mettendo il mio cuore nelle tue mani: vuoi accettarlo?”
Lei è commossa fin quasi alle lacrime. “Sì”, mormora soltanto. Non sarà una dichiarazione d'amore, ma, in fondo, che ne sa lei? Nessuno le ha mai parlato così, nemmeno il suo amato Ron...
Ron... Una testa rossa, un volto pieno di lentiggini, un paio di occhi azzurri come il cielo sgombro di nuvole le si affaccia nella mente, ma è un attimo, la durata di un battito di ciglia.
Ron è il suo passato.
Blaise è il suo futuro. E peccato che non sia stato lei a sceglierlo.

Non sente suo fratello borbottare qualcosa riguardo una certa overdose di zuccheri...