mercoledì 31 dicembre 2014

IL VENDITORE DI ALMANACCHI

«Almanacchi! Almanacchi nuovi!»
Una figura avvolta in un mantello nero sta percorrendo a passo veloce le strade di Diagon Alley. È una giovane donna, ha da poco compiuto i venticinque anni, eppure si sente come se ne avesse il doppio.
Era una donna felice, sino a pochi mesi prima, sino al suo venticinquesimo compleanno, ma il suo era un mondo destinato a crollare, come un misero castello di carta: il giorno successivo si era disputato un incontro di Quidditch tra la Nazionale inglese e quella turca. Un’amichevole. Ma non ci sono amichevoli nel Quidditch. Almeno non per i Bolidi. Uno di essi, lanciato da un giocatore turco un po’ troppo sollecito, aveva centrato in pieno il portiere della Nazionale inglese, disarcionandolo dalla scopa. A nulla era valsa la smaterializzazione al San Mungo.
Da quella sera, la sua casa, la loro casa, si era trasformata in una gelida scatola racchiusa da quattro semplici mura.
Niente più matrimonio in primavera. Niente più figli.
L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.
«Almanacchi! Almanacchi nuovi!»
Ancora una volta, quella voce strascicata urla per le vie di Diagon Alley, riportandola alla realtà.
Con un gesto di stizza, la giovane donna si asciuga una lacrima che le sta rigando il volto.
Si avvicina a quel ragazzo.
Se lo ricorda studente di Hogwarts, quando, forte del suo appartenere a una delle più importanti famiglie del Mondo magico inglese, andava ripetendo a destra e a manca, pieno d’arroganza: «Mio padre lo verrà a sapere!» E adesso, che lui è ridotto a vendere almanacchi, come un qualsiasi mendicante, dov’è suo padre? A marcire ad Azkaban, sicuramente, mentre al giovane rampollo dei Malfoy non è rimasto nulla della passata gloria della propria famiglia, se non un nome altisonante ormai completamente inutile.
«Almanacchi! Almanacchi nuovi! Màdam, guardate questi almanacchi per l’anno nuovo. Scommetto che belli così non ne avete mai visti», le porge quei calendari magici senza alzare lo sguardo.
«Malfoy!» Lo richiama lei, obbligandolo ad alzare lo sguardo.
«Granger», le risponde, con le labbra atteggiate ad un ghigno che di arrogante non ha più nulla, «come ci si sente a essere una dei fautori del Cambiamento? Adesso sei tu che guardi me dall’alto in basso». Non c’è rabbia nella sua voce, solo un’amara constatazione di dove le sue scelte sbagliate l’abbiano condotto: in mezzo a una strada, a vendere lunari incantati.
«Sono belli». Hermione ignora la domanda, fingendo di ammirare ciò che il ragazzo sta vendendo.
«Ne vuoi uno?»
Lo vuole? Ne ha davvero bisogno? E a che scopo? Segnare con una croce i giorni trascorsi dalla morte del suo Ron?
«Non vedo come mi possa tornare utile», mormora la ragazza.
«Secondo te, a cosa possono servire dei calendari?» La sfotte. «Sarebbe un peccato, però, rovinare queste belle pagine con annotazioni di noiosi impegni… Guarda che belle immagini», le soffia suadente nell’orecchio, mentre con i polpastrelli le accarezza ipnotico una mano.
«Io… non credo… di averne… bisogno», balbetta a fatica Hermione, ammaliata da quelle immagini che sembrano chiamarla.
«Forse, potresti usarlo in maniera diversa», continua a sussurrarle suadente nell’orecchio, «per esempio, per ogni giorno che passa potresti esprimere un desiderio diverso. Sono almanacchi incantati, sai?».
La ragazza deglutisce a vuoto, sempre più stregata da quelle immagini, e dal movimento rotatorio della mano di Draco. Per non parlare del profumo del ragazzo, che aumenta ogni secondo sempre più il suo senso di vertigine.
«Non vorresti rivivere l’anno appena terminato? O un altro qualsiasi di quelli passati?»
Rivivere un’altra volta la morte di Ron? No, mai, però, forse, sapendo quello destinato a succedere, potrebbe rifilare di nascosto al fidanzato una Merendina Marinara ed evitare così che si presenti a quella dannata Amichevole… Cosa sta pensando? Era stato deciso dal destino… Doveva andare così… E da quando lei crede nel destino? Nelle azioni già scritte?
A fatica, riprende un po’ di lucidità, quel tanto che basta per rispondere al mendicante: «No, non voglio rivivere nulla del mio passato, nel bene e nel male».
«Ne sei proprio sicura, Hermione? O stai solo scappando?»
È la prima volta che lo sente pronunciare il suo nome, e quel nome, proferito da quella voce, ha alle sue orecchie una melodia che non udiva da tempo, e ha il potere di farla ricadere in quella sorta di trance in cui era precipitata poco prima, abbandonando ogni tipo di difesa.
«Non si fugge da se stessi, sai? Tieni, questa copia te la regalo», le mette in mano l’almanacco.
 
§ § § § § § § § § §

La casa è avvolta nel buio e nel silenzio. Solo, dei gemiti soffocati provengono dalla camera da letto.
«Non si fugge da se stessi, sai?» Questa frase continua a rimbombarle nel cervello all’infinito, anche ora che si trova al sicuro nella sua casa, nel letto.
Avverte il tocco gentile di una mano estranea accarezzarle il dorso della sua, e davanti ai suoi occhi, chiusi, appaiono delle labbra morbide che ripetono all’infinito quella frase che la tormenta anche nel sonno…
«Non si fugge da se stessi».
«Non si fugge da se stessi».
«Non si fugge da se stessi».
E quella sensazione di essere risucchiata in un vortice… Un vortice animato da immagini strane… Immagini che le ricordano quelle dell’almanacco regalatole da Draco.
Lotta, Hermione, lotta nel sonno per impedire a quelle immagini di risucchiarla verso un destino fallace.
Ma vuole davvero resistere? Ne vale davvero la pena? Potrebbe avere la possibilità di vivere la sua vita assieme a Ron.
E quel pensiero, alla fine, fa capitolare il suo cuore, e mentre la invade la percezione dicontemplare dall'alto il globo in tutta la sua circonferenzala valanga la porta via nella sua caduta.E poi è solo oblio.
Ma l’oblio ha un suono? Un volto?
Se tutto intorno a lei è tenebra, perché vede due occhi azzurri che la fissano come se volessero penetrarle l’anima?
Se tutto intorno a lei è silenzio, perché sente quella voce mai del tutto dimenticata: «Non vuoi rivivere l’anno appena terminato? O un altro qualsiasi di quelli passati?»
Se tutto intorno a lei è immoto, perché avverte sulla propria pelle il tocco gentile di mani conosciute?
E perché all’improvviso quegli occhi azzurri diventano grigi come il piombo, e le labbra carnose diventano sottili, e il tocco gentile si fa via via più prepotente?
«Draco…» geme, in quel letto non suo, coperta da lenzuoli di seta nera, mentre voci diverse, flautate, si accavallano tra di loro: «Non si fugge da se stessi, sai Hermione?»
Un corpo maschile risale come una carpa quel letto, vezzeggiando con la lingua ogni millimetro del suo corpo…
Un altro gemito le scappa, mentre i capelli rossi di un ragazzo che non è Draco le solleticano l’intimità, un attimo prima che lui alzi la testa per scrutarla, e riabbassarla subito dopo, e penetrarla con la lingua… Un brivido la percorre, mentre la lingua del ragazzo la accarezza e poi la succhia, mentre figure danzanti circondano la coppia: «Non si fugge da se stessi, sai Hermione?» Ripetono, come una nenia.
Allunga le mani ad accarezzare quella zazzera rossa che non è più rossa, per scrutare gli occhi azzurri del fidanzato, ma sono occhi grigi quelli che incontrano il suo sguardo, sono gli occhi di Draco.
Una mano fatata si allunga ad accarezzarle il viso, per donarle nuovamente l’oblio.
Lotta, Hermione, lotta per tornare in sé, per fuggire da quell’incubo. Oppone resistenza a quelle mani che le accarezzano il viso, a quelle voci che le sussurrano sempre la stessa frase nell’orecchio. Lotta per opporsi a quella sensazione di pienezza che Draco (o Ron?) le sta donando.
Riapre gli occhi, trova la forza per allontanare il ragazzo da sé e alzarsi da quel letto, e mentre mani che si trasformano in artigli cercano di ghermirla, fugge, fugge lontano.
Tutto intorno a lei è tenebra.
Tutto intorno a lei è silenzio.
Tutto intorno a lei è immoto.
Incespica nei suoi passi.
Gli artigli la raggiungono e la riportano in quel letto di lenzuola di seta, dove Ron (o Draco?) la sta aspettando, e quella danza che credeva ormai un ricordo riprende.
Mani percorrono il suo corpo, mentre con un movimento fluido il ragazzo – ma quale ragazzo? – la penetra.
Vinta, si arrende a quelle emozioni sopite da tempo…
Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta,
la speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, 
non vuole più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, 
vecchio cavallo il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo…
Valanga, vuoi tu portarmi nella tua caduta?
E alla fine la valanga giunge, trascinandola con sé…
Una lama di luce la sveglia: è il primo dell’anno e la sorprende nuda, sudata nel suo letto di lenzuola di cotone bianco.
Un anno felice, migliore dei precedenti, o un altro anno in cui il caso la tratterà nuovamente male?
Il primo anno senza Ron…
Spirito vinto, stremato! Per te, vecchio predone, 
l'amore ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; 
addio, canti di ottoni e sospiri di flauto! 
Piaceri, desistete dal tentare un cuore cupo e corrucciato!

domenica 21 dicembre 2014

I CINQUE SENSI – Capitolo 8



Capitolo 7

Harriet Beecher Stowe ha detto:
Le lacrime più amare versate sulle tombe
sono per le parole inespresse
e le azioni mai compiute”
(Episodio 1*11 Criminal Minds, “Sete di sangue”)

“Prego, accomodati. Ti ho fatto venire qua per chiederti come sta Hermione”. Lucius alza un sopracciglio. Davvero il Ministro l'ha fatto andare fino lì solo per quello? Subito, però, un campanello d'allarme risuona nel suo cervello: la quarta vittima.
“Vieni subito al punto, Kingsley, non credo che mi hai fatto venire fin qua solo per informarti sullo stato di salute di mia figlia. Comunque, ora che si è chiarita coi suoi genitori adottivi sta meglio ed è appena tornata a Hogwarts”, sbotta infatti.
“Hai ragione, non ti ho fatto venire qui SOLO per quello e, in ogni caso, Hermione per me è come una figlia. Il suo malore mi ha fatto veramente preoccupare, per non parlare di quei paparazzi della Gazzetta e del loro servizio sul mancato fidanzamento”, si spiega Shaklebolt.
“Per fortuna i tuoi Auror li hanno tenuti alla larga da mia figlia, anche se il giorno della partenza, alla stazione ho temuto che qualcuno potesse chiederle qualcosa al riguardo. Ho dovuto perfino incantare la nostra copia, affinché lei non leggesse certi accostamenti”.
“Mi stai dicendo che lei ancora non sa nulla di questi omicidi?”
“Ti ricordo, caro Ministro, che mia figlia ha avuto un inizio di esaurimento nervoso e il medimago che l'ha in cura è stato più che chiaro: niente stress inutili!” Ora sta quasi urlando.
“Merlino, Lucius, vedi di informarla prima di domani mattina, perché non siamo riusciti a tenere nascosta questa notizia” e gli sbatte sotto gli occhi la cartellina contenente i dettagli, foto comprese, dell'ultima vittima. Anzi, delle ultime due vittime.
Malfoy senior si accascia sulla sedia, senza riuscire a proferire parola. Guarda allibito la magifoto dei due cadaveri. Sotto i flash delle foto dei Scienziauror, nota che le due vittime hanno qualcosa di strano.
“Ma... ma...”. Senza parole. Lui, l'algido Lucius Abraxas Malfoy, ex Mangiamorte, ex braccio destro di Lord Voldemort, nonostante il suo passato non certo cristallino, ora riesce a stento a trattenere un conato di vomito.
“Già”, risponde solo il Ministro.
“Io... devo andare... devo informare Narcissa e poi a scrivere a Draco. Forse è meglio che glielo dica lui. Fra tutti è proprio lui quello che sa come prenderla nel modo migliore. Io e mia moglie...” Non riesce a terminare la frase. È proprio giusto lasciare che sia un ragazzino di diciotto anni a sbrogliare quella matassa? No, non lo è, ma in qualche modo, vuole che sia lui il primo a saperlo.
“Kingsley, puoi mettermi in contatto con la McGranitt e chiederle se io e Narcissa possiamo recarci questa sera stessa a scuola per parlare personalmente con Hermione?”
“D'accordo. Se puoi aspettare qualche minuto, lo faccio subito”, gli risponde il Ministro.

§ § § § § § § § § §

Incredibilmente per la stagione, quell'anno a settembre in Scozia fa ancora caldo, tanto che nella Sala comune di Grifondoro le finestre sono aperte. Mentre le ragazze dell'ultimo anno stanno studiando tutte assieme Trasfigurazione, un gufo plana sul tavolo davanti a un'esterrefatta Hermione. Legato a una zampa, un piccolo cofanetto d'argento. Al suo interno, ciò che manca alle ultime due vittime ritrovate sulla spiaggia di Blyth, ma questo Hermione non può saperlo: per lei si tratta soltanto di due...
“Ginny...”, esala solo, porgendo all'amica l'astuccio: “Oh, Merlino!” Mormora solo quest'ultima, quindi, rivolta a Lavanda: “Vai subito a chiamare Draco Malfoy, sbrigati!”
“Tesoro, vieni, andiamo in camera”, e fa per accompagnarla.
“Ginny... quei... quei...”. È sull'orlo di una crisi isterica.
“Shh, calmati tesoro, va tutto bene, non è successo nulla, adesso arriva tuo fratello e...”
“NON DIRMI DI CALMARMI. NON VA TUTTO BENE. HO APPENA RICEVUTO DEI... dei...” e cade come corpo morto cade.
Le sue urla hanno richiamato anche i ragazzi che stavano nei loro dormitori: “Ginny, cos'erano quelle url... Oh, Merlino, Hermione! Ma cos'è successo?” Chiede un allibito Neville.
“Te lo spiego dopo, Neville, adesso, per favore, aiutami a portare Hermione in camera sua. Seamus, tu vai a chiamare la McGranitt!” Ordina la rossa.
“Non sarebbe meglio Madama Chips?” Chiede invece Finnigan.”Sì, hai ragione. Corri a chiamare Madama Chips, svelto. Alla McGranitt ci pensiamo più tardi”. Il ragazzo vola, mentre Hermione viene adagiata sul letto.
“Hermione! Piattola! Cosa. Diavolo. Le. È. Succeso. Tu e la Brown eravate a conoscenza del suo crollo il mese scorso, cosa avete combinato per ridurla in questo stato?” Una furia bionda entra nella camera della Caposcuola Grifondoro, assieme a Blaise Zabini, Theodore Nott e Adrian Pucey.
“Stavamo studiando quando un gufo è entrato dalla finestra e si è posato davanti a lei e alla zampa aveva questo scrigno” dice tutto in un fiato Ginny, porgendo l'oggetto incriminato al biondo.
“Cos...” Viene assalito da un conato di vomito che trattiene a stento; Adrian e Theo, invece, devono scappare in bagno.
“Mi volete spiegare cosa sta succedendo?” Chiede un impermalosito Paciock. Non è più lo sciocco Neville e gli dà fastidio essere trattato come se lo fosse ancora.
“Avete già chiamato la McGranitt?” Chiede Zabini, ignorandolo.
“No, abbiamo preferito chiamare prima la Chips”, risponde Ginny.
“Bene, vado io. Paciock, accompagnami, così ti racconto tutto. Ah, Draco, missà che quei due sono fuori gioco per un po'”, si offre volontario il moro.
“L'importante è che si riprendano per la partita”, cerca di scherzare il biondo, ma nessuno in quel momento ha voglia di scherzare, lui per primo.
“Sa già qualcosa?” Chiede sottovoce la piccola Weasley.
“No, non ne abbiamo avuto l'occasione”, afferma Draco.
“Cioè, mi stai dicendo che in venti giorni non avete avuto modo di parlarle?” Ginny alza un sopracciglio, incredula.
“Forse ti se dimenticata che ha avuto un crollo emotivo e che il medimago le prescritto riposo assoluto e assolutamente niente stress!”
Hermione si agita nel letto.
“Ehi, piccola”, la chiama il fratello.
“Draco... cosa ci fai qui?” Poi si ricorda e senza che possa fare nulla per impedirlo, vomita sul tappeto ai lati del letto.
Prontamente, Ginny pulisce con un colpo di bacchetta.
“Tesoro, quando sei svenuta mi sono preoccupata e così l'ho mandato a chiamare”, le dice l'amica.
“Ma... cosa sono questi rumori?” Chiede la riccia, alludendo ai versacci che provengono dal bagno.
“Quando Lavanda è venuta a chiamarmi, ero con Theo, Blaise e Adrian”, le racconta il biondo.
“Ma cosa... perché?”
I due ragazzi si scambiano un'occhiata: e adesso cosa le dicono? Che fuori c'è un pazzo che si diverte a massacrare ragazzine e che quello può essere un avvertimento?
“Ragazzi, cosa dovete dirmi?” Sarà anche sconvolta, ma lo svenimento non implica istupidamento.
Ecco...”, comincia Ginny, “Non ti arrabbiare, non te l'abbiamo detto prima perché il medimago ci aveva intimato di non stressarti e noi siamo venuti a spere questa cosa proprio il giorno che tu sei stata male”, dice, guadagnandosi un occhiataccia da parte del giovane, seduto sull'altro lato del letto: fosse stato per lui, avrebbe tenuto la bocca chiusa ancora per un po', ma visto che quella gola profonda della rossa ha cominciato a cantare, tanto vale finire: “Pare che là fuori ci sia un pazzo che si diverte a massacrare ragazze della nostra età. Le tortura, poi le uccide e infine cuce loro gli occhi con del fil di ferro”, le racconta, infatti, il fratello.I due si guardano senza capire.
“Sì, Dante Alighieri, un autore babbano vissuto in Italia nel tredicesimo secolo ha scitto un'opera, intitolata “Commedia”, in cui immaginava di viaggiare attraverso i tre Regni dell'Aldilà, incontrando gli empi nell'Inferno e nel Purgatorio, e le anime pie nel Paradiso. In ogni caso, quando si trova nel Purgatorio, che è un po' l'anticamera del Paradiso”, spiega con parole quanto più semplici possibili, “incontra le anime di coloro che in vita peccarono di invidia, vede che sono coperti da cilicio e hanno le palpebre cucite col fil di ferro”. I due si scambiano un'occhiata: nemmeno i malesseri riescono a mettere ko il cervello di Hermione.
“Tu credi che uccida ragazze invidiose... perché?” Chiede Ginny.
“Non lo so, Ginny, non lo so...”, poi ha un'improvvisa illuminazione: “Oh, Morgana... i miei incubi...” e si accascia sul letto, singhiozzando. Il fratello si precipita ad abbracciarla: “Shh, non piangere, non è colpa tua, tranquilla”, le sussurra all'orecchio, cullandola.
“Come fai a dire che non è colpa mia? Se, invece di dare la colpa alla cattiva digestione e al mio non sopportare di essere al centro dell'attenzione, avrei fatto le dovute ricerche nella biblioteca del Manor, forse a quest'ora quel pazzo sarebbe già ad Azkaban. Ma no, io devo sempre fare tutto da sola, senza considerare che forse Divinazione qualche volta possa servire a qualcosa”.
“Hermone...”, cerca di rabbonirla l'amica.
Intanto, dal bagno, continuano a provenire i versacci di Theo e Adrian.
“Weasley, per cortesia, fai uscire quei due deficienti”, le intima e lei non se lo fa ripetere due volte. In quel mentre entra un'affannata Madama Chips.
“Scusatemi ragazzi, ma stavo curando un... oh, che facce che avete voi due, passate in infermeria, più tardi vi do un'occhiata. Allora, signorina Malfoy, mi hanno detto che è svenuta. Ora come sta? Ragazzi, fatela distendere, e aspettate un attimo fuori. Anche lei, signor Malfoy”, vedendo che il ragazzo non accenna a lasciare la sorella”.

§ § § § § § § § § §

“Non capisco. Se è vero quello che mi hai appena raccontato, come mai la Gazzetta non ne ha ancora parlato? Non mi pare che quei tipi si facciano tanti scrupoli”. Neville non riesce a credere alle proprie orecchie, eppure Blaise gli ha fatto vedere il contenuto di quel dannato cofanetto.
“A quanto pare questa volta se li sono fatti”, borbotta il moro.
“Ma non è servito a molto, perché quel folle ha continuato a uccidere e se quel contenuto appartiene alle sue vittime, direi che questa volta ne ha uccise ben due contemporaneamente e se l'ha mandato a Hermione, questo vuol dire una cosa sola...”, constata Neville.
“Già”, è la serafica risposta di Blaise.
Intanto, sono arrivati davanti ai Gargoyle di guardia alla scala che conduce all'uffico della preside: “Cioccorane”, sussurra Blaise, e il Gargoyle si sposta, mostrando la scala a chiocciola.
Dopo aver bussato e aver aspettato il permesso, entrano, rimanendo basiti di trovarci anche i coniugi Malfoy: “Signora preside... signori Malfoy”, salutano, non sapendo più come continuare.
“Ragazzi, come vedete, ora sono molto occupata, quindi a meno che non sia una cosa che può aspettare un paio d'ore...”, comincia Minerva McGranitt, quasi licenziandoli.
“Ecco... veramente è una questione di vitale importanza e forse è un bene che i signori Malfoy siano presenti”, comincia Neville.
“È successo qualcosa a Hermione?” Chiede Narcissa.
“Purtroppo sì”, convengono i due ragazzi, poggiando sulla scrivania della preside lo scrigno d'argento. “Poco fa un gufo ha recapitato quest'oggetto a Hermione e lei... beh, ecco, si è sentita male. Ora c'è Draco con lei”, finisce di raccontare il suo compagno di Casa.
La preside prende quella scatola e la apre: “Oh, Godric!”. La porge quindi a Lucius.
Al suo interno il mago nota che contiene ciò che crede manchi ai cadaveri.
“Lucius cosa...”. Narcissa cerca di sapere cosa c'è di tanto terribile lì dentro, ma il marito le impedisce di guardare: “Forse è meglio che lei ci accompagni da nostra figlia”, dice, rivolgendosi all'anziana donna.
Questa fa segno ai due maghi di seguirla.
“Mamma! Papà!” Esclama la riccia, sorpresa di vederli.
“Piccola, come ti senti?” Le chiede sua madre.
“Non preoccupatevi, ha solo avuto un calo di zuccheri. Una cena abbondante, una buona dormita e un'altrettanto abbondante prima colazione domattina, e sarà nuovamente in grado di affrontare le lezioni”, cerca di rassicurarli la medimaga.
“Forse sarebbe meglio se tornassi a casa per qualche giorno”. Narcissa non è convinta della diagnosi della Chips e poi quelle due vittime appena ritrovate...
“No, sto bene ora, sul serio, non voglio tornare a casa. La scuola è appena cominciata e quest'anno ci sono i MAGO e...”
“Tesoro, forse stai pretendendo troppo da se stessa. Solo pochi giorni fa hai avuto un malore simile”, cerca di convincerla il padre. Non è convinto che sua figlia sia al sicuro, lì, a Hogwarts.
“Ma si è trattato di due cose diverse. Draco, ti prego...”, si rivolge al fratello perché l'aiuti a convincere i genitori a non riportarla a casa.
Sua sorella lo sta pregando. Davvero. Sinceramente. Quando mai potrebbe ricapitare una cosa del genere?
“Padre, madre, sono convinto che qui Hermione non corre alcun pericolo, poi ci saremo noi a controllare che segua alla lettera le direttive di Madama Chips”.
Lei li guarda speranzosa, ma c'è qualcosa nello sguardo di Lucius che la fa allarmare.
La preside capisce che è giunto il momento della rivelazione e fa cenno ai ragazzi di uscire dalla stanza.
“Bambina, c'è una cosa che devi sapere”, cerca di cominciare Narcissa, ma Hermione la interrompe: “Sì, Draco e Ginny mi hanno detto di quel folle. Pensate che ecco... ma io qui sono al sicuro. Neanche la Gringott è sicura quanto Hogwarts”. Deve convincerli. Non vuole tornare al Manor. Nonostante ci abbia provato con tutta se stessa, non la sente casa sua. È Hogwarts casa sua.
“Sì, probabilmente quello che hai ricevuto apparteneva a quelle persone, ma...”, spiega Lucius, anche se non è facile dare una simile notizia.
“Ma...”, lo imbecca lei. Non deve stressarsi, ma quelle notizie fornite a spizzichi e bocconi sono altamente stressanti.
“Domani la Gazzetta del Profeta pubblicherà la notizia che sulla spiaggia di Blyth negli ultimi quattro mesi sono stati rinvenuti cinque cadaveri, di cui i primi tre erano ragazze della tua età, Natebabbane, mentre gli ultimi due, ecco... si tratta di due adulti, Babbani” e qui trae un profondo respiro, come a farsi coraggio, mentre Narcissa le stringe ancora di più la mano, “Si tratta di Jane Henriette e Daniel Granger”.
Silenzio. Non una mosca vola. Solo Draco si lascia cadere sul letto, affianco alla sorella. Poi un urlo.

§ § § § § § § § § §

Alla fine, l'ha spuntata lei.
Non ha voluto essere sedata.
Vuole rimanere lucida per ricordare quando più possibile di tutti i momenti trascorsi con i Granger.
Quelli belli, ma anche quelli brutti.
I suoi genitori non sono riusciti a convincerla a tornare al Manor. Forse è meglio così. Lì a scuola ci sono i suoi amici, e c'è suo fratello. Forse non è quel luogo sicuro che i professori vogliono far credere ai genitori dei Natibabbani, ma in fin dei conti loro hanno un doppio funerale da organizzare e come situazione non è certo l'ideale per una ragazza che si deve riprendere da un crollo psico-fisico.

Sono morti. Non ci sono più. Una volta, qualcuno ha detto che la morte è stato il più grande dono di Dio agli uomini. Sono un'ingrata. Perché io di questo dono non riesco a gioire.
Sono un'ingrata e un'egoista. Ma, soprattutto, sono complice di un duplice omicidio.
Se a fine guerra non fossi andata in Australia, non avrei scoperto di essere stata adottata e loro sarebbero ancora vivi.
Smemorati e lontani, ma vivi. E io avrei ancora i miei amici accanto a me.
Può un cognome decidere chi siamo?
Silente diceva sempre a Harry che sono le nostre azioni a decidere chi siamo.
Possibile che il mio migliore amico si sia dimenticato di questa lezione? Non considerava forse Silente il suo mentore?
E Ron? Io lo amavo, ma lui non ha esitato un attimo a voltarmi le spalle. Farsi vedere con me, con la figlia di Lucius Malfoy, poteva intaccare la sua fama. Meglio tagliare i ponti.
L'ho visto, quel giorno, quando sono stata male. Non vedeva l'ora di andarsene.
Non dicono forse che gli amici sono la famiglia che ci scegliamo?
Io ho scelto loro, ma è stata una scelta a senso unco. Come lo è stata la scelta dei Granger, diciannove anni fa.
I Malfoy mi hanno voluta.
I Granger mi hanno scelta. E io li ho incolpati di questa scelta, mentre loro non hanno incolpato me. Mi hanno rispettato, aspettandomi. Come solo un genitore sa fare. Quando hanno saputo che sono stata male, mi sono stati vicini, come hanno potuto.
Avranno capito, o, meglio, sarò riuscita a farmi capire che sono stata in silenzio tutti quei mesi solo per facilitare la cosa a tutti e tre in vista di un distacco definitivo?
Distacco. Definitivo.
Davvero volevo questo da loro?
Lucius mi ha subito fatto sapere che, per tenere alto l'onore dei Malfoy, mi sarei dovuta sposare quanto prima. Già, perché è colpa mia se la mia famiglia è caduta in disgrazia. La. Mia. Famiglia.
Ma sarei davvero disposta a un matrimonio combinato?
Mio fratello è stato sul punto di uccidere, di macchiarsi l'anima per l'eternità, per la famiglia, ma allora era questione di vita o di morte. Adesso, in gioco c'è solo il prestigio.
Eppure, sarei stata disponibile ad assecondarlo pur di allontanarmi quanto prma da quella casa.
No. È inutile che mi racconto favole. Non avrei mai accettato se Ron mi fosse rimasto accanto. Ma non c'è lui con me, adesso.
Jane e Daniel non avrebbero mai preteso un simile gesto. Non mi avrebbero sacrificato sull'altare dei loro interessi, così come mai avrebbero permesso alla loro bambina di sposarsi per ripicca, solo per una delusione d'amore.
Ma loro non ci sono più. Di loro mi resta solo... Devo correre in bagno perché vengo nuovamente assalita dalla nausea. Ginny, che fingeva di dormire, mi segue. Fuori dalla porta del bagno, Draco e Blase ci stanno aspettando in piedi. Anche loro stavano fingendo di dormire. Adesso ci sono loro al mio fianco: mio fratello, quella che è sempre stata la mia migliore amica e quello che probabilmente diverrà mio marito.
Mio. Marito.
Mi devo sposare a vent'anni per il prestigio della mia famiglia.
Oh, Ron...

martedì 16 dicembre 2014

I CINQUE SENSI – Capitolo 7



(Pablo Neruda)

“Buongiorno a tutti!” Come se il giorno prima non fosse successo nulla, Hermione entra nella sala da pranzo sfoderando la sua migliore espressione felice: “Visto che ieri non sono stata molto bene, la tabella di marcia ha subito un lieve intoppo, ma ti ho promesso una sorpresa, fratellino, e io ho una sola parola”.
“Piantala!” Sbotta, invece il fratello. Quel comportamento da perfetti irresponsabili proprio non lo digerisce, soprattutto se a comportarsi così è una persona come sua sorella.
“Draco!” Lo redarguisce la madre.
“Draco... io...”. Lo guarda stranita. Forse in quei giorni ha un po' esagerato con le visite ai musei, ma voleva far conoscere al fratello e ai suoi amici un po' di quel mondo che tanto disprezzano, e che non è tanto diverso da quello magico. Inoltre, deve mantenere la sua promessa. Avrebbe dovuto farlo ieri, ma visto che è stata male...
“Draco un bel niente! Solo ieri hai avuto un principio di esaurimento nervoso e oggi ti comporti come se niente fosse? Il medimago ha detto che devi riposarti, ma, per Merlino, visto che sei talmente testarda dal non voler seguire quel consiglio, allora farai a modo mio”, le urla contro il fratello.
Il labbro inferiore comincia a tremarle leggermente, mentre gli occhi, seppur contro la sua volontà, le si riempiono di lacrime. Di commozione. Ginny le ha detto che già una volta ha dato prova di tenere a lei, ma questa sfuriata...
“Draco, vedi di darci un taglio”, lo riprende il padre, che ha equivocato i sentimenti della figlia. Teme un nuovo crollo. Il medimago è stato chiaro: niente stress e riposo assoluto.
“Non ho ancora finito”. È la prima volta che risponde in quel modo a suo padre: probabilmente una bella punizione da qui all'eternità nessuno gliela leverà e tutto per colpa sua. Di quella Grifona con smanie da perfettina-nessuno-deve-sapere-che-sto-soffrendo-perché-io-sono-perfetta. Sua sorella.
Sua. Sorella.
“Guardaci”, continua, in modo piuttosto duro, “Siamo la tua famiglia. Forse non siamo perfetti, ma nessuno lo è, nemmeno i tuoi adorati Weasley. È con noi che devi parlare”. Poi, con tono dolce: “Per favore, non continuare a tenerti tutto dentro. Ieri ci hai fatto spaventare. Sfogati. Con noi. Adesso. E al diavolo la tua promessa. Quella può aspettare”.
Lo abbraccia. Mai si sarebbe aspettata di ricevere conforto da Draco Malfoy. Da Harry. Da Ron. Non da Draco.
Se solo qualcuno glielo avesse detto cinque mesi prima lo avrebbe fatto rinchiudere al San Mungo, ma è suo fratello, quindi è una cosa normale, no? No, non è normale. Non dopo anni di disprezzo.
“Solo se anche tu, se anche voi”, si corregge subito, “avete voglia di parlare con me”.

§ § § § § § § § § §

Ron non crede alle sue orecchie.
Di tutto il discorso di Harry ha capito solo che sua sorella la sera precedente è rientrata accompagnata da Lucius Malfoy.
Lucius Malfoy, l'uomo che sei anni prima aveva cercato di ucciderla, ha riaccompagnato a casa sua sorella. Una Weasley.
La domanda è: perché?
“Ron, hai sentito cosa ho detto?” Harry ha notato che l'amico ha lo sguardo perso nel vuoto.
“Sì, Harry, ho sentito”, risponde con aria svagata.
“Cosa?” Prova a domandargli cosa ha sentito del suo discorso.
“Eh?”
“Ron, ho detto che ieri sera, quando Lucius ha accompagnato Ginny...”, ma viene interrotto dall'amico: “Miseriaccia, vi rendete conto che Malfoy ha accompagnato Ginny? No, dico: ti rendi conto Harry di quello che quell'uomo avrebbe potuto farle? Abbiamo sbagliato a lasciarla sola in quella casa”.
“Sì, avete sbagliato a venire via così presto. Hermione aveva ancora bisogno di voi”, si intromette Ginny. Ma è possibile che quello stolto di suo fratello non abbia colto la gravità della situazione?
“Scusate, posso riprendere il discorso?”
“Scusa Harry”,
“Sì, scusa, però devi ammettere che...”, Ron tenta ancora di riprendere la sua crociata contro i Malfoy.
“Ron! Stavo dicendo che ieri sera Lucius mi ha messo a conoscenza di alcuni fatti piuttosto... inquietanti che stanno accadendo nel nostro Mondo”, riprende a parlare Harry.
“Di cosa stai parlando?” Lo interrompe nuovamente Ron.
Sia Lavanda che Ginny sono fortemente tentate di schiantarlo. Harry, invece, da perfetto diplomatico riprende a parlare, dopo aver tirato un profondo respiro: “Pare che negli ultimi mesi, una volta al mese, e precisamente tre giorni prima del plenilunio, un pazzo si diverta a uccidere ragazze, cucendo i loro occhi con del fil di ferro. Tre mesi, tre vittime, tutte ragazze di diciotto anni”, riesce finalmente a terminare il suo racconto.
“Miseriaccia...”, esala nuovamente il rosso, “Cosa pensi di fare?”
“Andrò al Ministero a parlare col Ministro, ma dubito che potremo fare qualcosa: non siamo ancora Auror”.
“Neanche l'anno scorso eravamo Auror”, obietta giustamente Ron. Sono stati loro a girare in lungo e in largo la Gran Bretagna per cercare gli Horcrux, non Auror addestrati, e poco importa se a quell'epoca il Ministero era sotto il controllo dei Mangiamorte.
“Ma adesso non è più l'anno scorso”, dissente Lavanda.

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“Dove stai andando Molly?” Le chiede Arthur. Hanno appena finito di leggere la missiva con cui Ron li ha messi al corrente del motivo per cui la sera prima Lucius Malfoy ha riaccompagnato Ginny a Grimmauld Place.
“A riprendere mia figlia. Abbiamo sbagliato a lasciarla tornare là. Se anche un uomo come Malfoy si preoccupa, vuol dire che la faccenda è più seria di quel che sembra, o di quello che tu vuoi farmi credere”. Ha ancora davanti agli occhi l'immagine di Fred disteso in Sala Grande. Non può perdere un altro figlio. Non in quel modo. Questa volta non sopravviverebbe.
“Avanti, conosci bene la nostra Ginny: credi davvero che un nostro impedimento l'avrebbe fermata? E poi sta con Harry e Ron...”, cerca di rabbonirla il marito, ma lei è come un panzer: “Due ragazzi di diciotto anni, uno dei quali è nostro figlio”, lo fredda.
“Appunto. Ron è suo fratello. Credi che possa permettere che le capiti qualcosa?” Ginny è la sua bambina, la sua principessa. Morirebbe se le capitasse qualcosa, ma non può neanche tarparle le ali, ragion per cui spiega alla moglie: “E comunque, sia Ginny che Lavanda sono controllate da un Auror”.
“E questo dovrebbe rincuorarmi? La mia bambina spiata da... da...”
“Da un uomo che darebbe la vita per proteggerne un'altra”.
“Arthur Weasley, questo non mi rassicura affatto, anzi: se al posto di quell'Auror ci fossi tu, dubito che ti farei uscire al mattino, o alla sera, o...”
“È il suo lavoro Molly. Il. Suo. Lavoro. Se non accadrà mentre fa la scorta a qualcuno- e Merlino non voglia che succeda – succederà in un duello con qualche mago oscuro oppure, e prego Morgana per quest'ultima ipotesi, potrebbe non succedere mai. Ma è una cosa che chiunque entri all'Accademia Auror deve mettere in conto. In ogni caso, la morte è l'unica cosa certa della vita”.
“E con questa frase cosa vorresti dire? Che dovrei rassegnarmi alla morte di Fred? O che dovrei prepararmi a quella possibile di Ginny? Non è giusto, Arthur, non è nelle cose naturali che un genitore seppellisca il proprio figlio”, scoppia a piangere Molly.
“No, non lo è”, l'abbraccia il marito, scoppiando anche lui a piangere.

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Jane Henriette Allen in Granger sta preparando per l'ultima volta i bagagli. Si sono soffermati anche troppo in Inghilterra. Ora la loro vita è in Australia. Hanno aspettato per tre mesi un segno da parte di Hermione, ma non è mai arrivato. Loro hanno sbagliato, non le hanno detto la verità, ma ogni volta che la piccola le chiedeva da dove veniva, lei aveva sempre scelto con cura le parole: “Eri un desiderio in fondo al cuore”. Come si fa a dire a un figlio non tuo che i suoi veri genitori non l'hanno voluto? No, se tu insegni a questo figlio il valore della parola “amore” non puoi dirlo. E lei credeva di averglielo insegnato. Assieme alla parola “perdono”. Ma, forse, quest'ultima parola sottintende un significato troppo grande per una ragazza di appena diciannove anni che in quegli ultimi dodici mesi ha dovuto sopportare più di quanto un comune essere umano del loro tempo sopporti in tutta la sua esistenza.
Un pichiettare sommesso alla finestra del piccolo appartamento la riporta alla realta. Un gufo mai visto prima porge una pergamena a suo marito.
“È di Lucius Malfoy”, dice solo, poi la porge alla moglie, la quale, dopo aver letto le prighe righe, si lascia cadre priva di forze sul letto.
Il giorno dopo, Lucius è seduto assieme a Hermione a un tavolo del Paiolo Magico, guardandosi attorno con aria schifata: non è esattamente il suo locale preferito, ma i coniugi Granger sono Babbani e per loro sarebbe stato impossibile accedere a Diagon Alley senza l'aiuto di Hermione.
Quest'ultima è agitata: finalmente, dopo mesi, può rivedere coloro che l'hanno cresciuta per quasi diciotto anni. Saranno arrabbiati con lei perché non si è fatta sentire per tutto quel tempo? Lei non l'ha fatto per cattiveria, solo credeva, comportandosi così, di rendere le cose più facili per se stessa e per loro. Riuscirà a spiegare le sue ragioni? Certo, sarebbe più facile se Lucius non avesse insistito tanto per accompagnarla, ma lui le ha spiegato che doveva incontrare un certo suo socio per riprendere gli affari. Bah, a vedere come si guarda attorno con aria schifata non si direbbe proprio che il Paiolo sia il suo luogo preferito per concludere affari. Purtroppo per lei, però, è stato irremovibile.
Alle 10,30, puntuali, eccoli varcare la soglia del locale. Si guardano attorno sconcertati: vero che la loro bambina è una strega (sì, perché per loro Hermione rimarrà sempre la loro bambina), ma è altrettanto vero che nell'ultimo anno avevano dimenticato l'esistenza di quel Mondo, classificando la magia come favola per bambini. Quei bambini che non sono mai riusciti ad avere.
Dopo pochi istanti, notano la ragazza in compagnia dell'uomo biondo. Un po' sono delusi perché speravano di poterle parlare da soli; d'altro canto, capiscono la premura dell'uomo: in fondo, Hermione è stata parecchio male solo due giorni prima.
“Mam... Jane, Daniel!” Esclama al colmo della felicità nel rivederli, coreggendosi subito per la gaffe che stava per commettere.
Si abbracciano. Jane ha le lacrime agli occhi. La loro bambina la stava chiamando 'mamma': non li ha dimenticati, allora.
“Tesoro, come stai?” Le chiede preoccupato Daniel.
“Ora sto bene”.
“Oh, piccola, quando abbiamo letto la missiva di Lucius ci siamo preoccupati molto, ma sei sicura di stare veramente bene? Sai, i sintomi di un esaurimento nervoso non vanno mai presi sottogamba”, le domanda un'altrettanto preoccupata Jane.
“Sì, mam... Jane, non preoccuparti, ora sono un po' più serena”, confessa.
Perché le viene così difficile chiamare Jane col nome proprio e Narcissa mamma?
“Vedo che il mio socio è arrivato... lo raggiungo. Signori...” Si congeda Lucius, lasciando a sua figlia la necessaria privacy. Intanto raggiunge il capo Auror Harvey. Non ha dubbi che il Ministro l'abbia strigliato coi controfiocchi, comunque anche lui ha qualcosina da dirgli.
Si guardano negli occhi senza sapere cosa dirsi; sono stati una famiglia per quasi diciotto anni e ora si scoprono degli estranei. O forse è solo imbarazzo per non avere avuto il coraggio di fare il primo passo e lasciare che fosse davvero un perfetto estraneo a farlo per loro.
“Allora, tesoro, ti va di raccontarci come hai trascorso questi ultimi mesi? Come si sono comportati con te i Malfoy? E quel ragazzino spocchioso che a scuola ti tiranneggiava, adesso è tuo fratello, giusto? Come si comporta con te?” Comincia a interrogarla Daniel.
“Daniel, amore, calmati. Lasciala respirare. Piccola, lo conosci, no?”
Hermione pare divertita da quello scambio di battute. Daniel non cambierà mai: per lui, lei sarà sempre il suo tesoro da proteggere, e Jane, beh, Jane è Jane.
Comincia a raccontare ciò che le è capitato negli ultimi mesi, partendo dall'incubo, che lei ha associato allo stress post-conflitto e al fatto di essere al centro dell'attenzione, ma quando arriva a menzionare i cavalieri serventi e il matrimonio combinato, a Daniel prudono le mani, e infatti sbotta: “E tu hai accettato questa situazione, così, senza fiatare? Credevo che io e tua m... che io e Jane”, si corregge subito, “ti avessimo insegnato ceri valori. Adesso vado a dire quattro parole a quel tipo platinato laggiù!” E fa per alzarsi, prontamente fermato dalla voce di Hermione: “Pap... Daniel, no, aspetta, lasciami finire, ti prego. Non ho reagito subito, perché, anche se sono una Grifona, mi reputo comunque una persona intelligente e so distinguere le situazioni che vanno prese di petto da quelle che invece vanno aggirate. Mi avete insegnato anche questo. Assieme a Draco e a questi “cavalieri serventi” ho elaborato un piano per allungare un po' i tempi. Chissà che magari non nasca l'amore: è questo il sogno che avevo da bambina. Ti ricordi, Jane, quando giocavo col tuo vestito da sposa? Devo dire che, al riguardo, questo malessere è caduto prprio a fagiolo”.
“Hermione! Non è così che ti abbiamo insegnato a comportati: i malori non vanno mai sminuiti, lo sai, vero?” Si indigna Jane, ma non le è sfuggito un particolare: “Hai detto che questo “piano” lo hai elaborato assieme a Draco, dobbiamo quindi pensare che ti sta trattando bene?”
“Sì, devo ammettere che è stato lui la vera sorpresa della situazione”, conviene la riccia, “Pensate che addirittura è andato da Harry e Ron per cercare di farli ragionare, quando non mi parlavano”.
“Piccola, ci dispiace tanto per quello che hai passato in questi mesi, avremo voluto esserti accanto, ma volevamo anche rispettare la tua privacy e così abbiamo aspettato un tuo cenno”, confessa Jane.
“Mi dispiace, mi dispiace tanto, non essermi fatta sentire, ma credevo che così facendo avrei facilitato le cose a tutti. Lucius e Narcissa sembravano quasi intimoriti dal fare qualcosa che potesse farmi male – ma ci pensate a Lucius Malfoy che si preoccupa del benessere di qualcuno?”
“È tuo padre”, la redarguisce Daniel, “È ovvio che si preoccupi di te. Tutto quello che ha fatto in tutto questo tempo l'ha fatto per te, discorso del matrimonio a parte. Non è facile fare i genitori; spesso, molto spesso si sbaglia. Per voi figli è difficile capire questo discorso, ma un giorno sarai madre anche tu e capirai bene questo sentimento. Ma hai appena detto che Harry e Ron, quelli che tu hai sempre considerato i tuoi migliori amici e per i quali chi hai anche tolto la memoria, ti hanno volutamente voltato le spalle, loro che potevano  - e dovevano – starti accanto?”.
Hermione annuisce.
“Dimmi dove li posso trovare”, continua minaccioso. Ora sì che per quei due le cose si mettono male.
“È inutile, Daniel, quella casa è un'abitazione di maghi che è visibile solo a chi è del nostro Mondo. Sai, apparteneva alla madre del padrino di Harry, che è anche una mia prozia a quanto pare e che non amava particolarmente i Babbani”, tenta di rabbonirlo con questa scusa.
“Su Daniel, calmati, Hermione ora ha bisogno del nostro sostegno, non della nostra indignazione, anche se certa gente se la merita tutta. Comunque, piccola, stavi parlando di questi “cavalieri serventi”, come sono?”, Le ammicca Jane.
Daniel fa una smorfia. Hermione non sarà la sua figlia biologica, ma è il suo “tesoro” e nessun ragazzo può permettersi di sfiorarla nemmeno con un fiore...
Passano la giornata, così, a parlare di ricordi e amici e a confrontarsi e quando arriva l'ora di separarsi, a tutti, tranne a Lucius che si è annoiato in quel locale, ma mai e poi mai avrebbe lasciato sola la figlia, il tempo pare essere trascorso troppo in fretta. Come avrebbe voluto, Hermione, avere in quell'occasione la Clessidra di Lumacorno che le aveva descritto ormai una vita fa Harry. Ma può un artefatto dilatare il tempo a nostro piacimento?
In un tavolo appartato, opportunatamente disilluso, un uomo ha osservato attentamente il terzetto.
Ha scelto la sua prossima vittima.

§ § § § § § § § § §

“Tua sorella è una vera Serpe”.
“Ti consiglio di non farti sentire da lei. Non ti dispiace che il fidanzamento sia stato posticipato di otto mesi?”
“No, avrò, quanto: sette mesi?, di tempo per corteggiarla”.
“Correggiti, amico mio: avrai Adrian tra i piedi per sette mesi”.
“Oh, ma lui non è un problema: è troppo impegnato ad aiutare Pansy a mettere le corna a Marcus”, e su questa battuta i due amici scoppiano a ridere.
Anche quel giorno Blaise è andato a trovare Hermione, ma, non trovandola, si è chiuso in camera dell'amico a discutere, mentre Avalon Zabini si intrattiene amichevolmente con Narcissa, intercedendo per il figlio.
“Scusa un appunto: di chi è stata l'idea del fidanzamento a Pasqua?” Domanda ad un certo punto il moro.
“O porca tr...”, esclama il biondo, “Ecco perché è sbiancata quando nostro padre non ha voluto tergiversare ulteriormente sulla data”, equivocando l'impallidimento della riccia a quella notizia.
“Però... però... potrebbe essere l'occasione per farle dimenticare quei brutti ricordi”, prova a esporre Blaise.
“Ci credi veramente in quello che hai appena detto, Blaise?” Chiede uno scettico Draco.
“No, per niente”, conviene l'altro, “Anzi, mi domando cosa abbia effettivamente in mente tua sorella: voglio dire è già strano che abbia accettato passivamente la decisione del Wizengamot di farla venire a vivere da voi al Manor, anche se è maggiorenne, ma accettare addirittura un matrimonio combinato lei che probabilmente è cresciuta secondo altri valori e ideali, non ti sembri che stoni un po' col suo carattere?”
“Beh, effettivamente sì, conoscendo Hermione, la cosa è alquanto strana. Se vuoi un consiglio, Blaise, accelera i tempi del corteggiamento e fai in modo di fidanzarti con lei a Capodanno”, suggerisce Draco.
“Uhm...”
“Che c'è?”
“No, niente... solo un mio sospetto, ma prima di mettertene al corrente, preferisco esserne sicuro al cento per cento. Senti, riguardo all'altra questione?” Si informa il moro.
“Ancora non le è stato rivelato nulla. Ieri pomeriggio, quando Copper è passato a visitarla nuovamente, l'ha trovata ancora un po' spossata”.
“E oggi non c'è”, constata Blaise con un tono leggermaente rammaricato.
“Ho per caso avvertito del dispiacere nella tua osservazione?” Lo prende leggermente in giro l'altro.
“Ahahah”.
“Ieri mattina siamo riusciti a farla aprire un po' ed è saltato fuori che sente enormente la mancanza di quei Babbani, così nostro padre oggi l'ha accompagnata al Paiolo Magico dove avevano appuntamento con quei due. Dico, ti rendi conto? Siamo noi la sua famiglia, noi, e lei invece preferisce confidarsi con quelli lì”, sbotta Draco.
“Quelli lì, come li chiami tu, caro Draco, l'hanno cresciuta come fosse figlia loro con amore e dedizione per quasi diciotto anni. Non puoi pretendere che una semplice sentenza del Wizengamot le imponga di dimenticare tutto quello”. Lo fa ragionare l'amico, ricevendo per risposta un sonoro sbuffo di disaccordo.