sabato 29 novembre 2014

I CINQUE SENSI – Capitolo 5





Susan B. Anthony :
Una donna non deve dipendere
dalla protezione dell'uomo,
deve imparare a proteggere se stessa”.
(Episodio 3*18 Criminal Minds, “Vite incrociate”)


“Sei andata a trovare i tuoi amici pezzenti?”
Non l'ha sentito entrare in camera, per questo sobbalza, ma fulminea si gira di scatto verso il fratello con la bacchetta puntata alla sua gola. Lui, però, è più veloce: “Expelliarmus!” e la bacchetta vola nelle sue mani.
“Non provarci mai più, sorellina, mai più” le sibila arrabbiato.
“E tu, non permetterti mai più di insultare i miei amici. Non avranno le nostre camere blindate alla Gringott, ma in quanto a dignità, quella ne hanno da vendere”, gli sputa con rabbia, “E in quanto a te, pensavo che fossi cambiato. Evidentemente, era solo una maschera... per cosa, poi?” Si lascia cadere sulla sedia della toilette, sconfortata. Pensava che almeno lui era diventato umano, ma a quanto pare si è sbagliata. Un'altra volta. Con un'altra persona. Ma cosa ha preteso? In fondo, è pur sempre Draco Malfoy.
In un attimo, lui le arriva alle spalle e, prendendola delicatamente ma in modo fermo, la obbliga ad alzarsi e a seguirlo fino al grande specchio che nasconde l'ingresso della cabina armadio, mettendosi al suo fianco: “Guarda. In che cosa ti sono sembrato diverso? Sono sempre io, Draco Malfoy, e tu, cognome a parte, resterai sempre Hermione Granger, Grifondoro. E i Weasley, resteranno sempre... loro” si corregge in fretta, prima che la sorella possa assestargli una gomitata nelle costole. “Perché ti aspettavi che fossi diverso? Per due parole gentili che ti ho rivolto? Beh, mi dispiace, ma io sono sempre io. E poi, scusa, sono tuo fratello, che mi piaccia o no, se mai ti avessi mancato di rispetto anche solo una volta da quando sei arrivata qui, nostra madre non ci avrebbe pensato due volte a schiantarmi”, le confessa, accarezzandole il braccio martoriato.
“Ah, ecco, ora sì che comincio a riconoscerti. Quindi è per paura di nostra madre che sei gentile con me”, le fa il verso lei, un po' delusa da quella confessione. Per un po' di tempo, si era crogiolata nell'illusione che lui, dopotutto, non fosse poi così male come persona, e invece...
“Beh, anche perché non sapevo come insultarti, non potevo certo continuare a chiamarti Mezzosangue o Natababbana, non credi? E neanche per cognome”. Le fa segno di raggiungerlo a sedersi sul letto, dove, sorprendendola, l'abbraccia, poi le strofina un pugno sulla testa, spettinandola ancora di più.
“No, ti supplico, i capelli, no!”
“No? I capelli, no?” Le sorride pericolosamente, poi, la trascina sotto di lui e incomincia farle il solletico: “Allora questo sì!” è la sua sentenza, finché, esausti, tutti e due crollano. A Hermione fa perfino male la pancia dal gran ridere. Dopotutto, non è poi così male come fratello, il Furetto. Lui non ha più nomignoli con insultarla, ma a lei rimane il caro, vecchio, amato Furetto, con una miriade di aggettivi. Cosa può volere di più dalla vita?
“E comunque”, continua lui, guardando il soffitto con le braccia incrociate dietro la nuca, “ti rendi conto prima hai detto due volte 'nostro'?”
Lei non risponde. No, non se ne è accorta. Forse sta cominciando ad accettare quella situazione. Del resto, non ha molte alternative. O l'accetta, o a stare male sarà solo lei, senza poter contare sull'appoggio di nessuno.
Si alza, porgendo il braccio alla sorella per aiutarla a fare altrettanto, che lei prontamente accetta. “E comunque, continuo a pensare che i Weasley siano dei pezzenti”, infierisce porgendole finalmente la sua bacchetta.
Un debole pugno lo colpisce al petto e stizzita: “Ma la smetti di insultare i miei amici?”
“Begli amici che hai. Ho visto come ti hanno guardato al Ministero, quando nostro padre ha confessato quella rivelazione, e anche dopo, fuori dall'aula”.
Lei abbassa lo sguardo. Non controbatte. Il fratello ha ragione e quell'episodio l'ha ferita più di quanto lei stessa sia disposta ad ammettere.
Lui se n'è accorto, ma questa volta non dice nulla; solo, l'accompagna in sala da pranzo dove i loro genitori li stanno aspettando per la colazione. Nel breve tragitto, la rabbia gli monta dentro: quei due deficienti dovrebbero baciare la terra dove lei cammina, e invece l'hanno abbandonata proprio nel momento in cui aveva più bisogno di avere degli amici accanto. Quante volte l'hanno dovuta ringraziare per aver loro salvato la vita, soprattutto nell'ultimo anno? Lo Sfregiato si è forse dimenticato che uno dei sette Potter che hanno rischiato la vita era Hermione? E Lenticchia, che nella Stanza delle Necessità l'ha definita la sua ragazza? L'ha già scaricata, solo per un cognome? Per non parlare di tutte le volte che a scuola li ha sempre coperti con i professori.... Prima o poi dovrà fare quattro chiacchiere con quei due, anzi quei tre, contando anche la Piattola, che si è sempre definita la sua migliore amica...

§ § § § § § § § § §

Lei e sua madre si smaterializzano direttamente a Diagon Alley, poco distante dalla gelateria di Florian Fortebraccio, dove Hermione ha appuntamento con Ginny. È stata irremovibile con suo padre riguardo gli inviti: o lei avrebbe potuto invitare chi voleva, o addio festa del Debutto. Sa quali tasti toccare con lui. Se avesse annullato la festa, cosa avrebbe pensato l'élite dei Malfoy? Che si vergognavano di avere una figlia eroina? E come avrebbe reagito il Ministro, che la considerava la sua pupilla, a quelle voci? Lui ha provato a controbattere, ma sua moglie e suo figlio si sono coalizzati con la ragazza e allora ha ceduto. Il parco del Manor è immenso, che ci vorrà a evitare tutti quei pezzenti? È preoccupato, però, che qualcuno di loro sia a conoscenza delle voci che girano al Ministero, come ne è a conoscenza lui, e tra una parola e l'altra, qualcosa possa giungere alle orecchie della figlia.
Alla gelateria, oltre a Ginny, ci sono anche sua madre con Fleur e Angelina. Hermione non sta più nella pelle dalla felicità. Significa che tutti hanno accettato il suo invito. Non sarà sola quel giorno; poi nota l'espressione dell'amica e capisce che né Harry e né Ron verranno. Abbassa lo sguardo, delusa. Poco dopo, vengono raggiunte da una sorridente Luna.
Insieme, si dirigono da Madama McClan, dove le attendono le Greengrass e le Parkinson, che storcono visibilmente il naso quando notano il seguito delle Malfoy.
Hermione, con un ghigno degno del miglior Malfoy, a testa alta oltrepassa Pansy tenendo per mano Ginny e Luna e fa segno alle altre Weasley di starle accanto, mentre si rivolge direttamente alla commessa: “Sono Hermione Malfoy, io e le mie amiche siamo qui per scegliere degli abiti per il mio Debutto, quindi la prego di chiamare immediatamente Madama McClan; lei può servire le altre”.
La commessa sparisce immediatamente in un altro locale.
“Hermione! Ti pare il modo?” La riprende la madre.
“Perché? Cosa ho fatto? Ho solo chiesto il meglio per me e le mie amiche”, le risponde con aria innocente lei.
“Ci hai... ignorato”. Sua madre è costernata: sua figlia non l'ha volutamente presa in considerazione, lasciando che fosse un'anonima commessa a servirla, a lei, una Malfoy, mentre Madama McClan servirà direttamente quelle pezzenti delle Weasley. Neanche alle Greengrass e alle Parkinson è piaciuto molto il comportamento di Hermione, ma, a sorpresa, Daphne e Astoria le si avvicinano sussurrandole all'orecchio: “Un comportamento degno di una Serpe, penso che potremo diventare amiche”.
Hermione resta basita dal comportamento della più grande delle sorelle Greengrass, ma poi le sorride, amichevole. Forse ha esagerato a ignorare sua madre, ma, anche se a casa l'aveva appoggiata per gli inviti, alla gelateria non ha potuto fare a meno di notare il suo comportamento altezzoso e da vera Malfoy ha voluto punirla. Loro, obbligandola a partecipare a quella sceneggiata, vogliono rimarcare il fatto che lei adesso è una Malfoy, esattamente come loro, bene, e allora, da Malfoy fatta e finita lei con loro si comporterà.
Intanto, Madama McClan fa il ingresso: “Oh, lady Malfoy, quale piacere. In che cosa posso servirla?”
“Fra pochi giorni ci sarà il Debutto di mia figlia, avrei piacere di scegliere fra i suoi abiti”, risponde prontamente Narcissa, posando la sua mano sulla spalla di Hermione.
“L'eroina del Mondo magico. Fantastico. Cheryl, cara, mentre io mi occupo delle signore Malfoy, Greengrass e Parkinson, tu occupati delle signore Weasley”. Non ha idea di come quelle donne possano permettersi i suoi vestiti, ma non sarà certamente lei a vestirle.
Pansy riserva un sorriso di vittoria a Hermione, la quale si permette di contraddire la sarta: “Veramente, avrei piacere”, esordisce, facendo il verso alla madre, “che fosse lei a vestire me e le mie amiche. La sua commessa se la caverà benissimo con le signore Greengrass e Parkinson”.
Le dispiace per Daphne e Astoria che poco prima le hanno manifestato la loro amicizia, ma non può darla vinta a Pansy. Per la seconda volta sua madre rimane senza parole, e se non fosse la donna di classe che è la mascella le sarebbe caduta a terra, mentre Pansy schiuma di rabbia.
Dopo aver passato più di tre ore in negozio – le ragazze a dire il vero ci stavano prendendo gusto a provare abiti su abiti, coinvolgendo nella loro follia una ritrosa Hermione – Narcissa prende accordi con la titolare per la consegna dei vestiti per le ore 15,00 di sabato 18 alle rispettive proprietarie.

§ § § § § § § § § §

Mentre le donne sono occupate con lo shopping, un certo biondino è impegnato in tutt'altri affari.
Con la sua solita smorfia di disgusto stampata in faccia, suona il campanello del numero 12 di Grimmauld Place. Per lui che è metà Black non è stato difficile trovare il palazzo della prozia Walburga.
Ad aprirgli, però non è Harry, bensì un assonnato Ron, con ancora indosso il pigiama – bianco a pois rossi.
Draco lo squadra da capo a piedi e poi: “Buongiorno, Weasley. Potter è in casa?”
“E se anche fosse?” È il grugnito che riceve di risposta. Non è assolutamente propenso a fare entrare in casa quel Mangiamorte pentito.
“Non ti hanno insegnato che non è buona educazione rispondere a una domanda con un'altra domanda?” Ribatte sarcasticamente il biondo.
“Non so cosa tu voglia da noi, ma noi non abbiamo tempo da perdere con te, quindi se ti dispiace...” e fa per chiudergli la porta in faccia, ma Draco, più veloce, infila un piede tra lo stipite e la porta stessa: “Weasley, Weasley, non si fa così. Io sono venuto con le migliori intenzioni. Se fai il bravo bambino e mi fai entrare, spiego sia a te che a Potter il motivo della mia visita”, lo canzona.
Intanto alle spalle di Ron sopraggiunge un altrettanto assonnato Harry: “Ron, che c'è alla porta?”
Ma prima che Ron possa rispondere, Draco si presenta da solo: “Buongiorno anche a te Potter. Mi fai entrare, o preferisci che i tuoi vicini babbani scoprano l'esistenza di casa tua?”
“Furetto? E tu che ci fai qui?” Che diavolo ci fa lui la mattina presto a casa sua? Beh, mattina presto, è da poco passata l'ora di pranzo... “Comunque, entra” e sia lui che Ron si fanno da parte per farlo entrare e lo conducono nel salotto.
“Allora?” Domanda, duro, Ron. Lui non è come Harry, propenso a dare a tutti una seconda opportunità. E poi proprio a lui dovrebbe darla? A lui che non ha mai fatto mistero di considerare la sua famiglia indegna di appartenere al Mondo magico?
“Calma, Ron, prima sentiamo cosa ha da dirci e poi lo sbattiamo fuori di qui. Avanti, Malferret, dicci cosa sei venuto a fare”.
“Neanch'io sono contento di trovarmi qui, Potter, tranquillo, e non vedo l'ora di andarmene, tuttavia sono venuti fin qui per un affare di vitale importanza, certo non per me, che sinceramente non mi può importare di meno se esistete o no, ma...”, ma viene interrotto da un irritatissimo Ron: “Allora, vuoi venire al punto, sì o no? Harry” rivolto poi al moro, “questo qui vuole solo farci perdere tempo. Buttiamolo subito fuori a calci così possiamo andare a fare colazione, che sto morendo di fame”.
“Veramente è appena passata l'ora di pranzo, comunque, stavo dicendo”, riprende esasperato per l'interruzione, “che Hermione è prima ancora che essere mia sorella, vostra amica, cosa che a quanto pare vi siete bellamente dimenticati, assieme al fatto che in tutti questi anni vi ha sempre parato il culo con i professori e con Voldemort. No, Lenticchia, adesso tu mi fai il piacere di startene zitto ad ascoltarmi senza interrompermi”, lo blocca prima che possa interromperlo di nuovo, “Mia sorella non vi ha mai fatto mancare il suo sostegno. Mai. E voi, come la ringraziate? Schifandola solo perché ha scoperto di essere figlia di un Malfoy. Non è colpa sua se suo padre, nostro padre, è Lucius Malfoy. Lei rimane sempre Hermione Granger, Grifondoro. Tra una decina di giorni ci sarà la festa del suo Debutto. So che ha spedito degli inviti anche a voi, e voi le farete il piacere di esserci, volenti o nolenti. Ah, e non dimenticate le facce allegre”. Si alza e si dirige all'uscita. Quello che aveva da dire l'ha detto. Le ragioni di quei due non gli interessano, ma viene richiamato dal Ragazzo-sopravvissuto-due-volte-a-Voldemort-ma-se-continua-così-non-sopravviverà-un-secondo-di-più: “Malferret, perché ci tieni così tanto?”
Già, perché ci tiene così tanto? Non gli è mai importato di nessuno oltre che se stesso. Cos'è successo di nuovo nell'ultimo mese? È successo che ha scoperto di avere una sorella e anche se la notizia all'inizio l'ha destabilizzato - e chi non si destabilizzerebbe? - col tempo ha scoperto che non è poi così male avere una sorella con cui sfogarsi ogni tanto. Certo sulla scopa è una schiappa, ma almeno c'è qualcosa in cui Hermione-fu-Granger-ora-Malfoy scarseggia: ci sono cose che non si posso comprare.
“Allora?”, insiste Harry, non ricevendo risposta.
“Sfregiato, c'eri anche tu quella sera sulla Torre di Astronomia”, rinvanga il biondo, “dovresti sapere che tutto ciò che faccio lo compio per me e per la mia famiglia. E in ogni caso, se sono libero da questo schifo” e si scopre il braccio sinistro, “lo devo al genio di mia sorella”.
Harry abbassa gli occhi. Sa che ha perfettamente ragione, ma Ron non la pensa così: “Forse hai dimenticato il piccolo particolare che è stato Harry a sconfiggere Tu-sai-chi”.
“Tecnicamente, è stato un suicidio, ma che ne sarebbe stato di voi e di tutti noi, se Hermione non avesse capito cosa si nascondeva dietro la storia dei Tre fratelli?” Rivolge loro uno sguardo di sfida, a cui nessuno dei due risponde. “Pensateci” è l'ultima parola che rivolge ai due, prima di andarsene.
Lui, quello che doveva fare l'ha fatto, ora tocca a Potter e Weasley fare il prossimo passo.
“Haffy, non fovvai mica andafci?” gli chiede Ron, con la bocca piena.
“Non lo so, Ron, non lo. Certo, però, che, per quanto la cosa non mi piaccia per niente, ha ragione Malferret: con Hermione ci siamo comportati veramente male”, rimugina l'amico.
“Cofa ftai dicendo? Anche lei con noi fi è compoftata male. Neanche un gufo in tutti quefti giofni”, constata maligno il rosso, spargendo bocconi di carne semi masticata sulla tavola.
“Neanche noi, però”, conviene l'altro.
“Ma noi siamo giustificati. Eravamo impegnati col trasloco”, finalmente Ron si è svuotato la bocca, “lei, invece, che scusa può avere?”
“Questo è vero, lei non ha scuse: al suo trasloco ci hanno pensato chissà quanti elfi. Basta è deciso. A quella pagliacciata non ci andremo. Senti, hai visto Ginny? Quando mi sono svegliato non c'era, non starà mica pensando di andarci veramente?”
“In quel caso, ci penseremo insieme a farle cambiare idea, amico”.

§ § § § § § § § § §

“Signorino Draco, signore, fuori c'è la signorina Weasley che chiede di entrare. Dice che padroncina Hermione la sta aspettando”. La piccola creatura si sta tirando le orecchie. Sa che i Weasley non sono bene accetti al Manor, ma quella ragazza gli ha mostrato l'invito e ha fatto il nome della padroncina che è tanto gentile con tutti loro.
“Beh, allora cosa aspetti? Falla entrare e accompagnala da mia sorella”. È mai possibile che quelle stupide creature non lo lasciano mai in pace? E cosa vuole la Piattola da sua sorella? Che sia riuscito a convincere lo Sfregiato e la Donnola a venire? Mancano ancora tre ore all'inizio della festa, però; oh, beh, poco male, vorrà dire che li aspetterà lì davanti alle scale e scambierà quattro chiacchiere insieme ai tre sfigati, tanto per rimarcare il concetto.
Fasciata in un abito color oro senza spalline e con i lunghi capelli rossi lasciati sciolti sulla schiena, Ginny entra scortata dal piccolo elfo.
“Piattola, qual buon vento”, la saluta ironico Draco, che la stava aspettando in fondo allo scalone.
“Malferret”, ricambia il saluto lei.
“Come mai da queste parti? Mancano ancora tre ore alla festa. E la Donnola e lo Sfregiato ti hanno lasciato venire nella tana del lupo da sola?” Continua ironizzando lui.
“Sono venuta qui presto perché me l'ha chiesto Hermione, tranquillo, ho qui con me l'invito, se lo vuoi vedere. Punto secondo mio fratello e il mio fidanzato hanno dei nomi propri coi quali ti pregherei di chiamarli. Grazie. Ora, se non ti spiace, tua sorella mi sta aspettando”, e fa per oltrepassarlo, sempre accompagnata dal piccolo elfo, che non la smette di tirarsi le orecchie.
“Calma, calma, stavo solo scherzando. È ovvio che se ti presenti al Manor con quel vestito proprio oggi è perché mia sorella ti ha invitato e che per te la vostra amicizia significa qualcosa. Ma ti avverto: se dovesse soffrire a causa di questa amicizia, rimpiangerete Voldemort. Sono stato chiaro? E ora vai, ho da fare”.
“Guarda che sei stato tu a bloccarmi”, e lo oltrepassa.
“Ginny, sei splendida!” Una Hermione ancora in vestaglia si fionda tra le braccia dell'amica.
“Anche la tua mise è elegante, molto abito da sera”, le dice, facendo finta di esaminarla.
“Ma come ho fatto a non pensarci prima: potevamo vestirci tutte con un pigiama o una camicia da notte” e le due amiche scoppiano a ridere, come non facevano da tempo.
“Ancora non ti ho ringraziato per l'abito”.
“Te l'ho detto, consideralo un regalo di compleanno anticipato”.
“No, assolutamente, porta sfortuna”.
“Questa è una superstizione babbana, lo sai, vero?”
“Beh, mio padre ha un debole per i manufatti babbani, lo sai, quindi...” e lascia la frase in sospeso.
“D'accordo: allora hai due opzioni. O lo consideri un regalo e tutto finisce qui, oppure ti considererò in debito con me di un favore. Quale scegli? Prima di rispondermi, però, sappi che io sarò libera di chiederti qualsiasi favore in cambio, soprattutto in considerazione del fatto che sono stata nominata...” e lascia la frase in sospeso per creare un po' di suspense nell'amica.
“ Nominata... Hermione, parla per favore!”
“Guarda”, le risponde invece la riccia, andando verso lo scrittoio e prendendo una busta da uno dei cassetti. La apre e svuota il suo contenuto sul letto: una spilla.
Ginny la prende e la soppesa con deferenza: “Ma... Hermione... questa è la spilla da Caposcuola” e le si precipita nuovamente ad abbracciarla, felice per lei.
“Già, così pare. E tu, resterai nella squadra di quidditch, per caso?”, le chiede con una strana luce negli occhi.
“Non lo so: Harry non ternerà a scuola, e neanche Ron, però, mi dispiacerebbe lasciare la squadra. Nella sua lettera, la McGranitt ha scritto che siccome io l'hanno scorso ho comunque frequentato, questo per me sarebbe l'ultimo, perciò mi piacerebbe chiudere in bellezza tutti questi anni”.
“Ecco, te l'ho chiesto perché se decidessi di giocare ancora, ecco, potrebbe darsi che, forse, potrei avere bisogno del tuo aiuto durante una partita Grifondoro-Serpeverde”, butta giù lì, scherzando. In fondo non pensa davvero quello che sta per chiederle, ma la tentazione è forte, molto forte.
“Hermione, mi stai chiedendo di fare qualcosa di losco contro un particolare giocatore, per caso? Ma bene, ma bene, la perfettina e ligia Hermione che si sta malfoyzzando. Ricapitolando quello che mi è successo nell'ultima mezz'ora: appena arrivo, tuo fratello mi minaccia e ora tu mi ricatti!”, scherza.
“Cosa ha fatto mio fratello? Io lo uccido. Anzi, no, lascio a te il compito durante una partita”.
“Calma Hermione, calma”, cerca di tranquillizzarla la rossa, vedendola già partita in quarta: “Mi ha solo fatto capire quanto tiene a te. E detta una cosa del genere del Furetto-cuore di-ghiaccio è una cosa sorprendente. Avevi ragione tu, sai? Quando cala la maschera sembra quasi umano”.
“Ron e Harry? Arrivano più tardi o stanno litigando di sotto con mio fratello?” Chiede Hermione con una punta d'ansia.
“Veramente, non lo so, io sono un po' di giorni che sono tornata alla Tana”. Non sa come affrontare l'argomento con l'amica. Da una parte non vuole farla preoccupare inutilmente, dall'altra, non l'ha raccontato nemmeno ai suoi genitori.
“Ginny, mi dispiace. Hai litigato con Harry a causa mia?” Le chiede spaventata.
“No, con Harry no. Cioé, un po' sì, ma non è per quello che ho lasciato Grimmuald Place. Cioè, un po' di giorni di pausa lontano da me gli faranno capire che per quanto io sia sempre stata innamorata di lui e l'ho sempre aspettato, non deve dare per scontato il nostro rapporto e comportarsi come più gli aggrada con me. Sono una persona non un oggetto”, comincia a spiegare Ginny. Ma come può dirle che il fatto che sia tornata a casa dai suoi è dipeso da un brutto litigio col fratello e che Harry ha preso le difese dell'amico e non le sue?
Si tortura le mani, come per cercare il coraggio, e poi tira fuori tutto d'un fiato: “Ascolta Hermione, questa cosa non l'ho raccontata nemmeno ai miei, quindi ti prego, quello che sto per riferirti, non lo devi dire a nessuno, e nemmeno devi lasciarti prendere dalla voglia di dire o fare qualcosa per difendermi. D'accordo?”
“Ginny, così mi stai facendo preoccupare”.
“D'accordo, scusa, basta divagare. Allora, ti ricordi il giorno che siamo andate da Madama McClan? Bene, mentre noi eravamo intente a provarci i vestiti, Malferret è andato a Grimmauld Place per far ragionare Harry e Ron. Come vedi, dopotutto un po' a te tiene. Certo, solo dopo aver scoperto che sei sua sorella, ma è già qualcosa, no? Dunque, dicevo, ah, sì, che è andato da quei due per parlare e non so cosa si sono detti, ma quando sono arrivata mi hanno fatto una tale scenata che non dovevo venire a questa festa perché è una pagliacciata, che è solo un covo di Mangiamorte e bla bla bla... Solo che io non ho ceduto, anzi credo di aver alzato un po' la voce, oh, senti, Hermione”, vedendo che l'amica sta per dirle qualcosa, “quando ci vuole ci vuole, solo che... che...” Si interrompe nuovamente. Questa è la parte più difficile della storia, quella che ha tenuto nascosto a tutti. Non vuole essere commiserata. Non vuole leggere la pietà negli occhi degli amici.
“Ginny, cos'è successo?” Cerca di invogliarla a raccontare l'amica.
“Ecco, non ricordo esattamente com'è successo, fatto sta che a un certo punto mi sono ritrovata in un angolo e Ron mi sovrastava con i pugni a mezz'aria, ma quello che mi ha fatto più male è il fatto che Harry, sì l'ha fermato dal compiere un'azione di cui magari, e dico magari, si sarebbe poi pentito, ma ha preso le sue difese, facendomi sentire in colpa per quello che stava per succedere. Oh, Herm, io non li riconosco più. È per questo che me ne sono andata via subito, senza nemmeno fare il baule. Volevo dargli la possibilità di capire, ma in tutti questi giorni lui non è mai venuto una volta sola alla Tana a chiedere di me!”
“Questo devi dirlo ai tuoi. Insomma, Ron che alza le mani su di te, ma scherziamo?” Prova a convincerla Hermione.
“No, ti prego, Hermione, no. Non devi dirlo a nessuno. Hai promesso, ricordi? Sono in grado di gestire la cosa da sola” insiste Ginny.
“E come Gyn, scappando, o nascondendoti? A parte il fatto che io non ti ho promesso proprio nulla, te lo prometto ora che non interverrò a meno che non sia tu stessa a chiedermelo. Però voglio strappartela io una promessa: stai attenta, ti prego e se puoi, resta alla Tana almeno fino al nostro rientro a Hogwarts, per favore”, le chiedo stringendo le sue mani nelle proprie e guardandola fisso negli occhi. Nel suo sguardo non c'è pietà o commiserazione, ma preoccupazione.
“D'accordo, questo posso promettertelo, la mamma è talmente contenta che sono tornata a casa... anche se dubito che non sospetti nulla”. Prova a sorridere, ma quello che le riesce è solo una pallida smorfia a labbra tirate.
Vengono interrotte dal plop di Petra: “Padrona, signora, la signora dice che è ora di cominciare a prepararsi.”
“Oh, giusto, Petra. D'accordo, allora” e si siede alla sua toilette, mentre la piccola elfa comincia ad acconciarle i capelli come la raffigurazione di quelle donnine riprese nei cammei. Ogni tanto alla ragazza sfugge un ohi, ahi, ma la creaturina non si fa intimorire e prosegue imperterrita; oramai conosce la sua padroncina. E dopo due ore, finalmente, la tortura ha fine. Ora non resta che infilarsi l'abito e procedere al trucco, due operazioni tutto sommato veloci.
Intanto, i primi ospiti sono già arrivati.
“Bene, io allora, comincio a scendere, Hermione, tranquilla. Non sei sola, oltre a me e alla mia famiglia, sono venuti anche Luna e Neville”, la rincuora Ginny.
“Ginny, aspetta”, la ferma Hermione, “c'è una cosa che non ti ho ancora detto: questa sera mi verranno presentati tre ragazzi, che nel prossimo mese mi faranno da cavalieri serventi. Al termine di questo mese, io sceglierò uno di loro e con lui mi dovrò fidanzare ufficialmente prima dell'inizio dell'anno scolastico. I tre ragazzi in questione sono Blaise Zabini, Theodore Nott e Adrian Pucey”, butta lì tutto d'un fiato. Ha paura di essere giudicata.
“Dico che hai una gran bella fortuna. Probabilmente sei l'unica ragazza nobile purosangue a cui permettono un certo margine di scelta. La maggior parte delle ragazze, infatti, si ritrova un fidanzato scelto dal padre al momento della sua nascita, pensa un po', e dico anche che mio fratello è un gran coglione. Sì, Hermione, perché lo che se lui ti fosse sempre stato vicino tu avresti lottato per il vostro amore, ma visto che così non è, ti do un consiglio dal più profondo del cuore: goditi la tua festa e i tuoi cavalieri serventi, anzi, visto che si tratta in ogni caso di Serpi, approfitta di tutti e tre fino al loro limite (e se ci riesci, spingiti anche oltre), tanto sono sicura, che sceglierai il migliore. E non fare la moralista. In questo mondo non serve a niente, lo sai bene. Ora vai e stendili tutti”, così dicendo esce e si dirige verso l'ampio parco.
Poco dopo, Hermione viene raggiunta da suo padre che tiene in mano un piccolo cofanetto.
“Sei bellissima” le dice appena entrato nella stanza. È strano vedere Lucius Malfoy che si sbottona così nei suoi confronti. Ancora non si capacita di esserne la figlia primogenita.
Lei è in piedi, vicino all'ampia finestra che dà sul parco, lui è rimasto fermo sulla porta ad ammirarla: i lunghi capelli castani raccolti le lasciano nudo il collo e le spalle, mentre il lungo abito le segna dolcemente la figura. È in chiffon rosa, senza spalline, col coretto drappeggiato e sotto il seno una cintura con un decoro di diamanti, da cui parte la gonna a godet.
“Buon compleanno, tesoro, questa parure l'abbiamo comprata insieme, io e tua madre qualche giorno fa. Secondo lei si abbina al tuo vestito”. E apre il cofanetto, al cui interno facenno la loro bella figura un diadema in oro bianco con roselline di corallo rosa e gemme di patmaraga, un braccialetto di roselline di corallo rosa, a cui si accompagnano un girocollo, i due orecchini pendenti e un anello, costituito questo da due perle di corallo – sempre rosa – e da una fascia che si incrocia in oro bianco e diamanti.
“Potrei avere l'onore di aiutarti a indossare questi gioielli?” Le chiede il padre. Cerca di non darlo a vedere, ma è comunque emozionato. Oggi la sua bambina, che bambina più non è, farà il suo debutto in società, e presto lascerà quella casa, anche se non ci ha mai abitato.
Una volta fattole indossare la collana e gli altri gioielli: “Petra!”, chiama, “metti questo diadema nell'acconciatura della tua padrona!”, intima all'elfa.
“Bene, ora possiamo andare” e porge il braccio destro alla figlia. “Ti ricordi, vero? Adesso farai un giro di valzer con me, poi con tuo fratello e a seguire Nott, Pucey e Zabini, dopo di che, sarai libera di ballare con chi vuoi, anche se sarebbe meglio se continuassi a ballare con quei tre”, le rammenta il padre.
“Padre! Mi ricordo perfettamente, e a questa festa ho invitato anche i miei amici, coi quali mi piacerebbe ballare. Inoltre, ho un mese di tempo per conoscerli bene, senza dimenticare il fatto che un po' li conosco già”, sbotta Hermione. No, non possono lanciarle dei messaggi subliminali per farle fare quello che vogliono loro.
“Lo so che vi conoscete già, ma tu li conosci attraverso le rivalità di casata”, continua suo padre.
“Comunque sia, ho un mese di tempo per fare la mia scelta. Se non sbaglio, questa è anche la mia festa di compleanno” , risponde lei.
Intanto, hanno raggiunto il gazebo dove avverrà la presentazione ufficiale.
“Amici!” Esordisce Lucius: “Sono contento di vedervi qui stasera a festeggiare con noi un momento tanto importante per la nostra famiglia. Come voi tutti sapete, diciannove anni fa mia moglie ha dato alla luce una bambina che purtroppo è stata rapita poche ore dopo. Per la sua sicurezza io non denunciai il suo rapimento, continuando però a controllarla da lontano, restando nell'ombra. Ora, finalmente, che la guerra è finita, sono riuscito a riportarla a casa, da noi, e oggi, giorno del suo diciannovesimo compleanno, è qui, a prendere il posto che le spetta di diritto e io e la mia famiglia siamo lieti di festeggiare l'evento con voi. Che si dia inizio alle danze”. E così dicendo porge nuovamente il braccio alla figlia per condurla al centro della pista.
“Mi dispiace”. Sta ballando con George. Da quando Fred è morto, è come se anche una parte di George – la sua vena umoristica – fosse morta quella notte.
“Cosa?”
“Per mio fratello e Harry. Si stanno comportando veramente da deficienti. Non passa giorno che non striglio Ron, ma, senti, io penso che questa cosa tu la devi sapere. Ron ha ripreso a vedersi con Lavanda”, butta giù lì. Forse ha azzeccato il momento sbagliato, ma quella gli è parsa l'unica occasione possibile.
“Oh!” È l'unico commento che esce dalla bocca di Hermione. Il resto del ballo si svolge in un imbarazzato silenzio.
“Mille galeoni per i tuoi pensieri, principessa”.
Si è allontanata dalla festa e dagli invitati e ora sta osservando le acque nere del piccolo laghetto illuminate da candele fluttuanti, ma è raggiunta da Blaise che regge due bicchieri.
“Non credo che valgano così tanto”. Poi, notando i bicchieri: “Ti ringrazio, ma per stasera basta bere”.
“Tranquilla, sono analcolici. Allora, vediamo se indovino... sei triste perché la Donnola e il Vasaio non sono venuti?” Chiede, sinceramente curioso.
“Si può sapere perché per voi Serpi è così difficile chiamare le persone col loro nome?” Inveisce Hermione.
“Non mi dire che voi a Grifondoro non avete mai messo dei soprannomi a noi di Serpeverde”, la provoca lui.
“Aha, temo che per avere questa importantissima rivelazione mille galeoni siano un po' pochini, mister Zabini, oppure può ottenerla gratuitamente se aspetta venti giorni”, lo canzona lei.
“Venti giorni?”
“Dunque, stasera mi sono stati presentati tre aitanti cavalieri serventi, che io dovrò sforzarmi di conoscere in un mese, dopo di che, dovrò fidanzarmi con uno di loro. Quindi, se la matematica non è un'opinione, trenta – che sono i giorni di un mese – diviso tre – che siete voi – fa dieci e, visto che uno dei soprannomi con cui sono conosciuta a Hogwarts è Perfettina so tutto io, ho deciso di frequentarvi in ordine alfabetico: dieci giorni a Nott, poi Pucey, e infine, gli ultimi dieci giorni li dedicherò a te. Quindi, come vedi, dovrai aspettare venti giorni”, spiega lei semiseria, imitando il suo cipiglio da miglior studentessa della scuola.
“Oh, ma così mi spezzi il cuore, come posso sopravvivere lontano da te venti giorni?” Continua la sua commedia Zabini.
“Oh, sono sicura, mio bel cavaliere, che saprà come far passare tutto questo tempo, magari studiando?” Scoppiano a ridere insieme. Poi, facendosi serio, Blaise esclama: “Bello, hai detto che sono bello! Quindi un po' ti piaccio”.
Hermione è incerta. Non sa se sta continuando a prenderla in giro, o è veramente serio, ma prima che possa rispondere, sono raggiunti dagli altri due cavalieri serventi: “Ehi, ehi, ehi, guarda qui chi abbiamo trovato, Adrian?”, fa Theo.
“Non è come pensate”, si affretta a discolparsi Hermione: alle tenui luci delle fiaccole e delle candele, non vede l'espressione divertita dei tre.
“Perché, cosa pensiamo?” Le chiede Pucey.
“Oh... beh... ecco” balbetta lei, presa in contropiede.
“Ehi, Dra”, lo chiama Theodore, “Abbiamo appena trovato il modo di zittire tua sorella. Secondo te funziona anche in classe?”
“Non lo so Theo, potremmo sempre provarci”. Draco esce dal cono d'ombra.
“Voi... voi mi state prendendo in giro!” Finalmente la ragazza si è accorta della loro espressione divertita. “Siete... impossibili, ecco”, esclama stizzita.
“Eh, no sorellina”, la riprende il biondo, “siamo delle Serpi” e i quattro ragazzi scoppiano a ridere.
Hermione li guarda con un'espressione a metà fra il divertito e il furioso, poi le viene in mente un particolare: “Anche voi tornate a scuola? Eppure l'ultimo anno lo avete frequentato”.
“Sì, ma i MAGO non si sono tenuti, quindi anche noi rifaremo l'anno, anche perché appartenendo a famiglie di Mangiamorte, solo con degli ottimi voti finali potremo avere delle chances nel campo lavorativo. E poi, Pansy ci ha raccontato che anche tu vuoi tornare, quindi quale migliore occasione per corteggiarti strettamente?” Le spiega con calma Pucey.
“Ma io mi devo fidanzare con uno di voi prima del ritorno a scuola, lo sapete vero?” Che le sia sfuggito qualcosa?
“Ecco, a questo proposito, devi sapere una cosa: Daphne e Theo stanno insieme, solo che i loro rispettivi genitori ancora non lo sanno”. Le espone Draco.
Ecco perché Daphne sta facendo di tutto per esserle amica.
“Capisco, ma credo che sia meglio per tutti se per ora stiamo al patto di dieci giorni per uno. Theo, ti aspetto domani mattina alle dieci qui al Manor”, e si allontana per raggiungere gli altri invitati.
“Oh, Hermione, che bella festa, questa sera. Sai, ho trovato che ci sono molti meno Nargilli di quelli che c'erano a Pasqua, ti ricordi?”
E come dimenticarsi quell'esperienza?
“Certo Luna, sono spariti molti Nargilli in questi mesi”, la asseconda.
“Credo che il merito sia tutto tuo. Ora si è fatto tardi, però, io e Neville dobbiamo andare. Mi raccomando, sii felice”.
“Certo, Luna, cercherò di essere felice” e i tre amici si abbracciano. Poi, Neville e Luna, approfittando che le barriere sono state appositamente abbassate per gli invitati della festa, si smaterializzano a casa della nonna di lui.
A seguire, tutti gli invitati, uno dopo l'altro, lasciano il Manor.
Tutti, tranne il Ministro, ma né Draco né Hermione l'hanno notato.

martedì 25 novembre 2014

IL ROSSO E IL VIOLA

Si guardò allo specchio. Si ispezionò, allo specchio. Meglio ancora, controllò il proprio naso allo specchio. Da quando aveva letto “Uno, nessuno, centomila”, aveva il terrore di svegliarsi una mattina e scoprire di avere il naso storto, mentre aveva sempre creduto di averlo dritto. “Cosa stai facendo?” Sua moglie era uscita dal box doccia e lo stava osservando tra l'incuriosito e il divertito. “Ehm... mi sto radendo” mentì. Giulia si affrettò a stringersi nell'accappatoio di spugna: “Credevo ti stessi controllando il naso”. Il rasoio si bloccò a mezz'aria: “P... perché?” “Te lo stavi ispezionando come se cercassi chissà cosa...” “Ah”. Un sospiro di sollievo, ma Giulia a volte era un vero mastino napoletano: “Allora, me lo vuoi dire perché ti stavi ammirando così?”, lo provocò. “Uff”, sbottò, “non vorrei mai ritrovarmi da un giorno all'altro a vivere in un ospizio per i poveri solo perché un bel mattino tu mi dici che ho sempre avuto il naso storto mentre io credevo di averlo dritto”. Una grassa risata stemperò la sua tensione: “E io che credevo di essermi sposata col principe azzurro che sfida tutto e tutti pur di salvare la bella principessa...” “E, invece, chi avresti sposato?” La guardò con fare provocatorio. “Dirtelo o non dirtelo? Questo è il vero dilemma!”, lo canzonò lei. “Ah, è così eh?” Prese il telo di spugna e rincorse la moglie che si era rifugiata in camera da letto...


 § § § § § § § § § § “

Ma non hai caldo con quella sciarpa?” “Ieri sera devo aver preso freddo e stamattina mi sono svegliata col mal di gola”. Per quanto bene si volessero, lei e Giulia, non erano mai state empatiche. E per fortuna, pensò Livia. Come avrebbe fatto altrimenti a spiegare a sua sorella la presenza di quelle orribili ecchimosi sul suo collo? Giulia era sempre stata la romantica, fra loro due, quella che aveva sempre creduto nell'esistenza del principe azzurro. E alla fine l'aveva trovato, il suo principe azzurro. E che principe, tra l'altro! Sandro era alto un metro e novanta, un metro e novanta di gentilezza e generosità. Forse, però, era più corretto affermare un metro di gentilezza e generosità e novanta centimetri di vanità! Occhi nocciola che nelle giornate di sole diventavano quasi verdi, capelli corvini, ricci: insomma quel che si definisce un ragazzo bello, bravo e... alto! Lei, invece, era sempre stata quella pratica, quella che non credeva nell'esistenza di ragazzi come Sandro, quella che, pur essendo altruista fino all'esasperazione, era anche cinica e se una persona compiva un atto generoso, si chiedeva cosa volesse ricavarne. E infatti, la vita premiò anche lei: mentre sua sorella Giulia aveva incontrato lungo il proprio cammino un ragazzo che rispondeva perfettamente alla sua idea di amore romantico, anche lei, Livia, aveva incontrato un uomo fedele alle sue aspettative. Giovanni si era subito proposto come il gemello ideale di Sandro: anche lui era alto un metro e novanta, ma col tempo si era resa conto che di gentilezza, generosità e altruismo non ne possedeva neanche un millimetro. Piuttosto, si trattava di un metro e ottanta di egoismo e violenza e dieci centimetri di... di che cosa? Sensi di colpa? Terrore di rompere definitivamente il proprio giocattolino? Sarebbe bastato effettivamente poco perché lei smettesse di essere il suo balocco: bastava che si togliesse la sciarpa e mostrasse i lividi a sua sorella. Lei e Sandro l'avrebbero protetta dalla furia di Giovanni, ne era più che certa. Ma lei non era forte come Giulia. Era pratica, cinica, ma non forte. Lei era innamorata. Innamorata di quell'animale di Giovanni! Non se ne era mai resa conto prima, ma ora, davanti a sua sorella, alla sua aria festosa mentre le confidava di aspettare un figlio, si rese conto di quella verità, e scoppiò in lacrime. No, non avrebbe mai avuto la forza di lasciare Giovanni, però... però non riusciva più a tenere tutto per sé l'inferno che stava vivendo. Non era giusto rovinare la felicità di sua sorella, ma, davvero, non ce la faceva più a sopportare tutto quello da sola. Sotto lo sguardo attonito di Giulia, Livia si sfilò la sciarpa e contro il biancore della sua pelle, spiccarono due lividi viola sul suo collo. “Cosa... chi è stato? È stato Giovanni, vero? Io l'ho sempre detto che quell'uomo non mi aveva mai convinto. Adeso tu vieni a casa con me. Manderemo qualcuno a prendere le tue cose, perché tu, in quella casa non ci metterai mai più piede!” Era diventata un fiume in piena, in preda a un'ira incontrollabile, così come prima era stata in balìa di una felicità senza pari. “No. Io... non posso. Capisci, Giulia? Io non posso lasciarlo!” Era disperata. “Perché non puoi? Vuoi che ti uccida? Ci ha già provato una volta: ci riproverà sicuramente in un altro momento! Perché vuoi rischiare così? Lui non ti merita!” Era indignata. Era furiosa contro suo cognato, naturalmente, ma trovava incomprensibile il comportamento di sua sorella. “Io lo amo, e anche lui mi ama. Ieri sera si è arrabbiato perché gli ho bruciato la cena, ma poi mi ha chiesto scusa, mi ha detto che non voleva farmi del male”. “Non voleva farti del male? Livia, ti sei guardata allo specchio? Come puoi dire di amare ancora quell'uomo? E come puoi dire che quell'uomo ti ama, visto che ti mette le mani addosso?” “Le persone differiscono l'una dall'altra: non tutti dimostrano il proprio amore portando la colazione a letto!” “Livia, per l'amor del cielo, cosa c'entra adesso la colazione a letto?! Stiamo parlando di un uomo che mette le mani addosso a una donna, a sua moglie!” “Lui mi ama! E io amo lui!” Era stata stupida a confidarsi con sua sorella, non l'avrebbe mai capita! Si rimise la sciarpa e si fiondò verso l'uscita del bar, prima che Giulia potesse fare qualcosa per fermarla. 


 § § § § § § § § § § 


 “Avresti dovuto sentirla, come lo difendeva! Lei... lei era convinta che lui l'amasse! Dico, ti rendi conto?” Dopo quel dialogo con la sorella, Giulia era diventata una furia. Non erano mai state empatiche, le due sorelle, anzi, erano proprio come il giorno e la notte. Capelli castani e occhi glauchi la sognatrice Giulia, con i capelli corvini e gli occhi verdi la pragmatica Livia, Sandro avrebbe giurato che quella dal carattere forte era la primogenita, cioé sua cognata. Per fortuna, non aveva scommesso, o avrebbe perso in pieno: mai come in quell'occasione stava scoprendo una forza nascosta in sua moglie. Giulia era sempre stata la vittima preferita dei bulli, ed era sempre toccato a Livia correre in suo soccorso. Ora, invece, la situazione si stava capovolgendo. Ma Giulia non era sola in questa battaglia: no, lui sarebbe stato al suo fianco! Il telefono ruppe il corso dei suoi pensieri. Aveva risposto Giulia, che era sbiancata di colpo. “Amore, che cosa succede?” “È la polizia... si tratta di Livia... è all'ospedale... devo andare subito da lei!” “Prendo le chiavi della macchina”. Alla fine c'era riuscito a mandare sua sorella all'ospedale, ma perché? Perché? Perché tutta quella violenza? Lei, però, non aveva meno colpe di lui. Perché diavolo non l'aveva fermata quella mattina al bar? Perché l'aveva lasciata uscire senza muovere un muscolo? D'accordo, era sorpresa di vedere sua sorella, di solito sempre combattiva, così arrendevole, ma quella era solo una misera scusa che non giustificava assolutamente il suo comportamento. Livia l'aveva sempre difesa quando lei ne aveva avuto bisogno, e lei come l'aveva ringraziata? Lasciandola in balìa di quell'uomo. Tirò un sospiro per calmarsi quando arrivò davanti alla porta della stanza dove era ricoverata Livia. Sandro si era fermato a parlare con i medici, ma lei doveva vedere sua sorella. In quel momento il suo cervello non sarebbe stato in grado di registrare le informazioni tecniche: doveva sincerarsi di persona delle sue condizioni. Entrò. In quella stanza tutto era bianco. Il colore del pulito. In antichità, invece, era il colore dei morti, e lo era ancora oggi presso alcune culture. A quel pensiero rabbrivdì e scosse il capo, come a volersene liberare. Nel letto accanto alla finestra era distesa sua sorella, con una flebo nella vena. Si avvicinò cautamente. “Ehi, ciao”. Un sussurro. L'altra neanche si volse. “Ti prego, non giudicarmi”, una lacrima le rigò la guancia, “ma quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro ti si radica una follia che toglie ogni senso agli alberi, all’acqua e alla terra. E per te non esiste più nulla, eccetto quell’insistente, profondo, amaro bisogno. Ed è un sentimento comune a tutti, dalla nascita alla morte”. “Oh, tesoro, nessuno ti giudica!”, una tenerezza infinita la pervase. “Io lo amo, Giulia, non posso farne a meno, capisci?” “Lo so, lo so”, cercò di rassicurarla, ma era giunto il momento, per Giulia, di ricambiare il favore. Forse all'inizio Livia l'avrebbe odiata: in questo momento, però, non le importava. L'unica cosa importante, adesso, era proteggere sua sorella, a qualunque costo. Ora era lei quella forte e Livia quella da difendere, anche da se stessa.

domenica 16 novembre 2014

I Cinque Sensi - Capitolo 4



Euripide ha detto:
Quando un uomo buono viene ferito,
chiunque si dica buono deve soffrire con lui”
(Episodio 1*05 Criminal Minds, “Doppia immagine”)

Mi sono sempre definita una ragazza affascinante, il cui fascino non era dato da una bellezza esteriore, bensì dalla propria particolarità. Non sono nata come tutti gli altri bambini. Io sono nata dormendo! E quando l'ostetrica mi schiaffeggiò leggermente il viso per svegliarmi e indurmi così a respirare autonomamente, si trovò di fronte un paio di occhi che non erano di un azzurro slavato tipico di tutti i neonati: i miei occhi avevano già un colore definitivo, uno era di un azzurro cielo, mentre l'altro era di un caldo color nocciola. Ma ora, il mondo non potrà più beneficiare di questa particolarità. Non posso muovermi. Il mio corpo è stato immobilizzato, ma il dolore che sto provando in questo momento è forse più forte delle Cruciatus ricevute negli ultimi quindici giorni. Ogni volta che sentivo rasentare la follia, il mio aguzzino smetteva, mi obbligava a bere una pozione antidolorifica e dopo qualche ora ricominciava. È andato avanti con questa tortura per quindici lunghi giorni. Poi, mi ha impastoiato e fatto levitare fino a distendermi su una panca di legno. Qui, ha cominciato a... legarmi le palpebre con del fil di ferro. Sento l'ago che penetra nella mia pelle, avverto il sangue scorrermi sulle guance e poi un qualcosa di freddo viene poggiato su di esse. Alla fine, alle mie orecchie giunge il suono di due semplici parole: “Avada Kedavra” e il mio cuore cessa di battere.

§ § § § § § § § § §

Il ministro Shaklebot è nel suo ufficio. Davanti a lui, sulla scrivania, Harvey, il Capo Auror gli ha appena posato il fascicolo sulla nuova vittima trovata sulla spiaggia di Blyth. È la seconda ragazza che trovano uccisa con le palpebre cucite col fil di ferro; gli organi interni sembrano aver subito la maledizione Cruciatus, anche se la causa della morte è senz'altro l'Avada kedavra.
“Anche questa volta le autorità e i testimoni del luogo sono stati obliviati. I nostri medimaghi stanno esaminando il cadavere, ma non c'è dubbio che sia stata sottoposta ripetutamente alla maledizione Cruciatus, anche se pare che la causa della morte dia l'anatema che uccide. Resta solo da vedere se è stata portata alla pazzia o se era lucida quando le hanno cucito gli occhi. Morgana! Chi può essere così sadico da fare questo a una ragazzina? Aveva solo diciotto anni, esattamente come l'altra, solo che mentre la prima era alta e magra, con i capelli bruni e gli occhi verdi, questa era bassa con i capelli biondi e gli occhi marroni. Quello che mi lascia interdetto, però, sono questi segni semicircolari che appaiono sulle guance di entrambe le ragazze, appena sotto gli occhi”.
“Che abbiano prelevato loro le ultime lacrime per appropriarsi di determinati ricordi?”
“Non lo so, King, non lo so proprio...”
I due uomini sono costernati: non si sono mai trovati di fronte a simili omicidi, neanche quando c'era Voldemort.
“Sarebbe ottimo poter usufruire ancora una volta dei servizi del Trio, che ne dice Ministro? Saranno anche dei ragazzini, però hanno sconfitto il più potente Mago oscuro del nostro tempo e poi potremmo usare la ragazza come esca, se non sbaglio ha suppergiù la stessa età delle vittime”, azzarda il Capo Auror.
“Ma sei matto?” Inveisce, invece, il Ministro. “Quei tre ragazzi non hanno avuto la possibilità di godersi una normale adolescenza come tutti i loro coetanei e adesso che siamo in pace non ho alcuna intenzione di ributtarli in questo schifo. No, lasciali stare. Oltretutto, la ragazza è figlia di Lucius Malfoy: anche se la sua famiglia è caduta in disgrazia è ancora potente, ha ancora degli amici al Wizengamot, senza dimenticare che è da maggio su tutti i nostri giornali perché UNO, è un'eroina, la mente del Trio e DUE è stata rapita alla nascita e solo recentemente si è scoperto che è la primogenita dei Malfoy. Alla luce di tutto ciò, ti pare possibile che il nostro assassino cada nella trappola se usiamo lei come esca? No, per la seconda volta, scordatelo. Ah, dimenticavo. Il Salvatore del Mondo magico non tornerà a Hogwarts per terminare gli studi, ma ha accettato di entrare direttamente all'accademia Auror, quindi te lo dico per la terza volta – e leggi bene il labiale – lascialo fuori da questa storia. Hai ai tuoi ordini Auror con decenni di esperienza: usa loro. Non intendo tornare oltre su questo punto. E ora rimettiamoci al lavoro. Fammi avere al più presto gli esami autoptici finali”. Così dicendo, apre la cartellina che Harvey gli aveva portato poco prima, facendogli così capire che il colloquio è terminato.
Si passa stancamente una mano sugli occhi: nessun segno che non siano i lasciti della Cruciatus fa pensare che sia stato un mago a commettere quegli omicidi, avvenuti entrambi tre giorni prima del plenilunio. Un vampiro è da scartare perché nessuna delle due vittime è morta dissanguata; un licantropo nemmeno perché la luna non era ancora completamente piena. Ma allora chi? Un Mangiamorte scappato, forse? Tra di loro c'è anche Rodolphus Lestrange, eppure il Morsmordre non è apparso da nessuna parte, nemmeno sopra il luogo del ritrovamento, nemmeno come disegno... Il luogo del ritrovamento, un altro mistero. Gli Auror non hanno ancora trovato nessuna prova che colleghi il luogo del ritrovamento a quello dell'omicidio: ergo, questo può essere avvenuto ovunque, tanto più che nessuna delle due ragazze era originaria del luogo dove è stato ritrovato il relativo cadavere.
Maledizione! Questa proprio non ci voleva. Il Mondo magico non ha ancora avuto l'opportunità di fasciarsi tutte le ferite dopo la guerra, che ecco comparire quest'altra oscura minaccia.

§ § § § § § § § § §

“Mamma, sei in casa?” La voce trillante di Ginny riecheggia nel piccolo salotto della Tana.
“Sì, tesoro, sono qui in cuc... oh Hermione, cara, che piacevole sorpresa!”
La riccia viene subito stritolata dall'abbraccio della matrona dei Weasley.
“Molly, sono contenta di rivederti. Come...” ha paura a farle quella domanda, “come state tu e Arthur, e George, e...”
“Siamo rimasti senza sangue e senza soldi, ma abbiamo altri figli di cui occuparci, anche se uno è sposato e l'altro è tornato in Romania. Per fortuna qui sono rimasti Percy, Ron e George. George... per lui è più dura. Fred è sempre stato una parte di lui e ora che è rimasto senza una metà, beh, puoi provare a immaginare. Certo, Ron ha deciso di non tornare a scuola per poterlo aiutare in negozio, ah!, me l'hanno rovinato, quei due scavezzacollo, per fortuna Ginny, invece, tornerà. E tu?” Le chiede, asciugandosi una lacrima che le era scappata.
“Anch'io tornerò a Hogwarts, voglio prendere i MAGO e poi sono ancora indecisa se iscrivermi a Legismagia o a Medimagia. Certo, se studiassi Legismagia potrei trovare un impiego al Ministero e far varare leggi a favore di tutte le creature magiche...” e su questo punto viene interrotta da Ginny: “Hai già provato a liberare gli elfi del Manor?” Chiede, curiosa.
“Sì, quando mi è stata regalata un'elfa personale. Merlino, Ginny, ti rendi conto? Regalare un essere vivente! Comunque ho provato a liberarla, ma lei si è disperata talmente tanto che alla fine ho desistito. In fondo, l'importante è trattarli bene”. Spiega la riccia.
“E così, tra le imperiose mura di Malfoy Manor muore il C.R.E.P.A.” la canzona Ginny, trascinando nella sua risata anche l'amica e la madre, “Comunque, non ci hai raccontato nulla della tua nuova vita di nobile purosangue”.
“Oh, ti prego. Allora, ti ricordi, quando al Ministero sono stata scortata via dagli Auror? Bene, mi hanno smaterializzato direttamente al Manor assieme a Narcissa e Draco. Infatti tutti i miei effetti personali avete dovuto mandarmeli voi”. Comincia a raccontare Hermione.
“Sì, mi ricordo, tua madre ha mandato un'elfa a prelevarli”, interviene Molly.
“Sì, Petra, l'elfa che mi è stata donata. Quindi, allora, il Manor è esattamente come me lo ricordavo: imponente e tetro. Neanche la dipartita di Voldemort e la scomparsa dei Dissennatori ha alleggerito l'atmosfera. La mia camera, poi, è semplicemente enorme; ho perfino il bagno privato, solo, è rosa! Appena sono entrata, mi è sembrato di ritrovarmi nello studio della Umbridge” e mima un brivido lungo la schiena, facendo ridere le due donne. “A parte il colore della stanza, un'altra cosa di quella camera che non mi è piaciuta è il letto a baldacchino, forse è l'unica cosa che non ho mai sopportato di Hogwarts, e ora me lo ritrovo anche a casa. A me è sempre piaciuto svegliarmi con i raggi del sole che filtrano fra le imposte, cosa invece resa impossibile da tutti quei tendaggi, bleah”.
“E i Malfoy, invece, come si comportano nei tuoi confronti?” Chiede preoccupata Molly.
Ha sempre considerato quella ragazza come un'altra sua figlia e sapere che era stata rapita alla nascita e poi adottata da estranei, per poi scoprire in quel modo scioccante chi erano i suoi veri genitori, le ha tolto qualche ora di sonno per la preoccupazione.
“Lucius è scostante, freddo, quasi volesse chiedermi scusa per tutte le bastardate che mi ha fatto, ma non sia mai che lui chieda scusa a qualcuno, mentre Narcissa a volte mi soffoca di attenzioni. Lo so, che vuole recuperare il tempo perso e forse si sente in colpa per quanto ha fatto sua sorella a Pasqua, ma non è in quel modo che può recuperare il nostro rapporto”.
“Tesoro,” la interrompe Molly “sei ancora molto giovane e soprattutto non sei ancora madre, ma quando lo diventerai, credimi, ogni lacrima che verseranno, ogni passo che compiranno i tuoi figli sarà fonte di ansia per te. E poi, prova a pensarci un attimo: ti hanno tolta dalle sue braccia senza darle nemmeno l'opportunità di darti un nome. Puoi forse farle un torto che ora abbia paura di perderti nuovamente?”
“Effettivamente...” conviene, poco convinta Hermione; in fondo ha quasi diciannove anni e come tutti gli adolescenti trova certe attenzioni soffocanti.
E Draco?” le chiede Ginny. Perfino i fili d'erba del parco di Hogwarts sanno quanto quei due si siano odiati in tutti gli anni di scuola.
“Beh, non ci crederai mai, ma sembra quasi umano. Cioè, voglio dire, sono arrivata al Manor con gli Auror, Narcissa e lui, che ha pensato bene di eclissarsi immediatamente. Morgana solo sa dove è andato a imbucarsi. Torna dopo un paio d'ore e si comporta come il perfetto fratello maggiore, se non fosse che ha un anno in meno di me. Comunque, questo tipo di tregua dura solo fino all'ora di cena, perché poi ricominciano le solite frecciatine. Lo conosci, no?, sai com'è fatto, però, frecciatine a parte, non ci siamo ancora scagliati nessuna fattura contro. Insomma, il nostro sta diventando un rapporto civile. No, non ci voglio pensare, io e il Furetto che abbiamo un rapporto civile. Certo, in realtà siamo ancora dei perfetti estranei, solo compagni di scuola, però è l'unico che non cammina sulle uova quando è in mia presenza. Chiaramente, l'altra sera a cena con i Parkinson poteva aiutarmi con Pansy, invece si è limitato a richiamarla solo un paio di volte. Inaspettatamente è stato Lucius a difendermi, mentre Narcissa sembrava tenermi d'occhio per vedere se ero in grado di difendermi da sola senza offendere”.
“Visto?” le si rivolge Molly: “Sono sicura che avrebbe voluto schiantarli a tutti e tre, ma è rimasta in silenzio e ti ha lasciato fare le tue mosse”.
“Forse aspettavano solo un mio minimo errore per appiopparmi dei precettori affinché mi educassero per la festa del mio ingresso in società, fra poco più di una settimana”, spiega i suoi dubbi Hermione.
“Ingresso in società” Chiede con aria sognante Ginny, ma Molly non dà il tempo alla riccia di rispondere: “No, non credo sia per quello, semplicemente ha voluto lasciarti i tuoi spazi”.
“Aspetta, aspetta, aspetta...” interviene Ginny, questa volta determinata a non lasciar sviare il discorso: “Quale ingresso in società?”
“Pare che sia una tradizione di famiglia. A diciotto anni i ragazzi vengono presentati all'élite magica con tutto quello che ne consegue. Ovviamente, con me e Draco la tradizione non è stata rispettata, perché lui è stato presentato al suo sedicesimo compleanno, quando è stato marchiato, mentre io l'anno scorso non sapevo ancora di essere una Malfoy. A proposito, volevo chiederti una cosa Ginny: vorresti venire? Ho qui con me l'invito, anche per Harry e Ron”, chiede in un soffio.
“Mi piacerebbe, ma non credo di potermi permettere un abito adatto”.
“Oh, quello non è un problema: dopodomani andremo insieme a Diagon Alley e lo compreremo assieme al mio. Consideralo il mio regalo di compleanno anticipato”, propone Hermione.
“No, non se ne parla, non posso accettare questo regalo”, si intestardisce la rossa.
“Perché no? Puoi benissimo considerarlo un prestito. Anzi, se devo essere sincera, preferisco pensare che tu mi debba un favore anziché un semplice abito. E sono sicura che il favore me lo renderai, qualunque esso sia, vero?”
“Hermione, che fai? Ricatti?”
“Chi? Io? Ma ti sembro avere la faccia di una che ricatta? Allora, ci stai?” Chiede speranzosa. Non ha proprio voglia di dividere un giorno importante solo con delle Serpi, e poi Ginny è la sua migliore amica.
“Mmm, non lo so”, l'altra, però è titubante, “Non credo che Harry e Ron vogliano venire lì...” Non sa come affrontare l'argomento.
Molly capisce che le due ragazze desiderano affrontare l'argomento da sole, e poi conosce benissimo quel testone di Ron. Si ricorda ancora le sue urla appena arrivato a casa quel giorno e a nulla sono valse le minacce della madre affinché rinsavisse.
“Ron non mi vuole più, vero?” Chiede timorosa di conoscere la verità, ma con ancora un briciolo di speranza in fondo al cuore.
“Al momento per lui, tu sei la figlia di un Mangiamorte, come quel Mangiamorte che ha ucciso Fred. Inoltre ti incolpa per quello che tuo padre mi ha fatto al mio primo anno a Hogwarts”.
Hermione boccheggia. Tutto si sarebbe aspettata, tranne quello: “E... Harry?” Chiede con un filo di voce, almeno Harry.
“Harry, sai, Ron è sempre stato il suo migliore amico...” Non finisce la frase, non sa come finirla.
“Capisco, ma tu ci sarai vero?” E allunga le braccia per stringere le mani dell'amica nelle sue.
“Oh, certo che ci sarà” interviene a sorpresa Molly.
Ginny si fionda ad abbracciare la madre, subito seguita da Hermione.
“Allora alle 11,00 davanti ala gelateria di Florian dopodomani, va bene? Ah, Molly, ci sarete anche tu e Arthrur?”.
“Se ti fa piacere, certo”.
“Oh, grazie, grazie”, esulta Hermione, “Ora, però si è fatto tardi, devo rientrare a casa. Salutami tanto Arthur e tutti gli altri e fammi sapere se devo procurarvi altri inviti”, così dicendo si dirige in giardino per smaterializzarsi al Manor.

§ § § § § § § § § §

“Tira una brutta aria, Molly”. Arthur Weasley è rientrato da poco in casa, “Ho sentito alcune voci preoccupanti al Ministero”.
“Di cosa stai parlando?”, gli chiede la moglie, mettendogli davanti una tazza di the.
“Non è finita, non è finita”, continua il capo famiglia, sconsolato.
“Ma di che parli?”. Ora Molly comincia a preoccuparsi davvero. No, non un'altra guerra. Voldemort è morto ormai.
“Pare che negli ultimi due mesi siano state barbaramente uccise due ragazzine”, confida infine l'uomo.
“Ma questo, cosa vuole dire? E si sa chi sono?” Chiede ancora Molly.
“Gli Auror stanno mantenendo il più assoluto riserbo sulla faccenda, anche se come hai sentito qualcosa è trapelato”.
“Ti rendi conto? Non abbiamo ancora finito di seppellire i morti della guerra, che già ne dobbiamo seppellire di altri”.
“E le voci che sono trapelate pensano a qualche Mangiamorte ancora latitante?”
“Mah, per ora tutte le piste sono aperte, anche perché pare il Morsmordre non sia mai apparso. Certo, il suo ideatore è morto, ma alcuni dei suoi fedelissimi sono ancora in libertà, tra cui Rodolphus Lestrange”.
“Pensi che sia stato lui? Che voglia vendicarsi della morte di sua moglie?”
“E allora perché colpire quelle due ragazzine? Tutti sanno chi ha ucciso Bellatrix Black in Lestrange”.
“Bene, allora, Potter o non Potter, Ginny tornerà seduta stante qu9i a casa”. Sbotta una preoccupatissima Molly, dirigendosi verso il camino.
“Fermati, Molly, non è chiudendola sotto una campana di vetro che la proteggeremo dai pericoli del mondo, lo sai vero?”
“Sì, lo so, è solo che... che...” e finalmente scoppia in un pianto liberatorio. Arthur l'abbraccia e scoppia a piangere anche lui. Non saranno quelle lacrime a portarsi via il dolore per la morte di Fred, né a riportarlo in vita, però aiutano, e molto, anche.
“Pensi a qualcun altro?”, gli chiede una volta ripresasi.
“Ti riferisci a Lucus? No, non credo. Anche se è stato scagionato da tutte le accuse, il Ministero lo tiene costantemente sotto controllo”, le rivela Arthur.
“Meno male, Hermione non avrebbe retto un colpo del genere. È passata di qui oggi, sai? Purtroppo non ha potuto fermarsi a lungo, ma ti manda i suoi saluti”, gli confida la moglie.
“Come sta? Non passa giorno che non mi maledico per l'idea che ho avuto riguardo quell'incantesimo. Spero non sia ancora arrabbiata con me”.
“No, caro. Lei non è mai stata arrabbiata con nessuno di noi. Semplicemente, si è tenuta n po' in disparte sia per abituarsi alla sua nuova routine familiare, sia per paura della reazione di Ron e Harry. Quei due testoni le danno colpe che non ha, povera ragazza. Comunque, mi è sembrata abbastanza serena e, anzi, ci ha invitato per sabato diciotto al Manor, alla sua festa di debutto”.
“Ha pensato a noi?”, le chiede un allibito Arthur.
“Sì, vorrebbe invitare tutta la famiglia, ma dubito che Ron accetterebbe mai, e Ginny ha detto che probabilmente neanche Harry ci sarà, ma che su di lei Hermione può comunque contare”.
Sono contento. Sì, va bene. Ci andremo. Non è giusto che quella ragazza nel giorno del suo compleanno sia circondata solo da Serpi”. “Bene, allora, dopo aver sentito anche Billy e George, le manderò un gufo con la risposta”.

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“Stanno succedendo fatti strani”. Lucius e Narcissa si sono appena ritirati nella camera padronale.
“Cosa vuoi dire?”
“Pare che da qualche parte nel Northern abbiano trovato i cadaveri di due ragazzine, uccise a un mese di distanza l'una dall'altra. Il fatto che siano state trovate in territorio babbano, però, non lascia dubbi sulla natura magica dei delitti”.
“Pensi sia qualche Mangiamorte latitante?” Chiede Narcissa. È preoccupata.
“Mmm, probabile, anche se non capisco la natura di questi omicidi. Pensa, quelle ragazze avevano solo diciotto anni e le hanno ritrovate con le palpebre cucite col fil di ferro”. Queste voci sono giunte anche all'orecchio di Lucius.
“Ma... è terribile. Pensi che sia opportuno disdire la festa di Hermione?” Gli chiede.
“No, credo che la cosa migliore che possiamo fare per i ragazzi è continuare come se nulla fosse. Intanto posso chiedere che la sorveglianza venga affidata anche a loro, soprattutto a Hermione, in modo più discreto possibile, naturalmente”.
“Si sa chi sono queste ragazze?”
“No, la loro identità è rigorosamente celata dagli Auror. Per ora, quello che ti ho raccontato è solo una voce che circola senza alcun fondamento”.
“Ho paura, Lucius, ho paura che se questa voce venisse confermata ufficialmente e quindi riportata dalla Gazzetta del Profeta, Hermione possa cercare l'assassino”.
“Non succederà. Il Ministro non lo permetterà, e poi fra un paio di mesi deve tornare a scuola. L'hai sentita anche tu, l'altra sera, no? Vuole prendere i Mago e poi frequentare l'Accademia magica”, prova a tranquillizzarla il marito, ma anche lui è in preda all'inquietudine: è finalmente riuscito a riportare a casa sua figlia, non ha alcuna intenzione di perderla nuovamente.