giovedì 30 ottobre 2014

Missione Mith Drannor 478AK (esercitazione 7 GSSP modificata)

Essere strani esseri i Drannoriani: loro amare andare in posti caldi quando loro stella principale bruciare pelle e andare in posti freddi quando dal cielo cadere coriandoli bianchi. Quando loro stella bruciare pelle, loro chiamare estate e quando cadere coriandoli bianchi dal cielo, loro dire che essere inverno e chiamare essi neve. I Drannoriani non amare andare in giro solo con propria pelle: loro coprire sempre proprio corpo con divise, ma esse essere diverse per ognuno dei Drannoriani che vivere su Mith Drannor. Quando essere estate loro cambiare divisa e andare in posti dove esserci sostanza che loro chiamare sabbia e sdraiarsi sopra e ogni tanto correre verso ciò che loro chiamare mare, che essere quello che colorare Mith Drannor dallo spazio interstellare. Quando essere inverno, di nuovo loro cambiare divisa e questa volta loro coprire tutto loro corpo, anche sommità superiore, così che essere impossibile vedere loro volti. Loro amare munire loro estremità inferiori con lunghe spade e poi scendere velocemente da quello che loro chiamare pendio (questo essere protuberanza che ricopre parte fuori di mare di Mith Drannor) tutto coperto di coriandoli bianchi con aiuto di lunghe aste chiamate racchette. AK non sapere bene perché i Drannoriani comportarsi in questo modo, ma loro sembrare felici e AK notare che anche capi drannoriani amare comportarsi così. AK avere notato che esistere anche racchette che essere usate per colpire piccole sfere gialle diverse da quelle usate per scendere da pendio coperto di coriandoli bianchi.
AK completare proprio rapporto con saluto: H725 nano nano.

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N.d.A.: in origine, il testo doveva contenere solo dagli 800 ai 1500 caratteri spazi inclusi, ma in questa versione ho aggiunto una spiegazione, per cui i 1500 caratteri risultano essere oltrepassati.


domenica 26 ottobre 2014

I Cinque Sensi - Capitolo 2



Anthony Brandt ha scritto:
"Altre cose possono cambiarci,
 ma cominciamo e finiamo con la famiglia" .
(Episodio 1*19 “Machismo”, Criminal Minds)

Nessuno. Lei non è nessuno.
Hermione Jean Granger non è mai esistita.
Per diciotto anni un uomo e una donna le hanno mentito, facendosi chiamare papà e mamma, quando invece erano solo degli estranei.
Per diciotto anni ha festeggiato il suo compleanno il 19 settembre, due mesi e un giorno in ritardo rispetto alla sua vera data di nascita.
Per sette anni ha creduto di avere avuto degli amici sinceri, assieme ai quali non solo ha trasgredito molte regole della loro scuola, ma ha anche rischiato la vita.
E in un colpo solo, come un insegnante che si accinge a cancellare i troppi errori commessi da uno studente impreparato sulla lavagna, la sua vita così come l'ha conosciuta fino ad allora è stata cancellata. Al suo posto tre nuove parole sono state scritte. Il suo nuovo nome. Sotto di esso, il nulla. Tocca a lei riempire quello spazio vuoto perché non è il nome a decidere chi siamo noi, ma le nostre azioni; in fondo che significa Malfoy? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
E allora perché i suoi amici le hanno voltato le spalle quando si è scoperta la verità al processo di Lucius Malfoy? Ricorda ancora gli sguardi schifati che Harry, Ron e Ginny le hanno rivolto quando, al processo, per scagionarsi, Lucius ha richiesto che gli fosse prelevato un determinato ricordo.

Era l'alba del 18 luglio 1979 quando il medimago aveva comunicato a un agitato e giovane Lucius che sua moglie aveva appena dato alla luce la loro primogenita, una bambina. Erano generazioni che i Malfoy non generavano figlie femmine, ma d'altro canto, Narcissa era una Black. Purtroppo, però, la gioia era stata di breve durata perché Bellatrix, sorella folle di Narcissa, l'aveva sottratta ai suoi genitori prima ancora che questi potessero darle un nome e, grazie a funzionari compiacenti del Ministero, privata della Traccia. Sennonché, lui l'aveva seguita, fino ad arrivare a un orfanotrofio nella parte babbana di Londra. Successivamente, aveva seguito per vie traverse l'affidamento, scoprendo così che la bambina era stata adottata da una coppia di Babbani benestanti, i coniugi Granger.
A quella rivelazione furono molti gli occhi puntati su di lei, compresi quelli dei suoi amici, ma questi non erano curiosi o solidali, no, erano schifati. “Lurida figlia di un Mangiamorte”, le aveva sibilato al suo orecchio destro Ron.
“Se sapevate dove era stata portata vostra figlia, perché non l'avete ripresa con voi?” chiese il Ministro. Molte teste dei consiglieri del Wizengamot e anche degli spettatori avevano annuito.
“Perché speravo che lontano da Voldemort sarebbe cresciuta al sicuro, signor Ministro” era stata la sua difesa. Anche in questo caso furono molti ad annuire.
Hermione si era sentita svenire. Non poteva essere vero. Una volta Harry le aveva detto che anche i ricordi si potevano manomettere, magari per vergogna. Eppure dentro di sé sapeva che quell'uomo stava dicendo il vero. Aveva appena scoperto che i Granger l'avevano adottata e tutto corrispondeva: il nome dell'orfanotrofio, quello della coppia che l'aveva accolta, la loro professione, anche se lì Lucius non si era smentito e l'aveva storpiata. Cose risapute, ora che lei era diventata un'eroina, ma ai consiglieri del Wizengamot non erano nemmeno entrate per l'anticamera del cervello.
Ci aveva pensato Arthur Weasley a venirle in aiuto, proponendo al Ministro di sottoporlo all'incantesimo di paternità, e a quel punto, non vi fu più alcun dubbio.
Lucius Malfoy fu scagionato da tutte le accuse.
A Hermione Jean Granger fu imposto il cambio nome e di convivere con la sua famiglia biologica.

Hermione Narcissa Malfoy. Il suo nuovo nome. Non il nome derivato da un'opera teatrale, ma quello di un asteroide.
Malfoy Manor. La sua nuova dimora.E poco importa se proprio in quella casa lei è stata torturata a sangue da quella stessa ziache l'ha sottratta ai suoi genitori, sotto l'occhio implacabile di colui che sapeva di essere il suo vero padre e che era anche disposto a venderla a Voldemort pur di risollevare le proprie sorti. Perché quelli del Wizengamot non hanno preso in considerazione questa ipotesi?
Ora è lì, sotto la doccia, a strofinarsi con furia la pelle, a graffiarsi, finché gocce di sangue non si mescolano alle sue lacrime e alla schiuma, giù, per lo scarico dell'acqua, per le tubature, fino alle fogne, a nutrire i topi.
Priva di forze, si lascia scivolare sul piatto della doccia, stringendo le ginocchia al petto e nascondendovi il viso, mentre l'acqua le batte sulle spalle e sulla schiena come mille aghi.
Un lieve bussare alla porta la riporta alla realtà. “Un attimo. Arrivo subito”. Veloce si asciuga con la bacchetta e indossa una maglietta a righe bianche e blu e un paio di jeans. Non ha mai sopportato la moda magica - a dirla tutta non ha mai seguito nemmeno quella babbana - ma con qualcosa dovrà pur vestirsi, no? Che almeno, dopo averle tolto tutto, le lascino qualcosa della sua vecchia vita è chiedere troppo?

§ § § § § § § § § §

“Blaise, mi stai ascoltando?”
“Sì, certo, solo, stavo riflettendo”.
Il processo si è appena concluso. Suo padre è stato riconosciuto innocente e lui dovrebbe trovarsi a casa con i suoi per accogliere la sua sorellina.
Lui. Ha. Una. Sorella. Una sorella che lo odia. Una sorella a cui LUI ha insegnato a odiarlo.
“Io ti sto dicendo che ho appena scoperto di avere una sorella, e tu che fai, rifletti? E di cosa, di grazia?”
“Sto riflettendo sul fatto che tu non dovresti trovarti qui” prova a farlo ragionare l'amico, anche se sa perfettamente per quale motivo Draco è andato a sfogarsi da lui.
“Ti sto annoiando, Blaise? Basta saperlo” e così dicendo fa per dirigersi verso il camino, ma viene fermato dal moro.
“No, mi stavo solo chiedendo come si dovesse sentire lei. Ti rendi conto, Draco, che il Ministero le ha praticamente ingiunto di lasciare la casa che ha sempre creduto la sua e di trasferirsi seduta stante al Manor, dove tra l'altro è stata anche torturata? E il tutto scortata dagli Auror come se fosse una criminale? Draco, lì dentro tu sei l'unico che lei conosce bene”.
“E come mi sento io, invece, non è importante, vero? Anch'io mi sono ritrovato una sorella fra capo e collo. Una sorella, tra l'altro, che non sapevo di avere e che mio padre mi ha insegnato a disprezzare. Sono sei anni, Blaise, sei, che la insulto pesantemente, e l'ultimo anno, che ho fatto? Non solo non ho impedito alla cara zia Bella di torturarla, ma ho anche cercato di accopparla a Hogwarts! Con quale faccia ora la affronto? No, grazie, Blaise, ma non ce la faccio. Non ora, per lo meno”, In fondo, lui è una serpe, i problemi non li contrasta di petto come i Grifoni, no, lui preferisce evitarli, ma sa anche che non può nascondersi all'infinito a Zabini Manor, prima o poi dovrà pur tornare a casa.
“Direi che questa è l'occasione giusta per farti perdonare da lei per tutti gli insulti e le bassezze che le hai riservato durante gli anni di scuola. Per quanto riguarda, invece quanto accaduto a casa tua a Pasqua, non credo che lei ti incolpi più di quanto incolpi Lucius, in fondo tu hai fatto finta di non riconoscerli e da solo contro quella pazza di Bellatrix tu non avresti potuto fare molto. E a Hogwarts non sei stato tu a invocare l'Ardemonio”, constata pacato Blaise. Tra i due è sempre stato lui la voce della coscienza.
“Dimentichi che ho duellato contro Potter e Lenticchia per impedirgli di salvarla”. Niente da fare, quando si mette in testa una cosa è difficile, se non impossibile, convincerlo che si sta solo facendo delle seghe mentali inutili.
“E cosa pensi di fare, sfuggirle per sempre? Ora dovrete convivere sotto lo stesso tetto, Draco. Quindi, prendi tutto il tuo coraggio, vai da lei e... chiedile scusa”, lancia la bomba.
“Chiedere scusa? Io devo chiedere scusa? Non si è mai visto un Malfoy chiedere scusa. Per giunta a … a...”
“A un'altra Malfoy. Draco, adesso Hermione è tua sorella, fattene una ragione”.
“Sì, sì, vallo a dire a lei questa notte quando nel silenzio del Manor si intrufolerà in camera mia per lanciarmi qualche terribile anatema”, e si avvicina al camino.
“Te l'hanno mai detto che se fossi un Babbano avresti una carriera assicurata come attore?”, lo prende in giro mentre l'amico sparisce fra le fiamme del camino.

§ § § § § § § § § §

“Harry ti rendi conto? È una Malfoy! Miseriaccia”, l'espressione schifata di Ron fa a gara con quella che assumeva Draco quando incrociava loro tre nei corridoi della scuola.
“Ron, ti vuoi fermare, per favore, mi stai facendo venire il mal di mare”. Anche Ginny è rimasta interdetta dalla testimonianza di Lucius. Avrebbe voluto parlare con l'amica, ma all'uscita dall'aula, Hermione era stata presa in consegna dagli Auror, neanche fosse chissà quale terribile Mangiamorte. È forse l'unica in quel salotto a Grimmauld Place a cercare di mettersi nei panni dell'amica e proprio non capisce l'astio di Harry e Ron.
Harry. L'ha sempre considerata come la sorella che non ha mai avuto.
Ron. Finalmente dopo anni è riuscito a dichiararsi.
Due decerebrati. Ecco cosa sono. Insomma, cosa cambia se il suo cognome è Granger o Malfoy? In fondo, ciò che noi chiamiamo rosa, senza il suo nome avrebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. O no? Stanca di sentire le paranoie di suo fratello, si alza e si avvia verso l'uscita del salotto.
“Dove stai andando Ginny?” Le chiede Harry, che fino a quel momento non ha aperto bocca, lasciando libero sfogo al suo migliore amico.
“In camera, Harry, me ne sto andando in camera mia perché non ne posso più di sentire mio fratello parlare male della mia migliore amica, che per inciso è anche la sua fidanzata, o almeno dovrebbe esserlo”, sbotta stancamente lei.
“Miseriaccia, Ginny, ti sei dimenticata di cosa ti ha fatto suo padre il tuo primo anno a Hogwarts? E di suo fratello, vogliamo parlarne, eh?” Inveisce invece Ron.
“Appunto, suo padre, non lei, che per anni vi ha parato il culo con Voldemort e con i professori, o ve lo siete già dimenticati? Oh, certo, chi se ne frega se sono gli altri ad aver bisogno di sostegno, l'importante è che vi si aiuti a voi, vero?”
“Ginny, Ron non ha tutti i torti” prova a stemperare l'atmosfera Harry, ottenendo, però, l'effetto contrario.
“COOOOOOOOOOOOOSA?” I due ragazzi diventano momentaneamente sordi. “Ma vi sentite quando parlate? Non ha scelto lei di nascere in quella famiglia, né tanto meno di venire rapita. È sempre la nostra amica Hermione”. Ha quasi le lacrime agli occhi, Ginny. Possibile che suo fratello e il suo fidanzato dimostrino di avere la mentalità di un troll? Possibile che la guerra non abbia insegnato nulla proprio a loro due? Esce dalla stanza, prima di poter compiere qualche gesto di cui poi si sarebbe pentita (forse) e si dirige in camera del fratello, per scrivere un messaggio a Hermione. All'uscita del tribunale non le è stato possibile parlarle, e anche in quei giorni non ha avuto molte possibilità, visto il trasloco a Grimmauld Place, ma ora, finalmente, è riuscita a ritagliarsi qualche momento libero.

Ciao Hermione, come stai?
Io mi sono appena trasferita a Grimmauld Place, insieme a Harry e Ron.
Sì, c'è anche lui perché mamma e papà non erano contenti che convivessi senza essere sposata, così mi hanno appioppato quella cozza di mio fratello.
Beh, all'inizio, quando Harry me l'ha chiesto, anch'io ero un po' combattuta, ma tu sai da quanto tempo gli morivo dietro e ora che finalmente tutto è finito e lui finalmente si è fatto avanti, la mia indecisione è durata pochi giorni, anche perché l'aria alla Tana senza Fred è diventata pesante. Forse sono stata egoista a lasciare a casa mamma e papà da soli, visto che qui con me c'è anche Ron, come ti ho detto, ma in fondo, tra poco ritorneremo a scuola, cioè, io tornerò a scuola, perché so che Harry ha accettato la proposta di entrare subito all'accademia Auror e invece Ron aiuterà George al negozio.
Tu, invece, come te la passi? Ti trattano bene al Manor o son sempre i soliti Malfoy con la puzza sotto il naso? Oh, Morgana, scusami, adesso anche tu sei una Malfoy, ma non volevo offendere te, giuro; hai capito no, a chi mi riferisco, vero? Vero? Dimmi di sì, ti prego, o non riuscirò più a fare pace con la mia coscienza. Sì, lo so, sono sempre la solita esagerata.
Comunque, sul serio, come stai?
Se ti va, possiamo incontrarci qualche volta per fare due chiacchiere, qui a Grimmauld, alla Tana con mamma, che sono sicura sarà molto contenta di rivederti, oppure da te al Manor (però in questo caso tienimi lontano Lucius, soprattutto se vedi che ha qualche libro in mano; ok, scusami, questa era pessima), o a Diagon Alley, magari alla gelateria di Florian? Che ne dici? Fammi sapere... A disposizione qui ho solo Leotordo...
Un abbraccio, Ginny.

Arrotola la pergamena e la lega alla zampa del vecchio gufo: “A Hermione Malfoy, solo a lei, e aspetta la risposta”. Ciò detto libera nell'aria il rapace e scende in cucina. Ha voglia di sfogarsi e avrebbe cucinato una torta. Di quelle che ama lei e che invece schifano il fidanzato e il fratello. La vendetta è un piatto che va servito freddo, come il dessert. Ok, a lei personalmente non avevano fatto alcun torto, che lei sapesse, ma ferire così la sua migliore amica era come ferire lei stessa.

domenica 19 ottobre 2014

L'intervista: Fridjof (progetto "L'Affittacamere")

G: Vuole parlare di quella notte?
F: Si riferisce a quando ho conosciuto Tani, o quando abbiamo scopato per la prima volta?

G: "Scopato" mi pare un termine troppo volgare.
F: Ma è quello che erano i nostri primi incontri: semplici scopate senza complicazioni.

G: Da come ha risposto, pare che poi non siano più state semplici "scopate".
F: Sono sorte complicazioni, da tutte e due le parti.

G: Vi siete innamorati?
F: Succede tra anime simili.

G: In Fisica, i simili si respingono, mentre sono gli opposti ad attrarsi.
F: Ci sono leggi che sfuggono alla Fisica.

G: Non si può sfuggire alla Fisica.
F: C'è sempre l'eccezione che conferma la regola.

G: Lei, dunque, definisce se stesso e Tani come un'eccezione alla regola?
F: Di quale regola parla?

G: Se permette, le domande dovrei essere io a farle.
F: Ha ragione. Credo di aver perso il filo della discussione: che cosa mi stava chiedendo?

G: Se lei e Tani foste un'eccezione alla regola.
F: Vede, potrei rispondere sì, oppure no, se solo conoscessi a quale regola lei si riferisce. Posta così la domanda, invece, qualunque sia la mia risposta, sarà sempre una risposta sbagliata, o quanto meno monca.

G: Alla regola della Fisica secondo cui gli opposti si attraggono e i simili si respingono.
F: A quanto pare sì. Il primo marito di Tani era il suo esatto opposto - un sognatore! -, eppure il loro matrimonio non ha funzionato. Io  e lei, invece, siamo simili in molte cose.

G: Per esempio?
F: A entrambi piace la neve. Per me rappresenta la sicurezza di qualcosa che ci sarà sempre, come l'inverno che torna ogni anno. Per Tani è qualcosa di eccezionale, di magico.

G: L'inverno è una stagione che rappresenta la morte.
F: In realtà, è in estate che le giornate cominciano ad accorciarsi, mentre in inverno ad allungarsi. E non è affatto vero che in Norvegia l'inverno dura per ben sei mesi: nel mio Paese, soprattutto oltre il Circolo Polare, si contano addirittura ben otto stagioni! Ed è proprio durante il periodo più freddo, che il nostro carattere solare vien fuori allo scoperto.

G: Lei dunque afferma di avere un carattere solare?
F: Tani dice di essersi innamorata di me per quello.

G: Non teme che potrebbe stancarsi di lei come si è stancata del primo marito?
F: Dovrei mettere fine alla mia relazione con Tani solo su questa base?

G:Si dice che chi è infedele una prima volta, lo è sempre.
F: Si dice anche che non si può amare contemporaneamente due persone.

G: Quindi, secondo lei, quando Tani non era più innamorata di suo marito, quando l'ha conosciuta?
F: Esattamente, sempre che ne sia stata innamorata.

G: Erano sposati da quindici anni, quando lei è comparso sulla scena.
F: A volte ci si sposa per paura della solitudine, o perché così fanno tutti e poi si va avanti solo per forza d'inedia.

G: E lei è sicuro che non è questo il vostro caso.
F: Gliel'ho detto. Io e Tani ci siamo innamorati perché molto simili: lei era stanca di stare al fianco di un uomo che praticamente non la considerava, se non sotto le lenzuola. Io, per lei, rappresentavo, e rappresento tutt'ora, la sicurezza.

G: Intende dire che il suo primo marito la trattava male?
F: No, assolutamente. Solo, Dromer era un sognatore che stava annegando nei propri sogni, senza preoccuparsi di trascinare con sé persone a cui non importava assolutamente nulla di quei sogni.

G: Quando Tani l'ha sposato, sapeva benissimo a cosa stava andando incontro.
F: Era molto giovane e, forse, un po' quei sogni a quell'epoca li condivideva anche lei. Solo, Dromer non si è mostrato all'altezza delle aspettative. Voglio dire, se uno ha un sogno nel cassetto, fa di tutto per realizzarlo, no? Invece, lui, si è limitato a percorrere una strada tracciata da altri. converrà anche lei che non è un comportamento molto afrodisiaco.

G: Voleva assicurare a Tani una sicurezza che altrimenti non avrebbe avuto.
F: Tani discende da una ricca famiglia di avvocati di Gulfport. Non credo avesse bisogno della sicurezza economica di Dromer per poter campare. Forse l'avrebbe preferito un po' più con le palle.

G: Ma se Dromer non sarebbe riuscito a realizzare i propri sogni, lei avrebbe potuto sempre accusarlo di vivere sulle sue spalle, il che è molto umiliante per un uomo.
F: Se davvero pensava questo di Tani, allora vuol dire che non l'ha mai veramente meritata, perché non l'ha mai conosciuta, né si è mai sforzato di farlo. E poi, ha visto dove l'ha costretta a vivere per quindici anni? In un buco sperduto in mezzo alle risaie!

G: Tani sapeva anche questo quando si è sposata con lui.
F: Gliel'ho detto, Tani si aspettava che Dromer lottasse contro le ingerenze di suo padre. Ha aspettato tanto, ma il tempo non ha tempo.

sabato 18 ottobre 2014

I Cinque Sensi - Capitolo 1

Disclaimer: i personaggi principali della saga di Harry Potter appartengono a J. K. Rowling e alla casa editrice che ne detengono i diritti. Questa storia non è scritta a scopo di lucro, ma esclusivamente con intenti ludici, al fine di divertire chi l'ha scritta e che ha voglia di leggerla.

[Autore: Mirae] [Rating: Arancione] [Genere: Fantasy, Drammatico] [Categoria: Fandom Harry Potter] [Personaggi principali: Hermione Granger, Draco Malfoy, Blaise Zabini, il Trio protagonista, Lucius e Narcissa Malfoy] [Avvertimenti e tipologie: Lime, Non per stomaci delicati, OOC] [Introduzione: una verità sconcertante torna a galla dopo diciannove anni per sconvolgere la vita di molte persone, in particolare di Hermione Granger e Draco Malfoy, mentre una nuova minaccia incombe sul Mondo magico. Anthony Brandt ha scritto: "Altre cose possono cambiarci ma cominciamo e finiamo con la famiglia". (Episodio 1*19 Criminal Minds, “Machismo”)].







"Signor Ministro, Signori Giudici, è vero che non ho agito sotto Imperius, ma la motivazione che questa volta mi ha spinto a seguire il Signore Oscuro è molto seria e ora che finalmente il signor Potter l'ha definitivamente sconfitto, posso sollevare il caso in quest'aula".
Comincia così la difesa di Lucius Abraxas Malfoy al processo che lo vede imputato per la terza volta come Mangiamorte.
"Di che cosa state parlando, signor Malfoy?" Chiede il Ministro Shaklebolt, nelle vesti di giudice.
"Signor Ministro, Signori Giudici, voi sapete che ho un figlio maschio, Draco Lucius, ma quello che non sapete è che abbiamo anche una figlia, la quale purtroppo ci è stata rapita poche ore dopo la nascita, senza che né io, né mia moglie abbiamo avuto la possibilità di darle un nome", sgancia la bomba.
Si prende un secondo di tempo per osservare la faccia dei giudici del Wizengamot: sono basiti, compreso il fratello di Avalon Zabini. Se rivuola sua figlia, è lui il suo asso nella manica, peccato che non può rivolgergli la parola.
Riprende a parlare: "A rapirla fu Bellatrix Lestrange, dietro ordine del Signore Oscuro, in modo da tenermi in pugno. Grazie a dipendenti del Ministero compiacenti, la bambina fu privata della Traccia, ma a quanto pare non le fu fatto l'incantesimo che la privava della magia, o fu fatto male, visto che a dodici anni cominciò a frequentare Hogwarts, come Natababbana. Naturalmente, io seguii i movimenti di mia cognata e la vidi abbandonare mia figlia, una Malfoy, davanti a un istituto per bambini abbandonati nella Londra babbana". Si ferma nuovamente, per aspettare le domande che è sicuro gli pioveranno addosso.
E infatti: "Se sapevate chi era, perché non l'avete ripresa, ma soprattutto, chi è?" Domanda il Ministro.
"Perché speravo che lontano dal Signore Oscuro fosse al sicuro, signor Ministro, e lei oggi è conosciuta da tutti come Hermione Granger!"
A quella dichiarazione, è impossibile a Kingsley di zittire il chiacchiericcio che si solleva nell'aula. Molti, però, sono coloro che annuiscono al modo di comportamento di Lucius, anche tra i membri del Wizengamot. In fondo, lui si è solo comportato da padre.
"Come possiamo essere certi che non state mentendo, signor Malfoy?" Lo interroga il Ministro, una volta che è riuscito a riportare il silenzio.
"Potete prelevare i miei ricordi".
"Signor Ministro", interviene a questo punto Arthur Weasley, "I ricordi si possono manipolare, credo che sia più opportuno ricorrere all'incantesimo di paternità".

§ § § § § § § § § §

"Signori, è indubbio che allo stato attuale delle cose, il signor Malfoy non era in grado di poter decidere autonomamente da che parte schierarsi. È altresì vero che non ha partecipato allo scontro finale. Inoltre, non dimentichiamo che sua moglie ha contribuito alla vittoria di Harry Potter mentendo a Lord Voldemort, oltre al fatto che il figlio si è rifiutato di riconoscere il Trio, quando i tre ragazzi sono stati condotti come prigionieri a Malfoy Manor. Alla luce di tutto ciò, io credo che dovremo esprimerci all'unanimità per la sua innocenza. Inoltre, vi chiedo anche di prendere seriamente in considerazione la possibilità di permettere alla signorina Malfoy di prendere il posto che le spetta".
Il membro più anziano del Wizengamot, fratello di Avalon Zabini, e uno dei migliori amici di Lucius Malfoy ai tempi d'oro, sta perorando la causa dell'amico, mentre i giudici sono riuniti in Camera di Consiglio.
"È una strega maggiorenne, nessuno di noi può imporle di andare a vivere in un determinato posto", obietta un altro Supremo Giudice.
"Senza dimenticare che dalle testimonianze rese dal Trio, la ragazza è stata torturata proprio da sua zia a Malfoy Manor", obietta un altro.
"Signori, sono perfettamente conscio della maggiore età della signorina Malfoy, così come delle torture che ha subito, ma vi chiedo di riflettere su questo: se fosse successo a voi, non vorreste che vostra figlia tornasse a casa con voi, la sua VERA famiglia?", controbatte Lord Annwyn.
"Questo è vero, ma..."
"Vi chiedo dunque di stabilire che la signorina Malfoy torni a vivere a Malfoy Manor, con la sua famiglia, almeno fino al suo matrimoni", continua Annwyn, ignorando la voce di poco prima.
Dopo tre ore di dibattimento, i Supremi Giudici del Wizengamot, fanno il loro ingresso in aula, consegnando il biglietto col verdetto al Ministro Shaklebolt.
"Con la delibera numero 178, questa corte ritiene il Mangiamorte Lucius Abraxas Malfoy innocente dei capi d'accusa per aver agito sotto costrizione e sotto ricatto. Questa corte delibera altresì che la signorina Hermione Jean Granger cambi il suo nome in uno scelto dai suoi genitori biologici e che si stabilisca seduta stante a Malfoy Manor, presso la sua vera famiglia. Perciò, si stabilisce che venga accompagnata da due Auror, onde evitare possibili casi di vendetta. Infine, si stabilisce un regime di sorveglianza speciale al Mangiamorte Lucius Abraxas Malfoy. Con questo, la seduta è tolta".
Con queste parole, la vita di Hermione Jane Granger finisce, e incomincia quella di Hermione Narcissa Malfoy.

§ § § § § § § § § §

Sono qui, seduto nell'aula del Wizengamot per il processo contro Lucius Malfoy. Accanto a me ci sono Harry e Hermione, che, incautamente, ho chiamato "la mia ragazza" nella Stanza delle Cose Nascoste. Miseriaccia! Io amo Lavanda! Non lei. Sono qui solo con il corpo, perché con la mente sono all'ospedale, in quella camera dove giace la mia Lav-Lav.
Poverina! Durante lo scontro finale a Hogwarts, Grayback l'ha ferita gravemente, e invece Hermione se ne è uscita solo con pochi graffi e mi sta stritolando la mano, come se ne andasse della sua stessa vita! Miseriaccia, come faccio a lasciarla, senza che mi cruci? O che cruci la mia dolce Lav-Lav? Ma deve capire che io non ho bisogno di una donna che segue sempre le regole, io ho bisogno di una donna che non si nasconda dietro un libro quando ho voglia di farlo.
All'improvviso, si alza un brusio insistente nell'aula e tutti si voltano a guardare Hermnione.
La sento che mormora qualcosa come "non ci credeo, eppure, i ricordi dei miei genitori..." Boh, cosa c'entrino i suoi genitori con Malfoy senior non l'ho capito. Mi volgo verso Harry e gli chiedo cosa stia succedendo, perché se lo chiedo a Mione, 10 a 1 che mi affattura seduta stante.
"È una Malfoy, è la primogenita di Lucius e Narcissa, è stata rapita alla nascita e adottata dai Granger qualche mese più tardi", mi rivela il mio amico.
Resto a bocca aperta.
Miseriaccia! Chi l'avrebbe mai detto! Hermione non è Hermione! Cioè, tecnicamente è Hermione, ma non è Granger, è Malfoy!
Beh, a conti fatti questo un po' mi facilita le cose. Mai Lucius Malfoy permetterebbe a sua figlia di frequentare un Weasley, e Hermione, da perfetta ragazza ligia alle regole quale è, mai si permetterebbe di contraddirlo, quindi, prima che sia lei a lasciare me, le sussurro in orecchio: "”Lurida figlia di un Mangiamorte!" Tanto con tutti i soldi che ha la sua famiglia - perché le proprietà confiscate e il pagamento dei debiti di guerra alla fin fine sono dei bruscolini rispetto alla totalità dei loro beni - un marito se lo trova in quattro e quattr'otto...

§ § § § § § § § § §

Grazie a Lord Annwyn, Hermione è stata condotta a Malfoy Manor in compagnia della sua famiglia, scortata da un paio di Auror.
Draco si è subito defilato con una scusa, ma Lucius l'ha chiamata nel suo studio: "Hermione, vieni, dobbiamo parlare".
"Lucius, non credi che nostra figlia abbia bisogno di riposare?" Interviene Narcissa.
Lei è felice, finalmente può riabbraccare quella figlia che credeva persa per sempre. Certo, non può perdonare al marito di averle tenuto nascosto per diciannove anni la verità, ma ora l'importante è che la figlia sia lì con loro, sana e salva.
"Non ti preoccupare, Cissy, nostra figlia è forte, l'ha dimostrato anche pochi mesi fa. Ora dobbiamo discutere di cose che non possono essere rimandate. Abbiamo perso già troppo tempo in questo senso", taglia corto il marito.
Narcissa sa a cosa si sta riferendo: il matrimonio. In teoria, ogni ragazza di buona famiglia dovrebbe sposarsi appena terminati gli studi a Hogwarts, ma quest'ultimo anno è stato annullato, e del resto né Hermione, né Draco l'hanno frequentato. Un po' le dispiace per la ragazza. Lei è stata sicuramente educata secondo altri principi, però si rende conto che si tratta dell'eroina del Mondo magico e la loro famiglia è caduta in disgrazia: un suo buon matrimonio risolleverebbe le loro sorti, e aiuterebbe anche suo fratello, quindi tace e si limita a sedersi accanto alla figlia, sul divanetto di pelle capitonné nera nello studio di Lucius; lui si è seduto sulla sua poltrona preferita, vicino al camino, ovviamente spento.
"Allora, so che per te tutto questo è assurdo, ma devi credere nelle nostre buone intenzioni: Narcissa credeva di averti perso per sempre quando sua sorella ti ha rapito a poche ore dalla nascita. In quanto a me, credevo che tenerti allo scuro della verità ti avrebbe in qualche modo protetto", si interrompe, ma Hermione non dà segno di voler intervenire, quindi prosegue: "A quanto pare, però, ho fallito, anche grazie a quell'idiota di Potter che si è fatto catturare dai Ghermidori, trascinandoti qua".
A sentire nominare in quel modo l'amico, lei salta su: "Non è stato lui che ha cercato di vendermi a Voldemort!" Sbotta. Suo padre ha sempre saputo la verità, e allora perché, pur vedendola lì, al Manor, ha cercato di chiamare Riddle per consegnargli Harry? non ha messo in conto che così avrebbe condannato anche lei? E, ancora, perché non ha impedito alla cognata di torturarla prima e marchiarla poi? E ora si permette di fare il padre amorevole e pentito? Lei dovrebbe credergli? E Narcissa, perché non dice più niente, dopo le prime parole? Non le è mai sembrata una donna remissiva, ma a quanto pare si è sempre sbagliata.
"Ascolta, non pretendo che tu possa capirmi, ma avevo un piano, sul serio, ma ora non è più importante. La cosa importante, adesso sei tu e il tuo Debutto", riprende a parlare Lucius.
"Debutto?"
"Hermione, se non interrompi continuamente tuo padre, ti spiegarà di cosa si tratta", la riprende la madre. Per una donna come lei è impensabile interrompere in quel modo un discorso, dei propri genitori, per giunta!
Hermione, però, non dà segno di averla sentita: "Non credo che mi interessi, grazie. Sono obbligata a vivere in questa casa, ma non potete pretendere che segui queste regole antiquate".
"Mi spiace deluderti, signorina", la richiama il padre, "Ma mio il tetto, mie le regole, e visto che tu qui ci devi vivere fino al tuo matrimonio, sarà meglio che ti adegui al nostro stile di vita. Bene", vedendo la figlia zittirsi, "In genere, le ragazze appartenente al nostro mondo, fanno il loro Ingresso in Società al compimento del loro diciassettesimo anno di età, e in quell'occasione si festeggia anche il loro fidanzamento. Ora, visto che per te non è stato possibile per ovvie ragioni" e alza una mano per interrompere la figlia che sta per ribattere "il tuo Ingresso in Società lo festeggerai il giorno del tuo diciannovesimo compleanno, il 18 luglio. Riguardo al tuo fidanzamento, in genere sono i padri a stipulare un accordo prematrimoniale quando i figli sono ancora neonati, in modo da permettere loro di conoscersi almeno un po'. Ora, visto che anche questo per te non è stato possibile e che immagino tu sia stata cresciuta in un altro modo, ho deciso che durante questa festa, ti verranno presentati tre ragazzi: Adrian Pucey, Theodore Nott e Blaise Zabini. Avrai circa un mese, un mese e mezzo di tempo per decidere con quale di loro ti vuoi fidanzare, poi, prima di partire per Hogwarts celebreremo il tuo fidanzamento. Questo è quanto. Ora puoi andare. Più tardi parleremo di come si articolerà la festa. Buon riposo", la liquida il padre.
Rimasti soli nello studio, Lucius e Narcissa hanno un acceso dibattito: "Ti è parso il modo di porti nei suoi confronti?" Lo attacca lei, "Non ci conosce, solo poche ore fa ha scoperto la verità sulla sua nascita e tu che fai? Le affibbi già dei fidanzati!"
"Cissy, sai bene anche tu come funzionano le cose nel nostro Mondo, Mondo al quale anche Hermione appartiene. E prima le impara, meglio è. Per lei, ma anche per noi. Devo forse ricordarti che la nostra famiglia è caduta in disgrazia e la nostra unica possibilità ora è quella ragazzina?" Cerca di spiegarsi il marito.
"Non c'è bisogno che me lo ricordi, Lucius, ma già una volta abbiamo sbagliato, sacrificando Draco, non vorrei sbagliare un'altra volta".

"Non è uno sbaglio questo, Cissy cara. Le donne si sposano, quindi meglio scegliere un buon partito da subito", chiude il discorso, ma la moglie ribatte un'ultima volta: "Spero solo di non pentirmene Lucius".

martedì 14 ottobre 2014

I Cinque sensi (fandom Harry Potter)

Disclaimer: i personaggi principali della saga di Harry Potter appartengono a J. K. Rowling e alla casa editrice che ne detengono i diritti. Questa storia non è scritta a scopo di lucro, ma esclusivamente con intenti ludici, al fine di divertire chi l'ha scritta e che ha voglia di leggerla.

[Autore: Mirae] [Rating: Arancione] [Genere: Fantasy, Drammatico] [Categoria: Fandom Harry Potter] [Personaggi principali: Hermione Granger, Draco Malfoy, Blaise Zabini, il Trio protagonista, Lucius e Narcissa Malfoy] [Avvertimenti e tipologie: Lime, Non per stomaci delicati, OOC] [Introduzione: una verità sconcertante torna a galla dopo diciannove anni per sconvolgere la vita di molte persone, in particolare di Hermione Granger e Draco Malfoy, mentre una nuova minaccia incombe sul Mondo magico. Anthony Brandt ha scritto: "Altre cose possono cambiarci ma cominciamo e finiamo con la famiglia". (Episodio 1*19 Criminal Minds, “Machismo”)].








Prologo


Thomas Hardy ha scritto:
Per ogni male
c'è sempre un peggio”
(episodio 6*24, “Domanda e offerta”, Criminal Minds)

Lestrange Manor, 1979.
“Ecco fatto, milady, il vostro ritratto è terminato”.
“Ammirevole, davvero. Sembra... vivo”.
“Ehm... perché esso viva, vedete... ehm... voi dovreste...”
Lei lo zittì con una mano:“Quindi, se dovesse succedermi qualcosa, tramite questo ritratto tornerei in vita”.
“Precisamente, milady, occorreranno, però, cinque gocce di sangue prelevate ognuna da cinque persone, lasciate cadere all'altezza delle labbra, mentre verrà recitata la formula del 'Mors Vitae Incantium' e una volta che l'incantesimo si sarà attivato, voi sarete immortale, ma prima dovrete farvi un piccolo taglio e lasciar cadere cinque gocce del vostro sangue all'altezza del cuore”.
“Naturalmente non dovrete farne parola con nessuno”.
“Naturalmente”.
Un sorriso increspò le labbra della donna, mentre alzava la propria bacchetta contro le spalle del pittore: “Avada kedavra. Ora non parlerai di sicuro con anima viva”.
“Siete crudele, moglie mia”, le disse Rodolphus, abbracciandola da dietro.
“È per questo che ti piace fare sesso con me, non è così?”
Per tutta risposta, l'uomo le baciò il collo, mentre le sue mani correvano a slacciarle il vestito.
Si amarono lì, con urgenza, e durante l'amplesso si morsero alla base del collo; mentre stille di sangue cadevano sui ritratti, all'altezza del cuore, due voci bisbigliarono la prima parte dell'incantesimo: “Adam et Eva. Serpens in speculo facto mille et malus esset lapis”.

Cornovaglia, 1998.
L'uomo si guarda intorno con aria schifata: “Babbani”, pensa. Quel piccolo casale abbandonato non può certamente competere con Lestrange Manor, ma con la magia può rendere l'interno simile all'antico maniero della sua famiglia. Per quanto riguarda l'esterno, invece, gli va bene così: a nessuno verrebbe mai in mente di venirlo a cercare in quella landa desolata, anche perché tutti lo credono morto. E ride, di una risata selvaggia, mentre la donna accanto a lui comincia a tremare. Deve sbrigarsi, se non vuole essere scoperto. Certo, quello è un luogo in mezzo al nulla, ma la lezione di Severus Piton gli ha insegnato che la prudenza non è mai troppa. Si decide dunque a trascinare per il gomito l'esile figura accanto a lui all'interno dal casale che agli occhi dell'uomo appare esattamente come la sua antica dimora, proprio nel momento in cui la donna torna a essere semplice creta. Quando si dice essere creta nelle mani di qualcuno...
“Mia cara, eccoci arrivati”, si rivolge al quadro che sta appendendo sopra la cappa del camino, “Mi dispiace per il viaggio decisamente disagevole, ma non ho potuto usare la magia, per non essere scoperto, ma ti prometto che presto avremo autorità sopra le nazioni; le pascoleremo con bastone di ferro e le frammenteremo come vasi di terracotta”.

Il quadro non gli risponde. Non può rispondergli, lo sa bene, quello non è un comune quadro magico. C'è un solo modo per dargli vita, e quando lo avrebbe fatto, il posto occupato dalla donna sarebbe rimasto vuoto. “Cara, sei stata davvero brillante, nemmeno l'Oscuro Signore aveva pensato a questa soluzione, e poi dicono che la strega più intelligente è una Mezzosangue! Ahahahah”, ride sguaiatamente, “Questa tua splendida idea è la prova che nessuno è migliore di noi Purosangue”, e alza il calice pieno di pregiato vino elfico, che ha provveduto a nascondere in quel luogo in passato, verso il ritratto, a mo' di brindisi, per poi portarselo alle labbra e sorseggiarlo estasiato. “Un'altra cosa in cui noi maghi siamo superiori ai Babbani. E ora, dopo il piacere, mettiamoci al lavoro”.

domenica 12 ottobre 2014

L'intervista: Dromer (progetto "L'Affittacamere)

G: Che cosa è successo quella notte?

D: Dipende da quale notte lei si riferisce. Quella del sogno, o quella dell'incidente.



G: Partiamo dall'inizio, dalla notte del sogno: che cosa ha sognato che le ha cambiato la vita?

D: Uno dei tanti incubi: un bambino veniva morso da un serpente. Quello che mi ha sconvolto è stato l'urlo di dolore del bambino, mentre moriva. Dalla sua bocca non è uscito alcun suono, eppure, il modo in cui l'ha spalancata ha propagato in me tutto il suo dolore. E poi, c'erano quei fiori...


G: Quali fiori?

D: La Veronica comune. Era il fiore preferito di Mina.



G: Mina? Ma lei non è sposato con un'avvocato di nome Tani?

D: Tani... sì, è mia moglie, ma Mina è stato il mio primo amore, quando eravamo studenti alla Memphis University.




G: Che cosa è successo all'università, perché lei alla fine ha scelto Tani?

D: Mina e Tani erano completamente diverse: birra l'una, champagne l'altra. Caratterialmente, ero più simile a Mina, ma, si sa, in Fisica i simili tendono ad allontanarsi, mentre gli opposti si attraggono, così, appena laureati, io e Tani ci siamo sposati.



G: Anche Tani frequentava quell'università?

D: Sì, io frequentavo il corso di Economia, mentre Tani e Mina quello di Legge. Io e Mina ci conoscevamo fin da ragazzini, ma è stato durante gli anni universitari che la nostra relazione si è spinta oltre la semplice amicizia. Tani, invece, l'ho conosciuta frequentando un corso extra scolastico. Lei mi aveva bollato subito come un ragazzino viziato che giocava a fare lo hippy redivivo, mentre io la consideravo alla stregua di una mummia amante dello stile Chanel.



G: Alla fine, però, vi siete sposati.

D: Sì. A un certo punto, la mia relazione con Mina ha cominciato a sbandare, e Tani era lì. Alla fine, si è dimostrata meno mummia di quanto credessi.



G: E lei meno hippy viziato?

D: A questa domanda credo sarebbe meglio rispondesse Tani.



G: Ma Tani non è qui, in questo momento.

D: Già, pare che in questo momento si stia sposando in Norvegia col suo Fridjof.



G: La cosa non la fa soffrire?

D: Perché dovrebbe? Ormai sono morto...



G: Già, lei è morto annegato nel Mississippi qualche settimana prima del Mardi Gras: ha voglia di parlare di quella notte?

D: Ci sono tante cose di cui parlare prima...




G: Ad esempio?

D: Di Riceville, del mio lavoro in banca, dei miei sogni, del mio incidente...



G: Andiamo con ordine: parliamo prima dei suoi sogni.

D: Quand'ero giovane ne avevo tanti di sogni, in primis, girare il mondo zaino in spalla, ma, soprattutto, quello di diventare un jazzista di successo.




G: Non ha mai provato a realizzarli?

D: Tani ha sempre amato le comodità, e ai viaggi in sacco a pelo, preferiva gli alberghi a cinque stelle. Quattro al massimo. Per quanto riguarda il jazz, invece, ha idea di quanto ingannevole sia il mondo della musica? È come una sirena, che col suo canto ti seduce, per poi farti sfracellare contro gli scogli della vita. Non ho mai rinunciato, però, completamente a essa. Tutte le sere, amavo suonare il sassofono nel salotto di casa mia, davanti a un pubblico inesistente.




G: Perché inesistente? Sua moglie non l'ascoltava mai? E i suoi amici? Non ha mai suonato per loro?

D: Tani, dopo essersi laureata, è stata subito assunta nello studio legale di suo padre a Gulfport, a circa trentasette miglia a sud di Riceville, quindi,molto spesso la sera tardava. Altre volte, si rinchiudeva nello studiolo a controllare certi documenti relativi al suo lavoro, quindi, no, mia moglie non mi ascoltava mentre suonavo. Gli amici, beh, non è che avessi molti amici a Riceville. Anzi, a essere sinceri, non avevo amici in paese.



G: Com'è possibile non avere amici?

D: Quasi tutti i miei coetanei di Riceville sono gente pragmatica, che non crede ai sogni. Non quanto me, per lo meno. E per essere amici, secondo me, bisogna condividere alcuni interessi importanti. Per me, la musica e i viaggi alla scoperta di nuove culture sono cose essenziali. Purtroppo, non lo erano per i miei compagni di liceo. Certo, questi interessi li ho condivisi poi con certi miei compagni universitari, ma di questi, nessuno vive a Riceville.



G: Parliamo di Riceville.

D: È un piccolo agglomerato urbano di circa mille abitanti, tagliato in due dalla Riceville Road: su un lato, il quartiere della borghesia, con le sue villette a due piani in mattoni rossi, e dall'altro, le case prefabbricate a un piano dei braccianti agricoli. Il quartiere borghese si sviluppa a ventaglio e alle sue spalle trovano posto il municipio, la chiesa in legno bianco, e la banca. Questi tre edifici sorgono sul medesimo spiazzo, la Confederation Place. I negozi, invece, si trovano sia nel quartiere borghese che in quello operaio, ma io non ci sono mai stato in quel quartiere, quindi non posso dire di che qualità siano. Certo, se si vuole roba di qualità, conviene andare nella città più vicina.


G: Su mille persone che vivono a Riceville, lei non ne conosce neanche una? Non è possibile, dopotutto è perfino impiegato di banca...

D: Non ho detto che non conosco nessuno. Ho detto che non ho amici. Amici nel vero senso della parola. Per esempio, c'è Sam, il panettiere: è un omone che ti darebbe l'anima pur di aiutarti, ma siamo solo conoscenti, non amici, perché non abbiamo nulla in comune. A dire il vero, non so nemmeno quali siano gli interessi di Sam. Poi c'è Micheal, il droghiere: è un mingherlino che non fa altro che lamentarsi del tempo. Oddio, non è che il clima qui a Riceville sia clemente. Anzi: tutt'altro: il paese si trova vicino alle risaie, quindi capirà che l'estate sia la stagione dei lauti pasti delle zanzare, ma sono già abbastanza noiose loro, perché io possa permettere a una persona molto più simile a loro che a me faccia parte della mia vita. Padre Joseph è un uomo troppo di chiesa per i miei interessi... Beh, in fondo è un prete. Voglio dire: un prete deve essere per forza un uomo di chiesa, no? Io, invece, sono quasi ateo. Mitchell, il sindaco, è un uomo di colore. Per carità, non sono razzista: l'ho perfino votato! Ma lui è totalmente preso dalla carriera politica, per poter avere anche altri interessi... forse, l'unica persona che si avvicina alla mia idea di amico è Jeoffrey, di qualche anno più giovane di me, ma non ha mai mostrato il mio stesso interesse per il jazz, e io non gli ho mai chiesto se voleva sentirmi suonare.



G: Mina.

D: Sono molti anni che non la vedo. Quando frequentavamo il liceo, condivideva la mia passione per i viaggi e amava ascoltarmi mentre suonavo qualche cover, come "Nobody's Rose", ma da quando ci siamo lasciati non ho più sue notizie. Credo che dopo l'università sia rimasta a Memphis, o, forse, si è trasferita in Lousiana. Quando parlava di New Orleans le brillavano gli occhi.




G: New Orleans: la patria del jazz e del blues.

D: Cosa avrei dovuto fare, secondo lei? Mio padre spingeva perché mi laureassi e impiegassi alla Goluma Bank, di cui lui era un socio.




G: Ha scelto di percorrere una strada tracciata da altri.

D: Ha idea di quante persone vivano? Siamo circa sette miliardi. Sette miliardi di persone. Non credo di essere l'unico, fra sette miliardi, di aver fatto questa scelta.



G: Non ha quindi nessun rimpianto?

D: Perché dovrei averne? Il lavoro di impiegato era sicuro: ogni mese portavo a casa il mio bello stipendio e quando finalmente il mio vecchio si sarebbe deciso a tirare le cuoia, avrei ereditato la sua quota nel consiglio d'amministrazione della banca. Se, invece, mi sarei presentato alla porta di qualche locale di New Orleans o di St. Louis e non fossi riuscito a "sfondare", sarei dovuto tornare comunque da mio padre, con la coda tra le gambe. No, meglio così. Almeno, ho protetto i miei sogni.



G: Ne parla come se fossero dei figli.

D: Perché i sogni, le aspirazioni, lo sono. I figli, prima li concepisci, poi li partorisci, e infine li vedi crescere. Alcuni di loro, si riveleranno dei fallimenti e ti faranno pentire di averli messi al mondo, altri, invece, coroneranno successi. Proprio come i sogni e le aspirazioni.



G: Alla fine, però, lei ci ha provato...

D: E si sono visti i risultati.



G: Che vuole dire?

D: Non mi chiede, adesso, se ho rimpianti?



G: Ha rimpianti per averci provato?

D: Credo che la domanda giusta sia un'altra.



G: Quale?