domenica 26 ottobre 2014

I Cinque Sensi - Capitolo 2



Anthony Brandt ha scritto:
"Altre cose possono cambiarci,
 ma cominciamo e finiamo con la famiglia" .
(Episodio 1*19 “Machismo”, Criminal Minds)

Nessuno. Lei non è nessuno.
Hermione Jean Granger non è mai esistita.
Per diciotto anni un uomo e una donna le hanno mentito, facendosi chiamare papà e mamma, quando invece erano solo degli estranei.
Per diciotto anni ha festeggiato il suo compleanno il 19 settembre, due mesi e un giorno in ritardo rispetto alla sua vera data di nascita.
Per sette anni ha creduto di avere avuto degli amici sinceri, assieme ai quali non solo ha trasgredito molte regole della loro scuola, ma ha anche rischiato la vita.
E in un colpo solo, come un insegnante che si accinge a cancellare i troppi errori commessi da uno studente impreparato sulla lavagna, la sua vita così come l'ha conosciuta fino ad allora è stata cancellata. Al suo posto tre nuove parole sono state scritte. Il suo nuovo nome. Sotto di esso, il nulla. Tocca a lei riempire quello spazio vuoto perché non è il nome a decidere chi siamo noi, ma le nostre azioni; in fondo che significa Malfoy? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
E allora perché i suoi amici le hanno voltato le spalle quando si è scoperta la verità al processo di Lucius Malfoy? Ricorda ancora gli sguardi schifati che Harry, Ron e Ginny le hanno rivolto quando, al processo, per scagionarsi, Lucius ha richiesto che gli fosse prelevato un determinato ricordo.

Era l'alba del 18 luglio 1979 quando il medimago aveva comunicato a un agitato e giovane Lucius che sua moglie aveva appena dato alla luce la loro primogenita, una bambina. Erano generazioni che i Malfoy non generavano figlie femmine, ma d'altro canto, Narcissa era una Black. Purtroppo, però, la gioia era stata di breve durata perché Bellatrix, sorella folle di Narcissa, l'aveva sottratta ai suoi genitori prima ancora che questi potessero darle un nome e, grazie a funzionari compiacenti del Ministero, privata della Traccia. Sennonché, lui l'aveva seguita, fino ad arrivare a un orfanotrofio nella parte babbana di Londra. Successivamente, aveva seguito per vie traverse l'affidamento, scoprendo così che la bambina era stata adottata da una coppia di Babbani benestanti, i coniugi Granger.
A quella rivelazione furono molti gli occhi puntati su di lei, compresi quelli dei suoi amici, ma questi non erano curiosi o solidali, no, erano schifati. “Lurida figlia di un Mangiamorte”, le aveva sibilato al suo orecchio destro Ron.
“Se sapevate dove era stata portata vostra figlia, perché non l'avete ripresa con voi?” chiese il Ministro. Molte teste dei consiglieri del Wizengamot e anche degli spettatori avevano annuito.
“Perché speravo che lontano da Voldemort sarebbe cresciuta al sicuro, signor Ministro” era stata la sua difesa. Anche in questo caso furono molti ad annuire.
Hermione si era sentita svenire. Non poteva essere vero. Una volta Harry le aveva detto che anche i ricordi si potevano manomettere, magari per vergogna. Eppure dentro di sé sapeva che quell'uomo stava dicendo il vero. Aveva appena scoperto che i Granger l'avevano adottata e tutto corrispondeva: il nome dell'orfanotrofio, quello della coppia che l'aveva accolta, la loro professione, anche se lì Lucius non si era smentito e l'aveva storpiata. Cose risapute, ora che lei era diventata un'eroina, ma ai consiglieri del Wizengamot non erano nemmeno entrate per l'anticamera del cervello.
Ci aveva pensato Arthur Weasley a venirle in aiuto, proponendo al Ministro di sottoporlo all'incantesimo di paternità, e a quel punto, non vi fu più alcun dubbio.
Lucius Malfoy fu scagionato da tutte le accuse.
A Hermione Jean Granger fu imposto il cambio nome e di convivere con la sua famiglia biologica.

Hermione Narcissa Malfoy. Il suo nuovo nome. Non il nome derivato da un'opera teatrale, ma quello di un asteroide.
Malfoy Manor. La sua nuova dimora.E poco importa se proprio in quella casa lei è stata torturata a sangue da quella stessa ziache l'ha sottratta ai suoi genitori, sotto l'occhio implacabile di colui che sapeva di essere il suo vero padre e che era anche disposto a venderla a Voldemort pur di risollevare le proprie sorti. Perché quelli del Wizengamot non hanno preso in considerazione questa ipotesi?
Ora è lì, sotto la doccia, a strofinarsi con furia la pelle, a graffiarsi, finché gocce di sangue non si mescolano alle sue lacrime e alla schiuma, giù, per lo scarico dell'acqua, per le tubature, fino alle fogne, a nutrire i topi.
Priva di forze, si lascia scivolare sul piatto della doccia, stringendo le ginocchia al petto e nascondendovi il viso, mentre l'acqua le batte sulle spalle e sulla schiena come mille aghi.
Un lieve bussare alla porta la riporta alla realtà. “Un attimo. Arrivo subito”. Veloce si asciuga con la bacchetta e indossa una maglietta a righe bianche e blu e un paio di jeans. Non ha mai sopportato la moda magica - a dirla tutta non ha mai seguito nemmeno quella babbana - ma con qualcosa dovrà pur vestirsi, no? Che almeno, dopo averle tolto tutto, le lascino qualcosa della sua vecchia vita è chiedere troppo?

§ § § § § § § § § §

“Blaise, mi stai ascoltando?”
“Sì, certo, solo, stavo riflettendo”.
Il processo si è appena concluso. Suo padre è stato riconosciuto innocente e lui dovrebbe trovarsi a casa con i suoi per accogliere la sua sorellina.
Lui. Ha. Una. Sorella. Una sorella che lo odia. Una sorella a cui LUI ha insegnato a odiarlo.
“Io ti sto dicendo che ho appena scoperto di avere una sorella, e tu che fai, rifletti? E di cosa, di grazia?”
“Sto riflettendo sul fatto che tu non dovresti trovarti qui” prova a farlo ragionare l'amico, anche se sa perfettamente per quale motivo Draco è andato a sfogarsi da lui.
“Ti sto annoiando, Blaise? Basta saperlo” e così dicendo fa per dirigersi verso il camino, ma viene fermato dal moro.
“No, mi stavo solo chiedendo come si dovesse sentire lei. Ti rendi conto, Draco, che il Ministero le ha praticamente ingiunto di lasciare la casa che ha sempre creduto la sua e di trasferirsi seduta stante al Manor, dove tra l'altro è stata anche torturata? E il tutto scortata dagli Auror come se fosse una criminale? Draco, lì dentro tu sei l'unico che lei conosce bene”.
“E come mi sento io, invece, non è importante, vero? Anch'io mi sono ritrovato una sorella fra capo e collo. Una sorella, tra l'altro, che non sapevo di avere e che mio padre mi ha insegnato a disprezzare. Sono sei anni, Blaise, sei, che la insulto pesantemente, e l'ultimo anno, che ho fatto? Non solo non ho impedito alla cara zia Bella di torturarla, ma ho anche cercato di accopparla a Hogwarts! Con quale faccia ora la affronto? No, grazie, Blaise, ma non ce la faccio. Non ora, per lo meno”, In fondo, lui è una serpe, i problemi non li contrasta di petto come i Grifoni, no, lui preferisce evitarli, ma sa anche che non può nascondersi all'infinito a Zabini Manor, prima o poi dovrà pur tornare a casa.
“Direi che questa è l'occasione giusta per farti perdonare da lei per tutti gli insulti e le bassezze che le hai riservato durante gli anni di scuola. Per quanto riguarda, invece quanto accaduto a casa tua a Pasqua, non credo che lei ti incolpi più di quanto incolpi Lucius, in fondo tu hai fatto finta di non riconoscerli e da solo contro quella pazza di Bellatrix tu non avresti potuto fare molto. E a Hogwarts non sei stato tu a invocare l'Ardemonio”, constata pacato Blaise. Tra i due è sempre stato lui la voce della coscienza.
“Dimentichi che ho duellato contro Potter e Lenticchia per impedirgli di salvarla”. Niente da fare, quando si mette in testa una cosa è difficile, se non impossibile, convincerlo che si sta solo facendo delle seghe mentali inutili.
“E cosa pensi di fare, sfuggirle per sempre? Ora dovrete convivere sotto lo stesso tetto, Draco. Quindi, prendi tutto il tuo coraggio, vai da lei e... chiedile scusa”, lancia la bomba.
“Chiedere scusa? Io devo chiedere scusa? Non si è mai visto un Malfoy chiedere scusa. Per giunta a … a...”
“A un'altra Malfoy. Draco, adesso Hermione è tua sorella, fattene una ragione”.
“Sì, sì, vallo a dire a lei questa notte quando nel silenzio del Manor si intrufolerà in camera mia per lanciarmi qualche terribile anatema”, e si avvicina al camino.
“Te l'hanno mai detto che se fossi un Babbano avresti una carriera assicurata come attore?”, lo prende in giro mentre l'amico sparisce fra le fiamme del camino.

§ § § § § § § § § §

“Harry ti rendi conto? È una Malfoy! Miseriaccia”, l'espressione schifata di Ron fa a gara con quella che assumeva Draco quando incrociava loro tre nei corridoi della scuola.
“Ron, ti vuoi fermare, per favore, mi stai facendo venire il mal di mare”. Anche Ginny è rimasta interdetta dalla testimonianza di Lucius. Avrebbe voluto parlare con l'amica, ma all'uscita dall'aula, Hermione era stata presa in consegna dagli Auror, neanche fosse chissà quale terribile Mangiamorte. È forse l'unica in quel salotto a Grimmauld Place a cercare di mettersi nei panni dell'amica e proprio non capisce l'astio di Harry e Ron.
Harry. L'ha sempre considerata come la sorella che non ha mai avuto.
Ron. Finalmente dopo anni è riuscito a dichiararsi.
Due decerebrati. Ecco cosa sono. Insomma, cosa cambia se il suo cognome è Granger o Malfoy? In fondo, ciò che noi chiamiamo rosa, senza il suo nome avrebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. O no? Stanca di sentire le paranoie di suo fratello, si alza e si avvia verso l'uscita del salotto.
“Dove stai andando Ginny?” Le chiede Harry, che fino a quel momento non ha aperto bocca, lasciando libero sfogo al suo migliore amico.
“In camera, Harry, me ne sto andando in camera mia perché non ne posso più di sentire mio fratello parlare male della mia migliore amica, che per inciso è anche la sua fidanzata, o almeno dovrebbe esserlo”, sbotta stancamente lei.
“Miseriaccia, Ginny, ti sei dimenticata di cosa ti ha fatto suo padre il tuo primo anno a Hogwarts? E di suo fratello, vogliamo parlarne, eh?” Inveisce invece Ron.
“Appunto, suo padre, non lei, che per anni vi ha parato il culo con Voldemort e con i professori, o ve lo siete già dimenticati? Oh, certo, chi se ne frega se sono gli altri ad aver bisogno di sostegno, l'importante è che vi si aiuti a voi, vero?”
“Ginny, Ron non ha tutti i torti” prova a stemperare l'atmosfera Harry, ottenendo, però, l'effetto contrario.
“COOOOOOOOOOOOOSA?” I due ragazzi diventano momentaneamente sordi. “Ma vi sentite quando parlate? Non ha scelto lei di nascere in quella famiglia, né tanto meno di venire rapita. È sempre la nostra amica Hermione”. Ha quasi le lacrime agli occhi, Ginny. Possibile che suo fratello e il suo fidanzato dimostrino di avere la mentalità di un troll? Possibile che la guerra non abbia insegnato nulla proprio a loro due? Esce dalla stanza, prima di poter compiere qualche gesto di cui poi si sarebbe pentita (forse) e si dirige in camera del fratello, per scrivere un messaggio a Hermione. All'uscita del tribunale non le è stato possibile parlarle, e anche in quei giorni non ha avuto molte possibilità, visto il trasloco a Grimmauld Place, ma ora, finalmente, è riuscita a ritagliarsi qualche momento libero.

Ciao Hermione, come stai?
Io mi sono appena trasferita a Grimmauld Place, insieme a Harry e Ron.
Sì, c'è anche lui perché mamma e papà non erano contenti che convivessi senza essere sposata, così mi hanno appioppato quella cozza di mio fratello.
Beh, all'inizio, quando Harry me l'ha chiesto, anch'io ero un po' combattuta, ma tu sai da quanto tempo gli morivo dietro e ora che finalmente tutto è finito e lui finalmente si è fatto avanti, la mia indecisione è durata pochi giorni, anche perché l'aria alla Tana senza Fred è diventata pesante. Forse sono stata egoista a lasciare a casa mamma e papà da soli, visto che qui con me c'è anche Ron, come ti ho detto, ma in fondo, tra poco ritorneremo a scuola, cioè, io tornerò a scuola, perché so che Harry ha accettato la proposta di entrare subito all'accademia Auror e invece Ron aiuterà George al negozio.
Tu, invece, come te la passi? Ti trattano bene al Manor o son sempre i soliti Malfoy con la puzza sotto il naso? Oh, Morgana, scusami, adesso anche tu sei una Malfoy, ma non volevo offendere te, giuro; hai capito no, a chi mi riferisco, vero? Vero? Dimmi di sì, ti prego, o non riuscirò più a fare pace con la mia coscienza. Sì, lo so, sono sempre la solita esagerata.
Comunque, sul serio, come stai?
Se ti va, possiamo incontrarci qualche volta per fare due chiacchiere, qui a Grimmauld, alla Tana con mamma, che sono sicura sarà molto contenta di rivederti, oppure da te al Manor (però in questo caso tienimi lontano Lucius, soprattutto se vedi che ha qualche libro in mano; ok, scusami, questa era pessima), o a Diagon Alley, magari alla gelateria di Florian? Che ne dici? Fammi sapere... A disposizione qui ho solo Leotordo...
Un abbraccio, Ginny.

Arrotola la pergamena e la lega alla zampa del vecchio gufo: “A Hermione Malfoy, solo a lei, e aspetta la risposta”. Ciò detto libera nell'aria il rapace e scende in cucina. Ha voglia di sfogarsi e avrebbe cucinato una torta. Di quelle che ama lei e che invece schifano il fidanzato e il fratello. La vendetta è un piatto che va servito freddo, come il dessert. Ok, a lei personalmente non avevano fatto alcun torto, che lei sapesse, ma ferire così la sua migliore amica era come ferire lei stessa.

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